
Naha
Naha è la porta d’ingresso di Okinawa, e la parte di viaggio che spesso viene trattata come una semplice tappa di passaggio verso le spiagge. Fate un errore a liquidarla così.
È una città bassa, calda, con un’aria diversa dal resto del Giappone: qui non siamo nell’arcipelago principale, ma nella terra dell’antico regno di Ryukyu, con una lingua, una cucina e un ritmo tutti suoi.
La maggior parte dei viaggiatori atterra all’aeroporto, prende la monorotaia e si ritrova in una mezz’ora nel centro, tra le arcate coperte e i negozi di souvenir. Io vi consiglio di darle almeno un giorno pieno prima di correre verso il mare, perché è il posto giusto per capire cosa rende Okinawa così lontana da Tokyo.
Indice
Cosa vedere
Ristoranti
Negozi
Village Vanguard
Kokusai-dori di sera
Kokusai-dori è la spina dorsale del centro, poco più di un chilometro e mezzo di negozi, izakaya e insegne colorate. Di giorno è un fiume di gente e fa parecchio caldo, con l’asfalto che rimanda su tutta l’umidità dell’isola.
La cosa che vi consiglio di fare è infilarvi nelle strade laterali coperte, quelle come Heiwa-dori e le arcate del mercato: lì trovate i cani-leone shisa in ceramica, il sale e lo zucchero di canna locali, i banchi di frutta tropicale e l’odore forte del mercato del pesce.
A dieci minuti a piedi cambia già tutto: ci si allontana dalle vetrine e si finisce tra case basse e piccoli locali dove si mangia soba di Okinawa e si beve awamori.
La sera è il momento in cui la strada dà il meglio. Cala un po’ il caldo, si accendono le luci, e dai locali esce spesso musica dal vivo suonata con il sanshin, lo strumento a tre corde con la cassa rivestita di pelle di serpente. Ecco perché onestamente non metterei Naha solo nel programma diurno: di notte è tutta un’altra cosa.
Il miglio del miracolo
Se Naha vi sembra una città senza centro storico, un motivo c’è: nel 1945 la battaglia di Okinawa l’ha rasa al suolo, e quello che vedete oggi è stato tirato su dal nulla nel dopoguerra.
Kokusai-dori, prima della guerra, era poco più di una strada in mezzo ai campi. Il nome le viene dall’Ernie Pyle International Theater, il cinema aperto a metà della via nel 1948, e la velocità con cui negozi e locali sono rispuntati tutt’intorno le è valsa il soprannome di miglio del miracolo.
È una chiave di lettura che vi cambia la passeggiata: quella che di giorno sembra solo una fila di negozi di souvenir è il pezzo di città che gli okinawani hanno voluto ricostruire per primo.
Base per l’isola
Naha ha senso soprattutto come campo base, e qui va detta una cosa chiara: la monorotaia non vi porta alle spiagge né al nord dell’isola. Per quelle serve altro.
Restando in città i mezzi bastano, ma appena volete vedere il resto di Okinawa le scelte pratiche si riducono a poche:
- Noleggiare un’auto: resta il modo più comodo per raggiungere le spiagge e i villaggi lontani dal centro.
- Affidarvi ai bus a lunga percorrenza: più lenti e meno intuitivi, buoni se non guidate.
- Tenere Naha come base fissa: e fare gite in giornata, dormendo sempre vicino alla via principale.
Un giorno lo dedicherei a Shuri. Il castello è stato il cuore del regno di Ryukyu, fondato nel Quattrocento, quando queste isole erano un regno indipendente che commerciava con la Cina e mezza Asia.
Distrutto e ricostruito più volte nella sua storia, oggi è di nuovo in fase di lavori, quindi prima di salire fin lassù vi conviene controllare cosa è visitabile in quel momento. Anche solo la collina, con i muri di pietra curvi e la vista sulla città che scende verso il mare, spiega bene perché Okinawa si è sempre sentita un posto a parte. Sotto il castello resiste anche un pezzo della vecchia strada reale: la via lastricata di Kinjocho, un paio di centinaia di metri di pietra consumata tra muretti e case basse, con sei enormi alberi di akagi che fanno ombra a metà discesa. È quel che rimane della strada che nel Cinquecento collegava Shuri al porto e che la guerra ha cancellato quasi per intero: camminarci sopra è la cosa che più vi fa sentire il regno sotto i piedi.
Le ceramiche di Tsuboya
A due passi dalle vetrine di Kokusai-dori si apre Yachimun-dori, la via delle ceramiche: qualche centinaio di metri di lastroni e muretti di pietra, con una ventina tra botteghe e laboratori.
Qui i forni dell’isola furono radunati nel 1682 per volere del regno, e da allora si lavora la stessa argilla scura. Le cose migliori sono le più semplici: le tazzine da awamori, i piatti pesanti smaltati di blu e marrone, gli shisa fatti a mano che costano più di quelli dei negozi di souvenir, ma si capisce subito il perché.
Vale la pena infilarsi dentro anche solo per guardare, perché molti spazi sono laboratori veri, con il tornio in fondo alla stanza. Nelle stradine in salita resiste anche qualche vecchio forno a legna, quelli lunghi a più camere che in città non si accendono più.
Come arrivare
Dall'aeroporto di Naha la monorotaia Yui Rail parte dal terminal e in un quarto d'ora scarso vi lascia in centro: scendete a Kencho-mae per l'imbocco di Kokusai-dori, a Makishi per l'altro capo della via e per le arcate del mercato.
Il trucco è sfruttare le due fermate: si scende a un'estremità, si percorre tutta la strada a piedi e si risale dall'altra, senza tornare indietro.
Per il castello restate sulla stessa linea fino alla fermata Shuri, poi contate un quarto d'ora di salita a piedi fino alla porta Shureimon.
Informazioni utili
- Kencho-mae (Yui Rail): capo sud di Kokusai-dori
- Makishi (Yui Rail): capo nord, mercato e arcate coperte
- Shuri (Yui Rail): per il castello e la collina
- Pass giornaliero Yui Rail: 800 yen, si ripaga in fretta se salite e scendete più volte
Mappa
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Naha
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).









