A 60 metriSushi ZanmaiA 60 metri
Ottima catena di sushi.

Un ristorante cinese come tanti a Ueno, di quelli senza troppe pretese dove però si mangia davvero bene e si spende poco. Il Sairaien sta lungo la via Nakamachi e fa cucina di Shanghai e del Sichuan, ma la particolarità che lo rende diverso dagli altri è che tanti piatti li preparano anche in versione vegana, e su chi mangia senza ingredienti animali ci stanno attenti sul serio.
Ci venite per un pranzo veloce o per una cena tra amici, e se siete vegani a Tokyo vi togliete il pensiero senza dover cercare un locale apposta.
La base è cucina cinese classica, con un occhio a Shanghai e al Sichuan. Il piatto forte, quello per cui il posto è conosciuto, è il mapo tofu, ma il menu è lungo e c’è di tutto, dai noodles alle zuppe piccanti fino agli spiedini.
Il mapo tofu è tra i migliori che trovate in un cinese di quartiere a Tokyo, ma vi avviso subito: è tarato sul gusto giapponese, per cui se cercate il Sichuan che ti spacca le labbra qui lo trovate più gentile.
Le porzioni sono abbondanti, tanto che in due si ordina e si divide senza fatica. La parte vegana non è buttata lì per allungare il menu: gli spiedini di soia hanno la stessa speziatura di quelli di carne, e le zuppe le fanno con un brodo di funghi e verdure preparato apposta.
A pranzo si spende poco, sui 1.000–1.500 yen per un set con zuppa, riso e contorno. A cena si sale, ma restiamo su una fascia media, intorno ai 3.000–4.000 yen a testa se ordinate qualche piatto e da bere; i menu completi partono da poco più di 3.000 yen.
Per quello che portate a tavola è economico.
Quando ho voglia di un cinese senza spendere e senza pensarci troppo, è uno dei primi nomi che mi vengono in mente, perché con poco più di mille yen a pranzo mangio un mapo tofu che altrove costa il doppio e chi mangia vegano trova comunque la sua parte.
Il menu non finisce con la cucina di tutti i giorni: la specialità della casa è l’anatra alla pechinese, che qui non è il lusso da ristorante importante ma un piatto che ordinate anche in due, nei set già pronti o dentro i menu completi.
Il capocuoco arriva da Shanghai e su questa portata ci mette la firma, per cui se avete voglia di uscire dal giro di noodles e mapo tofu è la cosa giusta da chiedere. Tenete presente che è roba da dividere: da soli rischiate di riempirvi con quella e basta.
Il locale sta lungo la via Nakamachi, la strada di negozi e ristoranti che taglia Ueno: un tratto con le insegne una sull’altra, dove si mangia praticamente a ogni ora.
Se state girando per il mercato o tornate dal parco e dai musei, ci passate davanti quasi senza accorgervene, così si incastra bene in una giornata a spasso da queste parti. C’è poi una cosa comoda: tira tardi, la cena va avanti fino a notte fonda, e ci si può fermare anche dopo aver girato tutta la sera.
La particolarità vera è che non è un ristorante vegano, è un cinese normale che tratta i vegani come clienti veri e non come un problema da gestire. C’è il menu in inglese e si ordina dal tablet al tavolo, dove i piatti senza ingredienti animali sono segnalati, per cui non dovete spiegare a gesti cosa potete mangiare.
Oltre al mapo tofu e agli spiedini di soia ci sono zuppe vegane con brodo di funghi o di pomodoro, verdure saltate di ogni genere, noodles e bao. Se viaggiate in gruppo misto, con qualcuno vegano e qualcuno no, è uno dei pochi posti dove ordinate tutti dallo stesso menu senza dover trovare un compromesso.
Dentro sono due piani con parecchi tavoli, ci stanno anche i gruppi grandi e ci sono salette separate per chi vuole più tranquillità. L’aria è quella del cinese di quartiere senza fronzoli, ci andate in ciabatte come in camicia, e a cena il clima è rilassato e un po’ chiassoso.
Per i tavoli numerosi ci sono i menu completi da nove portate o più, che arrivano al centro e si dividono, con la possibilità di aggiungere le bevande illimitate per un paio d’ore. È la formula con cui da queste parti si fanno le cene di lavoro e le rimpatriate, e a voi toglie la fatica di scegliere venti piatti dal tablet.
Ci si mangia da soli senza sentirsi fuori posto, in coppia o in comitiva, e col tablet ordinate anche se non spiccicate una parola di giapponese.
Pro:
Contro:
Ideale per: pranzo veloce vicino ai musei, cena tra amici, gruppi misti con vegani e non
Atmosfera: cinese di quartiere su due piani, luci vive, tavoli vicini, va bene da soli come in comitiva
Quello che resta in testa uscendo è il mapo tofu, quel tofu che si sfalda appena lo tocchi con il cucchiaio e una salsa che pizzica quanto basta per farti tornare subito sul riso. Se ci capitate una volta sola prendete quello e aggiungete gli spiedini di soia al cumino, perché è il piatto che vi fa capire meglio di tutti come lavorano qui.
Andateci in compagnia, visto che le porzioni si dividono e così assaggiate mezzo menu invece di due piatti: il tavolo pieno di ciotole che girano è metà del divertimento. È una di quelle cene che non racconti agli amici come un’impresa, ma che ti viene voglia di rifare la settimana dopo. Se siete dalle parti di Ueno, entrate.
Il ristorante sta lungo la via Nakamachi, la parallela della Chuo-dori piena di insegne e locali. Dalla stazione di Ueno uscite dal lato Shinobazu e scendete verso sud per cinque minuti: è il percorso naturale se arrivate dal parco e dai musei.
Con la metro si fa ancora prima: da Ueno-Hirokoji o da Ueno-Okachimachi sono tre minuti scarsi, e passando dal mercato di Ameyoko ci si arriva quasi per caso.
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Sairaien
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).