Salsicce grigliate con crauti in un piatto di ghisa su un tavolo di legno presso la birreria Ginza Lion.

Ginza Lion

Una birreria vecchio stile, con i boccali alla spina e i piatti pensati apposta per mandare giù la birra, che non è un singolo indirizzo ma una catena con locali sparsi un po’ in tutto il Giappone. Ginza Lion è la versione giapponese della birreria tedesca: birra Sapporo spillata come si deve, salsicce, stufati, roast beef e qualche piatto sul versante italiano e giapponese.
Ci venite quando avete voglia di una birra fatta bene e di mangiare in compagnia senza troppe pretese, magari dopo il lavoro o a fine giornata di giri. La sede storica di Ginza, poi, è uno spettacolo a parte, e tra poco vi spiego perché merita la deviazione.

Marco Togni guarda con stupore un piatto di salsicce vicino a un boccale di birra al Ginza Lion.
Osservo sorpreso le salsicce con crauti appena servite. In questa storica birreria il menu offre forti richiami alla tradizione tedesca.
Marco Togni scherza con un boccale di pane da Ginza Lion a Tokyo, con birra e salsicce sul tavolo in primo piano.
I grissini serviti nei boccali in ceramica sono un antipasto leggero. Ordinate una birra scura ghiacciata per esaltare i sapori della carne.

Piatti e prezzi

Il menu è quello di una birreria vera: roba semplice, salata al punto giusto, che con una birra fredda fa il suo dovere. Non aspettatevi cucina raffinata, e va benissimo così.
Ecco cosa prendo più volentieri:

  • Assortimento di salsicce, cinque tipi diversi, portate al tavolo bollenti appena scottate, con la pelle che scrocchia.
  • Roast beef alla maniera della casa, fette di manzo rosato tenute morbide, semplici e senza fronzoli.
  • Stufato di carne di stampo tedesco, cotto a lungo con i crauti, denso e sostanzioso.
  • Flammekueche, la sfoglia sottile alsaziana con panna acida e cipolla, croccante e leggera.
  • Spaghetti Napolitan, il piatto italo-giapponese col ketchup e i würstel, kitsch ma azzeccato con la birra.
  • Karaage di pollo, bocconi fritti caldi e succosi, il classico che sparisce dal piatto in due minuti.

Un paio di cose da sapere prima di ordinare. La vera star qui non è il cibo ma la birra: la spillano in un colpo solo, quella tecnica che chiamano ichido-tsugi, e la schiuma si forma da sola in un cappello compatto che tiene la birra morbida e toglie un po’ di amaro.
Il cibo regge la parte ma resta cucina da birreria: se cercate un ristorante da serata importante, non è il posto, il bello sta nel mescolare boccali e piatti da spartire in tavola.
Le salsicce le trovate anche singole, se siete in due o tre l’assortimento conviene e ne assaggiate di più.

Sui prezzi siamo su una fascia media: una salsiccia sta sui 400–650 yen, l’assortimento intorno ai 4.000 yen, e con una birra grande e un paio di piatti ve la cavate con 3.000–4.000 yen a testa. A pranzo si spende meno.
Ci torno perché è uno di quei posti dove so già come andrà: una birra spillata bene, un tavolo di salsicce e crauti, e la serata è sistemata senza spendere una fortuna.

Quali birre trovate alla spina

Alla spina non c’è una birra sola. La Sapporo Black Label è quella di casa, la chiara che vi spillano in un colpo solo e che da sola vale la sosta. Se la volete più piena e maltata c’è la Yebisu, mentre chi ama le scure va sulla Yebisu Premium Black, tostata e rotonda, che con le salsicce e lo stufato ci sta benissimo.

Poi ci sono due birre che fuori di qui non trovate quasi mai. La Edel Pils è una pilsner molto luppolata e decisa, e per ammorbidirla la versano in tre riprese invece che in una.
La Shiro Honoka è invece una bianca torbida di frumento, leggera e profumata, quella da ordinare se l’amaro non vi convince. Se siete in due prendetene due diverse e fate scambio, così ne assaggiate di più senza esagerare.

Dove si trova

Il vantaggio della catena è proprio questo: i locali sono tanti e messi bene, spesso vicino alle grandi stazioni o dentro i palazzi commerciali, per cui capita di passarci davanti mentre siete già in giro per la città. Occhio però che non sono tutti uguali: alcuni sono sale moderne e un po’ anonime dentro palazzi di uffici o centri commerciali, altri tengono ancora il legno scuro e l’aria da vecchia birreria. La birra e la spillatura sono le stesse ovunque, il colpo d’occhio no: se volete anche l’atmosfera, puntate su Ginza.
Se state facendo shopping o dovete ammazzare un’ora prima del treno, è la sosta comoda che vi toglie il pensiero della cena senza cercare chissà dove.
La sede da tenere a mente resta quella di Ginza, in pieno centro a Tokyo, a pochi minuti a piedi dalla stazione: è la casa madre e vale il giro apposta, ve ne parlo qui sotto.

La storica sede di Ginza

Questa merita un discorso suo. La birreria di Ginza è la più vecchia ancora in attività in tutto il Giappone: apre nel 1934, dentro un palazzo dell’epoca che oggi è tutelato come bene culturale, e sopravvive perfino ai bombardamenti della guerra.
Entrando vi trovate in una sala enorme, quasi trecento posti, con i soffitti alti e le colonne rivestite di piastrelle scure verdi e ocra.

Dietro il bancone c’è un mosaico di vetro fatto di tessere di vetro in circa 250 colori diversi, con delle donne che raccolgono l’orzo: è il pezzo che fa alzare gli occhi a tutti appena si siedono. Il pannello è grande davvero, quasi tre metri per sei, ed è il primo mosaico di vetro del Giappone realizzato solo da artisti giapponesi. Se lo guardate con calma, dietro le donne al lavoro spunta una ciminiera: è la vecchia fabbrica di birra di Yebisu, il modo che avevano di firmare la sala. Il tema è l’abbondanza del raccolto, lo stesso che torna nelle colonne a forma di spiga d’orzo che si allargano salendo verso il soffitto.
I lampadari appesi alle colonne hanno la forma di grappoli d’uva, un richiamo all’abbondanza, e la luce calda che ne esce cambia proprio il modo in cui bevi quella birra. Guardateli da vicino: ogni grappolo è fatto di sette acini, e in tutta la sala restano solo due lampadari con tutti e sette i pezzi al loro posto. In qualcuno si intravede ancora la lampadina originale di quando la birreria ha aperto: è il genere di dettaglio che non salta all’occhio, ma fa capire quanto poco sia cambiato qui dentro.
Qui la fila a volte c’è, soprattutto la sera e nel weekend: se ci tenete a sedervi con calma, andateci fuori dagli orari di punta.

In breve

Pro:

  • Birra spillata a regola, con la schiuma compatta della tecnica in un colpo solo
  • Salsicce e stufati sostanziosi, perfetti da spartire in tavola
  • La sede di Ginza è un edificio del 1934 con mosaici e lampadari originali

Contro:

  • Il cibo è da birreria, non da ristorante fine
  • Nella sede di Ginza può esserci da aspettare la sera e nei fine settimana

Ideale per: una birra fatta bene e due piatti da dividere in compagnia, dopo il lavoro o a fine giornata di giri.

Atmosfera: sale ampie e rumore allegro di gente che brinda; a Ginza il colpo d’occhio è da vecchia Tokyo, con soffitti alti, piastrelle scure e mosaici di vetro.

Conclusione

Qui non pagate la cucina, pagate la birra fatta come Dio comanda e il posto in cui la bevete. Il cibo tiene botta e riempie senza svuotare il portafoglio, ma il motivo per cui uno ci va è un altro: quella spillatura precisa e, se scegliete Ginza, una sala che sembra ferma a novant’anni fa. Se cercate l’alta cucina siete fuori strada; se volete una serata di birra vera e piatti da spartire in mezzo al chiasso, i soldi sono spesi bene.

Informazioni utili

Nome: Ginza Lion Beer Hall Shinjuku Branch
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).