A 20 metriParcoA 20 metri
Grande magazzino.

Un locale vegano di cucina mediorientale con più sedi a Tokyo dove il falafel si frigge al momento e non serve essere vegani per uscirne soddisfatti.
Falafel Brothers è uno dei primi nomi che mi vengono in testa quando voglio qualcosa di diverso dal solito giro giapponese senza spendere troppo. Non ci si limita a ordinare un piatto pronto: si sceglie la base, poi verdure, salse e contorni, e ognuno si costruisce il pasto come gli va.
È comodo per un pranzo al volo, ma va bene anche per chi cerca opzioni senza carne, che a Tokyo non sono così facili da trovare.
La struttura è sempre quella: scegliete se prendere il falafel dentro la pita, in un’insalatona o su una base di riso, e da lì aggiungete verdure e salsa. Il falafel è di ceci, fritto sul momento, croccante fuori e morbido dentro.
Due cose da sapere prima di ordinare. La salsa piccante è piccante davvero, quindi se non reggete bene il peperoncino andate sulla tahina normale, che accompagna meglio le verdure.
La mezza pita è piccola sul serio: se avete fame prendete quella intera, altrimenti restate a metà. Il falafel non è sempre umidissimo, certe volte esce un po’ asciutto e lì lo salva la salsa; per questo vi conviene abbondare col condimento e con l’hummus. Al banco vi chiamano davanti ai vassoi dei topping e ne scegliete due o tre indicandoli col dito, senza dover sapere i nomi. Il trucco è bilanciarli: uno cremoso, tipo hummus o baba ganoush, e uno acido, tipo carote sottaceto o cavolo viola, così ogni morso cambia un po’ e le polpette non risultano mai asciutte.
Sul prezzo si sta sui 1.000–1.500 yen a testa a seconda di quanto caricate il piatto: una pita intera parte intorno ai mille yen, un set con riso e contorno arriva verso i millecinque. Per Tokyo lo considero un buon prezzo, soprattutto perché parliamo di roba fatta al momento e non riscaldata.
Il pacchetto set con contorno e bibita costa qualche centinaio di yen in più e non sempre vale l’aggiunta: se avete solo fame di falafel, prendete il piatto singolo e basta.
Quando mi va del cibo mediorientale e non ho voglia di sedermi per ore, ci torno perché con poco più di mille yen esco pieno e mangio qualcosa che raramente trovo altrove in città.
Essendo una piccola catena, le sedi stanno quasi tutte in zone di passaggio turistico: dentro Shibuya Parco, nell’Harakado di Harajuku e a Roppongi, più una nel quartiere degli uffici di Otemachi.
Se state girando per negozi ci finite dentro senza deviare, dato che stanno ai piani dei centri commerciali. Fa eccezione quella di Roppongi, un locale su strada a un minuto dall’uscita 3 della stazione, mentre a Otemachi siete al piano terra di una torre di uffici ed è chiusa la domenica.
I locali sono colorati, con murales, disegni di falafel un po’ dappertutto e scritte a mano lasciate dai clienti sui muri; in alcune sedi c’è pure un tavolo a forma di pita.
Una sede ha pochi posti a sedere e conviene puntare all’asporto, mentre in altre ci si accomoda con calma. Il personale parla inglese e il menu è tradotto, quindi ordinare è semplice anche senza una parola di giapponese.
Una nota onesta: nelle ore di punta può esserci fila e il servizio ogni tanto rallenta, perché montano tutto al momento davanti a voi. Se andate di fretta tenetene conto, magari ordinando da portare via.
Il vantaggio vero è che tutto il menu è vegetale, quindi non dovete stare a chiedere se nel brodo o nella salsa c’è del pesce, cosa che a Tokyo capita in continuazione. Le polpette sono solo di ceci, e anche i topping e le salse alla tahina restano tutti senza ingredienti animali: potete ordinare a occhi chiusi qualsiasi cosa vediate sul bancone.
Se evitate il glutine il nodo è la pita: basta sostituirla col riso o con l’insalatona e il piatto regge senza problemi. Tenete però presente che la cucina è una sola e nel fritto convivono anche gyoza e samosa, quindi se il vostro non è un capriccio ma un’intolleranza seria ditelo al banco e fatevi confermare cosa potete prendere.
Pro:
Contro:
Ideale per: un pranzo veloce mentre girate tra un negozio e l’altro, o per chi cerca cibo senza carne senza spendere troppo.
Atmosfera: colorata e informale, murales e scritte dei clienti sui muri, gente che entra e esce di fretta.
Quello che vi resta in testa uscendo non è il falafel in sé, ma il fatto di aver mangiato un piatto pieno di colori diversi nel mezzo di una giornata a Tokyo. Prendete la pita intera, chiedete tahina e hummus senza timidezza e aggiungete i ceci fritti come contorno: sono la cosa più sottovalutata del menu, croccanti e salati al punto giusto.
Fatevelo montare davanti e guardate mentre lo fanno, perché è lì che capite che non c’è niente di preconfezionato. Il sapore che vi portate via è quello del cumino e della tahina, e in questa città non è un gusto che incontrate a ogni angolo. Se lo vedete mentre girate, entrate.
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FALAFEL BROTHERS Shibuya PARCO 7F
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).