A 64 metriJunie Moon a DaikanyamaA 64 metri
Il negozio Junie Moon, con bambole Blythe.

Un banco di sushi omakase a Daikanyama, di quelli che ti tieni per te e non racconti al primo che incontri, infilato in una viuzza laterale lontano dalle strade dove passa la gente.
Da Sushi Takeuchi si mangia quello che decide lo chef, pesce preso al mercato di Toyosu la mattina stessa, con un livello da grandi nomi ma senza il conto dei grandi nomi.
È il posto giusto quando volete un omakase serio senza svuotare il portafoglio, da soli o in due, seduti al bancone a guardare le mani che lavorano. A pranzo si spende parecchio meno che a cena, per cui potete scegliere il momento anche in base a quanto volete spendere.
Non c’è menu, arriva quello che c’è di buono quel giorno. La sequenza tipica passa dagli antipasti a una serie di nigiri, con qualche piatto caldo in mezzo e la zuppa in chiusura.
Una cosa la dico subito: qui la soia da intingere non ve la mettono davanti. Ogni nigiri arriva già condito dallo chef, chi con una punta di agrumi chi con sesamo tostato, e voi lo portate in bocca così com’è. Se siete abituati a fare da soli col vostro pucciare, all’inizio spiazza, poi capite che ha ragione lui.
L’altra cosa da sapere è che lo chef mastica poco inglese: ci prova, spiega ogni pesce come può, ma se cercate la chiacchierata fitta in inglese qui va a gesti e sorrisi. A me non pesa affatto, anzi.
Sul prezzo: a cena si sta intorno ai 20.000 yen a testa per l’omakase, con il 10% di servizio che si aggiunge al conto, mentre a pranzo si parte da 6.600 yen. Per quello che passa dal bancone resta un affare vero, in una fascia medio-alta più che giustificata.
Quando ho voglia di sushi fatto come si deve senza spendere una follia, questo posto è tra i primi che mi vengono in mente: con la cifra di un omakase medio da queste parti mi porto a casa pesce di un livello che altrove paghi il doppio, e con più calma.
A pranzo lo stesso bancone costa molto meno: ci sono due percorsi più corti, da 6.600 yen e da 8.800 yen, e il secondo allarga il giro anche ai piatti che non sono sushi. La sera invece si va solo di omakase completo, quello lungo che parte dagli antipasti e chiude con la zuppa.
Se volete capire che mano ha lo chef senza impegnare troppo, il pranzo è la porta d’ingresso più facile; se volete la sequenza intera, con i nigiri che salgono di intensità uno dopo l’altro, allora puntate alla cena.
Il locale sta a Daikanyama, in una traversa tranquilla rispetto alle vie principali dove girano i negozi.
Non è un posto in cui capitate per caso passando: dovete volerci andare, e la strada laterale fa parte del motivo per cui dentro si sta così bene.
Solo bancone, otto posti in croce, e lo chef davanti che lavora a un palmo dal vostro piatto.
L’ambiente è elegante ma senza rigidità, di quelli tradizionali dove ti siedi e ti rilassi invece di sentirti sotto esame. Lo chef ti mette a tuo agio da subito, e questa è metà dell’esperienza.
Lo chef arriva dalla scuola di Sushi Saito e Sushi Kanesaka, due nomi che nel mondo del sushi contano parecchio, e la tecnica sul riso e sui tagli si vede piatto dopo piatto. Dalla scuola però si è staccato: non fa l’edomae da manuale, e tra un nigiri classico e l’altro spuntano accostamenti che in un banco tradizionale non trovereste, dal maki creativo alle guarnizioni che cambiano pezzo per pezzo. È un tocco personale, non una moda: il lavoro sul riso e sui tagli resta quello della vecchia scuola, quello che cambia è come li condisce.
Pro:
Contro:
Ideale per: un omakase da soli o in due, a pranzo o a cena, in un angolo tranquillo di Daikanyama.
Atmosfera: banco piccolo da otto posti, luce chiara, tono elegante e rilassato, con lo chef che lavora davanti a te.
Qui pagate la mano dello chef e la qualità del pesce, non la scenografia né il nome sulla porta. È esattamente il contrario del sushi di rappresentanza: niente sala enorme, niente conto gonfiato dalla fama, solo un bancone da otto e uno che sa il fatto suo.
Il rapporto tra quello che spendete e quello che mangiate è tra i più onesti che trovate in zona, e per questo vale la deviazione fin dentro la sua viuzza. Se cercate l’omakase da postare, guardate altrove; se cercate quello buono, siete arrivati.
Dalla stazione di Daikanyama si cammina una decina di minuti verso la zona di Sarugakucho, lasciandosi alle spalle le vie dei negozi e infilandosi in una traversa tranquilla: l'ingresso si riconosce solo dalla tenda noren.
Da Shibuya ci vuole più o meno lo stesso, da Ebisu una quindicina di minuti, per cui se state girando tra queste zone lo incastrate senza deviazioni.
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Sushi Takeuchi
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).