Una fila di persone in attesa all'ingresso dello Stadio Nazionale Giapponese a Tokyo su un piazzale pavimentato.

Fare la fila in Giappone

La fila in Giappone è una piccola cerimonia che si ripete decine di volte al giorno, e dopo un po’ smette di sembrarti strana e inizi a trovarla comoda.

La vedi ovunque: davanti al binario, alla cassa del konbini, all’ingresso di un ramen che ha appena aperto. All’inizio ti chiedi come facciano a stare così composti, senza spingere e senza sbuffare. Poi capisci che qui aspettare non è tempo perso, è un modo di rispettarsi a vicenda. Vi racconto come funziona davvero e come muovervi senza fare figure.


Perché aspettano così

Qui la fila non è una punizione, è quasi un patto tra sconosciuti. Ognuno rinuncia a un pezzetto di fretta sapendo che tutti gli altri faranno lo stesso, e alla fine si va più veloci proprio perché nessuno cerca di fregare il vicino.

C’è anche un lato che mi diverte parecchio da osservare: molte persone la fila la vivono bene, senza fastidio, perché aspettare fa parte dell’andare in un posto che ne vale la pena. E quando arriva il loro turno, quando finalmente entrano nel locale o si siedono al banco, si sentono un po’ speciali, come se quell’attesa fosse la prima portata.

Non è pazienza forzata, è una cosa che sembra farli stare tranquilli. Nessuno guarda l’orologio ogni dieci secondi, nessuno commenta ad alta voce quanto è lunga la coda. Si sta lì, in silenzio, e la fila avanza da sola.

Le righe sul marciapiede

Sui binari trovate delle righe dipinte a terra, ed è lì che si capisce meglio come ragiona il Giappone. Segnano esatto il punto dove si apriranno le porte del treno, e la gente si mette in colonna proprio sopra quei segni, due file ordinate ai lati di ogni porta.

Quando il treno arriva, prima scendono tutti quelli che devono scendere, poi salgono gli altri. Nessuno si infila prima, nessuno blocca l’uscita. Sembra una cosa da poco, ma negli orari di punta è quello che tiene in piedi tutto il sistema.

Il mio consiglio è semplice: appena arrivate sul binario, cercate le frecce o i numeri a terra e mettetevi in coda dietro l’ultima persona. Se restate impalati in mezzo, capite subito di essere fuori posto, perché intorno a voi si è già formata una geometria precisa.

Una fila, tanti sportelli

Alla posta, in banca, ai bagni pubblici, davanti agli sportelli capita spesso una cosa che spiazza chi arriva da fuori. Non si fa una coda per ogni sportello, ma una sola fila unica, e chi è davanti va al primo sportello che si libera.

È un sistema che trovo più giusto di quello a cui siamo abituati altrove. Nessuno rischia di scegliere la coda sbagliata e vedere quella accanto correre mentre la sua resta ferma. Arrivi, ti metti in fondo all’unica fila, aspetti il tuo turno e basta.

Lo stesso vale per i bagni pubblici nei posti affollati, tipo aeroporti e grandi stazioni. Si aspetta in una riga sola davanti a tutte le cabine, e si entra in quella che si apre. Se vedete una persona ferma a debita distanza dalle porte, non è indecisa, sta semplicemente rispettando la coda.

Il numerino del ristorante

Davanti ai locali più richiesti l’attesa diventa quasi un rito organizzato. Molti ramen famosi e piccole trattorie hanno una fila che parte fuori, sul marciapiede, e la gente la rispetta anche quando gira l’angolo.

In diversi posti non si sta per forza in piedi tutto il tempo. Ci sono locali che distribuiscono un biglietto numerato o che usano una lista digitale con il vostro nome: prendete il numero, vi allontanate, tornate quando è il vostro turno. In altri casi invece la regola è restare fisicamente in coda, e se vi allontanate perdete il posto.

Prima di infilarvi in una di queste file, vi conviene capire il sistema. Vi lascio i punti a cui faccio caso io:

  • Guardate se c’è una macchinetta: di solito vicino alla porta o su un leggio all’esterno.
  • Controllate il personale in coda: in certi ramen si ordina e si paga prima di entrare.
  • Osservate gli altri in fila: se restano fermi restate anche voi, se si allontanano c’è un turno assegnato.
  • Mettete in conto i tempi: i banconi sono piccoli, spesso una decina di posti.

Sui costi non fatevi spaventare dalla fila: molti dei ramen più presi d’assalto restano economici, una ciotola sta intorno ai 1.000 yen. Paghi poco e aspetti tanto, e per tanti fa parte del gioco.

Sulle scale mobili

Non è proprio una fila, ma segue la stessa logica e vale la pena dirlo. Sulle scale mobili la gente sta ferma tutta da un lato e lascia l’altro libero per chi ha fretta e vuole salire a piedi.

Qui c’è una differenza che confonde chi si sposta tra le città. In alcune zone si sta fermi sulla sinistra e si lascia libera la destra, in altre è il contrario. Se cambiate zona e vi ritrovate a fare il gesto sbagliato, ve ne accorgete subito perché nessuno vi sta accanto.

La regola vera, se volete stare tranquilli, è una sola: guardate gli altri e fate uguale. Vale più questo che ricordarsi a memoria quale lato tocca a quale città.

Una lunga scala mobile giappone in Giappone trasporta diverse persone su più livelli all'interno di un edificio.
Sulle scale mobili dei centri commerciali di Tokyo si mantiene un rigoroso allineamento. Tenete il lato sinistro per permettere il passaggio di chi sale a destra.
Una persona con divisa a quadri pulisce accanto a una scala mobile a Sapporo, mentre due uomini in abito osservano.
Un addetto igienizza il corrimano di una scala mobile a Sapporo. Nei luoghi ad alto transito è bene agevolare il personale delle pulizie senza ostruire il passaggio.

Autobus e taxi

Alle fermate dell’autobus la fila si forma da sola, in fila indiana, e quando qualcuno scende gli altri aspettano che finisca prima di salire. Non c’è ressa alla porta, si sale nell’ordine di arrivo.

Attenti solo a una cosa che cambia da città a città: da qualche parte si sale davanti e si paga subito, altrove si sale dal fondo e si paga scendendo. Mettetevi in coda dalla parte giusta osservando la fermata e il flusso delle persone.

Per i taxi, nelle stazioni e nei posti turistici trovate delle postazioni con la fila già segnata. Si aspetta il proprio turno e si sale sul taxi in testa alla colonna, senza rincorrere quello che passa per strada. Le portiere poi si aprono da sole, quindi non tiratele.

Saltare la fila

Infilarsi davanti agli altri qui è una delle cose peggiori che possiate fare, e ha pure un nome, warikomi. Non aspettatevi urla o litigate: nel peggiore dei casi ricevete sguardi storti e un silenzio pesante, che spesso pesa più di una discussione.

Il punto è che il sistema regge perché tutti si fidano che nessuno bari. Basta una persona che salta la coda e si rompe quel patto silenzioso di cui vi parlavo all’inizio. Ecco perché una mossa che altrove passerebbe quasi inosservata, qui la notano tutti.

Vi dico la verità, dopo un po’ che vivete dentro questo meccanismo diventa naturale anche per voi. Ci si accorge che rispettare la fila non costa nulla e rende la giornata più liscia, e quando tornate in un posto dove ci si spintona vi sembra tutto più caotico del necessario.

Errori da evitare

La maggior parte degli scivoloni non nasce da maleducazione, ma dal non aver capito il sistema in tempo. Con qualche accortezza vi togliete d’impaccio in quasi tutte le situazioni.

  • Non fermatevi in mezzo: spostatevi di lato e guardate cosa fanno gli altri prima di muovervi.
  • Non salite prima del dovuto: anche se vedete un posto libero e temete di perderlo.
  • Non lasciate la borsa a terra: se il locale usa i numeri prendete il biglietto, altrimenti restate in coda voi.
  • Non parlate ad alta voce: soprattutto sui binari e nei mezzi, perché il silenzio fa parte del rispetto reciproco.

Se sbagliate lo stesso, nessun dramma. Un piccolo inchino o un sumimasen detto piano sistemano quasi tutto, perché qui conta più la buona volontà che la precisione.

Alla fine la fila in Giappone mi ha insegnato una cosa che non mi aspettavo: aspettare senza innervosirsi si può, se sai che intorno a te giocano tutti con le stesse regole. Voi come reagireste, la prima volta che vi mettete in coda dietro cento persone per un piatto di ramen?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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