
Yushima
Yushima è una di quelle zone di Tokyo dove si finisce per caso e poi ci si torna apposta. Sta appena sopra Ueno, in salita, in un pezzo di città dove un santuario amatissimo dagli studenti e qualche stradina che di sera si accende di insegne convivono nel giro di poche centinaia di metri.
Non è un quartiere da grandi attrazioni e non serve mettere in conto una giornata intera: ci si viene soprattutto per il santuario e per il modo in cui cambia faccia tra pomeriggio e sera. A me piace proprio perché in dieci minuti passi dai rami di pruno in fiore ai vicoli dei localini, e sembrano due mondi diversi attaccati uno all’altro.
Indice
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Suidobashi
Okachimachi
Più vecchio di quanto sembra
A guardarlo, il santuario sembra nuovo di zecca, e in un certo senso lo è: l’edificio principale è stato ricostruito tutto in legno di cipresso hinoki, senza cemento, com’erano i santuari di una volta. È una scelta rara a Tokyo, dove sotto la vernice quasi sempre c’è un’ossatura moderna.
La storia però viene da molto più lontano: le origini si fanno risalire al 458, e Sugawara no Michizane arriva qui solo nel 1355, affiancato alla divinità che ci si venerava già. Da allora Yushima è diventato uno dei Tenjin più importanti del Kanto, ed è da secoli che si porta dietro la fama tra gli studenti.
Studenti e pruni
Il santuario di Yushima Tenmangu è dedicato a Sugawara no Michizane, il funzionario e poeta venerato come Tenjin, il dio dello studio. Questo spiega tutto quello che vedete appena entrate: pareti intere di tavolette di legno, le ema, coperte di preghiere per gli esami.
Nei mesi degli esami di ammissione all’università qui arrivano fiumi di ragazzi e genitori, e la cosa che colpisce è il silenzio concentrato con cui scrivono i loro desideri. Io onestamente lo trovo uno dei posti più sinceri di Tokyo, molto più di tanti templi da cartolina. Attorno alle ema c’è poi tutto un piccolo mondo di buona sorte: amuleti per superare l’esame e perfino amazake e umeboshi venduti come portafortuna da studio. E quasi tutti, prima di andarsene, passano dal bue di bronzo vicino all’ingresso ad accarezzargli la testa, che infatti è lucida a forza di mani.
L’altro motivo per venirci sono i pruni. Tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera fioriscono centinaia di alberi e il quartiere organizza una festa dedicata, con bancarelle e piccoli spettacoli all’aperto. È il periodo in cui vi consiglio di passare, molto prima che arrivino i ciliegi e la folla che si porta dietro.
I crisantemi di novembre
Se capitate a Tokyo in autunno, qui c’è una seconda stagione che in pochi si aspettano: nelle prime tre settimane di novembre il recinto si riempie di crisantemi, un paio di migliaia di fiori sistemati in forme che sembrano piccole architetture.
Ci sono le cascate che ricadono verso il basso, le cupole con centinaia di fiori cresciuti su un unico stelo e soprattutto i kiku ningyo, le figure vestite di fiori, una cosa che in città si vede ormai in pochissimi posti. È una bellezza molto diversa da quella dei pruni, fatta di pazienza da giardinieri più che di atmosfera, e per me è la scusa perfetta per tornarci quando la fioritura è ancora lontana.
Di sera cambia
Di giorno Yushima è tranquilla, quasi residenziale, con il verde del santuario e le università poco distanti. Dopo il tramonto la parte verso Ueno si sveglia: vicoli stretti pieni di piccoli bar, insegne luminose, ristorantini con pochi coperti e una zona di love hotel tra le più conosciute della città.
È un contrasto che spiazza chi arriva pensando solo al dio degli esami, ma è proprio questa doppia anima a rendere la zona interessante. Una serata qui costa poco per gli standard del centro, e si mangia bene senza cercare niente di particolare.
Non aspettatevi grandi negozi, grattacieli o attrazioni da spuntare: Yushima si abbina, non si visita da sola. Io la incastro volentieri in un giro che parte da Ueno, sale al santuario e finisce con una birra nei vicoli, magari facendo un salto a Ochanomizu per il tempio confuciano. Provate a venirci una volta di pomeriggio e una di sera: capirete al volo perché mi piace tornarci a orari diversi.
Come arrivare
Se arrivate in metro la fermata giusta è Yushima sulla linea Chiyoda: dall'uscita 3 il santuario è a due minuti, praticamente ci sbattete contro.
Il modo più bello però è salirci a piedi da Ueno: se avete appena girato il parco o Ameyoko sono una decina di minuti in leggera salita e vi ritrovate proprio sotto il santuario.
Da Akihabara la camminata è più lunga, ma passa davanti al tempio confuciano di Yushima Seido. Una cosa da sapere in ogni caso: l'ingresso principale è una scalinata ripida, mentre di fianco c'è una salita più dolce, quella da prendere con un passeggino o le gambe stanche.
Informazioni utili
- Stazione Yushima (metro Chiyoda): uscita 3, due minuti dal santuario
- Stazione Ueno-Hirokoji (metro Ginza) e Ueno-Okachimachi (Oedo): cinque minuti
- Stazione Okachimachi (JR Yamanote, Keihin-Tohoku): otto minuti in leggera salita
Mappa
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Yushima
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).


