A 177 metriShiodomeA 177 metri
I grattacieli di Shimbashi

Un ristorante cinese di alto livello al ventottesimo piano di un grattacielo a Shiodome, con la sala affacciata sul giardino di Hama-Rikyu e sulla baia di Tokyo. China Blue sta dentro il Conrad e fa cucina cantonese rivista in chiave moderna, con una stella Michelin che si porta dietro da anni.
Nel menu ci sono anatra, dim sum, pesce e un budino al mango che preparano da vent’anni. Per me è il posto giusto per una cena importante o per un pranzo lungo, soprattutto se vivete a Tokyo e avete voglia di provare qualcosa di nuovo.
Lo chef viene da Hong Kong e sta ai fornelli qui dal 2006, e la sua idea di cantonese si allontana parecchio dai classici: in diversi piatti spuntano frutta e spezie che tirano verso il sud-est asiatico. A pranzo la formula più comoda è il menu fisso a più portate che parte dai dim sum, a cena si passa ai menu degustazione più lunghi. Se i menu vi sembrano troppo, si ordina anche fuori dal degustazione: due o tre piatti alla carta e un giro di dim sum bastano per capire la cucina senza impegnarsi in tutte le portate. I piatti grandi arrivano da condividere, quindi in due si assaggia comunque parecchio.
Vi avviso subito sull’anatra: non è il Peking duck croccante e laccato della tradizione, la crêpe è leggera e sottile e l’ananas smorza il grasso. Se andate lì per quella, restate spiazzati.
Il resto dei piatti è più leggero di quanto vi aspettate da un cinese: niente salse che coprono tutto. Le porzioni dei menu sono calibrate, si finisce sazi senza il mattone sullo stomaco, però non è una tavolata da abbuffata.
A pranzo si sta sui 7.000–10.000 yen a testa, a cena sui 15.000–25.000. È caro, inutile girarci intorno, ma per un cinese di questo livello a Tokyo, con questa sala e con dei camerieri che non sbagliano un tempo, non trovo la cifra fuori scala.
Ci torno perché a Tokyo il cinese o è il locale di quartiere sotto casa o è il salone d’albergo che campa di rendita: qui a pranzo, con meno di diecimila yen, mangio sei o sette portate cucinate bene, e questa via di mezzo non la incrocio spesso.
Il capo cuoco è di Hong Kong ed è entrato in questa cucina nel 2006, pochi mesi dopo l’apertura del ristorante: ha imparato il mestiere accanto al primo chef e da allora non si è mosso da qui. Prima del Conrad aveva già lavorato per anni in Giappone, e nel piatto si sente.
I piatti di pesce sono dove va più a fondo, e parecchie preparazioni partono da ingredienti giapponesi invece che dal repertorio classico di Hong Kong. Se vi state chiedendo perché questo cantonese vi sembra fuori dai binari, la risposta sta lì: vent’anni di mercati giapponesi letti con occhi cantonesi.
La sala è tutta sui toni del blu, con soffitti alti e una parete di bottiglie che sale per otto metri, duemilacinquecento etichette dietro il vetro. All’ingresso c’è un portale rosso che stacca il ristorante dal resto dell’albergo.
I tavoli sono lontani gli uni dagli altri e si parla a voce normale senza sentire la conversazione dei vicini. Ci sono anche tre sale private, una con il tavolo rotondo e le finestre su due lati. Le sale private stanno da sei a dodici persone e hanno un supplemento a parte, dai 17.000 yen della più piccola ai 27.000 yen di quella con la vista migliore. Se venite in gruppo mettetelo nel conto prima di chiederle.
Quando prenotate chiedete un posto vicino ai vetri: sotto avete il giardino, i grattacieli e il Rainbow Bridge, e la sera cambia tutto. La prenotazione conviene farla, soprattutto nel fine settimana.
Sull’abbigliamento siamo su smart casual, canottiera e infradito no, per il resto una camicia basta e avanza.
A pranzo è dove il conto rende di più: portate quasi uguali a quelle serali, luce piena sulla baia, spesa quasi dimezzata. La sera si paga il panorama con le luci accese, e per un anniversario o una cena di lavoro ci sta.
Se invece siete a Tokyo per una decina di giorni, secondo me i vostri soldi rendono di più altrove: un sushi, un kaiseki, qualcosa che in Italia proprio non trovate. Questo indirizzo lo tengo per chi vive qui e vuole cambiare aria, o per chi dorme al Conrad e ha voglia di cinese senza uscire dall’albergo.
Pro:
Contro:
Ideale per: chi vive a Tokyo e vuole provare qualcosa di diverso, cene di occasione, ospiti dell’hotel.
Atmosfera: elegante e silenziosa, luci basse, clientela di coppie e tavoli di lavoro.
Quello che mi resta in testa uscendo da China Blue non è un piatto, è il silenzio: tavoli lontani, luce che entra dalle vetrate e il giardino verde ventotto piani più giù, con la baia dietro. Il posto giusto per una cena di quelle che si ricordano, o per un pranzo in cui nessuno ha fretta di alzarsi.
Se ci andate una volta sola prendete l’anatra con le crêpe alla curcuma e le melanzane mapo, e chiudete con il budino al mango: è il piatto che li racconta meglio, semplice fino a sembrare banale finché non lo assaggiate. Chiedete il tavolo alle vetrate quando prenotate, perché metà di quello che vi portate a casa entra dalla finestra. Di cinesi bravi a Tokyo ne trovate, di cinesi bravi con questa sala e questo servizio no: vale la salita al ventottesimo piano, andateci.
Dalla stazione di Shiodome arrivate senza uscire all'aperto: i sottopassaggi sbucano dentro il Conrad e da lì si sale con l'ascensore al ventottesimo piano.
Se scendete a Shimbashi con la JR, prendete l'uscita Shiodome e camminate sette minuti verso la baia.
Da Ginza sono un quarto d'ora a piedi, comodo se state già girando in zona o se venite dal giardino di Hama-Rikyu, che sta proprio sotto l'hotel.
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China Blue
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).