Un nigiri di otoro finemente preparato e servito su un piatto di ceramica presso il ristorante Ginza Iwa a Tokyo.

Ginza Iwa

Un sushi omakase in stile edomae a Ginza, di quelli con la stella Michelin ma senza l’aria da tempio dove hai paura di respirare: il maestro prepara i bocconi uno a uno e te li passa direttamente sul bancone.
Da Ginza Iwa si mangia solo omakase, con pesce che arriva ogni mattina da Toyosu e un riso acidulato in modo deciso, pensato per accompagnare il sake.
È il posto giusto se volete un edomae serio spiegato pezzo per pezzo, all’occorrenza in inglese, e se la fatica della prenotazione non vi spaventa.

Marco Togni mostra un Nigiri di otoro all'interno del ristorante Ginza Iwa nel quartiere di Ginza a Tokyo.
Sollevo un nigiri di ventresca di tonno grasso appena preparato. Le venature evidenti indicano un taglio di altissima qualità.
Uno chef prepara Uni (riccio di mare) fresco in un contenitore di legno presso il ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
La scatola in legno nasconde porzioni di riccio di mare giallo intenso. Viene maneggiato con bacchette sottili per non sfaldarne la polpa.

Piatti e prezzi

La formula è una sola, l’omakase, e cambia ogni giorno con quello che c’è di buono a Toyosu. Alcune cose che capita di trovare al bancone:

  • Otoro: la parte più grassa del tonno, frollata e scaldata a temperatura ambiente prima di essere servita, si scioglie in bocca.
  • Uni: riccio di mare cremoso e dolce, che sa ancora di mare.
  • Awabi: abalone dalla penisola di Boso, con una salsa fatta col suo stesso fegato e alga aosa sopra.
  • Anago shiroyaki: anguilla di mare grigliata in bianco, con uno yuzu kosho fatto in casa che pizzica e pulisce la bocca.
  • Tamago: la frittata dolce di fine pasto, densa, quasi un dessert.
Uno chef indossa una divisa bianca e una mascherina mentre esegue il taglio del maguro a Ginza Iwa.
Dietro il bancone in legno chiaro lo chef sfiletta il tonno con movimenti misurati. Osservare questa precisione fa parte dell'esperienza.
Un nigiri di maguro adagiato su un piatto di ceramica nel ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
Il classico nigiri di tonno rosso spicca sulla ceramica artigianale. La lucentezza della superficie conferma la freschezza del pesce.

Due cose da sapere prima di sedervi. Il riso è acidulato e salato più del solito, una scelta precisa per reggere il sake: se siete abituati a un riso morbido e delicato, il primo boccone spiazza.
I pezzi sono piccoli, fatti per essere mangiati in un colpo tra un sorso e l’altro, e ogni nigiri arriva già condito, quindi la soia lasciatela stare: coprirebbe tutto.

Sui prezzi non si scherza. A pranzo si sta intorno ai 16.000–20.000 yen a testa, a cena si parte dai 40.000 e si sale con l’omakase completo e qualcosa da bere. È caro, non un posto da tutti i giorni, ma per un edomae di questo livello resta più abbordabile di altri banchi stellati della zona.
Quando ho voglia di un omakase serio e di prendermela comoda al bancone è tra i primi nomi che mi vengono in mente: il tonno frollato e scaldato ha una morbidezza e un gusto pieno che in pochi altri posti ritrovo.

Meglio a pranzo o a cena?

A pranzo la sequenza è più asciutta: si va quasi subito sui nigiri, uno dietro l’altro, ed è la formula giusta per capire il livello senza impegnare la serata.
A cena si comincia con qualche antipasto prima di passare alla fila dei nigiri, il ritmo è più lento e c’è più spazio per il sake e per le chiacchiere con lo chef. Se è la vostra prima volta e il conto vi spaventa, a pranzo basta e avanza: stesso pesce, stessa mano.
Una cosa da sapere se viaggiate in famiglia: sotto i 10 anni non si entra.

Un Gunkan di uni servito su un piatto in ceramica da Ginza Iwa nel quartiere Ginza a Tokyo.
Nel gunkan l'alga nori croccante avvolge il riso e sostiene la cremosità del riccio. Un boccone ricco che riempie il palato di sapore iodato.
Un nigiri di otoro servito su un piatto in ceramica presso il ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
L'otoro si riconosce subito dal colore rosa acceso. Il grasso si scioglie al contatto con il calore del palato senza bisogno di masticare.

Com’è dentro

Dentro è un ambiente raccolto: sei o sette posti al bancone di cipresso, legno chiaro, poche cose e ben tenute. Ci si siede vicini e si segue il maestro che lavora a un palmo dal piatto.
Il posto è su due livelli, piano terra e piano sotto, con banconi e cuochi diversi: capita che a pranzo i turisti finiscano di sotto, e non tutti la prendono bene. La clientela è quasi tutta straniera, cosa rara per un sushi di Ginza, e si sente nell’aria più sciolta del solito. Da fuori invece non lo direste: tenda corta all’entrata, poca insegna e una facciata che va cercata un attimo, in mezzo ai palazzi dell’ottavo blocco.
Poi si scosta il noren e il bancone è lì a un passo, con il maestro che alza gli occhi e vi saluta: lo stacco è netto rispetto alle vetrine e ai grandi magazzini che avete appena lasciato.

Un professionista indossa la divisa bianca mentre esegue il taglio del maguro a Ginza Iwa, nel quartiere di Ginza.
Sul piano di lavoro i tranci rossi sono pronti per essere porzionati. Notate la disposizione ordinata accanto alla ciotola dello zenzero.
Marco Togni e uno chef giapponese in uniforme posano davanti all'ingresso a Ginza Iwa a Tokyo.
Davanti all'ingresso tradizionale con la classica lanterna di carta. Incontro lo chef prima di accomodarmi al bancone per l'omakase.

Chi c’è dietro il bancone

Il maestro è Hisayoshi Iwa, nato a Tokyo, e la sua è la scuola giusta per capire cosa vi trovate nel piatto: tre anni da Kyubey, uno dei nomi storici del sushi di Ginza, poi oltre dieci anni da Sushi Kanesaka, dove entra con la squadra di apertura.
Apre qui nel 2012 e la stella arriva subito, nello stesso anno. Si vede nel modo di lavorare: gesti asciutti, nessuna teatralità, e la disponibilità a venire incontro ai gusti di chi ha davanti senza mai abbassare il livello del pesce. È anche il motivo per cui al bancone non vi sentite sotto esame: il maestro parla con voi, non recita.

Prenotazione e servizio

Prenotare è la parte faticosa. Non è un posto dove entri e trovi tavolo: conviene muoversi con largo anticipo, e per chi viene da fuori il modo più semplice è farlo fare al concierge dell’hotel, che ha canali suoi.
Una volta dentro, però, l’atmosfera è tutt’altro che ingessata. Il maestro e i suoi ragazzi parlano inglese e ti raccontano pezzo per pezzo cos’è e da dove arriva, senza quella soggezione che a volte respiri nei sushi di questo livello. Se viaggiate da soli o in coppia e volete capire quello che mangiate, qui state a vostro agio.

Un Ika nigiri con seppia bianca inciso sopra una base di riso, servito su un piatto di ceramica al ristorante Ginza Iwa.
Sulla seppia vengono praticate micro incisioni parallele. Questa tecnica ammorbidisce la consistenza e trattiene meglio la salsa di soia.
Un Nigiri di ricciola posato su un piatto in ceramica presso il ristorante di sushi Ginza Iwa a Tokyo.
La ricciola presenta sfumature rosate ed è adagiata su un pugno di riso compatto. Il minimalismo estetico lascia parlare solo il sapore.

In breve

Pro:

  • Sushi edomae stellato con pesce di Toyosu ogni mattina, tonno frollato che si scioglie
  • Chef e staff che spiegano tutto in inglese, clima disteso
  • A pranzo il conto è più leggero che in altri stellati di Ginza

Contro:

  • Il riso, acidulo e sapido, spiazza chi lo ama delicato
  • Prenotazione complicata e turisti spesso mandati al piano di sotto

Ideale per: chi vuole un primo omakase serio a Tokyo senza barriera di lingua, da soli o in coppia

Atmosfera: bancone di cipresso, pochi posti, gente da mezzo mondo, servizio alla mano

Un Nigiri di nodoguro servito su un piatto di ceramica ruvida presso il ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
Il pesce scottato rilascia i propri oli essenziali sul riso tiepido. La bruciatura superficiale aggiunge una leggera nota affumicata al piatto.
Nigiri di anago con salsa servito su un piatto in ceramica al ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
L'anguilla grigliata chiude spesso la sequenza dei pesci. La glassatura scura lucida contrasta con la carne bianca e morbidissima del filetto.

Conclusione

Da Ginza Iwa pagate la mano del maestro e la qualità del pesce, non la quantità: uscite sazi ma non gonfi, e il conto pesa.
Per me li vale, a patto di sapere cosa cercate: un edomae netto, spiegato, con un riso che ha carattere e non prova a piacere a tutti. Se volete la scorpacciata a poco prezzo guardate altrove; se volete un paio d’ore al bancone che a Ginza pochi altri vi danno a questa cifra, prenotate e andateci.

Un nigiri di otoro finemente preparato e servito su un piatto di ceramica presso il ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
Un'altra variazione di ventresca servita sul piatto materico. Mettetelo in bocca appena lo chef lo poggia sul banco per non alterarne la resa.
Un nigiri di kohada servito su un piatto di ceramica strutturata nel ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
Il kohada segna un passaggio obbligato nella tradizione locale. La pelle argentata e la marinatura bilanciano il grasso dei tagli precedenti.
Un Nigiri di maguro servito su un piatto di ceramica presso Ginza Iwa a Tokyo.
Un pezzo di maguro dove il riso è sgranato al punto giusto. La tecnica edomae impone una temperatura precisa per ogni singolo boccone.
Un Nigiri di ricciola posizionato su un piatto in ceramica ruvida all'interno del ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
Un ulteriore taglio di ricciola posizionato sulla ceramica verde scuro. L'assenza di orpelli nel piatto è la firma dei grandi locali di Ginza.
Una persona mostra due gamberi Kuruma ebi freschi posati su un tagliere di legno da Ginza Iwa a Tokyo.
I gamberi crudi vengono mostrati sul tagliere prima della preparazione. Valutarne la vivacità serve a confermare il livello della materia prima.
Un nigiri di shiro ebi finemente preparato posato su un piatto artigianale all'interno del ristorante Ginza Iwa a Tokyo.
Il gambero bianco si trasforma in un nigiri traslucido. La consistenza è estremamente delicata rispetto alle varianti più grandi e carnose.

Kappamaki serviti su un piatto in ceramica presso il ristorante Ginza Iwa nel quartiere di Ginza a Tokyo.
Prendo un rotolo al cetriolo per rinfrescare la bocca a fine pasto. La frittata dolce in alto a sinistra funge da classico dessert tradizionale.
Un Aji nigiri servito su un piatto di ceramica scura presso il ristorante Ginza Iwa nel quartiere di Ginza a Tokyo.
Il sugarello servito con una punta di guarnizione verde. Un contrasto netto tra la sapidità del pesce e il sapore terroso del piatto scuro.

Come arrivare

Il ristorante sta nell'ottavo blocco di Ginza, in una via defilata a metà strada tra Ginza e Shimbashi.
Da Shimbashi sono cinque minuti a piedi risalendo verso nord, ed è l'opzione più comoda se arrivate in treno.
Se invece state girando tra le vetrine di Chuo-dori, da Ginza si scende verso sud in sette-otto minuti.

Informazioni utili

Nome: Ginza Iwa
Orario: Lunedì: dalle 12 alle 14 e dalle 18 alle 22; Martedì - Mercoledì: chiuso; Giovedì - Domenica: dalle 12 alle 14 e dalle 18 alle 22
Durata visita: Circa 2 ore al bancone
Prenotazione: Obbligatoria: si prenota online o per telefono e i posti al bancone sono pochissimi, quindi muovetevi con largo anticipo. Serve una carta di credito a garanzia e la disdetta negli ultimi giorni si paga per intero. Se non trovate posto, il concierge dell'hotel ha spesso canali suoi.
Consigli utili: Il riso qui è condito con decisione e ogni nigiri arriva già pennellato: la soia non serve, coprirebbe tutto. Portate il boccone alla bocca appena lo chef lo posa sul bancone, e se un pezzo vi incuriosisce chiedete pure: spiegano volentieri in inglese.
Trasporti:
  • Stazione Shimbashi (JR Yamanote, Keihin-Tohoku, Tokaido; metro Ginza e Asakusa)
  • Stazione Ginza (metro Ginza, Marunouchi, Hibiya)
Indirizzo: Japan, 〒104-0061 Tokyo, Chuo City, Ginza, 8-chōme−4−4 三浦ビル 1F
Sito Internet: Ginza Iwa
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).