
Cosa vedere al Monte Koya
I consigli migliori.

Il Monte Koya è uno dei luoghi più affascinanti del Giappone. Basta lasciarsi alle spalle le luci e i suoni della città per capire perché Kobo Daishi, dodici secoli fa, abbia scelto proprio questo altopiano a sud di Osaka per fondare il suo monastero e la sede del Buddismo Shingon: è a un paio d’ore dalla città, ma sembra un altro pianeta.
Qui vi aspettano oltre cento templi immersi in una foresta di cedri, il grande cimitero dell’Okunoin con il mausoleo di Kobo Daishi e la possibilità di dormire in un tempio, mangiando come i monaci e svegliandovi con le loro preghiere.

I consigli migliori.

Tutti i mezzi.
Sono passati 12 secoli da quando Kobo Daishi giunse qui, ma questo luogo non ha perso il suo fascino mistico e meraviglioso. Gli alberi altissimi e fitti sono come dei vecchi guardiani che proteggono tesori sacri: oltre al complesso di templi ci sono pagode, sale di preghiera, statue buddiste, un memoriale dedicato ai soldati uccisi durante le guerre e un grande cimitero che ospita nomi famosi, tra cui il samurai Toyotomi Hideyoshi. Ormai è come se il tempio fosse un tutt’uno con la foresta e con il monte ed è un luogo in cui l’atmosfera è quasi solenne e trasmette un senso di eternità: gli alberi sembrano custodire una storia millenaria, una di quelle che una volta potevano essere raccontate solo a chi era disposto ad avventurarsi su per la montagna, fino all’altopiano dove sorge il tempio. Oggi ad aiutare i turisti ci sono la funicolare e l’autobus, che in pochi minuti conducono alla vetta, ma sono molti i pellegrini che ancora oggi salgono a piedi tra i pendii della montagna perché il Monte Koya è rimasto prima di tutto una delle mete principali di pellegrinaggio e un centro religioso dedito allo studio del Buddismo. Se in origine qui c’era solo un monastero, oggi c’è una cittadina con un’università dedicata allo studio del Buddismo e 120 templi, molti dei quali mettono anche a disposizione degli alloggi per i pellegrini e i turisti. Per chi si vuole fermare a pernottare qui, dunque, è bene sapere che non ci sono hotel, ma si dorme solo in camere all’interno dei monasteri, si mangia ciò che mangiano i monaci, ovvero cibo vegetariano, e ci si alza presto al mattino. Un’esperienza di sicuro molto particolare ma che oggi suscita l’interesse di tante persone che desiderano anche solo per un giorno sfuggire ai rumori e ai ritmi della città.
Il Monte Koya è una destinazione perfetta in ogni periodo dell’anno proprio perché la sua cornice naturale offre spettacoli meravigliosi in ogni stagione. Quella preferita dai turisti è la primavera, quando i ciliegi della regione fioriscono e inondano questo luogo con il loro romantico colore rosa pallido. L’altitudine fa sì che la fioritura avvenga in momenti diversi: in cima al monte, infatti, la temperatura resta sempre più fredda di cinque o sei gradi rispetto alla valle e questo significa che i fiori sbocciano con un paio di settimane di ritardo, ma generalmente i primi ciliegi in fiore si possono vedere tra la fine di aprile e i primi di maggio. Con l’avvicinarsi dell’estate i fiori dei ciliegi lasciano spazio ai bellissimi rododendri, che ravvivano la montagna, accogliendo così i numerosi visitatori di questa stagione, tra cui ci sono anche tanti gruppi di studenti delle scuole giapponesi, che approfittano del periodo di vacanza scolastica per visitare il Monte Koya. In particolare i mesi di luglio e agosto rappresentano l’alta stagione per questa località e quindi troverete l’atmosfera più animata; agli studenti si uniscono anche i turisti stranieri e i giapponesi in fuga dal caldo: poiché sul monte è più fresco, sono in tanti a cercare rifugio qui nei mesi estivi. L’autunno arriva un po’ in anticipo e già dalla metà di agosto si avverte un calo delle temperature e si inizia ad assistere ad un lento cambiamento del paesaggio: i colori si fanno sempre più caldi e ad ottobre i sentieri sono già ricoperti di fogliame. Questo è uno dei periodi preferiti dai fotografi. Già a novembre si assiste alle prime nevicate, ma bisogna attendere fino alla metà di dicembre per ammirare il Monte Koya avvolto in una candida coltre di neve: il panorama è davvero fiabesco e questo periodo, che dura fino a metà febbraio, è l’ideale per chi ama i paesaggi innevati di montagna e per chi è in cerca di tranquillità perché la cittadina è immersa in un silenzio magico.
Se ne avete la possibilità vi consiglio di soggiornare sul Monte Koya almeno una notte, non solo perché il viaggio da Osaka richiede circa due ore e quindi fare il viaggio in giornata potrebbe essere faticoso, ma anche perché dormire in questo luogo è una parte fondamentale che arricchisce l’esperienza. Sin dalla fondazione, questo luogo è abituato ad accogliere pellegrini e visitatori quindi anche se si alloggia presso i monasteri, le camere sono arredate in maniera essenziale e in stile tradizionale, ma comunque piuttosto ampie e graziose. La sera si cena presto, con i vassoi laccati portati in camera o serviti in una sala comune, e si dorme sul futon steso sui tatami, dietro porte scorrevoli di carta che lasciano passare ogni rumore. I bagni sono quasi sempre in comune e in stile giapponese, perché nelle camere raramente ne trovate uno privato.
Al mattino sono i monaci a chiamare gli ospiti per la funzione nella sala principale, e in diversi templi si prosegue con il goma, il rito del fuoco in cui le tavolette di legno con le preghiere finiscono tra le fiamme.
Intorno all’anno 800 il monaco buddista Kukai, che venne conosciuto in seguito anche come Kobo Daishi, dopo aver studiato a lungo tra Cina e Giappone, ottenne dall’imperatore Saga il permesso di costruire un monastero sul Koyasan (monte Koya) per poter praticare e insegnare il Buddismo Esoterico. Così, aiutato dai suoi seguaci, iniziò la costruzione di quella che sarebbe diventata poi la sede della dottrina Shingon.
Da quel momento il complesso ha cominciato ad ampliarsi e ad acquisire maggiore importanza, diventando con gli anni uno dei centri di riferimento per la pratica e lo studio del Buddismo Shingon. Nel 2004 il complesso del monte Koya è stato inserito tra i luoghi considerati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Per più di mille anni il Monte Koya è stato vietato alle donne: potevano arrivare fino alle porte del recinto sacro, ma non entrare. Per accoglierle furono costruite sette sale, le nyonindo, una per ciascuno degli antichi ingressi della montagna, dove le pellegrine pregavano e passavano la notte.
Il divieto è caduto nel 1872 e delle sette sale ne è rimasta in piedi una sola, quella dell’ingresso di Fudozaka, sulla strada che scende verso il paese: è un edificio piccolo e defilato che quasi nessuno visita, ma è forse il posto che racconta meglio la storia di Koyasan. Da lì parte ancora il Nyonin Michi, il sentiero che le donne percorrevano girando attorno al monte di ingresso in ingresso: oggi è un anello sulle cime che si fa in una giornata, con una vista dall’alto sui tetti dei templi che dal paese non immaginereste.
Se volete arrivare come facevano i pellegrini di un tempo, la strada storica esiste ancora e si chiama Choishimichi: parte dal tempio Jison-in, a Kudoyama, e sale fino al portale Daimon per poi entrare nel Garan. Sono poco più di venti chilometri e sette o otto ore di cammino, con un dislivello che si fa sentire soprattutto nella prima parte.
Il nome viene dai 180 pilastri di pietra che scandiscono il percorso, uno ogni 109 metri: sono lì dal Medioevo e funzionano ancora oggi da contachilometri, perché ognuno riporta quanto manca all’arrivo. È un sentiero ben segnalato e si cammina quasi sempre nel bosco, quindi non serve essere escursionisti esperti, ma servono scarpe adatte e una partenza al mattino: gli ultimi tratti al buio non sono piacevoli.
Chi non se la sente di farlo tutto può percorrerne solo l’ultima parte, da Yatate in su, e arrivare comunque a piedi al Daimon.
Il Monte Koya è veramente ricchissimo di edifici e luoghi che meritano di essere visitati, ma il principale è senza dubbio il Kongobu-ji, tempio principale del Buddismo Shingon, costruito nel 1593 da Toyotomi Hideyoshi e diventato poi il cuore amministrativo di tutto il complesso; qui potete ammirare dipinti e oggetti religiosi oltre che un bellissimo giardino roccioso, uno dei più grandi del Giappone. Il recinto di templi che rappresenta il cuore di Koyasan viene chiamato Danjo Garan e ospita numerosi edifici, tra cui spicca il Konpon Daito, una struttura a pagoda di colore bianco e arancione che ospita una grande statua di Buddha e rappresenta il punto centrale del mandala, una sorta di essenza o centro dell’universo. È poi possibile visitare la sala principale del Monte Koya, il Kondo, che si trova proprio all’interno del Danjo Garan, e il mausoleo di Kobo Daishi (Okunoin), circondato da un vasto cimitero, il più grande del Giappone e raggiungibile tramite un sentiero che attraversa la meravigliosa foresta di cedri.
Per i fedeli Kobo Daishi non è morto: dall’835 riposa nel suo mausoleo in meditazione eterna, in attesa del Buddha del futuro. Non è una sfumatura da poco, perché spiega tutto quello che vedete intorno: le oltre 200.000 tombe che fiancheggiano il sentiero appartengono a persone che hanno voluto riposare accanto a lui, dai samurai più famosi fino ai monumenti fatti erigere dalle aziende giapponesi.
Ogni giorno i monaci portano due pasti al mausoleo, con una piccola processione che potete vedere passare sul sentiero: è uno dei riti più antichi e ininterrotti del Giappone. Davanti al mausoleo si trova il Torodo, la sala delle lanterne, dove ne ardono più di diecimila donate dai fedeli, alcune accese da secoli.
Superato il ponte Gobyobashi, l’ultimo prima del mausoleo, si entra nell’area più sacra: qui non si fotografa, non si mangia e non si beve, e la consuetudine vuole un piccolo inchino prima di attraversare.
In questa suggestiva cornice per chi desidera avvicinarsi e conoscere meglio il Buddismo, sono disponibili diverse attività e cerimonie a cui si può prendere parte.
Ad esempio chi lo desidera può assistere ad una cerimonia religiosa buddista, che si svolge ogni mattina in tutti i templi, solitamente a partire dalle 6:00. In questa occasione i monaci intoneranno le preghiere nella sala principale dei vari edifici religiosi.
Presso il centro Daishi Kyokai è possibile invece provare la scrittura dei sutra. Il testo più importante per il Buddismo Shingon è il Sutra Hannya-Shingyo, conosciuto in italiano come il Sutra del Cuore (il termine shin significa appunto cuore). La pratica di ricopiare a mano le scritture è considerata un rituale “di guarigione” molto importante per il Buddismo, perché si ritiene che durante questa procedura tutti i dolori e i problemi vengono spazzati via e si guarisce sia nel corpo che nella mente.
Un’altra via di “guarigione” è l’Ajikan, una meditazione tipica del Buddismo Shingon che i visitatori possono provare presso alcuni templi.
In determinate date dell’anno è possibile anche prendere parte ad un rituale chiamato Kechien Kanjo, che punta a stabilire un legame con il Buddha. Questo rito comincia con la recitazione di una preghiera da parte dei monaci presenti; il partecipante viene poi bendato e gli viene dato un fiore da tenere tra le mani. Viene poi guidato fino a che non si ritrova al centro di un mandala dove sono dipinti vari Buddha e a quel punto deve lasciar cadere il fiore sul mandala. Il Buddha su cui ricade il fiore è quello con cui la persona sancisce un legame. Al termine di questo rituale uno dei monaci verserà dell’acqua sul partecipante, in una sorta di cerimonia di purificazione che mira ad alleviare le sofferenze e far “ritrovare il cammino” a chi si sente smarrito.
Chi desidera alloggiare presso il tempio dovrà necessariamente adattarsi al regime alimentare del Buddismo, che proibisce di mangiare la carne. Le specialità che vengono proposte sono quindi molto delicate e genuine, e vengono preparate con ingredienti stagionali seguendo la “regola del cinque”: cinque sapori, cinque metodi di cottura e cinque colori. Anche se amate la carne e magari avrete un po’ di difficoltà ad adattarvi a questi nuovi sapori, vi consiglio di provare questa cucina, disponibile presso tutti i templi, che include specialità come il Goma-dofu (un tofu al sesamo) e il Koya-dofu (un tofu essiccato surgelato), ricchissime di proteine. In alcuni piatti vengono aggiunte anche delle piante ed erbe commestibili che crescono spontaneamente nella regione e donano ai piatti un sapore unico e particolare.
Alcune specialità gastronomiche vengono anche preparate e confezionate per essere acquistate come souvenir o snack da mangiare in viaggio. Oltre a queste, presso il tempio è possibile acquistare altri articoli da regalo, tra cui dei portafortuna, dei rosari o delle tavolette di legno su cui scrivere i sutra.
Da Osaka si parte dalla stazione di Namba con la linea Nankai Koya: il limited express Koya arriva a Gokurakubashi in circa 80 minuti, mentre con i treni express si cambia a Hashimoto e ci vogliono due ore scarse in tutto.
A Gokurakubashi si prosegue con la funicolare, cinque minuti fino alla stazione di Koyasan, e da lì si prende l'autobus perché lungo quella strada non si può camminare: dieci minuti e siete a Senjuinbashi, nel cuore del paese.
Da Kyoto e da Nara conviene passare da Osaka Namba, oppure raggiungere Hashimoto con i treni JR e salire lì sulla Nankai. Una volta in paese ci si muove a piedi o con gli autobus locali.
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Monte Koya
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).