A 556 metriTempio Ryoan-jiA 556 metri
Il tempio Ryoanji e il suo giardino di rocce.
In una città come Kyoto, dove ogni angolo nasconde un tempio, un giardino o una teiera centenaria, trovare un posto che riesca davvero a stupirmi non è facile. Eppure ogni volta che torno al Ninnaji, sento dentro quella sensazione di bellezza silenziosa che solo certi luoghi sanno dare. Non è solo uno dei tanti templi patrimonio dell’umanità: è uno spazio che sa essere maestoso e delicato allo stesso tempo, capace di regalare emozioni profonde senza bisogno di parole.
Il Ninnaji non è mai troppo affollato, e questo contribuisce a mantenerne intatta l’atmosfera quasi sospesa. Ha qualcosa di antico, di nobile e riservato, che ti conquista piano piano. Ma la cosa che forse più lo distingue da tanti altri templi di Kyoto è la sua anima versatile: cambia completamente volto a seconda delle stagioni, e ognuna gli dona un fascino diverso. In primavera diventa una tavolozza di ciliegi tardivi, in autunno un quadro infuocato di aceri, in estate un’oasi di ombra e silenzio.
Vi consiglio di visitarlo con calma, lasciandovi guidare dai vostri passi, senza seguire per forza un percorso preciso. Perché è uno di quei luoghi che vanno vissuti più che visitati.
Il Ninnaji si trova nel quartiere nord-occidentale di Kyoto, non lontano da altri templi famosi come il Kinkakuji (Padiglione d’Oro) e il Ryoanji. La zona è tranquilla, residenziale, e vi consiglio di venirci soprattutto al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente crea riflessi dorati sul legno antico e i corridoi sembrano fluttuare tra luce e ombra.
Il modo più comodo è il tram Randen: dalla stazione di Omuro-Ninnaji siete davanti al portale monumentale in tre minuti a piedi, e il viaggio sui vecchi vagoni tra i quartieri residenziali è già parte dell'esperienza.
Se vi muovete con la linea JR Sagano scendete invece a Hanazono e camminate una quindicina di minuti verso nord.
Dalla stazione di Kyoto conviene il bus 26, che ferma proprio davanti all'ingresso dopo circa 40 minuti. Il tempio si trova sulla stessa direttrice di Kinkakuji e Ryoanji, quindi è naturale abbinarlo agli altri due nella stessa mattinata.
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Tempio Ninnaji
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A differenza di molti altri templi, il Ninnaji ha una forte connessione con l’antica famiglia imperiale. Fu fondato nell’anno 888 dall’imperatore Uda, e da allora divenne tradizione che un membro della famiglia imperiale ne assumesse la guida come monaco principale, trasformandolo in un “monzeki-ji”, cioè un tempio guidato da un principe.
Questa origine lo rende un luogo speciale, dove si respira un senso di eleganza sobria, diversa da quella più ostentata del Kinkakuji o del Ginkakuji. La sua architettura è austera ma raffinata, e tutto sembra essere disposto per favorire la meditazione e l’introspezione, più che l’effetto wow delle foto.
Camminare tra i suoi edifici in legno scuro, ascoltando il rumore dei propri passi sui tatami, è un’esperienza che fa tornare indietro nel tempo.
Quando vi fermate davanti al Kondo, la sala principale, state guardando un pezzo di palazzo imperiale. È l’antico Shishinden del Palazzo Imperiale di Kyoto, smontato e portato qui nel 1643: è il più antico rimasto ed è oggi tesoro nazionale. Osservate le grandi imposte in legno e le proporzioni basse del tetto, dettagli che appartengono a una residenza di corte più che a un edificio religioso.
Il motivo di questo trasloco è una storia di rinascita. Il Ninnaji venne distrutto nella guerra Onin, nel 1467, e rimase in rovina per quasi due secoli. Solo quando lo shogun Tokugawa Iemitsu finanziò la ricostruzione il tempio tornò in piedi, e la corte colse l’occasione per donargli i propri edifici in disuso. Ecco perché qui certe strutture hanno un’aria così diversa da quella di un normale tempio di montagna.
Una delle parti più affascinanti del Ninnaji è il Goten, ovvero l’antica residenza dell’abate imperiale. Si tratta di un complesso di edifici collegati da corridoi in legno lucidato, che si affacciano su giardini zen, laghetti, piccoli ponti rossi e pareti decorate da fusuma (porte scorrevoli) dipinte.
Il Goten non è solo uno spazio da ammirare: è un luogo che racconta. Vi consiglio di dedicarci tempo, magari sedendovi su uno dei tatami con vista sul giardino, per osservare i dettagli, ascoltare il vento tra le foglie di acero e assaporare la lentezza. In primavera, i petali dei ciliegi cadono proprio sul piccolo stagno interno, creando un effetto quasi surreale.
Molti turisti lo saltano, ma secondo me è una delle aree più poetiche dell’intero complesso.
Uno dei motivi per cui il Ninnaji è famoso in Giappone è la presenza degli Omuro-zakura, una varietà di ciliegi noti per la loro fioritura tardiva. Mentre in tutta Kyoto i sakura iniziano a sfiorire, qui sbocciano proprio in quei giorni in cui pensavate di essere arrivati tardi.
I ciliegi di Omuro sono più bassi e tozzi rispetto agli yoshino, ma il colpo d’occhio è spettacolare: un’intera collina che si tinge di rosa, con la pagoda sullo sfondo e il monte a fare da cornice. Se siete a Kyoto a inizio o metà aprile, non perdetevi questo angolo unico di hanami. Spesso è anche meno affollato rispetto a Maruyama Park o al sentiero del filosofo.
E se riuscite a venire all’apertura, quando i raggi del sole iniziano appena a filtrare tra i rami fioriti, avrete una delle immagini più belle di tutta Kyoto.
Un altro simbolo iconico del Ninnaji è la sua pagoda a cinque piani, una delle più alte di Kyoto. Non si può salire, ma è perfetta per le foto e per dare profondità al paesaggio del tempio. Se la guardate da certe angolazioni, la vedrete stagliarsi tra i ciliegi o affacciarsi sopra i tetti dei padiglioni.
Vi consiglio di osservarla anche da lontano, perché da certe prospettive si fonde con il paesaggio naturale del monte Atago, creando una scena da cartolina giapponese autentica.
Se in primavera il Ninnaji è il regno dei ciliegi tardivi, in autunno diventa uno dei templi più suggestivi di tutta Kyoto. Non è tra i più citati nelle guide per il foliage, ma proprio per questo riesce a stupire ancora di più chi decide di andarci.
La zona attorno al Goten e alla pagoda si colora di aceri rossi intensi, arancio e oro, e camminare tra le foglie cadute è come attraversare un dipinto vivente. A differenza dei templi più affollati come Eikando o Tofukuji, qui si respira ancora una certa tranquillità, perfetta per chi vuole godersi l’autunno in silenzio, magari con una fotocamera in mano.
Vi consiglio di arrivare nel tardo pomeriggio, quando la luce calda del tramonto accentua le tonalità delle foglie e l’ombra inizia ad avvolgere le strutture in legno scuro.
Visitare Kyoto in estate può essere faticoso, lo so bene. Ma ci sono luoghi in cui si può trovare un po’ di sollievo dal caldo, e il Ninnaji è uno di questi. I lunghi corridoi coperti, i giardini ombrosi, il suono lontano delle cicale: tutto contribuisce a creare una sensazione di freschezza e calma.
Anche nei giorni più torridi, qui c’è sempre un angolo dove sedersi, magari con una bottiglietta d’acqua comprata al distributore automatico all’ingresso, e guardare il giardino. Non è raro vedere monaci passare in silenzio, o qualche visitatore giapponese fermarsi in meditazione.
Vi consiglio di prendervi una pausa sotto il portico davanti allo stagno: chiudete gli occhi e lasciatevi avvolgere dai suoni estivi del tempio. È un’esperienza semplice ma profondamente rilassante.
Anche se è raro trovare la neve a Kyoto, quando succede, il Ninnaji diventa un luogo quasi magico. Il contrasto tra il bianco della neve e il legno scuro dei padiglioni, le statue di pietra coperte da un velo sottile, e la pagoda che si staglia sullo sfondo imbiancato… tutto sembra uscito da un vecchio rotolo di pittura giapponese.
In inverno troverete pochissimi turisti, e questo rende l’esperienza ancora più speciale. Il Goten, con i suoi interni minimalisti e il giardino silenzioso, acquista una forza espressiva ancora maggiore. Ogni dettaglio sembra risaltare di più, forse perché l’occhio non è distratto dai colori o dalla folla.
Vi consiglio di controllare le previsioni meteo e, se vedete neve in arrivo, di prepararvi con scarpe adatte e una buona fotocamera. Fotografare il Ninnaji innevato è un’esperienza da ricordare.
Ci sono anche dei piccoli santuari e templi secondari sparsi nel parco, che potete esplorare liberamente: spesso si trovano in angoli poco segnalati, ed è proprio questo che li rende affascinanti.
Il Ninnaji appartiene alla scuola Shingon, una corrente del buddismo esoterico giapponese introdotta da Kukai (conosciuto anche come Kobo Daishi). Non è tra le scuole più conosciute dai turisti, ma ha una simbologia profonda e rituali ricchi di significato.
Molti elementi architettonici del tempio riflettono questa tradizione: le statue, le disposizioni spaziali, e perfino i giardini hanno una componente simbolica legata alla meditazione e all’equilibrio cosmico.
Non serve conoscere nel dettaglio la dottrina per apprezzarne l’atmosfera: anche solo passeggiare tra i corridoi e osservare i dettagli con attenzione può farvi intuire qualcosa di più profondo. Vi consiglio, se siete curiosi, di leggere qualcosa sul buddismo Shingon prima della visita: vi aiuterà a vedere cose che altrimenti vi sfuggirebbero.
Alle spalle del tempio si alza il monte Joju, e su quel pendio si snoda una delle cose più affascinanti e meno note del Ninnaji: un pellegrinaggio in miniatura. Lungo il sentiero si susseguono 88 piccole cappelle, una per ogni tappa del celebre pellegrinaggio di Shikoku, e in ognuna è custodita la sabbia del tempio originale. Percorrerle tutte equivale, secondo la tradizione, a compiere l’intero giro dell’isola.
Il circuito è lungo circa tre chilometri e ha diversi tratti in salita, quindi mettete in conto un paio d’ore in più rispetto alla visita al tempio e scarpe adatte, non i sandali da passeggiata in città. In cambio camminate nel silenzio del bosco e, arrivati in alto, vi si apre un panorama su Kyoto che quasi nessun turista vede.
Tempio Ninnaji - lì vicino trovate:
A 556 metriIl tempio Ryoanji e il suo giardino di rocce.
A 1679 metriIl celebre Kinkakuji.
A 1810 metriRamen.
A 1960 metriCelebre santuario, dove trovare anche un mercato delle pulci.
A 2992 metriA pranzo donburi, la sera kaiseki.
A 3148 metriOttima catena di Curry Rice.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).