Vista aerea di Mauritius con Le Morne Brabant e cascata sottomarina.

Viaggio in Giappone e Mauritius

Un volo lungo per due mondi opposti, ed è proprio questo il bello.

Da un lato il Giappone, con i treni al secondo giusto e le città che non dormono mai. Dall’altro Mauritius, un puntino nell’Oceano Indiano dove il ritmo si sfila di dosso da solo.

Metterli nello stesso viaggio sembra strano, e invece ha un senso preciso: chiudi settimane intense di templi, metropolitane e camminate con qualche giorno di laguna e niente sveglia. Vi racconto come organizzarlo davvero, senza illusioni sui voli e con i posti che valgono il salto.


Perché abbinarli

Sono due viaggi opposti e per questo si completano bene. Il Giappone ti tiene in movimento dalla mattina alla sera, tra spostamenti, prenotazioni, code ai ristoranti e mappe da leggere. Dopo dieci o dodici giorni così, chi non è abituato arriva stanco anche se contento.

Mauritius fa da valvola di sfogo alla fine. Ci arrivi che hai già visto tutto quello che volevi vedere, e lì non devi vedere più niente: nuoti, mangi, cammini scalzo. A me piace proprio perché toglie dalla testa la sensazione di dover riempire ogni ora.

C’è anche un discorso pratico che vi conviene tenere a mente. Mauritius non è dietro l’angolo rispetto al Giappone, e non è una destinazione “di passaggio”. Ha senso inserirla se avete almeno una ventina di giorni totali, altrimenti spendete metà del tempo in aeroporto per tre giorni di mare.

Una persona con attrezzatura da snorkelling osserva una tartaruga marina nelle acque trasparenti a Okinawa.
Nelle acque dell'isola di Barasu indosso il giubbotto per seguire una tartaruga. Un netto anticipo di mare cristallino prima di volare verso le coste dell'oceano Indiano.
La Tokyo Tower illuminata di arancione si staglia nel panorama notturno sopra i grattacieli di Minato a Tokyo.
I tralicci arancioni della Tokyo Tower spezzano la griglia dei grattacieli. La sera i quartieri centrali di Minato offrono innumerevoli ristoranti aperti fino a tardi.

Il volo tra i due

Ve lo dico subito: collegamento diretto non esiste. Al momento non ci sono voli diretti da Tokyo a Mauritius, e per arrivarci servono voli con scalo. Il conto totale, tra volo, attesa e secondo volo, si aggira sulle venti ore o poco più, dipende dallo scalo che scegliete.

Gli scali più comodi passano dal Golfo, quindi Dubai, Doha, Abu Dhabi. Sono rotte con voli lunghi ma frequenti, e spesso il cambio aereo è nello stesso hub, senza dover ritirare i bagagli in mezzo.

Un paio di cose che vi risparmiano problemi:

  • Prenotate tutto su un unico biglietto, con la stessa prenotazione dal Giappone a Mauritius: se salta un volo, la compagnia vi riprotegge senza che dobbiate litigare con nessuno.
  • Lasciate uno scalo comodo: almeno due ore e mezza abbondanti, perché questi hub sono enormi e camminate parecchio da un gate all’altro.
  • Fate il volo lungo di notte: arrivate a Mauritius con mezza giornata davanti invece che a pezzi.
Veduta panoramica di un aereo Japan Airlines al gate 14 presso l'aeroporto di Haneda in Giappone.
Il volo atterra sulle piste di Haneda. È preferibile viaggiare leggeri visto che questo itinerario prevede continui spostamenti di clima e fuso orario tra due continenti.
La grande lanterna rossa e nera della porta Hozomon al tempio Senso-ji di Asakusa a Tokyo.
Sotto l'enorme lanterna rossa del portale Hozomon ad Asakusa c'è sempre folla. Meglio visitare il tempio Senso-ji al mattino presto per scattare foto senza ostacoli visivi.

Quando andare

Qui viene la parte che spiazza chi non ci ha mai pensato. Mauritius sta nell’emisfero sud, quindi le stagioni sono ribaltate rispetto al Giappone. Quando in Giappone fa freddo e la primavera è ancora lontana, a Mauritius siete in piena estate.

Il clima dell’isola è tropicale, con una parte dell’anno più calda e umida e una più fresca e asciutta. Il periodo secco e ventilato è quello più comodo per stare in spiaggia senza morire di afa, mentre nei mesi caldi l’acqua è bollente ma può piovere di più e c’è il rischio cicloni.

Il modo furbo di ragionare è incastrare i due climi. Chi vuole il Giappone in autunno, con i colori del foliage, trova a Mauritius una stagione ancora buona per il mare. Chi va in Giappone a marzo per i ciliegi capita nell’estate mauriziana, calda ma vivibile. Vi consiglio di partire dal periodo del Giappone che vi interessa di più e vedere cosa combacia dall’altra parte, non il contrario.

Un itinerario di massima

Vi butto giù una traccia per farvi un’idea, senza pretese: ogni tappa si può allungare o tagliare a seconda del vostro passo. Per il Giappone, per esempio, dieci giorni potrebbero filare così:

  • 1° giorno – Tokyo est: Asakusa col tempio Senso-ji, il verde di Ueno e i suoi musei, e la sera l’elettronica di Akihabara.
  • 2° giorno – Tokyo giovane: Harajuku tra moda e stranezze, poi il celebre incrocio e i negozi di Shibuya.
  • 3° giorno – baia e grattacieli: Odaiba sul mare artificiale, Shiodome e infine le luci di Shinjuku.
  • 4° giorno – gita fuori porta: Nikko coi suoi santuari nel bosco, oppure Kamakura col grande Buddha e il mare.
  • 5° giorno – trasferimento a Kyoto: mezza giornata di viaggio in shinkansen e primo giro tranquillo in città.
  • 6° giorno – i templi di Kyoto: una giornata piena tra Kinkaku-ji, Gion e i quartieri storici.
  • 7° giorno – Hiroshima e Miyajima: il Memoriale della Pace e il torii sull’acqua dell’isola sacra.
  • 8° giorno – Kyoto scenografica: le mille torii di Fushimi Inari e la foresta di bambù di Arashiyama.
  • 9° giorno – Nara e Osaka: i cervi e il grande Buddha di Nara, poi il cibo e i vicoli di Osaka.
  • 10° giorno – a scelta: un giorno libero per tornare dove vi è piaciuto di più o per l’ultimo giro di shopping.

Poi si vola a Mauritius, dove i giorni si dividono a rovescio, cioè con calma:

  • 1° giorno: arrivo, sistemazione e mezza giornata a smaltire il fuso con la prima nuotata.
  • 2°-3° giorno: base al nord tra Grand Baie, spiaggia e gita alle isolette con le tartarughe.
  • 4° giorno: giro nel sud-ovest, il monte a picco sulla laguna e le Sette Terre Colorate di Chamarel.
  • 5° giorno: una gita in barca, tra Ile aux Cerfs o il parco marino di Blue Bay.
  • 6° giorno: giornata a piacere, mare o entroterra verde, senza sveglia.

Se volete scendere più nel dettaglio sulla parte giapponese, vi consiglio di dare un’occhiata alla mia pagina con gli Itinerari in Giappone, dove trovate le varianti spiegate meglio.

Il nord dell'isola

La zona nord è quella dove finisce la maggior parte di chi arriva la prima volta, e ci sta. Grand Baie è il paese più vivo, con locali, ristoranti, negozi e il porticciolo da cui partono le barche. È la base comoda se volete avere qualcosa intorno la sera e non solo la reception dell’hotel.

Poco distante c’è una lunga spiaggia con acqua bassa e trasparente e la barriera che smorza le onde. La barriera corallina fa da frangiflutti naturale, così anche nei giorni ventosi le onde alte restano fuori. È un mare da laguna, calmo, adatto anche a chi con l’acqua non se la cava benissimo.

Un dettaglio pratico che molti scoprono coi piedi: su diverse spiagge conviene avere delle scarpette da scoglio, per via di ricci, pesci pietra e fondali con vita marina. Portatevi un paio di calzari di gomma, costano poco e vi tolgono il pensiero. Dal nord partono anche le gite alle isolette, dove si vedono le tartarughe, ed è una mezza giornata che vi consiglio di mettere in conto.

Sud-ovest e Chamarel

Il sud-ovest è la parte che mi piace di più, perché mescola mare e montagna in pochi chilometri. Il simbolo è il monte a picco sulla penisola, con davanti una laguna bassa e chiara. La laguna ha acque calme e poco profonde, ottime anche per chi fa snorkeling per la prima volta, e chi è più allenato può esplorarla con calma.

Salendo verso l’interno si arriva a Chamarel. Il parco delle Sette Terre Colorate è una delle attrazioni più conosciute, nel distretto di Black River, poco più di un’ora dalla capitale. Sono dune di sabbia con sfumature dal rosso all’arancione al viola, un fenomeno geologico che dà quel colore alla terra. Non aspettatevi un posto enorme, si gira in fretta, ma vale la sosta.

Nello stesso giro entrano di solito la cascata e le tartarughe giganti che si vedono lì vicino. Il momento migliore è l’alba o il tardo pomeriggio, quando la luce bassa fa risaltare i colori. Se potete, evitate le ore centrali: fa più caldo e le foto vengono piatte.

Gite in barca

Le escursioni via mare sono metà del divertimento a Mauritius, e vi conviene farne almeno una. La più classica parte dalla costa est verso un isolotto con spiagge bianche e laguna, ma non è l’unica.

Le opzioni che vedo consigliare più spesso sono queste:

  • La gita a Ile aux Cerfs: parte dalla zona di Trou d’Eau Douce e mette insieme spiaggia, snorkeling e di solito un pranzo a bordo.
  • Il giro nel parco marino di Blue Bay: nel sud-est, dove l’acqua resta calma perché la baia è protetta e i fondali sono pieni di coralli e pesci.
  • I tour multi-isola: con qualche sosta per nuotare e una per mangiare.

A Blue Bay si fa snorkeling nell’acqua limpida del parco marino, con partenza dalla costa e barriera corallina protetta con oltre cinquanta specie di corallo. Se soffrite il mare, mettete in conto che su alcuni tratti la barca balla: partite leggeri a colazione.

Port Louis

La capitale non è una città da cartolina, ma un giorno lo merita per capire com’è davvero l’isola. È caotica, calda, viva, con il porto, il mercato e la gente che fa la spesa. È il rovescio della medaglia rispetto ai villaggi da resort.

Sul lungomare c’è la zona rimessa a nuovo con negozi, ristoranti e locali. In sostanza è un centro commerciale affacciato sul porto, con negozi di souvenir, boutique, bancarelle e posti dove mangiare. Non aspettatevi chissà che, ma è comodo per una pausa all’ombra e per portarsi via qualche ricordo.

Il pezzo forte, secondo me, è il mercato centrale con le sue bancarelle di frutta, spezie e cibo di strada. È uno dei posti migliori dell’isola per mangiare street food a due soldi, e ci arrivo tra poco.

L'entroterra verde

Mauritius non è solo mare, e chi salta l’interno si perde metà dell’isola. Il parco nazionale protegge gran parte della foresta pluviale rimasta e si attraversa a piedi. Copre quasi il tre per cento dell’isola ed è pieno di sentieri, da passeggiate di mezz’ora a percorsi impegnativi di un’intera giornata.

I panorami sono l’opposto della spiaggia: gole profonde, cascate che scendono lungo i fianchi delle montagne, verde ovunque. Se vi piace camminare, tenete un giorno per questo, magari con una guida che vi porta sui sentieri giusti in base al fiato che avete.

Un paio di cose da portare, che qui servono davvero:

  • Scarpe chiuse con suola buona: il terreno è sterrato e scivola dopo la pioggia.
  • Acqua abbondante e un cappello: tra gli alberi c’è ombra ma l’umidità si fa sentire.
  • Un antipioggia leggero: nell’interno può piovere anche quando sulla costa c’è il sole.

Cosa mangiare

La cucina mauriziana è un incrocio di culture, tra India, Africa, Cina e Francia, e da sola vale il viaggio. Il piatto di strada che dovete provare è una specie di piadina ripiena di piselli gialli spezzati leggermente speziati, di solito servita con un curry di legumi o verdure. Costa pochissimo e lo trovate ai chioschi ovunque, soprattutto a Port Louis.

Oltre a quello, il ventaglio è largo. Vale la pena assaggiare il curry di pesce o carne coperto di curcuma, zenzero, peperoncino e senape, il rougaille creolo in salsa di pomodoro piccante, un piatto di ispirazione cinese e lo stufato di stampo francese. Il pesce è dappertutto ed è la scelta più ovvia vicino al mare.

Rispetto al Giappone cambia proprio l’idea di pasto: là mangiate spesso in piedi al banco, di corsa, tutto pulito e cronometrato; a Mauritius ci si siede, si aspetta, si chiacchiera. Il cibo di strada costa poco, i ristoranti dei resort invece hanno prezzi da turista, quindi vi consiglio di uscire dall’hotel almeno per qualche pasto.

Come muoversi

Scordatevi i treni giapponesi, qui il mezzo è la macchina. Mauritius non è grande e in un’ora o poco più attraversate mezza isola, ma i trasporti pubblici sono lenti e non arrivano ovunque. Se volete girare davvero, il noleggio è quasi obbligatorio.

C’è un dettaglio a cui fare attenzione: a Mauritius si guida a sinistra, come in Giappone del resto, quindi almeno quello non vi spiazza. Le strade principali sono buone, quelle interne più strette e con curve. Se non ve la sentite di guidare, l’alternativa sono i taxi a giornata, che potete concordare con l’autista per un giro tra più tappe.

Per chi resta in zona e vuole solo mare e relax, non serve nemmeno l’auto tutti i giorni. Molti prendono la macchina solo per le due o tre escursioni più lontane e per il resto restano intorno all’hotel.

Quanti giorni servono

Il rischio più grosso è sbilanciare male i due pezzi. Il Giappone chiede tempo, minimo dieci-dodici giorni per non correre, e Mauritius, dopo un volo così lungo, non merita solo tre notti di fretta.

La divisione che consiglio quasi sempre è questa:

  • Grosso del viaggio in Giappone: tra le due settimane, con l’itinerario classico o quello che avete in mente.
  • Almeno cinque o sei notti a Mauritius: per smaltire il fuso, muovervi un paio di giorni e godervi il resto senza sveglia.
  • Un giorno cuscinetto al ritorno: perché rientrate da un fuso e da un volo lungo e non è il caso di ripartire per il lavoro il mattino dopo.

Sotto queste soglie l’aggiunta di Mauritius diventa più fatica che piacere. Meglio allora tenerla per un altro viaggio e concentrarsi su una cosa sola.

Quanto si spende

Il grosso della spesa è il volo, punto. Sono due biglietti lunghi in uno, e quella è la voce che pesa di più su tutto il viaggio: conviene controllare le tariffe con calma e prenotare con anticipo.

Sull’isola il discorso cambia parecchio a seconda di come viaggiate. Il cibo di strada e i piccoli ristoranti locali costano poco, le escursioni in barca hanno un prezzo medio, mentre i resort sul mare e i loro ristoranti salgono in fretta. Si può fare Mauritius spendendo poco o tantissimo, dipende solo da voi.

Un consiglio spiccio sul confronto tra le due tappe: in Giappone i prezzi sono più prevedibili e la qualità è alta ovunque, anche nei posti economici. A Mauritius c’è più forbice, quindi vale la pena mescolare, qualche notte in un buon albergo e qualche pasto fuori dai circuiti turistici. I prezzi cambiano, perciò controllate le cifre aggiornate prima di partire.

Il mio consiglio

Se avete i giorni e la voglia di stare a lungo in volo, questo abbinamento è una di quelle idee che a raccontarle sembrano assurde e poi filano lisce. Prima ti riempi gli occhi in Giappone, poi ti svuoti la testa a Mauritius.

Io al posto vostro terrei il mare per ultimo, sempre. Chiudere un viaggio a piedi nudi in una laguna, dopo settimane di treni e templi, è il modo migliore per tornare a casa senza quella stanchezza da vacanza che ti serve un’altra vacanza. Voi da quale delle due partireste?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).