Tempio Sennyu-jiA 690 metri
Tempio nella zona di Higashiyama.

Tofuku-ji è uno dei cinque grandi templi buddisti di Kyoto, sede della scuola del Buddismo Zen Rinzai. Il suo nome nasce dall’unione dei nomi di due grandi templi di Nara, il Todai-ji e il Kofuku-ji: erano loro il modello che Kujo Michiie voleva eguagliare facendo costruire qui il suo enorme complesso.
Nel corso dei secoli il tempio è stato danneggiato da guerre e incendi, mantenendo però inalterato il suo fascino che ogni anno attira tantissimi turisti e pellegrini. Le sue caratteristiche ci riportano indietro nel tempo e fanno riaffiorare il ricordo dei magnifici templi Zen medievali.
Il tempio Tofuku-ji fu costruito nel 1236, durante l’era Kamakura, su ordine del cancelliere imperiale Kujo Michiie. Alla guida del tempio fu posto il monaco Enni che aveva dedicato la sua vita allo studio del Buddismo Zen in Cina. Il tempio originale fu distrutto in un incendio e poi completamente ricostruito nel XV secolo e con questa ricostruzione iniziò un periodo molto prospero per questo luogo: il tempio iniziò ad acquisire un’importanza sempre maggiore fino a diventare uno dei cinque maggiori templi di Kyoto.
Dalla stazione di Kyoto il tempio è a una sola fermata: prendete la linea JR Nara fino alla stazione di Tofukuji e da lì camminate verso est per circa 10 minuti, seguendo la strada che scende fino al torrente e all’ingresso del complesso.
Alla stessa stazione arriva anche la linea Keihan, comodissima se venite da Gion o da Fushimi Inari, ma tenete presente che i treni più veloci qui non fermano.
Se preferite l’autobus, la fermata Tofukuji vi lascia a quattro minuti a piedi. Nei fine settimana d’autunno la zona si intasa di traffico: meglio il treno.
Questo posto è su MarcoMaps
Tempio Tofuku-ji
La mia mappa del Giappone: oltre 4.000 luoghi provati da me, ognuno con foto, voto e orari. Filtri per categoria e voto, veg friendly, e i posti vicino a te col GPS. Senza registrazione, dal telefono.


Il tempio Tofuku-ji si estende su un’area molto vasta e comprende ben 24 edifici, perciò prendetevi un po’ di tempo per visitarlo.
Una delle meraviglie e attrazioni principali del tempio è senza alcun dubbio la porta Sanmon, la più antica tra le porte dei templi zen del Giappone. La porta che potete ammirare oggi fu completata nel 1425, dopo i numerosi incendi che l’avevano distrutta. Dopo svariati secoli attorno al 1970 la porta venne sottoposta ad un lungo processo di ristrutturazione durato quasi 9 anni e che ci permette oggi di ammirarla in tutto il suo splendore.
La porta Sanmon è stata dichiarata Tesoro Nazionale Giapponese e viene considerata una delle migliori porte di templi buddisti per l’unicità e la bellezza della sua architettura. Si distingue anche per la sua imponenza: si sviluppa su due piani arrivando a raggiungere un’altezza di 22 metri. Visitando la porta noterete anche i tesori artistici che custodisce e che la adornano; la targa calligrafica incorniciata che si può ammirare sulla facciata esterna è opera dello shogun Ashikaga Yoshimochi. Il piano superiore si apre però solo in occasione delle aperture straordinarie, e custodisce i meravigliosi dipinti che decorano i soffitti e che furono realizzati da Cho-Densu e Kan-Densu; le meravigliose sculture che raffigurano il Buddha e sedici monaci buddisti sono invece opera del celebre scultore buddista Teicho.
Una volta visitata la porta dirigetevi verso gli altri edifici che compongono il tempio. Avrete l’occasione di ammirare i resti di alcune antiche costruzioni risalenti al XIV secolo, il periodo Muromachi, tra cui la sala adibita alla meditazione (Zendo), i servizi (Tosu) e le stanze da bagno (Yokushitsu). Proseguendo nella visita, procedete verso gli edifici più recenti come la sala principale, Hondo, e la residenza dei monaci, Hojo. L’Hondo che vedete oggi è una ricostruzione del 1934, tirata su dopo che un incendio aveva divorato il vecchio Butsuden. Fermatevi davanti ai portoni e alzate lo sguardo: sul soffitto si allunga un drago di 54 metri, dipinto da Domoto Insho in appena diciassette giorni. Di quell’incendio si è salvata anche la mano sinistra del colossale Buddha che sedeva qui, due metri conservati ancora dal tempio: basta quella per capire quanto fosse imponente la statua.
L’Hojo è molto famoso non solo per i capolavori artistici contenuti al suo interno, ma anche per i suoi quattro meravigliosi giardini, situati ognuno ai quattro lati del Hojo. I giardini sono abbastanza recenti, risalgono infatti al 1939, e sono opera dell’illustre architetto dei giardini Mirei Shigemori. Ammirando i giardini rimarrete sorpresi dalla loro semplicità ed essenzialità e questa era proprio l’intenzione di Mirei: esprimere, attraverso un capolavoro artistico astratto, la semplicità promossa dal Buddismo Zen. Tra questi giardini quello probabilmente più elaborato e costruito è il giardino del sud, situato proprio di fronte al Hojo: rappresenta il classico esempio di giardino dal paesaggio secco in cui da un “mare” di sabbia emergono quattro “isole” composte da rocce che simboleggiano le isole degli immortali; nell’angolo a destra il “mare” si incontra con la terra, rappresentata da cinque collinette ricoperte interamente dal muschio, che stanno per i cinque grandi templi zen di Kyoto. Il giardino di ovest ha invece un aspetto più delicato e armonioso, grazie al muschio e ai cespugli di azalee. Il giardino del nord è dominato invece da pietre di forma rettangolare che danno vita ad una piccola scacchiera; concludete poi la vostra visita ammirando le sette rocce scolpite a forma di cilindro che caratterizzano il giardino dell’est: rappresentano le stelle dell’Orsa Maggiore.
Il tempio ospita anche alcune splendide opere d’arte tra cui il secondo dipinto nehan-zu più grande del Giappone: in esso viene rappresentato il Buddha in punto di morte. Come l’altro dipinto nehan-zu custodito nel tempio Sennyu-ji, anche quest’opera viene srotolata una sola volta all’anno, a metà marzo, durante la cerimonia del Nehan-e: fuori da quei tre giorni non è visibile. Potrete però rifarvi ammirando altre meraviglie, tra cui il famoso ritratto di Wuzhun Shifan, il maestro zen cinese con cui Enni studiò, dipinto nel 1238 e portato in Giappone da Enni stesso, insieme ad alcune calligrafie di suo pugno.
Per concludere questa magnifica esperienza, trascorrete del tempo a passeggiare all’esterno del tempio, il quale è circondato da tantissimi alberi di acero che, specialmente in autunno, donano un’atmosfera suggestiva e pittoresca. La stagione autunnale è solitamente il periodo in cui il tempio registra il maggior afflusso di visitatori, che si fermano ad ammirare il panorama riscaldato dalle foglie rosse degli aceri dal ponte di Tsuten-kyo, come vuole la tradizione.
Il Tsuten-kyo non è l’unico ponte del Tofuku-ji. Il complesso è tagliato in due dalla valle del Sengyokukan, un torrente incassato tra gli alberi che si attraversa su tre ponti coperti: il Gaun-kyo, che percorrete arrivando dall’ingresso principale, il Tsuten-kyo al centro e, più a monte verso la sala del fondatore, il piccolo Engetsu-kyo.
Da lassù sotto di voi si apre un mare di aceri: se ne contano circa duemila. Si racconta che una parte discenda dalle piantine che Enni portò con sé dalla Cina, aceri dalle foglie a tre punte che in autunno virano al giallo dorato invece che al rosso: è per questo che qui il foliage non è mai di un colore solo, ma giallo, arancio e rosso insieme.
Il Tofuku-ji non è un tempio solo: dentro al suo recinto vivono ancora una ventina di sottotempli, i tacchu, e alcuni aprono le porte ai visitatori. Sono il posto giusto se volete sfuggire alla calca e restare qualche minuto da soli davanti a un giardino.
Il Komyo-in custodisce l’Hashin-tei, un altro giardino di Mirei Shigemori in cui le rocce sono disposte a raggiera, come i raggi di un sole che sorge da dietro il muschio. Il Funda-in è conosciuto anche come Sesshu-ji perché il suo giardino secco è attribuito a Sesshu, il grande pittore di paesaggi del Giappone medievale, mentre il Reiun-in gioca con sabbia e pietre per rappresentare le montagne e i mari dell’universo buddista.
Tempio Tofuku-ji - lì vicino trovate:
Tempio nella zona di Higashiyama.
A 1041 metriIl celebre tunnel di torii rossi.
Museo d'arte digitale immersiva.
Con 1000 statue della dea Kannon.
Salsicce e birra alla spina.
A 1456 metriOttima catena di Curry Rice.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).