Santuario Kifune

Se volete godere di natura, storia e fascino antico, non potete perdervi questo particolare santuario vicino a Kyoto. Kifune-jinja (o Kifune Shrine) è un antico complesso scintoista formato da tre santuari, disposti a quote diverse lungo il torrente, nel villaggio di Kibune, tra le montagne a nord della città.
La zona geograficamente viene chiamata Kibune, ma il nome di questo complesso si pronuncia Kifune: ci si viene per la scalinata delle lanterne rosse, per l’acqua e i cedri e per un fresco raro in piena estate.

Come arrivare

Si parte dalla stazione di Demachiyanagi, capolinea della linea Keihan: da lì prendete la ferrovia Eizan in direzione Kurama e scendete a Kibuneguchi, poco meno di mezz'ora tra le montagne.
Davanti alla stazione passa il bus 33, che in pochi minuti vi lascia all'ingresso del villaggio: da lì restano cinque minuti a piedi fino alla scalinata delle lanterne.

Se invece avete voglia di camminare, da Kibuneguchi al santuario c'è mezz'ora di salita lungo la strada che costeggia il torrente. In auto i posti sono pochissimi e a pagamento, tanto che è lo stesso santuario a raccomandare i mezzi pubblici.

Informazioni utili

Nome: Santuario Kifune
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 6 alle 18
Costo a persona: ingresso gratuito
Durata visita: Vi consiglio 1 ora per il complesso principale; calcolatene 2 se volete percorrere il sentiero nel bosco fino al santuario più interno.
Consigli utili: Il modo giusto di visitarlo è il sansha-mairi: prima il santuario principale, poi la salita fino all'Okumiya e solo al ritorno la sosta al sacrario di mezzo. Tanti si fermano alla scalinata delle lanterne e tornano indietro, ma sono i tre insieme a fare la visita vera.
Trasporti:
  • Stazione Kibuneguchi (ferrovia Eizan, linea Kurama): 30 minuti a piedi in salita
  • Fermata Kibune (Kyoto Bus 33, parte davanti alla stazione di Kibuneguchi): 5 minuti a piedi
  • In alta stagione fa servizio in zona anche il Kyoto Bus 52
Indirizzo: 180 Kuramakibunechō, Sakyo Ward, Kyoto, 601-1112, Japan
Sito Internet: Santuario Kifune
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Santuario Kifune

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La configurazione del complesso

La caratteristica peculiare del santuario è la scala in pietra logora, fiancheggiata da tradizionali lanterne rosse di legno, che evocano tempi passati. Vi sentirete in un attimo trasportati indietro di moltissimi secoli. Ciascuno dei santuari ha il suo fascino, il sacrario di mezzo, essendo privilegiato per la sua posizione, gode di un boschetto di antichi, altissimi alberi di cedro, mentre il santuario più in alto è il luogo più antico e tradizionale del Santuario Kibune-Jinja. Il sacrario di mezzo si chiama Yui-no-yashiro ed è dedicato a Iwanaga-hime: è il più amato dai giapponesi, perché qui si prega per i legami di coppia. Accanto all’edificio troverete sempre decine di bigliettini annodati, lasciati da chi chiede di far durare un amore o di trovarne uno. Il santuario più in alto, l’Okumiya, sorge invece dove stava in origine tutto il complesso, prima che venisse spostato più a valle: è il cuore antico di Kifune, molto più silenzioso e appartato del resto.

Il santuario è nato oltre 1600 anni fa, ed è più vecchio della stessa città di Kyoto. Nasce per celebrare il dio dell’acqua e della pioggia, ed è stato visitato in passato da inviati imperiali, giunti sin qui a pregare per la pioggia. Gli agricoltori ed i produttori di sakè rendono periodicamente omaggio a questo santuario, in quanto il loro lavoro dipende molto dalle condizioni climatiche e periodi pioggia/siccità.

L’aria della vicina montagna aiuta a mantenere i luoghi molto freschi in estate, ed il ruscello che scorre vicino è noto per la purezza delle sue acque cristalline. E’ un luogo che viene utilizzato dai cittadini per sfuggire al caldo estivo e godere l’atmosfera pregna di storia e di bellezze naturali.

L’acqua sacra e il mizuura mikuji

Kifune è il capostipite di duemila santuari dedicati al dio dell’acqua sparsi per il Giappone, e qui l’acqua non è un dettaglio di contorno: davanti al santuario principale sgorga una sorgente sacra che, dice la tradizione, non si è mai prosciugata.
È proprio lì che si fa la cosa più curiosa della visita. Si prende un mizuura mikuji, il foglietto della fortuna, che vi viene consegnato completamente bianco, e lo si appoggia sull’acqua della vasca: nel giro di pochi secondi le parole affiorano dal nulla e potete leggere il vostro responso. È un piccolo rito a cui non rinuncia quasi nessuno, e nelle giornate di maggiore afflusso vedrete decine di fogli galleggianti uno accanto all’altro.

Leggende e storia del santuario

La leggenda narra che la dea Tamayori-hime fu vista su una barca gialla nella baia di Osaka, mentre stava dicendo: “E’ necessario costruire un santuario nel luogo in cui questa barca si è fermata, e divinizzare lo spirito del luogo, per far prosperare tutto il Paese”. La barca stava percorrendo i fiumi tra Yodo-gawa e Kamo-gawa, fermandosi alla foce del torrente. Le divinità da celebrare erano Takaokami-no-Kami e Kuraokami-no-Kami. Si crede che essi siano gli dei di acqua, ed è necessario pregare per loro per far giungere un po’ di pioggia durante i periodi di siccità, e per fermarla durante le piene. Un imperatore, in un periodo di siccità, offrì al santuario un cavallo nero per far arrivare la pioggia, e un cavallo bianco quando invece serviva farla smettere. Col tempo il cavallo vero venne sostituito da una tavoletta di legno con l’animale dipinto sopra: sono gli “ema“, le tavolette dei desideri che ancora oggi si appendono nei santuari di tutto il Giappone.

Il santuario divenne oggetto di mecenatismo imperiale, durante il periodo Heian. Nel 965, l’imperatore Murakami ordinò che alcuni messaggeri Imperiali fossero inviati per segnalare eventi importanti a kami, e visitarono anche il Santuario Kifune.

Il santuario è anche legato a un rito parecchio inquietante, l’ushi no koku mairi: nel cuore della notte, durante l’ora del bue, ci si presentava lungo i sentieri con delle candele accese fissate sulla testa per scagliare una maledizione contro un rivale. L’usanza nasce dalla leggenda di Hashihime, la principessa del ponte di Uji, che proprio a Kifune pregò per essere trasformata in un demone e vendicarsi della rivale in amore.

Le luci del santuario, stagione per stagione

Se potete scegliere quando venire, sappiate che Kifune cambia faccia tre volte l’anno. In estate la salita e il piazzale si riempiono di canne di bambù addobbate per il Tanabata, illuminate ogni sera dal tramonto: alle foglie sono appesi centinaia di bigliettini con i desideri dei visitatori.
In autunno arriva l’appuntamento più celebre, il momiji toro: di solito in novembre si accendono le lanterne lungo tutta la valle, compreso il tratto di ferrovia Eizan che passa nel tunnel di aceri, dove i treni rallentano e spengono le luci interne per farvi guardare fuori.
Il momento più raro però è l’inverno. Fra gennaio e fine febbraio, nei fine settimana in cui è caduta la neve, il santuario accende un’illuminazione speciale decisa il giorno stesso e annunciata sui canali ufficiali: la scalinata rossa imbiancata, con le lanterne accese, è una scena indimenticabile.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).