Sangenjaya

Sangenjaya è una delle zone di Tokyo dove mi trovo bene senza sforzo. Sta a due fermate da Shibuya, eppure ha un ritmo tutto suo: qui la gente vive davvero, fa la spesa, si ferma a bere qualcosa dopo il lavoro.
I residenti la chiamano Sancha, e il nome per esteso vuol dire tre case da tè, per via di tre vecchie botteghe che stavano vicino al punto dove la strada si divideva in due. Di quelle case oggi non resta quasi nulla, ma la voglia di fermarsi a mangiare e chiacchierare è rimasta identica.
Vi racconto come muovervi, cosa cambia quando cala la sera e con cosa conviene abbinarla.

Ristoranti

Quartieri vicini

Una folla di persone partecipa a un matsuri ad Ebisu davanti alla stazione, con un palco centrale illuminato da lanterne.
Ciliegi in fiore lungo il fiume Meguro a Naka-Meguro, Tokyo.

Jiyugaoka

Negozietti indipendenti, pasticcerie e passeggiate.

Setagaya

Vita residenziale, tram e maneki-neko.

Il tram e la metro

Ci si arriva in un attimo: dalla stazione di Shibuya la linea Tokyu Den-en-toshi ci mette pochissimo e vi lascia sotto terra, proprio sotto la Carrot Tower.
È quel palazzo alto di mattoni arancioni che vedete appena risalite, impossibile sbagliarlo. Al ventiseiesimo piano c’è una terrazza panoramica gratuita, a un centinaio di metri d’altezza, con una vista larga sulla città e, nelle giornate limpide, il Fuji sullo sfondo: ci salgo volentieri quando ho mezz’ora e non voglio spendere niente.

Dalla stessa stazione parte anche il tram della linea Setagaya, una delle due sole tranvie rimaste a Tokyo. Fa una corsa breve di pochi chilometri fino a Shimotakaido, con una decina di fermatine, e taglia un pezzo di città fatto di case basse che dalle grandi arterie non vedreste mai. Costa poco e c’è pure un biglietto giornaliero se volete scendere e risalire a piacere; a me piace proprio perché rallenta tutto.

Dentro il triangolo

Il posto che mi fa tornare a Sancha è il Sankaku Chitai, il triangolo. È un fazzoletto di vicoli stretti incastrato nello spazio triangolare tra Setagaya-dori e Tamagawa-dori, appena a nord della stazione, e ci si perde in pochi metri.
Di giorno è quasi silenzioso, con qualche caffè aperto e le saracinesche ancora abbassate. La sera cambia faccia: si accendono le lanterne, esce il fumo dai banconi delle izakaya dove la gente del posto beve dal dopoguerra, e i tavolini minuscoli si riempiono gomito a gomito.
Molti di questi locali hanno pochi coperti, per cui mettete in conto qualche porta chiusa e un giro a vuoto prima di sedervi. Non è una zona pensata per i turisti, e per me è questo che la rende viva: entrate dove vedete facce contente e un menu che non capite, e andate a fortuna.

Verso Shimokitazawa

Sancha da sola vi prende mezza giornata, perciò conviene attaccarla a qualcos’altro. Da qui parte Chazawa-dori, la strada che punta verso Shimokitazawa: una ventina di minuti a piedi tra negozietti e case basse, e i due quartieri si somigliano parecchio nello spirito.
Su quella strada c’è una cosa che fa sorridere tutti: un gorillone gigante appollaiato sopra un konbini, una specie di King Kong che è lì da così tanto tempo che ormai anche i residenti non sanno bene da dove sia sbucato. È diventato un punto d’incontro, del tipo ci vediamo sotto il gorilla.
Se dovete incastrarla in una giornata, io farei così:

  • giro sul tram: nel pomeriggio, scendendo a una fermata a caso
  • salita gratuita: sulla terrazza verso l’ora del tramonto
  • cena nei vicoli: quando cominciano ad accendersi le luci

Dormirci ha senso solo se cercate una base tranquilla vicina a Shibuya senza pagarne i prezzi: alberghi grandi qui non ne trovate, più che altro qualche struttura piccola. Per una prima volta a Tokyo starei più centrale, ma se ci tornate una seconda volta Sancha è un buon compromesso, lontano dalla folla e con Shibuya a pochi minuti di treno.

Informazioni utili

Nome: Sangenjaya

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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