A 37 metriCurry Coco IchibanyaA 37 metri
Ottima catena di Curry Rice.

Nella zona Ovest di Shinjuku, non lontano da Kabukicho, si trova Omoide Yokocho. Sono “solo” due piccole stradine, ma l’atmosfera è veramente favolosa. Ci sono moltissimi piccoli ristorantini specializzati soprattutto in yakitori, ma non solo.
Anni fa era carino venirci a mangiare. Ora è tutto cambiato, molti ristoranti sono diventati a gestione cinese, l’atmosfera è cambiata e ci sono molti turisti. Consiglio assolutamente di passarci perché è pittoresco, però per mangiare secondo me è meglio andare altrove.
I due vicoli corrono paralleli ai binari sopraelevati e sono larghi poco più di un paio di metri: ai lati si aprono locali minuscoli, spesso un bancone con cinque o sei sgabelli e la griglia che fuma direttamente sulla strada. Si mangia gomito a gomito con gli sconosciuti e si tende a entrare e uscire in fretta, perché all’imbocco c’è quasi sempre qualcuno in attesa di un posto.
Quasi tutti i locali accettano solo contanti, quindi conviene arrivarci con qualche banconota da mille yen in tasca, e in diversi vi servono l’otoshi, il piccolo antipasto che non avete ordinato e che funziona da coperto. All’ingresso dei vicoli trovate poi i cartelli della gestione che chiedono di non fotografare interni, personale e clienti senza permesso: le insegne e le stradine, invece, si fotografano tranquillamente.
Omoide Yokocho vuol dire più o meno “vicolo dei ricordi”, e i ricordi sono quelli del dopoguerra: intorno al 1946 la zona davanti all’uscita ovest di Shinjuku era un campo di macerie e ci nacque sopra un mercato nero di bancarelle divise da assi di legno. Quando la farina finì sotto razionamento i banchetti cominciarono a servire frattaglie alla griglia, il motsuyaki, ed è il motivo per cui ancora oggi più della metà dei circa sessanta locali del vicolo fa yakitori o motsuyaki.
Per decenni il posto ha avuto un secondo soprannome, molto meno poetico: Shonben Yokocho, cioè “vicolo della pipì”, perché i locali non avevano bagni e chi beveva si arrangiava contro i binari. I bagni adesso ci sono.
Un grosso incendio nel 1999 ha distrutto buona parte delle baracche, che sono poi state ricostruite: è il motivo per cui il legno che vi trovate intorno è parecchio più giovane dell’atmosfera che racconta.
Omoide Yokocho è appena fuori dall'uscita ovest della stazione di Shinjuku: usciti dai tornelli tenete la destra e costeggiate i binari sopraelevati verso nord, in due minuti a piedi arrivate all'imbocco, riconoscibile dalle insegne al neon e dalle lanterne rosse.
I vicoli sono due e paralleli, con gli ingressi ai due capi: potete entrare da un lato e uscire dall'altro senza tornare indietro.
Se arrivate con la linea Seibu Shinjuku scendete al capolinea di Seibu-Shinjuku: da lì sono un paio di minuti verso sud, in direzione della stazione di Shinjuku.
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Omoide Yokocho
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).