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Per coccolare i gatti.
Il santuario shintoista di Kanda Myojin si trova nel quartiere di Chiyoda, a Tokyo. È importante e famoso e ogni anno viene preso d’assalto da tantissimi giapponesi e turisti, incuriositi dalla storia di questo luogo e dal fascino che sprigiona.
Nonostante un passato di quasi 1.300 anni, questo santuario si proietta verso la modernità: qui vengono gli uomini d’affari in cerca di fortuna e si comprano amuleti per il computer. Tra la porta in legno di cipresso, l’edificio principale rosso acceso e le leggende sul samurai Taira no Masakado, è una delle tappe più sorprendenti di Tokyo.
La via più comoda è la stazione di Ochanomizu: uscite dal lato Hijiribashi, attraversate il ponte e in cinque minuti di cammino siete davanti alla porta a due piani del santuario. Alla stessa uscita arrivano anche la linea Marunouchi e, poco più in là, la Chiyoda di Shin-Ochanomizu.
Se invece venite da Akihabara, prendete l'uscita Electric Town e camminate sette minuti verso nord: è il tragitto più divertente, perché nel giro di poche strade si passa dai negozi di elettronica al verde del santuario.
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Santuario Kanda Myojin
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Per riscoprire le origini del santuario, è necessario risalire fino al 730, durante l’era Tenpyo, quando questo edificio venne costruito nel villaggio di pescatori Shibasaki, accanto al punto in cui sorge oggi la moderna zona di Otemachi. Nel corso della storia il santuario di Kanda Myojin è stato ricostruito più volte dopo esser stato distrutto da violenti incendi e terremoti. L’attuale edificio risale quindi al 1934: fu costruito in cemento armato e proprio per questo resistette ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
All’entrata del santuario vi imbatterete nella bellissima porta a due piani, Zuishin-mon. Questa struttura è piuttosto recente, essendo stata costruita nel 1975; fu realizzata in legno di cipresso, mentre il tetto presenta il classico stile irimoya. Prima di attraversarla vale la pena alzare lo sguardo: sui lati esterni sono scolpiti i quattro animali celesti della tradizione cinese, mentre all’interno i pannelli in legno dipinto raccontano scene e leggende legate alle divinità del santuario, compresa quella del coniglio bianco di Inaba. È uno di quei dettagli davanti a cui quasi tutti passano in un attimo, ma che ripaga due minuti di attenzione.
Una volta oltrepassata la porta dirigetevi verso l’edificio principale del santuario, che colpirà immediatamente il vostro sguardo con il suo colore rosso acceso e i suoi dettagli decorativi interni in oro; non a caso al santuario è stato attribuito il nome Myojin, che letteralmente significa “divinità brillante”. Questa struttura presenta uno stile Gongen-zukuri, tipico degli edifici shintoisti.
Il santuario si trova in questo punto dal 1616, quando i Tokugawa lo fecero spostare da Otemachi fin quassù: siamo all’angolo di nord-est del castello di Edo, la direzione da cui secondo la tradizione arrivano gli spiriti maligni. Kanda Myojin diventò così il protettore della città, il santuario di riferimento dei 108 quartieri di Edo, e lo shogunato ne finanziava le cerimonie.
Questo spiega perché il legame con la città vecchia è ancora così forte: i commercianti di Kanda, di Nihonbashi e di Akihabara lo sentono come proprio, e sono le loro associazioni di quartiere a portare i mikoshi durante il festival.
Questo santuario venera molte divinità (kami) le cui statue sono collocate in vari punti del complesso. Tra queste, le principali sono Daikokuten ed Ebisu, che sono legate alla fortuna negli affari. Sin dai tempi antichi a loro si sono rivolti gli agricoltori o i mercanti in cerca di un aiuto nei raccolti e nel commercio; oggi ci sono gli imprenditori e i grandi uomini d’affari che pregano le due divinità per avere successo nelle loro attività. Daikokuten ed Ebisu sono raffigurati con immagini molto particolari e stravaganti: il primo ha le sembianze di un ragazzo allegro seduto sulla paglia di riso mentre tiene un sacco contenente dei tesori sulle spalle e un martello magico in mano; Ebisu è invece un uomo intento a pescare un grosso pesce rosso. Se volete regalarvi un po’ di fortuna potete acquistare un piccolo talismano tecnologico ad una delle bancarelle presenti all’interno del santuario. Non aspettatevi uno dei classici portafortuna: il talismano di Kanda Myojin è molto moderno e assomiglia ad un hardware del computer; è composto da tre parti, una più piccola da tenere nel portafoglio e due adesivi per il computer e il telefono. Se avete necessità di una dose maggiore di fortuna potete anche prendere parte ad una delle tante cerimonie e rituali di benedizione che si tengono al santuario; si tratta di un’esperienza sicuramente insolita e che vi permetterà di conoscere un altro aspetto della cultura giapponese.
Un’altra divinità è Taira no Masakado, una figura molto importante nella storia del santuario, attorno alla quale ruotano numerose leggende; Masakado era un samurai che si ribellò al governo Heian e diventò un eroe venerato dalla popolazione che lo elesse a kami. In passato il potere di questo spirito spaventava i regnanti che si rifiutavano di vivere accanto al santuario poiché si ritiene, ancora oggi, che Masakado sorvegli e protegga questo luogo. Questa figura fu anche al centro di numerose polemiche tra la popolazione e il governo: durante il periodo Meiji, infatti, il popolo premeva per inserire il santuario Kanda Myojin tra i dieci più importanti santuari di Tokyo, ma la figura di Masakado, considerata anti-governativa, creava imbarazzo all’imperatore che risolse la questione trasferendo il kami di Taira no Masakado in un altro luogo. Ma l’amore del popolo verso questo eroe era così forte che nel dopoguerra Masakado fece ritorno al santuario.
Nel 1600, dopo la battaglia di Sekigahara, Tokugawa Ieyasu organizzò una grande festa al santuario Kanda Myojin per celebrare la vittoria; si trattò di un festival molto importante che vide la partecipazione di migliaia di persone che scesero in strada per assistere alle parate organizzate nelle zone attorno al castello Edo. Da questo momento il santuario divenne la cornice di numerosi altri festival ed eventi che vennero tenuti ogni anno fino ai giorni nostri. Oggi il festival Kanda è uno dei tre festival shintoisti principali di Tokyo e durante questo evento vengono omaggiate le divinità del santuario attraverso cerimonie e rituali; questo festival si tiene solo negli anni dispari, nel fine settimana che precede il 15 maggio.
A pochi minuti di strada c’è Akihabara, e questo santuario ne ha assorbito lo spirito come nessun altro luogo sacro di Tokyo. Avvicinatevi alla bacheca delle tavolette votive, gli ema: vi accorgerete che moltissime non portano preghiere scritte ma disegni di personaggi degli anime, fatti a mano da fan arrivati da tutto il Giappone.
Il motivo è che Kanda Myojin compare in serie famose come Love Live! e Steins;Gate, ed è finito nella lista ufficiale dei luoghi di pellegrinaggio degli appassionati. Il santuario ha risposto a modo suo, con collaborazioni ufficiali e amuleti a tema affiancati a quelli tradizionali: è il cortocircuito perfetto tra Giappone antico e cultura pop.
In un angolo del piazzale principale si alza un edificio moderno in legno e vetro che stona solo all’apparenza: è EDOCCO, il centro culturale del santuario, nato per far conoscere la cultura di Edo a chi arriva da fuori. Dentro trovate il banco dove si ritirano amuleti e goshuin, un negozio di dolci e artigianato e un caffè dove si beve l’amazake, la bevanda dolce di riso.
Ai piani alti c’è una sala polivalente usata per concerti, spettacoli di teatro tradizionale ed eventi, mentre al piano interrato si tengono i laboratori di cultura giapponese. È il modo più concreto per capire come Kanda Myojin riesca a stare con un piede nel passato e uno nel presente.
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A 144 metriPer coccolare i gatti.
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A 292 metriSoba super-economica.
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A 302 metriMaid Cafe.
A 309 metriRamen.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).