Treni attraversano il fiume Kanda a Ochanomizu, Tokyo con edifici moderni.©Sean Pavone - Dreamstime

Ochanomizu

Ochanomizu è uno di quei quartieri che si capiscono camminando. Sta a due passi da Akihabara e da Jimbocho, ma ha un’aria tutta sua, fatta di studenti che entrano ed escono dalle facoltà, camici bianchi degli ospedali universitari e vetrine piene di chitarre.
Il nome vuol dire acqua del tè, perché ai tempi dei Tokugawa qui sgorgava una sorgente e quell’acqua veniva portata allo shogun per il suo tè. Oggi è più una zona di passaggio che di grandi monumenti, con un fiume incassato tra due ponti e un paio di cose che quasi nessuno mette in conto. Vi consiglio di prendervela con calma, perché il bello qui è nei dettagli e nelle strade laterali.

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Il bivio nel centro del mercato di Ameyoko a Ueno.

Una gola scavata a mano

Il fiume qui scorre in fondo a una specie di gola, e non è opera della natura. Il canale l’hanno scavato a mano nel Seicento: per difendere Edo dalle piene si decise di spostare il corso d’acqua, tagliando in due la collina che stava proprio in questo punto.
Il lavoro toccò al clan di Date Masamune, il signore di Sendai, tanto che questo tratto viene ancora chiamato il fossato di Sendai. Dal taglio nacquero i due pianori che vi trovate ai lati stando sul ponte, quello di Surugadai e quello di Yushima.

Sapendolo, affacciarsi cambia parecchio: quella che sembra una gola naturale incastrata tra i palazzi è in realtà un enorme cantiere di quattrocento anni fa, ed è anche il motivo per cui qui i binari corrono su livelli diversi.

Esterno dello Ukulele shop Tantan ad Ochanomizu con tenda verde, cartelli promozionali e distributori automatici.
Ochanomizu è celebre per i negozi di strumenti musicali. In questa via i rivenditori di ukulele e chitarre espongono la merce fin sul marciapiede accanto ai distributori.
Veduta dal basso del ponte tra Akihabara ed Ochanomizu con la sua caratteristica struttura metallica verde a Tokyo.
I massicci ponti ferroviari in acciaio verde segnano il confine visivo del quartiere. Sotto queste reti di binari il traffico stradale scorre ininterrotto verso Akihabara.

Il fiume e Nikolai

La cosa che mi piace di più qui non è in nessuna lista di monumenti: è il fiume Kanda che scorre incassato tra pareti verticali, con i treni della Marunouchi che spuntano fuori dal tunnel e attraversano su un ponte proprio sopra l’acqua. Mettetevi sul ponte Hijiribashi e aspettate: nel giro di poco passano un treno rosso della metro sopra e uno della JR più in basso, in mezzo al verde. Per chi ama i treni è uno dei punti migliori di Tokyo, e non serve pagare niente. Se restate qualche minuto in più vi accorgete che qui i treni corrono su tre piani: la JR lungo il fiume, la Marunouchi che scavalca l’acqua all’aperto e la Chiyoda che passa sotto tutto quanto senza farsi vedere. È uno dei pochi punti del centro in cui una metropolitana esce fuori, e per qualche secondo la vedete correre alla luce del sole.
Il ponte si chiama Hijiribashi, cioè ponte sacro, perché unisce due luoghi santi affacciati sulle due rive.

Da un lato c’è la cattedrale Nikolai-do, chiesa ortodossa con una grande cupola verde che spunta tra i palazzi e che sembra fuori posto in questo pezzo di città. Dall’altro c’è lo Yushima Seido, un tempio confuciano dai tetti scuri e dai cortili silenziosi, legato alla scuola dello shogunato. Due mondi lontanissimi a pochi metri di distanza, ed è questo il motivo per cui il ponte porta quel nome.

Cosa c’è dietro le due facciate

La Nikolai-do porta il nome del missionario russo che la volle, e quando fu consacrata, nel 1891, era l’edificio più vistoso di questa parte di città: il terremoto del 1923 le fece crollare il campanile e rovinò la cupola, ricostruiti poi più bassi di com’erano. Dentro non troverete niente che somigli agli altri luoghi di culto giapponesi: icone, ori e penombra sotto la cupola.

Lo Yushima Seido è esattamente l’opposto: nero lucido, cortili vuoti e un silenzio che a due passi da Akihabara sembra impossibile. Nel cortile principale c’è una statua di Confucio in bronzo alta più di quattro metri, arrivata da Taipei e considerata la più grande al mondo. Da questa scuola dello shogunato discende buona parte dell’istruzione moderna giapponese, a partire dall’Università di Tokyo.

In un pomeriggio

Ochanomizu non è una tappa da giornata intera, ed è meglio dirlo subito. In un paio d’ore vedete i ponti, fate un giro tra i negozi e vi restano gli occhi pieni; poi la mossa giusta è camminare verso i quartieri vicini.
A pochi minuti a piedi c’è Jimbocho con le sue librerie usate, mentre dall’altra parte scendete verso Akihabara quasi senza accorgervene.

Il momento migliore secondo me è un pomeriggio feriale, con gli studenti che riempiono i caffè e le insegne dei negozi di chitarre accese. I prezzi degli strumenti e dell’attrezzatura da sci e snowboard di seconda mano qui sono tra i più interessanti della città, ma se cercate un pezzo preciso conviene controllare prima cosa gira, perché ogni negozio ha la sua specialità.
Non aspettatevi un quartiere da cartolina o pieno di templi: Ochanomizu è una zona viva e un po’ di lavoro, che vale la pena proprio perché non è pensata per i turisti. A me piace passarci quando voglio unire un giro tra i libri, uno tra le chitarre e due minuti fermo sul ponte a guardare i treni.

Tra chitarre e sci

Se i negozi di strumenti vi incuriosiscono, sappiate che non parliamo di una vetrina isolata ma di un intero isolato: Shimokura, aperto dal 1937, tiene un po’ di tutto tra fiati, archi e percussioni; Kurosawa ha addirittura negozi separati per batterie e violini, mentre da Ishibashi si va soprattutto per chitarre e bassi.
Quasi tutti hanno il loro piano dell’usato, ed è lì che si perde più tempo anche senza saper suonare niente.

Scendendo verso Ogawamachi la musica lascia il posto allo sport: interi palazzi di più piani che d’inverno si riempiono di sci, snowboard e tute da neve e d’estate cambiano pelle diventando negozi da trekking e campeggio. È il pezzo di quartiere che i turisti saltano sempre, e che invece racconta bene com’è fatta questa zona: pochi monumenti, tanti mestieri.

Come arrivare

Il modo più comodo è la stazione JR di Ochanomizu, che sta proprio sul fiume: dall'uscita Ochanomizu-bashi vi trovate su Meidai-dori, la via delle chitarre, mentre dall'uscita Hijiribashi in un minuto siete sul ponte, con i due luoghi di culto affacciati sulle due rive.
Da Ginza, Shinjuku o Ikebukuro la metro Marunouchi vi porta qui senza cambiare e vi lascia a ridosso della stessa area.

Se siete già in zona conviene arrivarci a piedi: da Akihabara sono una decina di minuti risalendo verso il fiume, da Jimbocho e dalle sue librerie più o meno lo stesso.

Informazioni utili

Nome: Ochanomizu
Durata visita: Un paio d'ore per i ponti e un giro tra i negozi; mezza giornata se proseguite verso Jimbocho o Akihabara
Giorni di chiusura: Nikolai-do: si visita solo nel pomeriggio ed è chiusa il lunedì e nei giorni festivi
Yushima Seido: il salone Taiseiden apre solo nei weekend e nei festivi, il recinto tutti i giorni (chiuso a metà agosto e a fine anno)
Consigli utili: Non fermatevi fuori dalla Nikolai-do: nei pomeriggi di apertura si entra con un'offerta di 300 yen e ci vogliono dieci minuti scarsi. Sul ponte Hijiribashi, invece, mettetevi dal lato della stazione: è da lì che si inquadra il treno rosso sopra l'acqua.
Trasporti:
  • Stazione Ochanomizu (JR Chuo, Chuo-Sobu): uscita Ochanomizu-bashi per i negozi, uscita Hijiribashi per il ponte
  • Ochanomizu (metro Marunouchi): a ridosso di Meidai-dori
  • Shin-Ochanomizu (metro Chiyoda): uscita B5, dalla parte dei negozi sportivi

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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