Viaggio in Giappone e Indonesia
Un viaggio che mette insieme il Giappone e l’Indonesia è una delle combinazioni più belle che puoi regalarti in Asia. Da una parte le città ordinatissime, i treni al secondo, i templi silenziosi. Dall’altra i vulcani che fumano, le risaie a gradoni e il mare caldo.
Sembrano due mondi lontani, e in parte lo sono, ma si incastrano meglio di quanto pensi.
Qui ti spiego come organizzarlo davvero, senza correre come un pazzo, con i tempi giusti e i posti che secondo me valgono il volo.
Indice
Perché insieme
Metterli nello stesso viaggio ha un senso pratico prima ancora che romantico. Sei già dall’altra parte del mondo, hai speso tanto di volo intercontinentale, e aggiungere una tratta interna all’Asia costa molto meno di due viaggi separati partendo dall’Italia in momenti diversi.
Poi c’è il contrasto, che a me piace proprio per questo. Passi dieci giorni con il Giappone che ti tiene in riga, tutto pulito e puntuale, e poi atterri a Bali dove i tempi si allungano, il clima ti rallenta e ti godi il mare dopo aver camminato per settimane.
Il rischio è volere troppo. Sono due Paesi enormi da digerire e schiacciarli in dieci giorni totali è il modo migliore per tornare a casa più stanco di quando sei partito.
Io ti direi di partire da un minimo di tre settimane. Con meno tempo, meglio scegliere e fare bene un Paese solo.
Quanti giorni servono
Il conto che faccio di solito è semplice: il Giappone da solo si mangia facilmente due settimane, l’Indonesia altrettanto se ci metti anche Giava.
Se hai tre settimane piene, il taglio più equilibrato secondo me è questo:
- Dieci o undici giorni in Giappone: bastano per Tokyo, Kyoto e almeno una tappa in mezzo come Kanazawa, Takayama o Hiroshima.
- Sette o otto giorni in Indonesia: da dividere tra Giava e Bali se ti interessano vulcani e templi, oppure tutti a Bali se cerchi più relax.
- Un paio di giorni cuscinetto: si perdono tra voli, scali e jet lag, e vanno messi in conto sempre.
Con un mese vivi molto meglio. Aggiungi Osaka e Nara in Giappone, ti prendi il tempo per i vulcani di Giava senza fare le levatacce di corsa, e a Bali non ti tocca fare le valigie ogni due notti.
Se invece hai solo due settimane, ti consiglio Giappone più solo Bali, lasciando perdere Giava. Meglio poco e goduto.
Quando andare
Qui sta il nodo vero, perché i due Paesi non hanno lo stesso calendario ideale e devi scendere a un compromesso.
Il Giappone dà il meglio in primavera, con i ciliegi in fiore, e in autunno, quando le foglie diventano rosse e l’aria è secca. L’estate giapponese invece è pesante: caldo umido e appiccicoso, soprattutto nelle città.
L’Indonesia, e Bali in particolare, ha la stagione secca più o meno da aprile a ottobre, ed è il periodo in cui piove meno e il mare è più bello.
La finestra che mette d’accordo tutti, secondo me, è tra fine aprile e maggio, oppure a settembre e inizio ottobre. In quei mesi eviti il grosso della stagione delle piogge indonesiana e trovi un Giappone gradevole, senza il caldo peggiore.
Se ci vai in primavera piena per i ciliegi, sappi che è anche il periodo più affollato e caro in Giappone, quindi prenota gli hotel con largo anticipo.
I voli tra i due Paesi
Non esistono granché voli diretti comodi tra il Giappone e Bali, quindi quasi sempre fai uno scalo. Le rotte più naturali passano da hub come Singapore, Kuala Lumpur, Hong Kong o Jakarta.
Metti in conto un viaggio lungo, tra volo e attesa allo scalo si va facilmente sulle otto o dieci ore complessive, a volte di più.
La cosa più intelligente, se puoi, è cercare un biglietto “multi-tratta” o “open jaw”: arrivi in Giappone da una città, riparti dall’altra parte, ed eviti di tornare indietro sui tuoi passi.
- Entrare a Tokyo e uscire da Bali: senza rifare la stessa strada.
- Sfruttare uno scalo: del volo intercontinentale, e magari fermarti un paio di giorni lì in mezzo.
- Se fai anche Giava: valuta di atterrare a Jakarta o Yogyakarta e finire a Bali, così scendi da ovest verso est senza tornare indietro.
Un consiglio pratico: lascia sempre un margine largo tra il volo internazionale e quello interno. Un ritardo con scalo stretto ti fa perdere la coincidenza, e recuperare un volo saltato da quelle parti non è banale.
Documenti e visto
Per il Giappone i cittadini italiani non hanno bisogno di visto per turismo entro i tre mesi: basta il passaporto in corso di validità.
Per l’Indonesia invece serve il visto turistico all’arrivo, il cosiddetto visa on arrival, che si può ottenere in aeroporto o richiedere online prima di partire. È a pagamento, dura un soggiorno breve ed è rinnovabile una volta.
Ti conviene verificare le regole aggiornate prima di partire, perché sono le cose che cambiano più spesso.
Controlla anche che il passaporto abbia almeno sei mesi di validità residua all’ingresso in Indonesia, altrimenti rischi grosso al gate. E tieni da parte, su carta o sul telefono, la prova del biglietto di uscita dal Paese: a volte la chiedono.
Il Giappone in breve
La parte giapponese la costruirei sul classico asse Tokyo-Kyoto, che è il primo viaggio che consiglio sempre a chi non c’è mai stato.
Tokyo ti serve per l’impatto: l’incrocio di Shibuya con la marea di gente, i grattacieli di Shinjuku, il tempio Sensoji ad Asakusa e la vista dall’alto dallo Skytree o da Shibuya Sky. È la città che non si ferma mai, e i primi giorni con il jet lag li smaltisci girando senza pensieri.
Kyoto è il rovescio della medaglia: templi, il Fushimi Inari con i suoi portali rossi in fila, il quartiere di Higashiyama con le vie in salita. Da lì raggiungi in giornata Nara con i suoi cervi e Osaka per mangiare.
In mezzo, se hai giorni, aggiungi una tappa che spezzi le due grandi città.
- Kanazawa: con uno dei giardini più belli del Paese e un quartiere delle geishe rimasto intatto.
- Takayama: e le case tradizionali sulle montagne, dove rallenti davvero.
- Hiroshima e Miyajima: se ti interessa la parte storica e il torii sull’acqua.
Gli spostamenti li fai in treno, con lo shinkansen che collega Tokyo e Kyoto in poco meno di tre ore. Il Japan Rail Pass ha un costo elevato ormai, quindi fai due conti in base a quante tratte fai davvero: non sempre conviene, meglio calcolarlo sul tuo itinerario preciso.
Un itinerario di massima in Giappone
Ti do uno schema di dieci giorni, giusto per darti un’idea di come si può incastrare tutto. È un esempio, poi ognuno lo adatta ai suoi gusti e ai suoi ritmi.
- 1° giorno – Asakusa, Ueno, Akihabara: il tempio Sensoji, il grande parco di Ueno con i musei e il quartiere dell’elettronica e degli otaku. Giornata perfetta per smaltire il jet lag.
- 2° giorno – Harajuku, Shibuya: la moda giovane e stramba di Takeshita Street, il santuario Meiji nel verde e il celebre incrocio con la marea di gente.
- 3° giorno – Odaiba, Shiodome, Shinjuku: l’isola artificiale sulla baia, i grattacieli futuristici e la sera tra le luci e i vicoli di Shinjuku.
- 4° giorno – Nikko o Kamakura: gita fuori porta, tra i templi sfarzosi nella natura di Nikko o il grande Buddha e il mare di Kamakura.
- 5° giorno – spostamento a Kyoto: shinkansen nel primo pomeriggio, così hai la mattina libera a Tokyo e arrivi in tempo per una prima passeggiata a Kyoto.
- 6° giorno – i templi di Kyoto: il Kinkakuji dorato, il Kiyomizudera e le vie in salita di Higashiyama, cuore dell’anima antica del Paese.
- 7° giorno – Hiroshima e Miyajima: la giornata più intensa, tra il Memoriale della Pace e il torii che galleggia sull’acqua all’isola di Miyajima.
- 8° giorno – Fushimi Inari e foresta di bambù: i mille portali rossi al mattino presto e il bosco di bambù di Arashiyama, con qualche tempio intorno.
- 9° giorno – Nara e Osaka: i cervi liberi e il grande Buddha di Nara al mattino, poi Osaka per il cibo di strada e la vita notturna di Dotonbori.
- 10° giorno – a scelta: un ultimo giro dove ti è piaciuto di più, shopping dell’ultimo minuto o una tappa che ti sei perso, prima del volo verso l’Indonesia.
Se vuoi entrare nel dettaglio e vedere varianti più lunghe o su misura, ti consiglio di dare un’occhiata alla mia pagina con gli “Itinerari in Giappone“: lì trovi percorsi già pronti da adattare al tuo viaggio.
Bali senza illusioni
Bali è l’isola che tutti immaginano quando pensano all’Indonesia, ed è bellissima, ma va presa per quello che è.
La zona sud, tra Kuta, Seminyak e Canggu, è la più turistica e trafficata: spiagge per il surf, locali, traffico di scooter e tanta gente. Va bene per qualche giorno di movimento, ma non è lì che trovi la Bali delle cartoline.
Il cuore vero, per come la vedo io, è Ubud nell’entroterra: risaie a gradoni, templi, botteghe d’arte e un ritmo più lento. Dista un’oretta buona dall’aeroporto, traffico permettendo.
Intorno a Ubud ci sono le cose che ti restano.
- Le risaie di Tegalalang: un paesaggio a terrazze inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità, da vedere presto al mattino prima dei pullman.
- La Monkey Forest: un bosco-tempio con centinaia di macachi che ti girano intorno: tieni tutto nascosto, perché ti sfilano tutto.
- Il tempio di Tanah Lot: su uno scoglio in mezzo al mare, che al tramonto si riempie ma resta uno spettacolo.
Per il mare più tranquillo e i fondali da snorkeling, molti si spostano sulle isole vicine, le Nusa o le Gili. Se cerchi acqua cristallina, lì la trovi più che sulle spiagge affollate del sud.
Giava e i vulcani
Se hai tempo e gambe, Giava è la parte che mi ha lasciato di più a livello di paesaggi. È più ruvida, meno turistica di Bali e ti mette davanti cose enormi.
Yogyakarta è la base culturale: da lì raggiungi Borobudur, il grande tempio buddista a più piani che al mattino esce dalla foschia, e Prambanan, il complesso di templi indù con le guglie appuntite. Vederli all’alba, quando la luce è morbida e c’è meno gente, cambia parecchio l’esperienza.
Poi ci sono i vulcani, ed è lì che si fa sul serio.
- Il Monte Bromo: dentro un parco che sembra un altro pianeta, con l’alba che accende il cratere e la nebbia sotto, spesso in jeep su strada sconnessa.
- Il Kawah Ijen: famoso per il lago acido color turchese e le fiamme bluastre di zolfo che si vedono di notte, dove serve una guida e un minimo di allenamento.
Ti avviso subito: queste escursioni sono meravigliose ma faticose, con sveglie nel cuore della notte e freddo in quota, cosa che spiazza chi si aspetta solo caldo tropicale. Se odi le levatacce e i sentieri, salta Giava e goditi Bali.
Come dividere i giorni in Indonesia
Anche qui ti do uno schema di massima, immaginando i sette o otto giorni della versione con tre settimane. Se salti Giava, sposta semplicemente quei giorni sul mare.
- 1°-2° giorno – Giava, Yogyakarta: arrivo, Borobudur all’alba e Prambanan, più una passeggiata in città tra mercati e artigianato.
- 3° giorno – i vulcani (Bromo o Ijen): notte spezzata, salita all’alba e trasferimento verso est, la parte più avventurosa del viaggio.
- 4° giorno – volo o traghetto a Bali, zona Ubud: arrivo e primo assaggio dell’entroterra, con un tempio o le risaie nel pomeriggio.
- 5° giorno – Ubud e dintorni: Tegalalang al mattino, Monkey Forest, botteghe e magari una lezione di cucina o un massaggio.
- 6° giorno – tempi lenti e tramonto: giornata più rilassata, con Tanah Lot o un altro tempio sul mare al calar del sole.
- 7°-8° giorno – mare, Nusa o Gili: gli ultimi giorni tutti dedicati a spiagge, snorkeling e relax puro prima del volo di rientro.
Se hai solo Bali, allunga la parte di Ubud e del mare: due o tre giorni nell’entroterra e il resto tra sud e isole vicine, senza fretta.
Quanto si spende
Facciamo due conti onesti, tenendo separati i due Paesi perché il livello dei prezzi è molto diverso.
Il Giappone è caro sugli spostamenti e sugli alloggi, meno di quanto si pensi sul cibo di tutti i giorni: una ciotola di ramen o un set al ristorante costano poco per la qualità che ti danno. La voce che pesa di più sono i treni e gli hotel nelle grandi città in alta stagione.
L’Indonesia gioca in un altro campionato: mangi in un locale locale con pochissimo, gli alloggi coprono tutta la scala dal ostello alla villa con piscina, e anche stando comodo spendi una frazione rispetto al Giappone.
Qualche riferimento generico, da verificare sempre prima di partire perché i prezzi si muovono:
- In Giappone: un pasto semplice sta intorno ai 1.000-1.500 yen, mentre una notte in un business hotel decente sale in fretta nelle date affollate.
- In Indonesia: un pasto in un warung locale costa pochissimo, e anche un buon ristorante turistico resta su cifre contenute.
- Gli autisti privati: a Bali e Giava, uno dei modi più comodi e non troppo cari per muoverti, visto che i mezzi pubblici lì sono complicati.
Il grosso del budget totale, alla fine, se lo mangiano i voli e la parte giapponese. L’Indonesia serve anche a “riequilibrare” la spesa media del viaggio.
Come muoversi
I due Paesi non potrebbero essere più diversi anche qui, e conviene arrivare preparati.
In Giappone ti muovi da solo senza problemi: treni ovunque, cartelli anche in inglese, app e carte ricaricabili per la metro. Cammini tantissimo e non ti serve nessun autista.
In Indonesia il fai-da-te è più faticoso. A Bali il traffico di scooter è caotico e le distanze brevi richiedono tempi lunghi, per cui la soluzione più tranquilla è affidarsi a un autista a giornata. Le app di trasporto locali funzionano nelle zone turistiche e ti tolgono l’ansia di contrattare.
Per gli spostamenti tra le isole e le città di Giava si usano voli interni economici, treni e a volte il traghetto. Metti sempre margine nei tempi, perché i ritardi lì fanno parte del gioco.
Cosa mettere in valigia
Preparare un bagaglio per due climi così diversi è la parte che manda in confusione più persone. In Giappone, fuori dall’estate, ti serve roba a strati e una giacca; in Indonesia vai in maglietta e infradito.
La regola che seguo è vestirsi a cipolla per il Giappone e tenere il beach kit compresso in una borsa a parte per l’Indonesia.
Le cose che ti dico di non dimenticare:
- Scarpe comode: già rodate, perché in Giappone si cammina moltissimo e sui vulcani di Giava servono suole che tengano.
- Qualcosa di caldo e leggero: tipo un pile, che ti salva sia nelle notti giapponesi sia in quota all’alba sui vulcani, dove fa freddo davvero.
- Un adattatore e power bank: perché passi le giornate con il telefono acceso tra mappe, foto e traduttore.
- Repellente e solare: per la parte indonesiana, e per Giava una mascherina o un buff se pensi di salire all’Ijen tra i fumi di zolfo.
Sull’acqua occhio: in Giappone quella del rubinetto si beve tranquillamente, in Indonesia no, usa sempre acqua in bottiglia anche per lavarti i denti ed evita il ghiaccio nei posti di dubbia affidabilità.
Il mio consiglio
Se dovessi rifarlo, io metterei il Giappone all’inizio e l’Indonesia alla fine, sempre. Prima la parte intensa, con le città, i treni e i chilometri a piedi, quando hai ancora energie; poi il mare e i tempi lenti per scaricare tutto prima di rientrare.
Non provare a fare tutto. Tre settimane sembrano tante finché non le riempi, e la tentazione di aggiungere una tappa in più è sempre lì.
Alla fine è un viaggio di contrasti, ed è proprio quello che lo rende bello: il silenzio di un tempio e il fumo di un vulcano all’alba nella stessa vacanza. Tu da quale dei due partiresti?
Ti consiglio di venire in Giappone con GiappoTour! Il viaggio di gruppo in Giappone con più successo in Italia, organizzato da me! Ci sono pochi posti disponibili, prenota ora!
Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
