Insieme al Mori Art Museum e al Suntory Museum of Art, il National Art Center forma il cosiddetto “triangolo dell’arte di Roppongi”. In questa zona, che sta emergendo sempre di più, diventando uno dei principali centri culturali di Tokyo, il National Art Center s’innalza verso il cielo impressionando i visitatori con le sue dimensioni imponenti: occupando un’area di 30.000 mq e sviluppandosi su cinque piani, di cui uno sotterraneo, questo museo offre al suo interno sette gallerie di varie dimensioni che ospitano tantissime mostre durante tutto l’anno. Si tratta di uno degli spazi espositivi più ampi del Giappone e vanta un ricco calendario di esposizioni temporanee che riscuotono sempre un grande successo, attirando migliaia di persone tra cui appassionati d’arte, artisti e grandi critici.
La parola museo non è forse adatta a definire questo luogo, la cui filosofia si basa più che altro su una visione “dinamica” dell’arte: il National Art Center viene spesso definito come “un museo vuoto” proprio perché non dispone di una collezione permanente e nemmeno di un curatore; questo edificio mette a disposizione i propri spazi solamente per esposizioni temporanee, alcune delle quali sono organizzate direttamente dal National Art Center, mentre altre vengono sponsorizzate e coordinate da istituti d’arte e associazioni private.
Questo centro culturale punta anche a promuovere l’arte attraverso diverse attività educative, come seminari, conferenze e laboratori artistici, e programmi di tirocinio e volontariato rivolti ai giovani, i quali possono così osservare più da vicino le attività del museo. Così facendo non solo si offrono dei mezzi per avvicinare le persone all’arte, ma la stessa arte viene vissuta in maniera più attiva: non ci si limita più ad una semplice contemplazione delle opere, ma è possibile partecipare alle discussioni, interagire con i grandi artisti e gli appassionati d’arte, esprimere le proprie opinioni e la propria creatività. E il National Art Center rappresenta il luogo in cui tutto questo è possibile.
Oltre ad una funzione educativa, questo centro si occupa anche di informazione: nella biblioteca del museo è possibile consultare volumi e saggi dedicati all’arte moderna e contemporanea, informarsi sulle mostre in programma in Giappone e curiosare fra documenti e cataloghi inerenti alle passate esposizioni svoltesi nel paese.
Vale la pena visitare il National Art Center anche solo per ammirare l’edificio dall’esterno. Progettato dal grande architetto Kurokawa, questa struttura unisce elementi futuristici e tecnologici a dettagli ispirati alla tradizione e all’arte. Tutt’intorno all’edificio è un susseguirsi di isole verdi ornate da alberi e piante che creano l’ambiente ideale per riposarsi tra una mostra e l’altra. Ammirando il National Art Center da fuori, i suoi esterni in vetro potrebbero dare l’impressione di un edificio anonimo, un classico grattacielo, ma è qui che l’architetto ha dato sfoggio della sua abilità, creando una facciata frontale ondulata, un’idea che può dare vita a diverse interpretazioni: l’ondulazione può raffigurare la dinamicità dell’arte, vista come un “mare” in perenne movimento ed evoluzione, ma allo stesso tempo può essere paragonata al sipario di un teatro che, una volta aperto, conduce nel magico mondo dell’arte. La curiosità è che la sagoma di questo edificio si riflette sulla struttura che si trova di fronte, al cui interno è collocata la libreria: quasi a simboleggiare una forte connessione tra i due edifici. All’interno si accede all’atrio passando attraverso un cono di vetro e acciaio, illuminato su tutta la sua circonferenza da una miriade di lucine: sembra quasi un’astronave pronta al decollo (ovviamente diretta verso il pianeta dell’arte!).
Le varie gallerie sono separate l’una dall’altra da dei divisori che possono essere spostati o rimossi per creare sale più grandi o più piccole a seconda dell’evento. Ciò che si nota immediatamente quando si visita questo edificio è che niente è lasciato al caso: le pareti in vetro permettono alla luce di entrare inondando gli ambienti interni, mentre i muri e il design interno in legno creano un’atmosfera rilassante, l’ideale quando si visita una mostra. Oltre alle sette gallerie, è disponibile anche uno spazio espositivo all’aperto utilizzato per piccole mostre durante i mesi più caldi; ci sono inoltre un auditorium, un negozietto e un giardino realizzato sul tetto dell’edificio dove potete fare una pausa immersi nel verde e godervi una meravigliosa vista sulla città.
Se siete affamati potete fare uno spuntino in uno dei bar o nel ristorante del museo. Il ristorante (Brasserie Paul Bocuse Le Musee) delizia i propri ospiti con i sapori delicati della cucina francese, mentre le tre caffetterie, di cui una è situata al piano terra mentre le altre si trovano ai piani rialzati e sono affacciate sull’esterno, sono la scelta ideale per un pasto leggero o un tè pomeridiano accompagnato dagli squisiti dessert fatti in casa.
La stazione metro più vicina al National Art Center è Nogizaka, raggiungibile sulla linea Chiyoda. Ma ci potete arrivare in pochi minuti a piedi dalla stazione di Roppongi.
Informazioni utili
Nome: National Art center Tokyo
Orario: Lunedì: dalle 10 alle 18; Martedì: chiuso; Mercoledì - Giovedì: dalle 10 alle 18; Venerdì - Sabato: dalle 10 alle 20; Domenica: dalle 10 alle 18
Costo a persona: ingresso gratuito
Durata visita: Vi suggerisco 1 ora per ammirare l'architettura dell'atrio; dedicateci almeno 3 ore se intendete visitare le mostre temporanee e le gallerie interne.
Indirizzo: 7-chōme-22-2 Roppongi, Minato City, Tokyo 106-8558, Japan
La grande parete a onde in vetro e acciaio inonda l'atrio di luce naturale. Sulla piattaforma semicircolare sospesa in alto trovate uno dei ristoranti del complesso.
Il pavimento orizzontale fa percepire ancora di più l'altezza spropositata dell'edificio. Il legno scuro e lucido si sposa bene con i toni candidi delle lunghe travi d'acciaio.
L'enorme imbuto rovesciato di cemento accoglie un bar proprio sulla sua sommità piana. Le ringhiere trasparenti evitano cadute senza isolare i commensali dal resto dello spazio.
La facciata a onde vista dal piazzale esterno, protetto da una pensilina conica. I percorsi pedonali adiacenti offrono ottimi spazi per prendere una boccata d'aria.
Osservando il museo dall'alto si nota la geometria curva della struttura che spezza la monotona linearità dei palazzi residenziali circostanti nel quartiere.
L'assenza di pilastri centrali ingombranti garantisce una visuale pulita. Approfittate dei tavolini nell'atrio per riposare le gambe tra una mostra fotografica e l'altra.
Nelle belle giornate la luce getta lunghe ombre oblique sulle superfici grezze. Usate i lunghi perimetri sospesi per scavalcare rapidamente la folla concentrata al livello zero.
Guardando sotto si nota subito l'assoluto rigore dell'edificio. Il grande blocco interno funge da rotonda pedonale invisibile per deviare dolcemente la marea di gente in transito.
Le giunture metalliche e le spesse vetrate frangono l'eccesso di luce esterna. È un trucco per non danneggiare i pigmenti delle opere in mostra senza dover murare le intere pareti.
L'ascensore a colonna vi sbarca dritti dentro la zona ristoro sospesa. È la soluzione che vi raccomando per muovervi con passeggini o per risparmiarvi faticose rampe pedonali.
Le scale mobili salgono affiancando la curvatura del soffitto scuro. Il tragitto lento permette di studiare l'intelaiatura geometrica della vetrata e scattare ottime foto.
La base dei grandi coni in calcestruzzo accoglie l'area ristoro principale. I tavoli si riempiono in fretta all'ora di pranzo, vi conviene cercare un posto libero in anticipo.
Questo vistoso elemento scarlatto sotto al tetto è l'unica concessione al colore in mezzo ai grigi. I faretti sul bordo fanno risaltare i materiali appena la luce del giorno sparisce.
La pavimentazione in pietra del giardino fa il verso al bordo della vetrata perimetrale. In inverno i forti riflessi sulle pareti a specchio vi tengono caldi camminando verso l'entrata.
L'accostamento tra il legno caldo delle pareti e il metallo lucido delle scale mobili è ovunque. I grandi pilastri grigi scaricano il peso dei massicci piani superiori.
Le lunghe balconate con parapetto trasparente si affacciano sull'immenso atrio. Camminarci sopra restituisce l'esatta percezione dei volumi aperti progettati da Kisho Kurokawa.
La facciata a onda stacca forte col soffitto verniciato di scuro. Gli ingombri al piano terra sono volutamente minimi per agevolare un rapido e facile deflusso del pubblico.
I cartelli stradali circostanti hanno comode indicazioni in inglese. Vi basta individuare il piccolo tempio rosso del logo per orizzontarvi subito agli incroci più trafficati.
Sedersi sulle sedute in cuoio laterali è un rito per molti residenti muniti di quotidiano. La luminosità dell'edificio aiuta molto la vista di chi trascorre qui le proprie pause.
I bassi elementi in listelli fungono sia da panchine sia da barriere. Sfruttate l'onnipresente segnaletica grafica bilingue a soffitto per raggiungere l'esposizione corretta.
La spietata geometria delle balaustre fa percepire i visitatori sottostanti come vere formiche. Le vetrate in Giappone sono costantemente lucidate in un ciclo di lavoro continuo.
Andate diretti verso il bancone informazioni chiaro per recuperare un prospetto. Nelle sale sconfinate di questo polo culturale una pratica cartina tascabile salva sempre le gambe.
Una lunga passerella rettilinea in quota taglia a metà lo spazio. Camminando a questa altezza capirete velocemente come le sezioni d'arte contemporanea comunicano tra di loro.
Le fitte disposizioni di panche seguono rigorosamente la curvatura della facciata in acciaio. Sono salvifiche per riprendere fiato dopo un percorso museale di due ore passate in piedi.
L'intersezione inclinata smista rapidamente le persone tra i settori del complesso. Ricordate di tenere la fila a sinistra sui nastri per lasciar scorrere chi vuole salire camminando.
I corridoi tecnici a grata in alto servono in via esclusiva allo staff di manutenzione. Dal basso generano curiosi intrecci di ombre geometriche sui tavoli rotondi dell'atrio.
Sulle passerelle noterete la vera pelle materica della struttura. Le robuste colonne in malta a vista sorreggono lo scheletro in metallo senza opprimere il rivestimento legnoso.
La fitta parete a listelli nasconde intelligentemente le aree per il personale. Alzando lo sguardo notate subito le targhe di segnaletica nere dirette alle sale temporanee.
I nastri in salita tagliano in obliquo l'aria sopra la spessa parete a maglie chiuse. Col sole a picco munitevi di occhiali da sole perché i bagliori dal basso diventano accecanti.
Uscendo nel parchetto cercate questi solidi segnali in alluminio spazzolato. La freccia stampata in bianco evidenzia comodamente i passaggi pedonali e le stazioni dei treni sotterranei.
Proprio ai piedi dei massicci blocchi in calcestruzzo c'è la caffetteria centrale. Comprate un caffè qui e consultate i pieghevoli di carta per programmare la prossima mossa.
Visti in pianta, i tavoli bianchi punteggiano ordinatamente il pavimento in legno chiaro. Lo spazio è talmente ampio che il vociare dei gruppi resta sorprendentemente ovattato.
Il vano ascensore con gabbia trasparente lascia a vista l'intera meccanica. L'intreccio tecnico scuro del soffitto contrasta magnificamente con la neutralità del cemento.
I corridoi laterali permettono di spostarsi evitando le grosse masse in transito. I piccoli dischi nel pavimento celano la strumentazione indispensabile al ricircolo dell'aria.
In prospettiva la spessa corazza di lamine si piega come un leggero foglio d'alluminio. Il muretto metallico al livello terra è la scusa utile per tenere la gente lontana dalle aiuole.
Le planimetrie su vetro stampato sono inserite furbamente vicino alle trombe delle scale. Il colore guida velocemente l'occhio al vostro piano senza appesantire la parete del disimpegno.
Un sobrio cartello sul prato identifica la struttura dall'esterno. L'erba tenuta corta e i rami spogli si sposano con l'austerità della gigantesca vetrata sul retro.
Le uniformi liceali sono molto frequenti nelle sale di Roppongi. Portare i ragazzi in gita qui è la prassi delle accademie locali per promuovere la comprensione dell'estetica.
La spessa intercapedine termica all'ingresso taglia fuori il brusco freddo metropolitano. Strofinate bene le suole sugli ampi tappeti per salvaguardare il pregevole parquet dell'atrio.
Il wi-fi pubblico copre tutta l'estensione, inclusi gli angoli accanto alle colonne lisce. Una piccola sosta col telefono in mano è utilissima per gestire le prenotazioni della serata.
I coperti lassù richiedono solitamente ordinazioni più lente e strutturate. Valutate se accomodarvi sulle poltroncine di stoffa se volete consumare un pasto in piena calma.
Il piano superiore ospita il rinomato ristorante Paul Bocuse. L'ordinata fila di sedie sagomate permette ai clienti in attesa di mettersi comodi prima che si liberi un tavolo.
Pranzare sulla piattaforma rialzata è piacevole ma richiede tempo. I camerieri sono veloci ma l'ambiente curato merita una sosta tranquilla, non adatta se andate di fretta.
L'arredo è di pregio, perfetto per abbinarsi all'anima cruda dell'involucro. Riposare vicini ai parapetti rinforzati vi permette di isolarvi facilmente con i tablet in tutta comodità.
Il soffitto verniciato ingoia la fastidiosa eco delle voci provenienti dalla reception. Aggrappatevi al rullo delle scale che trasporta le persone dritte verso i controlli dei biglietti.
La retroilluminazione sulla parete curva in legno rende l'edificio meno pesante. Qui non compaiono cartelli invadenti, domina unicamente il pulito rigore dell'arredo neutro.
La tettoia circolare ripara dalle intemperie in attesa dell'apertura porte. Da questo piazzale incorniciate visivamente i moderni complessi commerciali del quartiere attiguo.
Le eleganti panche del museo non sono riempitivi ma storici elementi di arredo. Sulle targhe in vetro potete approfondire l'origine del famoso modello firmato Poul Kjærholm.
Addetti in rigorosa divisa mantengono i piani calpestabili talmente lucidi da poterci scivolare. Non abbiate timore di posare maglie o giacche sulle poltrone, è tutto immacolato.
L'area ristoro dall'alto mostra il totale ordine formale di questo paese. Usate gli ampi vassoi messi a disposizione per consumare i brodi caldi evitando di macchiare i legni.
I menù all'ingresso riportano l'elenco delle consumazioni ben in vista. Leggeteli con calma per decidere cosa provare senza intralciare inutilmente le casse ai banchi ordini.
I tavoli dell'area ristoro vengono sistemati in continuazione dai dipendenti. La comoda gestione a vassoi aiuta a consumare un pasto frugale in poco tempo se andate di fretta.
La scacchiera di sedie sfrutta intelligentemente l'area vuota. Anche durante i periodi di forte afflusso troverete quasi di sicuro una postazione libera dove scaricare i pesi.
Le panche distanti dalla calca sono un rifugio eccellente per la lettura. Gli alti infissi spessi schermano la facciata per non far filtrare i forti suoni del vicino traffico.
Poco prima della chiusura il traffico in discesa viene convogliato massicciamente alle porte di uscita. Riscattate prima gli zaini per battere sul tempo la grossa fiumana di folla.
Osservando il parquet sgombro da un livello alto avvertite di colpo lo spazio vuoto lasciato dalle opere d'arte. Nascondete la giacca nel vano armadietti e muovetevi a mani libere.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).