Kokubunji

Kokubunji è una di quelle zone di Tokyo dove la città rallenta e respira. Sta a ovest, fuori dai 23 quartieri centrali, ed è il tipo di posto dove le persone ci vivono, più che venirci a fare i turisti.
Ci si arriva in poco più di venti minuti da Shinjuku, e appena scesi si sente che l’aria è un’altra: meno folla, più verde, negozi di quartiere invece di insegne enormi. Non è una tappa da cartolina, però se vi interessa vedere come si vive davvero fuori dal centro, secondo me si merita mezza giornata.

Ristoranti

Esterno di un punto vendita Doutor Coffee presso una stazione di servizio in autostrada in Giappone con menu esposti.

Negozi

Quartieri vicini

Strada commerciale a Kichijoji con edifici e cartelli colorati.
La stazione di Hachioji con il complesso commerciale Celeo visto dalla passerella pedonale in una serata piovosa.

Tachikawa

Quartiere con il grande parco Showa Kinen.

Ogikubo

Ramen storico e giardini nascosti.

L’ombelico di Tokyo

Kokubunji viene chiamata l’ombelico di Tokyo, e non è solo una frase carina: geograficamente sta più o meno al centro della grande area della città. Per chi ci abita è una scelta pratica, a metà strada tra il centro affollato e la periferia tranquilla.
Per un viaggiatore la domanda vera è se valga la pena dormirci, e io onestamente vi direi di no, a meno che non abbiate un motivo preciso. Gli hotel sono pochi e pensati più per chi lavora in zona che per il turismo, e per girare Tokyo perdereste tempo sui treni.
Ha molto più senso passarci nel mezzo di una giornata verso ovest, magari abbinandola a una fermata vicina sulla stessa linea. Non aspettatevi grattacieli o attrazioni famose: qui non c’è niente da spuntare da una lista, e si cammina senza fretta. Il centro, se volete vederlo, è segnato sul serio: in una piazzetta di quartiere a Fujimoto c’è un cartello che dice che lì cade il baricentro di Tokyo, calcolato ritagliando la mappa della città come fosse una sagoma di cartone. Non è un’attrazione, è un pannello in un parchetto tra le case, ma rende bene l’idea di che posto sia Kokubunji.

Verso le sorgenti

Dal lato sud parte la parte che secondo me giustifica il viaggio fin qui. In pochi minuti si arriva al giardino Tonogayato, tirato su da un industriale all’inizio del Novecento: sorgenti naturali, un boschetto di bambù e una casa da tè, con un ingresso che costa pochi spiccioli.
Poco più in là si cammina lungo l’Otaka no michi, un sentiero che ai tempi di Edo era zona di caccia col falco per un ramo della famiglia Tokugawa. L’acqua di sorgente scorre verso il fiume Nogawa, e d’estate di sera qui capita di vedere le lucciole. Continuando si arriva ai resti del vecchio tempio Musashi Kokubunji: nel periodo Nara l’imperatore Shomu ordinò un tempio di stato in ogni provincia, e questo era quello della provincia di Musashi. Oggi restano poco più delle fondamenta, ma sapere cosa c’era cambia il modo in cui guardate questo pezzo di periferia. Per capire le proporzioni: qui c’era una pagoda a sette piani alta una sessantina di metri, che in mezzo ai campi della provincia doveva vedersi da chilometri. Andò tutto a fuoco nel 1333, durante la battaglia di Bubaigawara, e il grande complesso non venne più rialzato: restò soltanto una piccola sala dedicata al Buddha della medicina, che è il Kokubunji di oggi. Sul prato, i basamenti in pietra segnano ancora dove stavano la sala principale e la pagoda.
Per orientarvi:

  • Mettete scarpe comode, perché tra giardino, sentiero e rovine si cammina su sterrato e qualche saliscendi.
  • Contate almeno due o tre ore se volete fare tutto con calma, senza correre da un punto all’altro.

Il giardino sulla scarpata

Il Tonogayato è piccolo, ma è costruito tutto sul dislivello: si entra in alto, su un prato con la vecchia casa in stile occidentale, e da lì si scende per un sentiero che in pochi passi vi porta sotto, dove l’acqua di sorgente riempie lo stagno Jiro Benten.
La casa da tè si chiama Koyotei e sta a mezza costa, affacciata sugli aceri: è il punto dove si fermano tutti, e in autunno si capisce il perché. Il boschetto di bambù, invece, sta dalla parte opposta e merita il giro largo.
Nato come villa privata a inizio Novecento, il giardino stava per finire sotto le ruspe: a salvarlo sono state le proteste di chi abitava qui intorno, ed è il motivo per cui oggi lo potete attraversare.

L’acqua che ha fatto il quartiere

Tutta questa faccenda delle sorgenti non è un caso: Kokubunji sta sul bordo di una scarpata naturale, il gradino che taglia l’altopiano di Musashino per una trentina di chilometri. L’acqua che filtra nel terreno scende fin lì e riemerge ai piedi del pendio, con una portata che non si ferma mai.
È una delle ragioni per cui questo pezzo di pianura fu abitato per primo e per cui il tempio di stato finì proprio qui. La pozza più famosa è il Masugata no ike, legato alla storia di una nobildonna malata che secondo la leggenda guarì lavandosi in quest’acqua.
Non si beve, ma è una delle cento acque scelte dal ministero dell’ambiente giapponese: in mezzo a Tokyo, non è poco.

Come arrivare

Da Shinjuku si arriva con la linea JR Chuo in poco più di venti minuti e senza cambi: con i treni rapidi Kokubunji è una delle poche fermate. Scesi, uscite dal lato sud, perché a nord trovate solo grandi magazzini e negozi: il giardino Tonogayato è a due minuti a piedi, e da lì si scende verso l'Otaka no michi e i resti del tempio, un quarto d'ora in tutto.
Se arrivate sulla linea Musashino, o se volete fare il giro al contrario, scendete a Nishi-Kokubunji: dal lato sud sono poco più di dieci minuti a piedi fino alla zona delle sorgenti.

Informazioni utili

Nome: Kokubunji
Costo a persona: Giardino Tonogayato: 150 yen - Otakanomichi Yusuien e museo dei resti: 100 yen - Sentiero e rovine del tempio: gratuiti
Durata visita: Mezza giornata: 2-3 ore per giardino, sentiero delle sorgenti e rovine del tempio
Giorni di chiusura: Giardino Tonogayato: aperto tutti i giorni, chiuso dal 29 dicembre al 1 gennaio
Otakanomichi Yusuien e museo dei resti: chiusi il lunedì (il giorno feriale successivo se il lunedì è festivo) e dal 29 dicembre al 3 gennaio
Consigli utili: Se potete scegliere, venite a fine novembre: la scarpata del giardino Tonogayato si accende di aceri rossi guardati dall'alto, ed è il momento in cui questa gita ripaga il viaggio fino a qui. D'estate puntate invece sul tardo pomeriggio, quando lungo le sorgenti si sta al fresco.
Trasporti:
  • Stazione Kokubunji (JR Chuo, Seibu Kokubunji, Seibu Tamako): uscita sud
  • Stazione Nishi-Kokubunji (JR Chuo, JR Musashino): uscita sud, più comoda per le rovine

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Kokubunji

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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