A 417 metriSannenzaka e NinenzakaA 417 metri
Due strade tradizionali.

Situato a metà strada tra il monte Otowa e la parte orientale della città di Kyoto, il Kiyomizudera è un tempio storico che risale all’8° secolo, prima ancora che Kyoto diventasse la capitale del Giappone.
Il tempio di Kiyomizudera è una delle mete da non perdere se si visita la città di Kyoto. Dal 1994 è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO, mentre nel 2007, è stato nominato tra i possibili monumenti da inserire tra le Nuove Sette Meraviglie del Mondo, pur non ottenendo il riconoscimento.
Uno dei templi più famosi di tutto Giappone, il Kiyomizudera è oggi il tempio principale della scuola buddista Kita-Hosso, nata da una costola della storica setta Hosso.
Nonostante sia stato fondato verso la fine dell’8° secolo, l’attuale complesso risale però al 1633, realizzato per volere dello shogun Tokugawa Iemitsu nel primo periodo Edo (1631-1633). Il nome deriva dalla cascata che scorre all’interno del complesso: Kiyomizu significa infatti “acqua chiara” o “acqua pura”.
Una curiosità: l’espressione “saltare dalla veranda a Kiyomizu” è l’equivalente giapponese dell’espressione “fare il grande passo” e si riferisce ad una tradizione del periodo Edo secondo cui chi avesse saltato con successo dalla veranda del tempio, avrebbe avuto il privilegio di veder esaudito il proprio desiderio, ma visto l’alto numero di incidenti verificatisi durante questi salti, la pratica è stata proibita.
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Dalla stazione di Kyoto il modo più semplice è il bus 206: si scende a Gojozaka oppure a Kiyomizu-michi e da lì restano una decina di minuti a piedi, tutti in salita lungo la via dei negozi che porta al cancello del tempio.
Sulla stessa tratta corrono anche i bus turistici EX100 ed EX101, più veloci ma con tariffa a parte.
Se siete a Gion o a Kawaramachi conviene arrivarci a piedi: dalla stazione Keihan di Gion-Shijo sono circa 25 minuti passando per Ninenzaka e Sannenzaka, ed è il modo più bello di avvicinarsi al tempio.
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Tempio Kiyomizu-dera
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La sala principale è dedicata a Kannon, la dea buddista della compassione, ed è dotata di una grande veranda, sostenuta da ben 139 alti pilastri posti a strapiombo sul fianco della collina: da qui si gode di una vista spettacolare sulla città. La veranda è stata realizzata utilizzando un metodo speciale: gli alti pilastri sono stati assemblati senza utilizzare nemmeno un chiodo e il pavimento è stato installato utilizzando oltre 410 tavole di cipresso. Le ampie sale sono state concepite per accogliere numerosi pellegrini.
Sotto alla sala principale si trova la cascata Otowa, composta da tre canali d’acqua che confluiscono in uno stagno. Ai visitatori è concesso bere l’acqua, che si ritiene abbia la proprietà di esaudire i desideri: ad ognuno dei corsi d’acqua è associata una virtù, rispettivamente salute, longevità e saggezza. Tradizionalmente, si dovrebbe scegliere solo due di essi: essere troppo avidi e bere da tutti e tre può portare sfortuna.
Il complesso del tempio comprende diversi altri santuari, tra cui il santuario Jishu, dedicato alla divinità Okuninushi, famoso per le cosiddette “pietre dell’amore”: due massi posti a una decina di metri l’uno dall’altro, che secondo la leggenda vanno raggiunti camminando a occhi chiusi per avere fortuna in amore, e se ci si fa guidare da qualcuno vuol dire che per trovare l’amore servirà un intermediario. Il santuario è però chiuso per lavori di restauro e non è stata annunciata una data di riapertura.
L’architettura del Kiyomizudera è stata successivamente presa come esempio per la realizzazione di altri templi in tutto il Giappone.
Il Kiyomizudera sorge in posizione strategica, adagiato su una ripida collina nella parte orientale di Kyoto. La stradina che conduce al complesso è costeggiata da negozi di souvenir, ristoranti e ryokan, le tipiche locande in stile giapponese.
I giardini del tempio ospitano padiglioni all’aperto dove è possibile sostare per bere o mangiare e dove numerosi venditori ambulanti vendono talismani e incenso.
Il complesso vanta infine molti altri elementi degni di nota, come ad esempio il cancello di Deva, la Porta Ovest, una pagoda a tre piani e la torre campanaria.
La bellezza del Kiyomizudera è arricchita dalla presenza degli alberi di ciliegio e da una bellissima vegetazione che prende diverse sfumature di colore a seconda della stagione.
Poco dopo il cancello Nio, sulla sinistra prima di arrivare alla sala principale, c’è una piccola sala che quasi tutti superano senza notarla: la Zuigudo. Al suo interno si fa il tainai-meguri, letteralmente il “giro nel ventre materno”.
Si scendono pochi gradini tenendo con la mano un corrimano fatto di grossi grani di preghiera e ci si ritrova nel buio totale: non è una penombra, è proprio il nero assoluto, e per un pezzo l’unico riferimento sono i grani sotto le dita. In fondo al percorso compare una pietra illuminata da una luce fioca, incisa con il carattere sanscrito della bodhisattva Daizuigu: la si fa girare esprimendo un desiderio, poi si risale alla luce, simbolicamente rinati.
Il biglietto si paga a parte all’ingresso della sala e il giro dura pochi minuti: se c’è fila, scorre in fretta.
Figlio di Tokugawa Hidetada, fu il terzo shogun dello shogunato Tokugawa. A lui si deve la costruzione dell’attuale complesso di Kiyomizu-dera.
Nel 1623 il padre abdicò in favore di Iemitsu pur continuando ad esercitare numerosi poteri e lasciando al figlio una carica solo nominale. Nel 1627 Iemitsu si recò con il padre in visita alla sorella Masako, che nel 1620 aveva sposato l’imperatore Go-Mizunoo: il fidanzamento aveva già incontrato una profonda crisi quando era venuta alla luce una precedente relazione di Go-Mizunoo con una principessa imperiale. Durante la visita degli shogun si verificò quello che è stato poi ribattezzato come lo “scandalo della veste viola”. La “veste viola” era un indumento onorifico che gli imperatori concedevano ad esponenti particolarmente in vista del clero buddista, ma il governo degli shogun aveva vietato ulteriori concessioni per due anni, allo scopo di limitare la relazione tra la corte imperiale e la comunità buddista. Proprio nel periodo della visita di Iemitsu e Hidetada, l’imperatore aveva concesso il privilegio della veste ad oltre dieci monaci, senza tuttavia voler sfidare il governo degli shogun, che invece reagì con violenza, pretendendo le scuse dell’imperatore. Durante l’incontro, Iemitsu violò uno storico tabù, introducendo a corte la propria bambinaia, che non apparteneva all’aristocrazia. In seguito a questa umiliazione l’imperatore abdicò in favore della figlia avuta da Masako (e dunque nipote di Iemitsu) che divenne così l’Imperatrice Meisho e i due shogun finirono per essere strettamente imparentati con l’imperatrice regnante.
Nel 1633, un anno dopo la morte del padre, l’autorità di Iemitsu divenne finalmente indiscussa.
Tra il 1637 e il 1638 una rivolta popolare scoppiò vicino a Nagasaki, a causa delle politiche repressive dello shogunato nei confronti del Cristianesimo, che nell’area contava già numerosi adepti. La rivolta fu animata principalmente dai contadini, ma venne soppressa nel sangue. Nel 1641 Iemitsu varò il cosiddetto decreto “sakoku”, con il quale proibì ogni forma di contatto tra la popolazione giapponese e gli stranieri, ad eccezione del porto di Nagasaki, dove transitavano le merci olandesi, e del regno di Ryu Kyu, dove entravano le merci cinesi.
Con il termine Hosso si indica una scuola buddista originaria della Cina, dove è nota con il nome di Weishi-Zong o Faxiang-Zong.
La dottrina alla base di questa scuola di pensiero si basa sulla convinzione che la nostra comprensione della realtà avvenga all’interno della nostra mente, piuttosto che attraverso un’esperienza empirica reale.
La mente distorce la realtà e la proietta come la realtà stessa, ed è inoltre suddivisa in Otto Coscienze e Quattro aspetti della cognizione che producono quello che noi consideriamo come realtà.
La scuola Hosso è la versione giapponese della scuola cinese Faxiang. Il pellegrino giapponese Dosho, partito per la Cina nel 653 per studiare con il maestro Xuanzang, al suo ritorno ne portò in patria gli insegnamenti, trasferendoli nel monastero Gango-ji , costruito nel 588 e considerato il primo tempio buddhista di tutto il Giappone. Nel 716 il monaco Genbo si recò in pellegrinaggio in Cina per approfondire gli studi della scuola Faxiang e rientrato in Giappone nel 735 avviò una scuola nel tempio Kofuku-ji a Nara. Dopo un periodo di splendore, la scuola Hosso iniziò un progressivo declino fino a scontrarsi con la scuola Tendai.
Durante il periodo Meiji, la setta Hosso era proprietaria di diversi templi celebri, tra cui Horyu-ji e Kiyomizudera . Tuttavia, dal momento che la setta aveva cessato gli studi del buddismo già tempo prima, i vertici Hosso non erano propensi a devolvere alla setta parte degli introiti legati al pellegrinaggio ai templi.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, i proprietari di questi templi popolari si staccarono dalla setta Hosso, rispettivamente nel 1950 e nel 1965.
La scuola esiste tutt’oggi ed è considerata particolarmente erudita.
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Tre volte l’anno il Kiyomizudera resta aperto anche dopo il tramonto: in primavera con i ciliegi in fiore, a metà agosto durante l’Obon e in autunno quando gli aceri diventano rossi.
Il segnale si vede da mezza Kyoto: un fascio di luce azzurra parte dal tempio e taglia il cielo verso la città, a simboleggiare la compassione di Kannon. Dal palco illuminato la collina si accende sotto di voi e in fondo restano le luci della città: è tutta un’altra visita rispetto a quella diurna.
Tenete presente che l’apertura serale è separata da quella diurna: nel tardo pomeriggio il tempio si svuota e per la sera serve un nuovo biglietto.
Tempio Kiyomizu-dera - lì vicino trovate:
A 417 metriDue strade tradizionali.
A 744 metriRende omaggio a Toyotomi Hideyoshi.
A 869 metriSala da tè con dolci tradizionali.
Catena con sushi ottimo.
Ottimo parco.
A 1120 metriTeatro tradizionale.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).