Panorama di Milford Sound con una nave da crociera su acque calme.

Viaggio in Giappone e Nuova Zelanda

Giappone e Nuova Zelanda nello stesso viaggio stanno insieme meglio di quanto sembri. Sono due mondi lontanissimi come atmosfera, uno tutto città, treni e templi, l’altro fatto di montagne, pecore e strade vuote, eppure li collega un volo diretto che dura una notte e poco più.

Io consiglio spesso questa accoppiata a chi vuole vedere il Giappone ma ha paura di annoiarsi con troppe settimane di sola città, o a chi sogna la Nuova Zelanda e non vuole sprecare uno scalo lunghissimo passando per l’Asia senza fermarsi. Qui vi racconto come mettere insieme i due pezzi senza impazzire, cosa cambia davvero tra un posto e l’altro e come dividere i giorni.


Perché unire i due

Il motivo più pratico è la geografia dei voli. Da Tokyo si arriva ad Auckland senza cambi, e visto che comunque per andare in Nuova Zelanda dall’Europa dovete passare da qualche parte, tanto vale fermarsi in Giappone invece di dormire in un aeroporto asiatico qualsiasi.

Poi c’è il contrasto, ed è la parte che a me piace di più. Passate da Shibuya piena di gente alle strade dell’Isola del Sud dove per un’ora non incrociate nessuno. Nel giro di una manciata di ore vi ritrovate a mangiare ramen in un bancone da sei posti e poi a guardare un ghiacciaio dal finestrino di un camper.

Non è un viaggio da mettere insieme a caso, però. Sono due Paesi che chiedono energie diverse: il Giappone è denso, cammini tanto, prendi mille treni; la Nuova Zelanda è lenta, guidi per ore e ti fermi dove capita. Metterli in fila vuol dire alternare due ritmi opposti, e secondo me è proprio questo che rende il viaggio bello.

Il volo diretto

La spina dorsale di tutto è il collegamento Tokyo–Auckland. Il volo senza scali lo fa Air New Zealand e dura intorno alle undici ore, più o meno come una qualsiasi tratta intercontinentale lunga, quindi niente di spaventoso se siete già arrivati fino in Giappone.

C’è un dettaglio sul fuso che conviene tenere a mente: la Nuova Zelanda è avanti rispetto al Giappone di qualche ora. Quando partite dall’una all’altra vi mangiate quasi un giorno di calendario, e al ritorno ve lo riprendete.

Io vi direi di organizzare il volo lungo verso la Nuova Zelanda di notte, così dormite in aereo e atterrate ad Auckland al mattino già pronti per iniziare. Sul senso di marcia vale la pena ragionare: arrivare in Giappone dall’Europa, fare lì i primi giorni per smaltire il fuso camminando tanto, e poi buttarsi sull’oceano verso sud è la sequenza che di solito consiglio, perché il Giappone si regge bene anche quando siete un po’ rintronati dal viaggio, mentre in Nuova Zelanda dovrete guidare e lì la testa deve essere sveglia.

Un aereo di linea ANA parcheggiato sulla pista dell'aeroporto di Haneda visto attraverso l'ampia vetrata del terminal.
Aereo della compagnia ANA fermo sulla pista all'aeroporto di Haneda
Marco Togni dai vestiti colorati guarda verso l'alto nel mezzo di una strada notturna illuminata dai neon a Shinjuku.
Esploro le luci al neon di Shinjuku

Stagioni al contrario

Questo è il punto che rovina i piani a chi non ci pensa prima. La Nuova Zelanda sta nell’emisfero sud, quindi ha le stagioni ribaltate rispetto al Giappone: la loro estate va da dicembre a febbraio, il loro inverno cade nei nostri mesi caldi.

Vuol dire che dovete scegliere quale dei due Paesi volete vedere nella sua stagione migliore, perché non li avrete mai tutti e due al top nello stesso viaggio. Ecco le combinazioni che secondo me hanno più senso:

  • Se partite tra dicembre e febbraio: prendete l’estate neozelandese, con giornate lunghe e clima buono per guidare e camminare, ma in Giappone trovate il pieno inverno, freddo e con la neve al nord.
  • Se andate ad aprile o a ottobre: vi tenete un Giappone bellissimo, tra fioritura dei ciliegi o foliage, mentre in Nuova Zelanda beccate mezze stagioni più fresche e variabili.
  • Se puntate a luglio o agosto: avete l’estate giapponese, calda e umida, e l’inverno neozelandese, con la neve sulle montagne del sud e la stagione dello sci.

Non esiste la scelta perfetta, esiste quella giusta per voi. Io, dovendo dare una preferenza, sacrificherei un po’ il Giappone e andrei nell’estate australe, perché la Nuova Zelanda dà il meglio con le giornate lunghe e le strade libere dalla neve.

Alberi di ciliegio in fiore si riflettono sulle acque del canale Meguro nel quartiere di Naka Meguro a Tokyo.
Fioritura dei ciliegi lungo il canale Meguro a Naka Meguro
Migliaia di azalee in fiore coprono il pendio del Giardino delle Azalee al tempio Nezu, con persone che passeggiano.
Esplosione di colori nel Giardino delle Azalee al tempio Nezu

Quanti giorni dedicare

La Nuova Zelanda è più grande di quanto la gente immagini, poco più grande del Regno Unito come superficie, e le distanze si sentono tutte perché si viaggia su strade a una corsia per senso. Il Giappone invece lo attraversate in poche ore con i treni veloci, quindi in meno tempo vedete molto di più.

Per questo io non farei mai lo stesso numero di giorni nei due Paesi. La Nuova Zelanda si mangia i chilometri e va lasciata respirare, sennò passate la vacanza al volante.

Se avete tre settimane in tutto, una divisione che funziona bene è una settimana abbondante in Giappone e il resto in Nuova Zelanda, concentrandovi su una sola delle due isole. Con meno di due settimane totali, il mio consiglio è di non spezzare troppo: fate un Giappone corto e intenso più un giro breve nella zona di Queenstown, senza pretendere di vedere tutto il Paese.

Chi ha davvero poco tempo dovrebbe rinunciare a una delle due destinazioni, non comprimerle entrambe. Un viaggio così va misurato sulle ore di trasferimento, non solo sulle cose da vedere.

Un itinerario di massima

Vi butto giù un’idea concreta, giusto per farvi vedere come si incastrano le cose. Non prendetela alla lettera, ma come una traccia da adattare al vostro tempo e ai vostri gusti.

Per il Giappone, per esempio, dieci giorni potrebbero andare così:

  • 1° giorno – Asakusa, Ueno, Akihabara: il tempio Senso-ji e il quartiere vecchio, il parco e i musei di Ueno, poi il caos elettronico di Akihabara.
  • 2° giorno – Harajuku, Shibuya: moda giovane e stradine di Takeshita, il santuario Meiji, e giù al famoso incrocio di Shibuya.
  • 3° giorno – Odaiba, Shiodome, Shinjuku: l’isola artificiale sulla baia, i grattacieli di Shiodome e la sera nelle luci di Shinjuku.
  • 4° giorno – Nikko o Kamakura: gita fuori porta, tra i templi nel bosco di Nikko o il grande Buddha e il mare di Kamakura.
  • 5° giorno – spostamento a Kyoto: treno veloce e primo assaggio dell’antica capitale nel pomeriggio.
  • 6° giorno – i templi di Kyoto: giornata piena tra Kinkaku-ji, Kiyomizu-dera e le vie di Gion.
  • 7° giorno – Hiroshima e Miyajima: il memoriale della pace e il torii sull’acqua dell’isola sacra.
  • 8° giorno – Fushimi Inari e foresta di bambù: i mille torii rossi e il bosco di Arashiyama.
  • 9° giorno – Nara e Osaka: i cervi e il grande Buddha di Nara, la sera tra cibo e vita di Osaka.
  • 10° giorno – a scelta: un giorno libero da riempire con ciò che vi è mancato o con calma prima di ripartire.

Per la Nuova Zelanda ragionate a blocchi più larghi, perché lì contano le ore di macchina. Se vi concentrate sull’Isola del Sud con una decina di giorni, una divisione sensata è più o meno questa: due o tre giorni su Queenstown e la gita a Milford Sound, un paio su Wanaka e i sentieri, due verso Aoraki/Monte Cook e il lago Tekapo, e i restanti da spendere lungo la strada senza fretta, fermandovi dove capita. Se invece scegliete l’Isola del Nord, spezzatela tra Auckland, Rotorua con Waitomo, Hobbiton e la Bay of Islands, sempre lasciando un giorno cuscinetto per i trasferimenti.

Se volete qualcosa di più dettagliato sul solo Giappone, vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina con i miei Itinerari in Giappone, dove trovate i giri spiegati con più calma.

Ampia veduta panoramica della città di Tokyo al tramonto vista da Shibuya Sky.
Panoramica mozzafiato sulla metropoli di Tokyo vista da Shibuya Sky
Veduta stradale di Shibuya a Tokyo con l'edificio Shibuya 109 al centro durante il crepuscolo.
Il cuore pulsante di Shibuya tra luci e grattacieli al tramonto

L'Isola del Sud

Se scegliete una sola isola neozelandese, per la prima volta scegliete quella del Sud. È la parte con montagne, fiordi e laghi color turchese, quella che poi ricordate per anni.

Il punto di partenza naturale è Queenstown, cittadina sul lago incastrata tra le montagne, base comoda per muoversi e piena di gente che fa sport e attività all’aperto. Da lì si raggiunge Milford Sound, il fiordo più famoso, dove la strada per arrivarci vale già da sola il viaggio.

Poco più su c’è Wanaka, più tranquilla di Queenstown, buon punto d’appoggio per chi ama camminare in montagna. Da non perdere anche Aoraki, cioè il Monte Cook, la vetta più alta della Nuova Zelanda, con i sentieri che partono ai suoi piedi dentro il parco nazionale.

Aggiungete il lago Tekapo per l’acqua di un azzurro innaturale e il cielo notturno pulito, e avete già un giro pieno. A me questa parte piace proprio perché in mezza giornata passate dal deserto d’erba alle nevi, senza mai vedere una città vera.

L'Isola del Nord

L’Isola del Nord è più dolce, più verde e più abitata, ed è la scelta giusta se vi interessano la cultura maori, le zone geotermiche e i paesaggi dei film. Auckland, la città più grande, è il punto d’ingresso per chi arriva da Tokyo.

Il posto simbolo è Rotorua, con l’area geotermica che fuma e puzza di zolfo, i geyser e i luoghi dove conoscere la cultura maori da vicino. Non lontano ci sono le grotte di Waitomo, dove si scende in barca al buio a guardare i piccoli vermi luminosi attaccati al soffitto.

Chi ha amato il Signore degli Anelli qui trova Hobbiton, il set del villaggio degli hobbit che si visita con un giro guidato di un paio d’ore tra le casette e il pub. Più a nord si apre la Bay of Islands, con le spiagge e le gite in barca, mentre chi cammina bene può puntare al Tongariro, la traversata di un giorno tra crateri e laghetti colorati.

Guidare e il camper

In Nuova Zelanda si guida a sinistra, sempre, anche quando la strada è vuota e il panorama vi distrae. Non è difficile abituarsi, ma i primi chilometri richiedono concentrazione, soprattutto alle rotonde e alle svolte.

Per la patente serve un po’ d’attenzione: con la patente italiana potete guidare portando con voi il permesso internazionale, perché il documento deve essere leggibile in inglese. Sistematelo prima di partire dall’Italia, perché è una di quelle cose che ci si dimentica.

Il modo più bello di girare l’isola è il camper, che vi fa risparmiare l’hotel e vi lascia dormire vicino ai posti belli. Prima di buttarvici, però, tenete a mente alcune cose:

  • I prezzi del noleggio: vanno da mezzi molto spartani a modelli comodi, e in alta stagione salgono parecchio, quindi conviene prenotare con largo anticipo.
  • Il campeggio libero: è permesso solo in certe aree e spesso solo con mezzi autosufficienti, cioè col bagno a bordo: informatevi zona per zona, perché le multe esistono e non sono simboliche.
  • Le distanze ingannano: mettete in conto tappe più corte di quanto vi aspettate, perché le strade sono lente e vi verrà voglia di fermarvi in continuazione.

Se il camper non fa per voi, l’alternativa è auto a noleggio più motel e ostelli, che restano comodi e diffusi ovunque.

Quanto si spende

Mettiamola così: la Nuova Zelanda costa. È un Paese caro per mangiare fuori, per dormire e per le attività, e questo stona un po’ con il Giappone, dove con pochi soldi si mangia benissimo.

In Giappone un pasto vero al banco, tipo una ciotola di ramen o un set di gyudon, sta spesso sui 1.000 yen o poco più, e i trasporti urbani sono economici per quello che offrono. Il costo grosso lì è semmai il treno veloce sulle lunghe tratte, che va calcolato bene.

In Nuova Zelanda invece il grosso della spesa se lo mangiano il mezzo su ruote e le attività: il noleggio del camper può viaggiare sui cento-duecento dollari neozelandesi al giorno a seconda del modello e del periodo, a cui aggiungete benzina, piazzole e le escursioni, che qui si pagano quasi tutte. I prezzi cambiano parecchio con la stagione, perciò conviene controllare le tariffe aggiornate prima di partire e prenotare presto le cose importanti.

Il consiglio pratico è tenere i due budget separati nella testa: in Giappone potete stare larghi sul cibo, in Nuova Zelanda meglio scegliere poche attività ma buone, perché altrimenti il conto sale in fretta.

Vista frontale del Monte Fuji innevato e del paesaggio circostante ripresa dall'interno di uno shinkansen.
Vista del Monte Fuji innevato durante il viaggio sullo shinkansen
Una corner room al InterContinental the Strings Tokyo con vetrate panoramiche sullo skyline e un tavolo con frutta.
Interno di una corner room al InterContinental the Strings Tokyo con vista.

Preparativi utili

Un viaggio così tocca due climi opposti nello stesso momento, quindi la valigia va pensata a strati. Vi ritroverete con la maglietta in Nuova Zelanda e il piumino in Giappone, o il contrario, a seconda dei mesi.

Ci sono un paio di accortezze che secondo me fanno la differenza e che di solito raccomando a chi parte:

  • Scarpe comode: e già usate, perché in Giappone camminate tantissimo in città e in Nuova Zelanda vi verrà voglia di infilarvi in qualche sentiero.
  • Permesso internazionale di guida: e una carta che funzioni bene all’estero, così non perdete tempo appena atterrati.
  • Mappe offline: perché in mezzo alle montagne e sulle strade secondarie il segnale sparisce spesso.
  • Giorni cuscinetto: per il fuso e per i trasferimenti, senza incastrare tutto al minuto, perché tra volo lungo e cambio di stagione il corpo ha bisogno di assestarsi.

Sul volo lungo, prenotatelo insieme al resto e non all’ultimo: i posti diretti tra Tokyo e Auckland non sono tantissimi e in alta stagione si riempiono.

Il mio consiglio

Se dovessi scegliere io, farei un Giappone corto e pieno all’inizio, giusto per il colpo di città e templi, e poi mi prenderei tutto il tempo per una sola isola neozelandese, guidando piano e fermandomi spesso.

La tentazione di vedere tutto in un viaggio è forte, ma questi due Paesi meritano di essere assaggiati con calma, non rincorsi. Meglio tornare a casa con la voglia di rivederli che con la sensazione di averli solo attraversati. Voi da quale dei due partireste?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).