Interno colorato del ristorante OKO a Osaka con pareti piene di scritte lasciate dai clienti e arredi informali.

OKO takoyaki, ad Osaka

Un ristorantino di takoyaki tutto vegano a Osaka, a due passi da Dotonbori e dalla confusione di Namba, infilato in una via defilata.

Da OKO Takoyaki le classiche palline di polpo diventano un’altra cosa: niente polpo, niente farina di grano, tutto senza glutine e fatto con la soia.

Ci venite se siete vegani o celiaci e volete lo street food tipico di Osaka senza rinunce, ma anche se vi incuriosisce una versione diversa da quella dei banchetti per strada. Oltre ai takoyaki c’è il kushikatsu e qualche contorno, e a mandare avanti tutto è una persona sola.

La facciata gialla e vibrante del ristorante OKO ad Osaka con scritte sui muri e un bancone d'ingresso visibile.
Il giallo acceso della facciata spicca nel buio della strada. Prima di entrare si notano subito i cartelli che confermano le opzioni vegane e senza glutine per i takoyaki.
Marco Togni con un berretto arancione scatta un selfie all'interno del ristorante OKO a Osaka, con pareti ricoperte di scr...
Mi scatto una foto in mezzo a un caos visivo che ha il suo fascino. Ogni centimetro di parete è coperto da firme e messaggi lasciati da chi è passato di qui prima di me.

Piatti e prezzi

La specialità sono i takoyaki, e qui il gioco sta tutto nel come sono fatti. Sono a base di soia invece che di farina di grano, quindi senza glutine e con una spinta di proteine in più, e dentro al posto del polpo trovate un ripieno di verdure.

Ecco cosa gira in tavola:

  • Takoyaki: palline morbide a base di soia e okara, con un mix di verdure dentro al posto del polpo, servite con la salsa.
  • Il piatto di takoyaki con salse diverse: ne trovate cinque, dalla classica salsa da takoyaki a una piccante.
  • Kushikatsu: spiedini di verdure fritti in una pastella leggera di ceci, la cosa che vi tornerà più utile ordinare.
  • Il set: kushikatsu con insalata di cavolo rosso e zuppa di miso.
  • Contorni sfiziosi come edamame, tofu e sottaceti.
  • Le bibite, che qui funzionano a self-service (ci arrivo tra poco).

Un avviso onesto, perché è la cosa che cambia di più rispetto a quello che vi aspettate. I takoyaki sono un po’ amidacei, senza il morso masticoso nel mezzo e senza la crosta croccante fuori: l’okara resta molliccia e la pallina non fa mai quel guscio abbrustolito del takoyaki da bancone.

Il sapore è delicato e non vi travolge, tira più sul sano che sul saporito. Se amate il takoyaki di strada, croccante fuori e con il pezzo di polpo dentro, qui parliamo di un’altra cosa e meglio saperlo prima di sedersi.

Il kushikatsu invece secondo me è il vero punto forte: la pastella di ceci è leggera, resta croccante e regge bene anche senza glutine.

Sui prezzi si spende poco. Un piatto di takoyaki sta intorno ai mille yen, il set con kushikatsu, insalata e miso arriva sui duemila, e come forbice a testa siete sui 1.000–2.000 yen a seconda di quanto ordinate.

Per quello che mangiate è economico, e con il set si esce sazi.

Ci torno quando sono dalle parti di Namba e ho voglia dello street food senza pensieri sul glutine: con poco più di mille yen mi tolgo lo sfizio e mi mangio dei kushikatsu che altrove, in versione vegana, non trovo facilmente.

Dove si trova

Il locale si trova nella zona di Shinsaibashi, in pieno centro a Osaka, e se state gironzolando per le luci di Dotonbori e la vita notturna di Namba ci arrivate con quattro passi.

È in una viuzza tranquilla, al piano di sopra rispetto a un altro ristorante, quindi tenete gli occhi aperti perché dalla strada non salta subito all’occhio.

Se dopo un giro tra le bancarelle vi va di staccare dal caos e sedervi un attimo, si incastra bene: siete a due passi ma in un angolo molto più calmo.

L'ingresso colorato del ristorante OKO ad Osaka, con scritte dipinte a mano sulla facciata gialla e una persona al lavoro.
L'ingresso è informale e si ordina direttamente dal bancone affacciato sulla strada. La sfera stroboscopica appesa fuori anticipa lo stile eccentrico di questo locale.
Una donna, chef e proprietaria di OKO, posa con Marco Togni all'interno del ristorante vegano e gluten free ad Osaka.
Scambiare due parole con Shiho, la proprietaria, fa capire la passione dietro al progetto. La sua idea di rivisitare i classici di Osaka in chiave vegetale è un grande successo.

Com’è dentro

Lo spazio è raccolto, pochi posti al piano di sopra, e la prima cosa che notate sono le pareti. Sono ricoperte di messaggi e disegni lasciati dai clienti, colori dappertutto, un’aria un po’ scombinata e allegra.

A cucinare c’è Shiho, che fa tutto da sola, per cui può capitare di aspettare un po’: prendetela come parte del posto, non è una catena e si vede. Anche il servizio è informale allo stesso modo: si ordina al bancone, il piatto ve lo ritirate voi quando è pronto e a fine cena sparecchiate da soli. Detto così sembra strano, ma è proprio quello che permette a una persona sola di reggere tutto il locale, e dopo due minuti ci state dentro anche voi.

C’è anche un dettaglio simpatico sulle bibite: lasciate duecento yen in un cestino al piano terra e avete accesso a tutte le bevande, un prezzo ridicolo per bere quanto volete.

C’è pure un pupazzetto di gomma da schiacciare, e quando lo fate Shiho vi risponde con un grazie: piccole cose che rendono la sosta più calorosa.

Un’ultima nota utile per i celiaci: il senza glutine è segnalato dappertutto sul menu, con l’unica salsa non adatta indicata a parte, quindi ordinate tranquilli.

Marco Togni con berretto rosso scatta un selfie all'interno del ristorante OKO ad Osaka, caratterizzato da pareti piene di...
Aspettando il cibo c'è il tempo per aggiungere la propria firma sul muro. Basta cercare uno spazio libero e farsi prestare un pennarello per lasciare un segno.
Interni colorati del ristorante vegano e gluten free OKO a Osaka, con pareti piene di scritte lasciate dai clienti.
I colori saturi e il lampadario creano un netto contrasto con le sedute. È lo spazio ideale per una cena informale senza doversi preoccupare delle intolleranze alimentari.

Quanto è sicuro per i celiaci

Se siete celiaci la domanda vera è un’altra: quanto potete fidarvi. Qui la cucina è tutta dedicata, non c’è farina di grano nelle pastelle e non c’è frittura condivisa con roba impanata, quindi la contaminazione che vi tiene alla larga dai banchetti di takoyaki qui non è un problema.
Anche il modo di servire va nella stessa direzione, con vassoi monouso e le indicazioni sul menu che dicono chiaramente cosa potete prendere e cosa no. È uno dei pochissimi posti a Osaka dove mangiare takoyaki e kushikatsu senza doverci pensare, e quando viaggiate con la celiachia cambia parecchio.

In breve

Pro:

  • Takoyaki e kushikatsu vegani e senza glutine, difficili da trovare a Osaka
  • Si spende poco, e il set riempie
  • Bibite a volontà per duecento yen e una gestione calorosa

Contro:

  • I takoyaki sono morbidi e amidacei, niente crosta croccante né polpo
  • Cucina una persona sola: se c’è gente si aspetta

Ideale per: vegani e celiaci che vogliono lo street food di Osaka senza rinunce, o chi cerca una pausa tranquilla vicino a Dotonbori.

Atmosfera: pochi posti al piano di sopra, pareti piene di scritte e disegni dei clienti, colorata e informale, con la titolare che cucina in prima persona.

Parete azzurra del ristorante OKO a Osaka coperta di scritte colorate e dediche lasciate dai clienti.
Attorno al termostato inglobato nei disegni spiccano inviti a brindare. Leggere i dettagli di queste dediche è un ottimo passatempo mentre le polpette finiscono di cuocere.
Dettaglio di una parete colorata nel ristorante OKO a Osaka con scritte, un microfono e istruzioni per i clienti.
Tra i tanti messaggi si trovano anche informazioni utili per la clientela. Il codice per il wi-fi è incollato al muro proprio accanto a un bizzarro microfono sospeso.

Conclusione

Quello che vi resta uscendo da OKO non è tanto un piatto, sono le pareti: scritte, disegni e firme lasciate dalla gente passata prima di voi, e Shiho che dai fornelli vi ringrazia quando schiacciate il pupazzetto di gomma. Se ci passate una volta sola, prendete il set con i kushikatsu: la pastella di ceci resta croccante e quel sapore di verdura fritta è la cosa che vi ricorderete.
Due tavoli e una persona ai fornelli, quindi entrate con lo spirito di stare in cucina di qualcuno più che al ristorante. Le palline di soia sono un’altra storia rispetto a quelle dei banchetti, e proprio per questo vale la curiosità di provarle. A Osaka di takoyaki ne trovate a ogni angolo, di posti così ce n’è uno: fermatevi.

Come arrivare

Il locale sta a Higashi-Shinsaibashi, in pieno centro: dalla stazione di Shinsaibashi ci arrivate in cinque minuti scarsi a piedi, lasciando la galleria dello shopping e infilandovi nelle stradine laterali.
Da Dotonbori e da Namba si fa tranquillamente a piedi, una decina di minuti a passo comodo.

Attenzione all'ultimo pezzo: si entra al piano di sopra di un altro ristorante, da una scaletta piena di graffiti che dalla strada passa quasi inosservata.

Informazioni utili

Nome: OKO Takoyaki
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 17:45 alle 23
Consigli utili: Puntate sul kushikatsu di ceci: è la cosa che vi resterà più impressa e in versione vegana non si trova ovunque. E provate a presentarvi appena apre: i posti sono una decina e in cucina c'è una persona sola, quindi a locale pieno l'attesa si allunga parecchio.
Trasporti:
  • Stazione Shinsaibashi (Osaka Metro Midosuji, Nagahori Tsurumi-ryokuchi): circa 5 minuti a piedi
  • Stazione Nagahoribashi (Osaka Metro Sakaisuji, Nagahori Tsurumi-ryokuchi): circa 5 minuti a piedi
  • Da Namba (Osaka Metro, Nankai, Kintetsu) sono circa 10 minuti a piedi
Indirizzo: 1-chōme-15-24 Higashishinsaibashi, Chuo Ward, Osaka, 542-0083, Japan
Sito Internet: OKO Takoyaki
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OKO Takoyaki

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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