Tempio Nishi Hongan-ji

Il Nishi Hongan-ji è la sede principale del Buddismo Shin. È il tempio della scuola conosciuta anche come Jodo Shinshu Honganji-ha e ruota tutto attorno alla figura del fondatore, il monaco Shinran, i cui insegnamenti ancora oggi conquistano i cuori di tantissimi fedeli.
La sua figura viene commemorata in tantissime occasioni e la più sentita è il Goshoki Hoonko, la cerimonia che ogni gennaio ricorda l’anniversario della scomparsa del monaco. Sono giorni in cui si riflette sulla sua vita e sui suoi insegnamenti, che guidano e confortano tantissime persone in un mondo moderno in cui regnano la confusione e i conflitti.

Come arrivare

Il tempio si trova a nord-ovest della stazione di Kyoto ed è uno dei pochi grandi templi che si raggiungono comodamente a piedi: dall'uscita Karasuma camminate lungo l'omonima via fino a Shichijo-dori, girate a ovest e proseguite fino a Horikawa-dori, dove vi troverete davanti i due grandi portoni di legno. Sono una quindicina di minuti in tutto.
Se avete i bagagli o poca voglia di camminare, dal piazzale davanti alla stazione partono diversi bus urbani che vi lasciano proprio davanti all'ingresso.

Chi arriva dal centro in metropolitana può invece scendere a Gojo, sulla linea Karasuma, e proseguire verso ovest per una decina di minuti.

Informazioni utili

Nome: Tempio Nishi Hongan-ji
Orario: Dalle 5 alle 17. Fino a 18 da maggio ad agosto.
Costo a persona: ingresso gratuito
Durata visita: Vi suggerisco 45 minuti per gli spazi comuni; considerate 1,5 ore totali se volete soffermarvi sui preziosi dettagli decorativi della porta Karamon e degli edifici Shoin.
Consigli utili: Quando attraversate il corridoio di legno che unisce le due grandi sale, guardate in basso: i tasselli che turano nodi e crepe delle assi non sono stati messi a caso, i falegnami li hanno intagliati a forma di scoiattoli, foglie e ventagli. Ce ne sono decine e quasi nessuno li nota, ma appena sapete cosa cercare non smettete più.
Trasporti:
  • Stazione di Kyoto (JR, Kintetsu, metro linea Karasuma): uscita Karasuma, 15 minuti a piedi
  • Fermata Nishi Honganji-mae (bus urbani 9, 28, 75): davanti all'ingresso
  • Stazione Gojo (metro linea Karasuma): 10 minuti a piedi
Indirizzo: 堀川通花屋町下る Honganji Monzencho, Shimogyo Ward, Kyoto, 600-8501, Japan
Sito Internet: Tempio Nishi Hongan-ji
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Tempio Nishi Hongan-ji

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Il passato turbolento del tempio

All’origine di tutto c’è il mausoleo di Shinran Shonin. Nel 1272 le reliquie del fondatore del Buddismo Shin furono trasferite dalla collina di Otani, ad est di Kyoto, in un nuovo mausoleo costruito a Yoshimizu per volere della figlia di Shinran, Kakushinni. Quest’ultima poté contare sull’aiuto dei tantissimi fedeli, seguaci di Shinran, che si misero all’opera per costruire una cappella al cui interno fu collocata una statua di Shinran. Alcuni anni dopo il mausoleo venne dedicato alla scuola buddista Shin; in seguito attorno al 1300, il mausoleo divenne a tutti gli effetti un tempio. A questo edificio fu attribuito il nome di Hongan-ji, che letteralmente significa “Tempio del Voto Originario” e diventò la sede principale e il cuore pulsante del Buddismo Shin.

Gli incendi e le guerre danneggiarono il tempio che fu poi ristrutturato ed ampliato; furono aggiunti nuovi edifici, tra cui la Sala del Fondatore e la Sala di Amida Buddha, e Hongan-ji cominciò lentamente ad assumere la forma che presenta tutt’oggi.

By: gtknj
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In particolare sotto la guida del monaco Rennyo l’importanza del tempio crebbe enormemente, di pari passo con la diffusione degli insegnamenti di Shinran; il monaco Rennyo raccolse molti consensi tra la popolazione e la sua abilità di diffondere il credo della scuola buddista Shin fece aumentare in maniera esponenziale il numero di seguaci. Allo stesso tempo, però, crebbe anche la rivalità con la scuola Tendai che non vedeva di buon occhio la grande influenza del buddismo Shin. Questi conflitti sfociarono in un attacco dei monaci guerrieri Tendai al tempio di Hongan-ji che fu quasi raso al suolo nel 1465. Da questo momento cominciò un periodo davvero turbolento per Hongan-ji che fu ricostruito e distrutto più volte dai signori della guerra e dai monaci guerrieri delle altre scuole buddiste che temevano la forte ascesa del buddismo Shin, ormai inarrestabile. Gli scontri continuarono fino alla fine del 1500 quando sotto la guida di Toyotomi Hideyoshi il paese fu unificato e lui stesso donò la terra dove oggi sorge il tempio di Hongan-ji che, dopo vari secoli, tornò a Kyoto.

Perché a Kyoto ci sono due Honganji

Se guardate una mappa noterete che a poche centinaia di metri verso est c’è un secondo tempio quasi gemello, l’Higashi Hongan-ji. Non è un doppione né una succursale: è il risultato di una divisione voluta dal potere. Alla morte di Kennyo, l’abate che aveva guidato la scuola durante i lunghi anni di guerra, la successione rimase contesa tra i suoi figli, e nel 1602 Tokugawa Ieyasu ne approfittò donando al maggiore, Kyonyo, un terreno poco più a est su cui costruire il proprio tempio.

Da quel momento il Buddismo Shin si ritrovò con due sedi separate, quella occidentale (nishi) e quella orientale (higashi), ognuna con la sua rete di templi in tutto il paese. Per lo shogunato era il modo più semplice per spezzare in due un movimento che per decenni aveva tenuto testa ai signori della guerra, e quella divisione c’è ancora oggi.

La vita di Shinran

Il buddismo Shin ha origini molto antiche e la sua fondazione fu opera del monaco Shinran Shonin. Shinran nacque in un periodo contrassegnato dalle lotte tra i clan guerrieri ed in questo clima di violenza e instabilità il Buddismo, ormai un lusso della nobiltà,  non era più in grado di aiutare e guidare la popolazione. Alla giovane età di nove anni Shinran decise di dedicarsi al buddismo e si preparò alla sua vita da monaco studiando presso il tempio del Buddismo Tendai sul monte Hiei. Nonostante il suo impegno e la sua dedizione Shinran non trovava conforto nel Buddismo Tendai e la corruzione dilagante del monastero del monte Hiei lo portò a mettere in discussione ciò a cui aveva dedicato gran parte della sua vita. La svolta avvenne grazie all’incontro con il monaco Honen Shonin, grande promotore del Nembutsu, una forma di preghiera che consiste nel ripetere continuamente il nome di Amida Buddha per raggiungere l’illuminazione. Shinran decise di abbandonare la scuola Tendai ed unirsi al movimento di Honen. La forte diffusione e l’influenza degli insegnamenti di Honen accrebbero le gelosie e le ostilità delle altre scuole buddiste e del governo che vietò l’insegnamento del Nembutsu e esiliò Honen e Shinran dalla capitale. Questi avvenimenti non fermarono però Shinran che continuò ad insegnare il Nembutsu attirando una folta schiera di seguaci. A sessant’anni decise di ritornare a Kyoto e si dedicò alla scrittura dell’opera che divenne poi il testo principale del Buddismo Shin, Kyogyoshinsho, e altri testi tra cui le tre collezioni di wasan. C’è poi un aspetto della sua vita che ha segnato per sempre la scuola: Shinran si sposò ed ebbe dei figli in un’epoca in cui per un monaco il celibato era la regola. Non fu una trasgressione nascosta ma la conseguenza dei suoi insegnamenti: se la salvezza arriva dal Voto di Amida e non dalla disciplina, non serve rinunciare alla vita ordinaria per meritarla. Lui stesso si definiva né monaco né laico, ed è il motivo per cui ancora oggi i sacerdoti del Buddismo Shin possono sposarsi e trasmettere il tempio ai figli.

By: gtknj
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La visione del buddhismo Shin

Probabilmente vi chiederete perché il Buddismo Shin ha attirato così tanti seguaci che hanno trovato conforto nei suoi insegnamenti. Alla base di questa dottrina buddista c’è la visione di una vita improntata alla saggezza e alla compassione e l’obiettivo primario che si prefigge il Buddismo Shin è portare ogni essere umano ad avere una vita piena e soddisfacente. Questo scopo si raggiunge, secondo gli insegnamenti di Shinran, rivolgendosi al Buddha Amida e coloro che si affideranno al Buddha otterranno la salvezza e a loro si apriranno le porte della Terra Pura, il regno dell’illuminazione. Shinran sosteneva che recitare in maniera genuina il Nembutsu ripetendo più volte il nome del Buddha, Namu Amida Butsu, porta alla rinascita nella Terra Pura e trasforma le nostre menti rendendole sagge e compassionevoli. L’intenzione con cui viene recitata la preghiera è fondamentale: finché il fedele prega con il solo scopo di raggiungere il regno di Buddha tutto ciò a cui lui aspira è il proprio bene e la propria salvezza. Secondo Shinran fino a quando penseremo soltanto a noi stessi non faremo altro che erigere dei muri tra noi e il prossimo e questo causa un aumento di tutti quei sentimenti che avvelenano la nostra vita, come il desiderio, l’invidia, la rabbia e la paura; agire influenzati da questi sentimenti non provoca altro che un ulteriore dolore. Nel momento in cui ascoltiamo e ci affidiamo al Voto Originario di Amida la nostra mente acquisisce una fiducia autentica e sincera e arriviamo a comprendere che tutti i nostri progetti sono inutili e non realmente necessari; nel momento in cui la luce di Amida illumina le nostre esistenze e ci dona saggezza comprendiamo che tutte le nostre azioni sono frutto di una visione egocentrica.

In merito alla vita dopo la morte, il Buddismo Shin sostiene che nel momento in cui il corpo muore coloro che si sono affidati ad Amida saranno portati nella Terra Pura per poi rinascere nel mondo terreno con l’obiettivo di portare a termine il loro compito: risvegliare le persone portandole ad acquisire consapevolezza.

Uno dei fattori che incise sulla diffusione del Buddismo Shin è che questa dottrina è rivolta a tutti; dopo un periodo in cui il Buddismo era stato una religione riservata agli aristocratici e agli imperatori, Shinran attua una rivoluzione sostenendo nella sua opera che il Voto Originario di Amida pone tutti gli individui sullo stesso piano senza alcuna distinzione. Ed è il Voto stesso a salvare le persone dal male senza la necessità di compiere alcuna buona azione; nessuna buona azione, infatti, può portare a risultati migliori del Nembutsu. Un aspetto molto importante del Buddismo Shin è anche la condivisione; secondo Shinran nel momento in cui una persona si affida al Voto avverte immediatamente la necessità di condividere i benefici acquisiti con altre persone.

Nella sua opera Shinran tratta anche della distinzione tra buoni e cattivi e di come il Buddismo Shin  concepisce questa distinzione in relazione alla rinascita nella Terra Pura. In altre religioni al cattivo non viene concesso di accedere al Paradiso a causa dei peccati commessi, ma nel Buddismo Shin la visione è molto differente. Non è infatti scontato, sostiene Shinran, che se una persona cattiva ottiene di rinascere allora automaticamente anche tutte le persone buone ci riusciranno; questo ragionamento, infatti, si scontra contro l’obiettivo del Voto Originario, che è considerato l’Altro Potere. I buoni fanno affidamento alle buone azioni compiute e spesso non riescono ad affidarsi completamente all’Altro Potere e questo requisito è fondamentale per la rinascita.

I cattivi che riescono nell’atto di affidarsi all’Altro Potere rappresentano coloro che possiedono il motivo più vero e sincero per aspirare alla rinascita.

Cosa vedere nel tempio

Il complesso è Patrimonio UNESCO dal 1994 e appena varcato il portone vi trovate davanti due edifici enormi, affiancati e collegati da un corridoio coperto. A destra c’è il Goeido, la Sala del Fondatore, del 1636: al centro è custodita una statua di Shinran ed è questo, non l’altro, il cuore del tempio, dove i fedeli si radunano per le cerimonie. A sinistra l’Amidado, la Sala di Amida, ricostruita nel 1760, ospita l’immagine del Buddha Amida. In entrambe si entra a piedi scalzi e ci si può sedere sui tatami quanto si vuole: nessuno vi mette fretta.

Nel cortile davanti alle sale non potete non notare il grande ginkgo di oltre quattrocento anni, con i rami che si aprono verso l’alto come radici rovesciate. La leggenda racconta che durante un incendio si mise a spruzzare acqua per salvare gli edifici, e infatti a Kyoto lo chiamano l’albero che sputa acqua.

Il pezzo forte però è il Karamon, la porta sul lato sud coperta di intagli dorati con pavoni, leoni e figure della tradizione cinese: la chiamano higurashi-mon, perché ci si può restare davanti a guardarla fino al calare della sera. Gli altri due gioielli, il padiglione Hiunkaku e le sale dello Shoin, non sono normalmente visitabili e si aprono solo in occasioni speciali: se capitate in uno di quei giorni, non fatevele scappare.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).