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Storia e curiosità.

Un ristorante israeliano nel centro di Kyoto, a due passi da Sanjo, dove le spezie arrivano dritte da Israele e in sottofondo gira musica pop israeliana. Telaviv l’ha aperto Moshe, un cuoco cresciuto vicino alla città che dà il nome al locale, e più che uno street food alla mediterranea qui l’aria è quella di un’izakaya.
Si mangia hummus, falafel, shawarma e piatti da dividere, con parecchie opzioni vegane e vegetariane. Ci venite per una cena diversa dal solito, se siete stufi di ramen e cercate qualcosa di caldo e speziato, e va bene anche se siete da soli.
Il menu è un giro tra i classici della cucina israeliana e mediorientale, da mangiare un po’ come si fa all’izakaya: ordini varie cose e le giri in tavola.
Un paio di cose da sapere prima di ordinare. Le spezie qui si sentono davvero: lo shawarma è carico e va giù benissimo con una birra, mentre la menta nell’insalata all’inizio ti fa storcere il naso e poi ti fa tornare la voglia.
L’hummus è il pezzo forte, morbido e cremoso sul serio, si capisce che ci lavorano. Le porzioni dei singoli piatti non sono enormi, sono da condividere, per cui in due o tre prendete più cose e ve le dividete.
Con qualche piatto da dividere e qualcosa da bere, si va sui 3.000-4.000 yen a testa: fascia media, niente di caro per quello che vi portate a casa. Ci sono anche piatti unici più sazianti, tipo lo shawarma con riso e contorni, se volete chiudere con una cosa sola.
Quando ho voglia di qualcosa di speziato e lontano dalla solita cena giapponese, è uno dei primi posti che mi vengono in mente, perché con un hummus fatto così e una birra israeliana mi godo una cena che a Kyoto non trovo da nessun’altra parte.
Scordatevi lo street food da spiaggia di Tel Aviv: qui l’aria è quella di un’izakaya, con pochi tavoli e il cuoco che ti accoglie. Sulle pareti ci sono scritte in ebraico, una bottiglia di arak (un liquore all’anice) in mostra e dalle casse esce pop israeliano. Il locale è diviso su due piani: al piano terra c’è il bancone da sei posti, praticamente dentro la cucina, mentre sopra si sale nella saletta con le pareti rosse e le scritte in ebraico. In tutto sono pochi coperti, per cui l’aria è quella di una cena in casa d’altri più che di un ristorante.
A gestire tutto è Moshe, il proprietario, israeliano, che cucina con spezie che si fa arrivare da casa. Si mangia bene anche da soli, il posto è pensato pure per chi entra senza compagnia, e c’è parecchia scelta per vegani e vegetariani: tra hummus, falafel e insalate coprite una cena intera senza carne.
Da bere trovate vino israeliano e birra, che con questi piatti speziati ci stanno benissimo.
Dietro al bancone trovate quasi sempre Moshe, che il locale l’ha aperto e lo manda avanti in prima persona. È cresciuto poco fuori Tel Aviv e vive a Kyoto dal 2006: il giapponese l’ha imparato qui, tanto che lo parla con l’accento del Kansai, cosa che ai clienti giapponesi fa sempre un certo effetto.
Cucina e sta in sala allo stesso tempo, per cui prima o poi passa a chiedervi com’era il piatto, in inglese o in giapponese. Se non sapete da dove partire chiedete a lui: vi mette le cose in tavola nell’ordine giusto e vi spiega come si mangiano, che qui cambia parecchio rispetto a una cena giapponese.
Pro:
Contro:
Ideale per: una cena fuori dagli schemi nel centro di Kyoto, quando siete stufi di cibo giapponese e volete qualcosa di caldo e speziato.
Atmosfera: piccola izakaya con scritte in ebraico e musica israeliana, informale, il cuoco in sala.
Quello che mi resta in testa uscendo non sono le spezie, è la stranezza di sentire pop israeliano mentre fuori dalla porta c’è Kyoto. Moshe ti accoglie che sembra di entrare in casa sua, e questo cambia tutto il tono della cena.
Se ci capitate una volta sola prendete l’hummus e lo shawarma, e fatevi versare un bicchiere di vino israeliano: è la combinazione giusta per capire dove siete. Andateci in compagnia, perché i piatti si girano in tavola e così ne provate il doppio. È una cena che nel resto del viaggio non si ripete: vale la deviazione anche se il centro non era nei vostri programmi per quella sera.
Il ristorante è nel centro di Kyoto, in una stradina di locali che scende da Sanjo lungo la via Sakaimachi. Dalla stazione della metropolitana di Karasuma Oike prendete l'uscita 5 e camminate sei o sette minuti verso sud-est, sempre in mezzo a negozi e ristoranti.
Se arrivate dalla zona di Kawaramachi vi conviene seguire la via Sanjo verso ovest e girare in Sakaimachi: l'ingresso è in legno scuro e si riconosce dalla bandiera israeliana.
È una zona in cui si passa comunque girando il centro, per cui niente deviazioni strane: ci si arriva comodi anche a fine giornata, quando avete chiuso con templi e vetrine.
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Telaviv a Kyoto
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).