
Hongo
Hongo è la Tokyo che studia in silenzio.
Il punto di riferimento è uno solo, il campus dell’Università di Tokyo, e intorno ci gira tutto: librerie piccole, vecchie pensioni di legno, salite con i nomi di una volta. Siamo a Bunkyo, il quartiere che si porta la parola letteratura dentro il nome, e si sente. Niente insegne che lampeggiano, niente folla che spinge, solo studenti con lo zaino e signore che tornano dalla spesa. A me piace proprio perché è una pausa dal rumore del resto della città. Vi racconto come muovervi, cosa cambia dentro il campus e perché queste strade hanno ospitato una fila di scrittori.
Indice
Ristoranti
Quartieri vicini
Suidobashi
Okachimachi
Dalla metro al campus
La stazione da cercare è Hongo-sanchome, servita dalla linea Marunouchi e dalla Oedo. Sono due stazioni distinte con lo stesso nome, quindi se dovete cambiare linea mettete in conto di uscire e rientrare, perché sottoterra non si passa da un binario all’altro.
Dal marciapiede al portone principale sono una decina di minuti a piedi in leggera salita. Chi arriva dalla Namboku può scendere a Todaimae, che lascia proprio davanti a un ingresso del campus, mentre da Nezu o Yushima sulla Chiyoda si entra dal lato del laghetto.
Io vi direi di puntare all’Akamon, il portone rosso su Hongo-dori. È il modo più bello per entrare e vi fa capire subito dove siete.
Dentro il campus
L’Akamon è quello che resta della residenza del clan Maeda, i signori di Kaga, ed è uno dei pochi portoni di quel tipo rimasti in città. Passateci sotto e siete già in un altro ritmo: viali di ginkgo, edifici in mattoni, biciclette appoggiate ovunque.
Il posto che mando a vedere a tutti è il laghetto Sanshiro, un po’ nascosto dietro la facoltà di medicina. Prende il nome dal romanzo di Natsume Soseki, ha una piccola cascata e alberi fitti che coprono i rumori della strada, e d’estate è una delle poche zone d’ombra vera qui intorno.
Il campus è aperto e libero, ma resta un posto di studio e di lavoro. Nel fine settimana è più tranquillo, nei giorni di lezione vi ritrovate in mezzo agli studenti che passano da un’aula all’altra. Di sera si svuota in fretta e i cancelli laterali chiudono, perciò per il laghetto e per le foto scegliete la luce del pomeriggio.
Le salite dei poeti
Fuori dai cancelli, verso Kikuzaka, Hongo diventa un intreccio di stradine in salita e discesa che sembrano ferme a un secolo fa. Tra fine Ottocento e primo Novecento qui hanno vissuto tanti scrittori giapponesi, da Higuchi Ichiyo a Ishikawa Takuboku fino a Miyazawa Kenji, e ancora oggi spuntano targhe e case di legno negli angoli meno battuti.
Era un quartiere pieno di locande per studenti, se ne contavano oltre cento, e qualcuna di quelle pensioni di legno resiste ancora. Dormirci costa poco e ha il suo perché, ma mettete in conto pareti sottili e rumori dei vicini: è roba per chi vuole il fascino del legno vecchio, non le comodità di un hotel.
A Hongo non venite per lo shopping o per la sera fuori, perché non c’è nulla del genere. Ci si viene per camminare piano, e secondo me rende al massimo se la unite a quello che ha intorno:
- Nezu e Yushima: santuari e vie tranquille dove rallentare.
- Ueno e il suo parco: dieci o quindici minuti a piedi verso est.
- Ochanomizu, collina di negozi: la direzione giusta se poi volete rientrare verso il centro.
Un pomeriggio basta e avanza per farsi un’idea. Ma se avete un debole per i libri e le strade vecchie, qui ci perdete volentieri mezza giornata.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).



