Mister DonutA 88 metri
Deliziose ciambelle.

Un ristorante di cucina araba a Osaka, in zona Umeda, dove ai fornelli c’è uno chef arrivato dalla Giordania che porta in tavola i piatti di casa sua.
Da Seven Hills si mangia giordano vero, tutto halal, con parecchie scelte anche per vegetariani, vegani e per chi sta senza glutine.
È il posto giusto per una cena con calma, quando avete voglia di qualcosa di diverso dal solito giro giapponese e non vi pesa spendere un po’ di più. Una cosa però ve la dico subito: senza prenotare non si entra.
Si mangia arabo di casa, quello che uno chef originario della Giordania, arrivato in Giappone nel 2019, cucinerebbe per la sua famiglia, e sono quasi tutti piatti da dividere in mezzo al tavolo.
La Maqluba arriva capovolta davanti a voi e sa di casa più che di ristorante. Le porzioni sono generose, per cui se siete in due o tre conviene ordinare da spartire e non fermarsi solo al secondo.
Il knafeh chiude tutto alla grande: caldo, dolce, con quel formaggio che tira quando lo sollevi. Il knafeh è il tipo di piatto che a qualcuno resta tra i preferiti in assoluto, e se dovete provare una cosa sola, quella è.
Non è un posto da tutti i giorni: a cena si va sui 5.000–6.000 yen a testa, a pranzo si spende meno, intorno ai 3.000 yen. C’è anche la formula completa, la Petra, con bevanda a scelta, zuppa del giorno, piatto di antipasti, un secondo, pane arabo o riso basmati e dolce con caffè o tè: è il modo più semplice per assaggiare un po’ di tutto. La formula esiste in due versioni, tutte e due da due persone in su: la Petra, la più ricca, e la Jerash, un filo più corta, che chiude con il dolce ma senza caffè o tè. In entrambe scegliete voi il secondo tra agnello o pollo, ed è la via comoda se siete alla prima volta e non sapete da dove cominciare.
Quando mi prende voglia di cucina araba seria a Osaka, questo è il primo posto che mi viene in mente: spendo quello che spenderei per una cena giapponese normale, ma mi porto a casa sapori che non trovo altrove.
Qui chi ha delle esigenze non è l’eccezione scomoda: la cucina è tutta halal e una parte del menu è pensata per chi non mangia derivati animali, uova e latticini compresi, con anche piatti senza glutine.
Molte cose poi lo sono già di loro: hummus, mutabbal, pane arabo e insalate finiscono in tavola comunque. In più c’è la sajiya vegetale, la stessa piastra rovente della versione con l’agnello ma con la carne di soia, che è un secondo vero e non un contorno travestito, e anche tra i dolci qualcosa di vegano si trova.
Un’accortezza: ditelo quando prenotate, così vi organizzano il tavolo con i piatti giusti invece di farvi ripiegare all’ultimo.
Dentro l’ha messo su lo chef con le sue mani, e si vede la cura: l’idea è farvi sentire come se foste sbarcati in Giordania appena entrati, tra colori caldi e decori. Ci si sta un po’ stretti tra i tavoli e i coperti sono pochi, per cui l’aria è quella di una casa più che di un locale.
Qui arriva la parte che conta davvero: senza prenotazione non si entra, e non è un modo di dire. La prenotazione è obbligatoria e si può fare a partire da un mese prima, quindi muovetevi con anticipo perché i posti vanno via in fretta.
Il servizio è in giapponese, inglese e arabo, così anche se non masticate giapponese ve la cavate benissimo.
Locale halal, ma l’alcol c’è: birra compresa, si ordina tranquillamente, cosa che in un ristorante arabo tanti danno per scontato il contrario. L’unico periodo in cui sparisce del tutto è il mese di Ramadan, quando in sala non si serve niente di alcolico.
Per il resto il finale è quello di casa, caffè o tè caldo dopo il dolce, compresi nella formula completa. Con le spezie e le porzioni di questa cucina ci sta bene, e vi pulisce il palato dalla dolcezza forte del knafeh.
Pro:
Contro:
Ideale per: una cena con calma in due o in gruppo, quando volete provare qualcosa fuori dal giro giapponese.
Atmosfera: seminterrato caldo curato dallo chef, pochi tavoli, aria di casa.
Quello che mi resta in testa uscendo da Seven Hills è il momento in cui il piatto di riso arriva capovolto sul tavolo e tutti allungano il cucchiaio insieme: è una cena che si fa in mezzo, non ognuno col suo secondo davanti. Andateci in gruppo, perché è così che questa cucina dà il meglio, con quattro o cinque cose in comune da spartire e il pane arabo che gira.
Se ci andate una volta sola prendete la Petra e l’agnello, e tenete un angolo di stomaco per il knafeh caldo: quel formaggio che tira è il ricordo che vi portate a casa. Prenotate e basta, poi scendete quei gradini e lasciate che lo chef vi porti in Giordania per due ore.
La fermata più comoda è Minamimorimachi: prendete l'uscita 1 e in cinque minuti a piedi siete davanti al palazzo, in una traversa defilata di Nishitenma.
Se arrivate con la JR scendete a Osaka Tenmangu, da lì sono un paio di minuti in più.
Occhio all'ingresso, perché il locale è al piano interrato: cercate la scaletta in pietra con i menu esposti, altrimenti dalla strada si tira dritto senza accorgersene.
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Seven Hills
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).