Izakaya
Gli izakaya secondo me non sono né bar né ristoranti, fanno parte infatti di un mondo a sé stante. I giapponesi ci vanno soprattutto dopo il lavoro assieme ad amici e colleghi per bere come le spugne e ordinare un po’ di sfiziosità varie da dividere e mangiare tutti insieme.
Per strada in Giappone fin dal pomeriggio si incontrano ragazzi e ragazze con il menu dell’izakaya per cui lavorano e che sono alla ricerca di nuovi clienti. In genere per la difficoltà nel comunicare con i gaijin, spesso non tentano di procacciare clienti stranieri; bisogna infatti ricordare che in Giappone a differenza di quello che si pensa non sono molti coloro che parlano un inglese accettabile e talvolta anche persone bravissime con le lingue straniere non si fidano a comunicare per timidezza o paura di fare brutta figura. Per questo motivo l’ingresso ad un izakaya seppur di norma consentito agli stranieri, potrebbe essere un problema per un gruppo di turisti esclusivamente italiani, tuttavia non preoccupatevi e se vedete un giovane con in mano un menu non abbiate paura a chiedere informazioni perché mangiare in un izakaya in Giappone è un’esperienza che dovete assolutamente provare.
Ci sono molti tipi di izakaya, alcuni servono quasi esclusivamente yakitori, ma in genere il menu è molto vario e comprende decine di piatti diversi. Nelle grandi città gli izakaya spesso si trovano all’interno dei grattacieli nei vari piani raggiungibili con un ascensore e per questo motivo potrebbe non esserci la classica vetrina con i cibi in cera che vi mostra quello che è possibile mangiare all’interno, tuttavia sappiate che gli izakaya più moderni nelle grandi città come Tokyo hanno un menu con ottime foto ed il prezzo, è quindi possibile ordinare semplicemente puntando con il dito quello che volete.
Anche se non sapete cosa avete ordinato non preoccupatevi, il costo di ogni piatto non è elevato, in genere tra i 500 e i 1.000 yen. Considerando che una cena in un izakaya se mangiate abbastanza viene a costare dai 2.000 o 3.000 yen in su, sono vari i piatti che potete ordinare quindi se uno proprio non vi dovesse piacere non sarà una tragedia. Detto questo comunque non preoccupatevi, vi basta l’intuito per capire cosa può piacervi e cosa no: guardate i menu qua sotto per capire!
Indice
L’otoshi, il piattino che non avete ordinato
Appena vi sedete e ordinate da bere, in molti izakaya arriva un piattino che non avete ordinato: si chiama otoshi (tsukidashi a Osaka e Kyoto) ed è una specie di coperto all’italiana, una piccola porzione di verdure condite, tofu o radici marinate che finisce in conto per ogni persona seduta al tavolo, anche se non la toccate.
Non è una fregatura per stranieri e non si può rifiutare, fa parte del gioco: nei locali fatti bene è anzi un buon assaggio di quello che sa fare la cucina. Nelle grandi catene in genere non ve lo portano, mentre nei piccoli izakaya di quartiere arriva praticamente sempre.
Negli izakaya non si fuma più liberamente come una volta: la legge giapponese vieta il fumo al chiuso nei locali, e le grandi catene al massimo hanno una saletta fumatori separata. L’eccezione riguarda i locali piccoli già aperti prima dell’entrata in vigore della norma, e negli izakaya vecchio stile dei vicoli capita ancora di trovare i posacenere sul bancone: se il fumo vi dà fastidio date un’occhiata al cartello all’ingresso, che indica sempre la regola del locale.
Generalmente i tavoli sono come nei ristoranti in Italia, in alcuni izakaya ci sono anche tavoli con tatami, in alcuni ci si siede intorno ad un tavolo con lo chef in mezzo mentre in alcuni è possibile mangiare in una delle tante salette private, adatte sia a gruppi chiassosi di amici sia a coppie che vogliono una cena romantica in totale tranquillità.
Nomihodai: bere a volontà
Sui menu degli izakaya vedete spesso la parola nomihodai: è la formula bere a volontà, di solito per novanta o centoventi minuti, che si paga a testa e che va presa da tutti al tavolo, non da uno solo. Quando mancano una decina di minuti alla fine vi avvisano e potete fare l’ultimo giro.
Esiste anche il tabehodai, la stessa cosa applicata al cibo, e spesso i due si combinano in un menu fisso a più portate pensato per i gruppi. Se siete in due e volete assaggiare con calma conviene ordinare alla carta: il nomihodai ha senso davvero quando si beve parecchio, ed è il motivo per cui i tavoloni di colleghi la sera diventano così rumorosi.
Le catene, la scelta più facile la prima volta
Se è la vostra prima volta e non ve la sentite di infilarvi in un locale minuscolo dove nessuno parla inglese, le grandi catene sono la soluzione più semplice: Torikizoku per gli yakitori, Isomaru Suisan per il pesce alla griglia, Kushikatsu Tanaka per i fritti su spiedino, Watami per un po’ di tutto. Hanno menu con le foto, spesso anche in inglese, e in molte si ordina da soli con un tablet sul tavolo, senza dover chiamare nessuno.
Non aspettatevi la cucina di un izakaya a gestione familiare, ma il meccanismo è esattamente lo stesso e ci si prende la mano in una sera. Poi, la volta dopo, entrate anche nel locale senza insegna in fondo al vicolo con molta più tranquillità.

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
