Tavolette Ema

Le piccole tavolette di legno che vedete appese a centinaia nei santuari giapponesi si chiamano Ema, e sono veri e propri messaggi scritti a mano diretti alle divinità. Sono il modo più autentico, antico e diretto per lasciare un desiderio o una preghiera in Giappone.

Prima o poi, camminando per un tempio, vi accorgerete del loro suono inconfondibile: un rumore di legno leggero che sbatte, un tintinnio secco e continuo mosso dal vento. Non sono semplici souvenir o decorazioni per fare belle foto, ma uno degli oggetti più affascinanti e carichi di significato che potete incontrare nel vostro viaggio.


Cosa sono esattamente

La parola Ema è composta da due kanji, i caratteri della scrittura giapponese. Il primo carattere significa immagine o disegno, il secondo significa cavallo. Tradotto alla lettera, stiamo parlando di un “cavallo dipinto“.

Anticamente, in Giappone si credeva che i cavalli fossero i messaggeri degli dèi. Quando qualcuno aveva un bisogno disperato o voleva ringraziare le divinità per un evento positivo, donava al santuario un cavallo vero e proprio. Era una pratica costosa e complessa, riservata ai signori feudali, ai samurai di alto rango e ai ricchi mercanti.

Con il passare dei secoli, questa tradizione si è semplificata per permettere a tutti di partecipare. Si è passati ai cavalli di argilla, poi a quelli di legno e infine alle tavolette piatte con il disegno dell’animale. Oggi trovate ancora il cavallo su molte tavolette classiche, ma i disegni si sono moltiplicati e adattati ai tempi.

Forme e disegni

Ogni santuario ha le sue tavolette specifiche. Molto spesso il disegno riflette l’animale dello zodiaco cinese dell’anno in corso. Se viaggiate in Giappone nell’anno del drago o della tigre, troverete tavolette con draghi stilizzati o tigri feroci stampate sul legno.

In altri posti il disegno è legato alla storia del santuario stesso. A Nara, al santuario Kasuga Taisha, le tavolette hanno la forma del muso di un cervo, l’animale sacro della città. A Kyoto, al celebre Fushimi Inari, trovate quelle a forma di muso di volpe. Lì chi le compra usa i pennarelli per disegnare occhi e baffi, creando risultati che vanno da piccole opere d’arte a veri e propri disastri comici.

Ci sono tavolette a forma di cuore per chi cerca l’amore, tavolette con disegni di capelli per chi chiede di non diventar calvo, e persino Ema dedicate alla tecnologia, per chi prega che i server della propria azienda non crollino durante un lancio importante.

Una mano sostiene una tavoletta ema di legno con scritte in italiano appesa a un supporto in un tempio in Giappone.
È frequente trovare tavolette scritte in italiano nei santuari più grandi. I pennarelli indelebili sono sempre a disposizione vicino alle rastrelliere.
Tavolette votive in legno appese al santuario Kanda Myojin, con un disegno in stile manga in primo piano.
Al santuario Kanda Myojin le tavolette si riempiono di illustrazioni curate nei minimi dettagli. Gli appassionati di fumetti vengono qui per disegnare.

Santuari e templi

Molti si chiedono se queste tavolette si trovino solo nei santuari shintoisti, quelli con il classico portale rosso all’ingresso. In origine la pratica era esclusivamente legata allo shintoismo e alla figura dei Kami, gli dèi giapponesi.

Nel corso della storia giapponese, però, shintoismo e buddismo si sono mescolati profondamente. Oggi trovate le Ema anche in tantissimi templi buddisti. Il concetto pratico non cambia, ma a volte cambia il tipo di figure stampate sul legno, che richiamano divinità buddiste o figure sacre invece dei classici animali o simboli naturali.

Il peso della richiesta

Da fuori può sembrare una pratica quotidiana, un gesto leggero che fa parte della normale visita a un tempio. La realtà è diversa. I giapponesi non scrivono queste tavolette tutti i giorni o ogni volta che passano davanti a un luogo sacro.

Chiedere l’intervento di una divinità in modo così formale è una cosa profonda. Le Ema vengono scritte in momenti di vero bisogno, di passaggio o di difficoltà. Si compilano per superare un esame universitario, per chiedere la guarigione di un familiare malato, per trovare lavoro dopo mesi di disoccupazione, o per ringraziare dopo un parto.

È un atto denso di significato. Proprio per questo motivo, è raro vedere un giapponese scrivere una tavoletta in modo distratto durante una passeggiata. Lo si fa con intenzione, quando serve davvero un supporto invisibile.

Una tavoletta di legno ema con scritte a mano in italiano appesa a un supporto in un tempio giapponese.
Le assi di legno chiaro assorbono bene l'inchiostro, permettendo di scrivere i nomi di tutta la famiglia senza sbavature sul retro della tavoletta.
Molteplici tavolette ema di legno con illustrazioni di conigli e tigri appese in un santuario a Shinjuku, Tokyo.
Ogni santuario ha il proprio design ufficiale per le tavolette votive. Qui il volto del gatto fa da base per scrivere le richieste di buona fortuna.

La fretta in viaggio

Vi dico sinceramente una cosa. Spesso, quando accompagno viaggiatori qui in Giappone, noto una dinamica fissa. Entriamo nel primissimo santuario del viaggio, magari il Meiji Jingu a Tokyo durante le primissime ore di esplorazione, e scatta subito la frenesia.

Molte persone vedono le tavolette, capiscono cosa sono e vogliono scriverne una all’istante. La comprano in fretta e ci scrivono sopra il primo desiderio che viene in mente, mossi dall’entusiasmo di trovarsi dall’altra parte del mondo. Lo fanno per completare subito l’esperienza turistica.

Secondo me questo è un po’ sbagliato. Vi consiglio assolutamente di scrivere una tavoletta durante il viaggio, è un momento bellissimo, ma bruciare l’occasione il primo giorno e nel primo posto che capita toglie spessore al gesto.

Scegliere il posto giusto

Il mio suggerimento è di avere pazienza. Visiterete decine di santuari e templi durante i vostri giorni in Giappone. Alcuni saranno immensi, altri minuscoli e stretti tra due grattacieli commerciali, altri ancora immersi in foreste silenziose lontane dalle strade principali.

Aspettate di trovare un luogo che sentite molto potente. Un posto che vi trasmette una spiritualità particolare, che vi fa fermare a respirare e vi dà una sensazione reale di energia o di pace profonda. Può essere il grande tempio famoso, ma molto più spesso è un piccolo santuario di quartiere scoperto per caso.

Quando arrivate in quel posto e sentite che l’atmosfera è quella giusta per voi, allora fermatevi. Prendete la tavoletta e mettete su legno il vostro desiderio in quel preciso momento. Vi assicuro che l’esperienza avrà tutto un altro sapore.

Come funziona l’acquisto

Procurarsi una Ema è molto semplice. Ogni santuario ha un’area dedicata chiamata shamusho, una sorta di ufficio dove si comprano amuleti e talismani. Lì trovate sempre l’espositore con le tavolette.

Il costo varia a seconda delle dimensioni e del prestigio del luogo, ma di solito si aggira tra i 500 e i 1000 yen. Nei santuari più grandi c’è personale fisso dietro il bancone, spesso le miko, le ragazze vestite con la tipica gonna rossa e la tunica bianca. Pagate direttamente a loro.

Nei santuari piccoli o di campagna, potreste trovare solo un banchetto di legno con nessuno a controllare. C’è una semplice scatola per le offerte dove dovete inserire le monete esatte, prendere la vostra tavoletta e fare da soli. È un sistema basato sulla fiducia totale.

Cosa serve per scrivere

Non dovete portarvi penne particolari da casa. Vicino all’espositore delle tavolette, o nella zona delle rastrelliere dove vanno appese, c’è sempre un tavolino con dei pennarelli neri a disposizione.

Usate solo quelli. Sono pennarelli speciali resistenti all’acqua, pensati apposta per non far sciogliere l’inchiostro. Se usate una biro normale che avete nello zaino, rischiate che il vostro messaggio diventi una macchia illeggibile alla prima pioggia seria.

Quale lingua usare

Molti viaggiatori si bloccano davanti alla tavoletta vuota pensando di dover usare l’inglese o cercando di tradurre il loro desiderio in giapponese con lo smartphone. Non serve a niente.

Potete e dovete scrivere nella vostra lingua madre. Le divinità non hanno bisogno di vocabolari. Se volete scrivere in italiano, fatelo senza alcun problema. Esprimetevi nel modo in cui vi viene più naturale, perché il senso del messaggio passa dall’intenzione, non dalla grammatica.

Come formulare la richiesta

Non ci sono regole ferree su cosa scrivere, ma di solito si cerca di essere molto concreti. I desideri eccessivamente vaghi come “voglio la pace nel mondo” o “voglio essere sempre felice” sono rari su questi pezzi di legno.

Se volete seguire il metodo tradizionale giapponese, sulla vostra tavoletta dovreste indicare queste cose:

  • l’obiettivo preciso e materiale che volete raggiungere
  • il nome della persona per cui chiedete il favore, se non siete voi
  • il vostro nome o le vostre iniziali
  • il vostro luogo di provenienza

Scrivere “Marco da Tokyo” o “Giulia da Roma” serve a dare un riferimento preciso alla divinità. C’è chi decora gli spazi vuoti con piccoli disegni e chi riempie il legno con frasi fitte. Fate quello che vi sentite.

Un torii rosso innevato presso il Santuario Kumanomiya a Nishimeya, circondato da alberi coperti di neve.
Anche sotto la fitta nevicata del santuario Kumanomiya ad Aomori le strutture resistono al gelo. Le tavolette vengono coperte o ritirate prima che si rovinino.
Un sentiero in pietra attraversa numerosi torii rossi all'interno del Sasuke Inari a Kamakura.
I tunnel di portali rossi come questo al Sasuke Inari portano all'area principale del tempio, dove si trova l'ufficio preposto alla vendita delle tavolette.

Questione di privacy

Le Ema sono esposte all’aperto, sotto gli occhi di tutti. Chiunque passi di lì può leggere i messaggi scritti sopra. Fermarsi a guardare i disegni particolari o cercare le lingue diverse è normale, ma c’è un limite che vi consiglio di non superare.

Molte tavolette scritte dai giapponesi contengono nomi veri, preghiere per malattie specifiche, dolori personali o speranze intime per il futuro. Evitate di avvicinarvi a dieci centimetri per fotografare in primo piano il testo scritto dagli altri. Fotografate l’insieme della struttura e il suo impatto visivo, ma lasciate i singoli messaggi alla loro funzione privata.

Dove va appesa

Una volta finito di scrivere, dovete lasciare la tavoletta nel recinto del santuario. Ci sono sempre delle rastrelliere in legno dedicate proprio a questo, coperte da una piccola tettoia per proteggere il legno dalla pioggia diretta.

Trovate un gancio libero, o un pezzo di corda dove c’è ancora spazio, e appendete la vostra Ema. Cercate di non coprire del tutto le tavolette degli altri. Di solito le persone si prendono qualche secondo, uniscono le mani davanti alla loro tavoletta appena appesa, chiudono gli occhi e fanno un piccolo inchino prima di allontanarsi.

Portarla a casa

Una domanda che ricevo continuamente è se si può comprare una tavoletta, scriverla e poi metterla in valigia per portarla a casa in Italia come ricordo materiale del viaggio.

Fisicamente potete farlo, nessuno vi controllerà lo zaino all’uscita. Molti le comprano e le tengono vuote semplicemente per collezionare i bellissimi disegni dei vari santuari. Però, se ci scrivete un desiderio profondo e ve la portate via, svuotate l’oggetto del suo scopo. Il senso della Ema è proprio quello di rimanere lì, fisica e pesante, vicina alla divinità a cui avete fatto la richiesta. Se volete un ricordo protettivo per la vostra casa, vi consiglio di comprare piuttosto un omamori, il classico amuleto di stoffa pensato proprio per seguirvi ovunque.

Un sentiero tra torii rossi al Santuario Hirosakainari a Kanazawa, coperto da numerose tavolette votive in legno.
Nel santuario Hirosakainari le rastrelliere laccate corrono lungo i corridoi esterni. Appendete la vostra preghiera cercando uno spazio sui ganci liberi.
Tavolette votive in legno con disegni in stile manga appese presso il santuario Kanda Myojin a Tokyo.
I cordini rossi reggono blocchi compatti di legno decorato. Se volete cimentarvi nel disegno sulla vostra ema è utile portare i pennarelli da casa.

Cosa succede dopo

I santuari, specialmente quelli famosi, ricevono migliaia di tavolette ogni singolo mese. Le rastrelliere si riempiono in fretta, il legno si accumula e lo spazio fisico finisce. Di sicuro i monaci non prendono questi messaggi sacri per buttarli nei sacchi della spazzatura.

C’è un rito preciso per gestire questo passaggio, che si chiama Otakiage. Periodicamente, e in particolare nei primi giorni del nuovo anno, i monaci raccolgono tutte le Ema lasciate dai fedeli e accendono un grande fuoco rituale.

Le tavolette vengono bruciate con enorme rispetto. Nella tradizione giapponese, si crede che il fumo del legno che brucia salga verso il cielo, portando con sé tutti i desideri e le preghiere direttamente nel regno invisibile degli dèi. In quel momento di distruzione attraverso il fuoco, il processo si conclude.

Templi e specializzazioni

In Giappone la spiritualità sa essere incredibilmente pratica. Esistono santuari specializzati per ogni necessità umana. Se avete un desiderio molto specifico, potete cercare il luogo esatto per scriverlo, ottimizzando le possibilità di essere ascoltati.

Chi deve superare un esame difficile o un concorso va nei santuari dedicati a Sugawara no Michizane, la figura storica deificata come patrono dello studio e della cultura. A Tokyo si va al Yushima Tenmangu, a Kyoto al Kitano Tenmangu. In questi posti trovate veri e propri muri di Ema coperte di richieste pressanti per l’ammissione all’università.

Se cercate l’amore o volete proteggere una relazione, andate in santuari come il Tokyo Daijingu. Lì le Ema hanno disegni delicati o raffigurano i nodi tradizionali, simbolo perfetto di un legame che non si scioglie. Esistono anche piccoli templi dove le persone disegnano un organo malato sulla tavoletta per chiederne la guarigione fisica.

Il mio consiglio

Se venite in Giappone, non sentitevi in dovere di compiere ogni gesto tradizionale nelle prime ventiquattro ore per paura di perdervi qualcosa. Prendetevi il tempo di atterrare mentalmente.

Entrate nei templi, guardate le rastrelliere cariche di legno, ascoltate il rumore che fanno quando si alza il vento. Poi, quando capiterete in un posto che vi fa battere il cuore o vi fa sentire improvvisamente al sicuro, senza un vero motivo logico, fermatevi.

Comprate la vostra tavoletta, prendete il pennarello nero e scrivete quel desiderio che vi portate dietro da tempo. Lasciatelo lì in silenzio, sotto la pioggia e il sole del Giappone. Vi giuro che è un gesto semplice, ma cambierà per sempre il modo in cui vi ricorderete di quel luogo.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).