A 592 metriAdashino Nenbutsu-jiA 592 metri
Con oltre 8 mila statue.

Otagi Nenbutsu-ji è un tempio poco conosciuto che si trova ai margini di Kyoto, nascosto tra le colline del quartiere occidentale di Arashiyama, a circa 30 minuti di passeggiata dalla famosa foresta di bambù. Raramente lo si vede inserito nelle guide turistiche ma vale assolutamente la pena visitarlo e i viaggiatori più curiosi che arrivano fin qui saranno ripagati da uno scenario insolito: oltre 1200 statue uniche e bizzarre.
Le statue sono conosciute con il nome di “rakan” e raffigurano i discepoli del Buddha storico, ma sono considerati anche degli esseri “illuminati”, dotati di superpoteri. La particolarità non è solo nelle espressioni simpatiche e stravaganti delle sculture ma soprattutto nel fatto che ogni statua sia diversa dalle altre e non ve ne sono due identiche. Le statue hanno cominciato ad occupare i giardini del tempio in un periodo relativamente recente, sebbene questo luogo sacro abbia però una lunga storia, costellata di eventi sfortunati.
Le origini del tempio Otagi risalgono al 766, quando venne costruito per ordine dell’imperatrice Shotoku ma in un’altra zona della città, sulle rive del fiume Kamo. Un’inondazione del fiume spazzò via il tempio che venne ricostruito come sede secondaria del tempio Enryaku-ji. Ma le disgrazie del tempio non finirono qui: guerre, terremoti e tifoni distrussero gran parte delle strutture costringendo il tempio a trasferirsi diverse volte fino ad arrivare alla posizione odierna. A partire dal 1955 le sorti del tempio cominciarono a migliorare, grazie all’intervento dello scultore e monaco Kocho Nishimura che con l’aiuto degli abitanti riuscì a restaurare il tempio e riportarlo all’antica gloria.
Fu proprio il monaco che ebbe l’idea di far scolpire ad abitanti e visitatori del tempio, esperti o principianti, le varie statue, realizzate sotto la sua guida e con il suo aiuto tra il 1981 e il 1991. Il risultato è una serie di sculture “kawaii” che presentano varie espressioni buffe: alcune hanno un volto sorridente, altre serio, altre ancora sembrano salutare e altre sono in meditazione. Nell’insieme creano un gruppo davvero sorprendente di personalità che spesso rispecchiano le persone che le hanno realizzate grazie anche a tanti piccoli dettagli che li identificano: ad esempio occhiali, attrezzatura sportiva, tazze di tè, ecc. La parte più divertente nel visitare il tempio è proprio guardarle a una a una e individuare le particolarità. Pur essendo recenti le statue sono ricoperte in parte dal muschio che le fa apparire antiche e rende il tutto più suggestivo. All’inizio l’obiettivo era molto più modesto: 500 statue. In dieci anni le mani dei fedeli ne consegnarono 1.200 e il progetto si chiuse da solo, per esaurimento dello spazio. Nishimura ripeteva che, scolpendo senza pensare a nulla, il volto che viene fuori finisce per somigliare a quello di chi tiene lo scalpello: è il motivo per cui tra i rakan si riconoscono facce comuni, quasi ritratti di persone qualsiasi.
Oltre alle statue, cogliete l’occasione per ammirare il resto del tempio che sebbene sia di piccole dimensioni è molto grazioso. L’entrata è sorvegliata da due sculture di Nio ovvero due guardiani protettori del tempio, ai quali seguono tre campane dorate considerate sacre e molto preziose. Infine si raggiunge il cuore del tempio, in cima alla collina, rappresentato da una piccola struttura dedicata alla divinità Kannon, e circondata dalle statue. Prendetevi del tempo per esplorare i giardini e immergersi nel silenzio e nella tranquillità di questo luogo magico. Vale la pena sapere che, per quanto le statue siano recenti, il tempio in sé non lo è affatto: la sala principale è una struttura di epoca Kamakura, riconosciuta come bene culturale importante, e custodisce un Kannon dalle mille braccia venerato come protettore dalle disgrazie. Un dettaglio che dice molto, vista la storia travagliata di questo posto. Anche il portale dei Nio ha i suoi secoli sulle spalle: risale al periodo Edo.
Il tempio si trova nella parte alta di Sagano, oltre Arashiyama: dalla stazione JR di Saga-Arashiyama il taxi è la soluzione più rapida e vi lascia all'ingresso in una manciata di minuti.
Con l'autobus si arriva alla fermata proprio davanti al tempio in una ventina di minuti da Arashiyama.
Il modo più bello resta però arrivarci a piedi dalla foresta di bambù, seguendo la vecchia strada di Saga-Toriimoto tra case dal tetto in paglia, botteghe e ristorantini: mettete in conto 40-45 minuti, quasi sempre in leggera salita.
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Tempio Otagi Nenbutsu-ji
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Se potete scegliere quando venire, il periodo più bello è la fine di novembre: gli aceri che chiudono il giardino diventano rossi e le foglie cadute si posano sulle teste e sulle spalle dei rakan, che sembrano indossarle. In primavera e in estate vincono invece il verde e il muschio brillante dopo la pioggia, quando la pietra si scurisce e le statue paiono ancora più antiche.
Qualunque stagione scegliate, resta un posto sorprendentemente tranquillo: anche nei giorni di pienone ad Arashiyama, quassù ci si ritrova quasi sempre in pochissime persone.
Tempio Otagi Nenbutsu-ji - lì vicino trovate:
A 592 metriCon oltre 8 mila statue.
A 982 metriCon un giardino di muschio.
A 1286 metriCon splendidi aceri.
A 1416 metriCircondato da oltre 200 aceri.
A 1553 metriFu sede distaccata del Palazzo dell'Imperatore.
A 1776 metriAbitazione da sogno.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).