Vista aerea delle isole Seychelles tra acque turchesi e verde vegetazione.©Shuo Wang - Dreamstime

Viaggio in Giappone e Seychelles

Dopo settimane passate tra treni, templi e città che non dormono mai, il corpo ti chiede una cosa sola: fermarti davanti al mare e non fare niente. Le Seychelles sono la risposta che consiglio a chi ha già messo insieme un viaggio in Giappone e vuole chiuderlo con qualche giorno di pausa vera.
Non è un accostamento scontato, lo so.
Ma se guardate una mappa ha più senso di quanto sembri, e in questo articolo vi spiego come funziona davvero unire i due mondi, come muoversi tra le isole e cosa aspettarvi una volta arrivati.

Perché ha senso

Il Giappone è un viaggio intenso: cammini tanto, ti sposti spesso, hai sempre qualcosa da vedere. Le Seychelles fanno l’esatto contrario, ed è proprio per questo che le due cose si tengono così bene.

La logica geografica aiuta. Dal Giappone si vola verso l’arcipelago con uno scalo nel Golfo, sulle rotte che passano da Abu Dhabi, Dubai o Doha, per cui non stai tornando indietro verso l’Europa per poi ripartire.

Il fuso non ti stravolge come farebbe rientrando a casa, e arrivi al mare mentre sei ancora dentro la modalità viaggio.

Io la vedo così: dieci giorni o due settimane in Giappone per la parte attiva, poi cinque o sei giorni alle Seychelles per staccare prima di rientrare. Le due parti non si pestano i piedi, si completano.

Prima il Giappone o prima il mare?

L’ordine non è indifferente, e io non ho dubbi: prima il Giappone, poi le Seychelles. La parte giapponese chiede gambe, sveglie presto e chilometri a piedi, ed è quella che rende di più quando siete ancora freschi e curiosi. Se invertite, arrivate a Tokyo già in modalità vacanza e il ritmo delle città vi sembra il doppio più faticoso.
C’è anche un motivo meno nobile ma molto concreto: alle Seychelles si smaltisce, in Giappone si accumula. Chiudere con il mare vi fa tornare a casa davvero riposati, invece che con la sensazione di aver corso fino all’ultimo giorno.

Come arrivare

Non esiste un volo diretto tra Giappone e Seychelles, quindi mettete in conto uno scalo. Le compagnie del Golfo sono quelle che coprono meglio questa tratta, con un cambio ad Abu Dhabi, Dubai o Doha e poi il salto finale sull’Oceano Indiano.

Qualche cosa da sapere prima di prenotare:

  • Il volo lungo è quello tra il Giappone e il Golfo, mentre l’ultima tratta verso Mahe è più corta, quindi conviene scegliere lo scalo in base agli orari più comodi e non solo al prezzo.
  • Atterrate tutti sull’isola di Mahe, all’aeroporto vicino a Victoria, perché è l’unico scalo internazionale dell’arcipelago.
  • Il visto non serve, ma prima della partenza tutti i viaggiatori devono richiedere online l’autorizzazione di viaggio ufficiale delle Seychelles, che è a pagamento. All’arrivo viene poi rilasciato un permesso valido per trenta giorni, prorogabile fino a un massimo di tre mesi, ma le regole d’ingresso vanno controllate prima di partire perché possono cambiare.

Vi dico subito una cosa sui costi: il volo è la spesa più pesante di tutto il viaggio, e le Seychelles non sono una meta economica. È il prezzo da pagare per un posto così isolato, mettetelo in conto fin dall’inizio.

Un itinerario di massima

Prima di scendere nel dettaglio delle isole, vi lascio uno schema di come potrebbe incastrarsi il tutto. Non è una tabella da seguire alla lettera, ma un’idea di ritmo per farvi capire quanto tempo dare a ogni cosa.

Per la parte giapponese, dieci giorni pieni potrebbero andare così:

Poi il salto al mare, con cinque o sei notti alle Seychelles divise così:

  • Giorno 1: arrivo a Mahe, notte vicino a Victoria per riprendervi dal volo.
  • Giorni 2-3: trasferimento in traghetto e base tra Praslin e La Digue, spiagge e natura con calma.
  • Giorni 4-5: l’altra isola in giornata, snorkeling e le calette più selvagge.
  • Ultima notte: rientro su Mahe vicino all’aeroporto se il volo parte presto.

Se volete approfondire la sola parte giapponese, vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina con i miei Itinerari in Giappone, dove trovate versioni più dettagliate e alternative a seconda dei giorni che avete.

Veduta aerea del Monte Fuji innevato che emerge sopra uno strato di nuvole bianche in Giappone.
Il cono innevato del Fuji visto dal finestrino segna l'inizio della porzione asiatica del viaggio. Prenotate i posti sul lato corretto dell'aereo per garantirvi questa visuale.
Vista al tramonto del Monte Fuji e della Pagoda Chureito circondata da alberi autunnali a Fujiyoshida.
Il tramonto dietro la pagoda Chureito accende l'autunno giapponese. Per garantirvi lo spazio necessario a scattare mettetevi in fila sulla gradinata con largo anticipo.

Le tre isole principali

L’arcipelago conta più di cento isole, ma per un primo viaggio ci si concentra su tre, tutte vicine tra loro e collegate via mare.

Mahe è la più grande e la più viva. Qui c’è Victoria, una delle capitali più piccole al mondo, con il mercato coperto, i colori delle case coloniali e un ritmo lento. È l’isola dove atterrate e dove trovate più servizi, negozi e strade vere.

Praslin è il gradino intermedio: più tranquilla di Mahe, con spiagge larghe e la foresta che scende quasi fino all’acqua.

La Digue è la cartolina che tutti hanno in testa, l’isola dove ci si muove in bicicletta e le automobili quasi non esistono.

Il mio consiglio è di non provare a vederle tutte di corsa. Meglio due isole vissute con calma che tre attraversate di corsa.

Muoversi tra le isole

Il mezzo è il traghetto veloce, un catamarano che collega Mahe, Praslin e La Digue più volte al giorno. È il sistema che uso come riferimento per costruire l’itinerario, perché decide quanto tempo ti resta davvero su ogni isola.

La tratta da Mahe a Praslin dura circa settantacinque minuti, e quasi tutti i traghetti che vanno a La Digue passano prima da Praslin, dove si fermano una quindicina di minuti prima di proseguire. Tra Praslin e La Digue il salto è invece breve, questione di pochi minuti d’acqua.

Qualche accortezza pratica che vi risparmia grattacapi:

  • Prenotate i traghetti in anticipo, soprattutto nei periodi più pieni, perché i posti si esauriscono e non è un servizio con corse ogni mezz’ora.
  • Se soffrite il mare, sappiate che nei mesi più ventosi le onde si fanno sentire, quindi tenete a portata di mano qualcosa contro il mal di mare.
  • Per andare da Mahe all’aeroporto o girare l’isola grande, un’auto a noleggio o i taxi risolvono, mentre a La Digue la bicicletta basta e avanza.

Le spiagge di La Digue

Se dovessi indicare una sola immagine delle Seychelles, sarebbe Anse Source d’Argent, a La Digue. Sabbia bianca, acqua bassa e trasparente e quei massi di granito rosa levigati che spuntano dall’acqua: è una delle spiagge più fotografate del pianeta, e dal vivo regge la fama.

C’è una cosa concreta da sapere: per accedere ad Anse Source d’Argent si entra dalla Union Estate, con un biglietto d’ingresso a pagamento.

Da lì si prosegue costeggiando il mare fino alla caletta che preferite, e vale la pena arrivarci presto la mattina, quando la luce è morbida e non c’è ancora nessuno.

A La Digue ci si muove in bicicletta, che noleggiate appena scesi dal traghetto. È il modo giusto per raggiungere anche le altre spiagge dell’isola, più selvagge e spesso quasi vuote, dove il mare a volte è più mosso ma la sensazione di isolamento ripaga la pedalata. Le più belle sono Grand Anse, Petite Anse e Anse Cocos, sul lato opposto rispetto al porto. Si arriva in bici fino a Grand Anse e le altre due si raggiungono a piedi, con una camminata breve tra le rocce e gli alberi. Sono spiagge molto più ampie di Anse Source d’Argent e quasi sempre semivuote, ma qui il mare è aperto e nei mesi ventosi le correnti tirano, quindi il bagno si fa con la testa. Ad Anse Cocos c’è una piscina naturale tra i massi dove l’acqua resta calma e bassa, ed è il posto dove ci si ferma più a lungo.

Natura e tartarughe

Le Seychelles non sono solo mare, e sarebbe un peccato ridurle a questo. La parte naturalistica secondo me è quello che le distingue da tante altre destinazioni tropicali.

A Praslin c’è la Vallée de Mai, una foresta protetta che vale il viaggio da sola. È dominata da palme endemiche, e soprattutto dal coco de mer, famoso per la sua enorme noce doppia che contiene il seme più grande del regno vegetale. È stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO ed è uno dei siti naturali più piccoli della lista: ci si cammina dentro in un paio d’ore, all’ombra, ed è un mondo a parte rispetto alla spiaggia. Dentro la foresta vive anche il pappagallo nero, l’uccello simbolo delle Seychelles, che non esiste da nessun’altra parte al mondo e dipende proprio da queste palme. Vederlo non è automatico: quasi sempre lo sentite prima, con un fischio lungo che arriva dall’alto, e solo dopo lo individuate tra le fronde. Se camminate in silenzio e tenete lo sguardo in su le possibilità aumentano parecchio.

Poi ci sono le tartarughe giganti, quelle che a La Digue vivono in un recinto dedicato dentro la Union Estate. Sono esemplari ultracentenari che si muovono con lentezza tra i massi di granito, e vederle da vicino resta uno dei ricordi più forti dell’isola, soprattutto per chi viaggia con bambini.

Snorkeling e mare

L’acqua qui è calda tutto l’anno e trasparente, e lo snorkeling è alla portata di chiunque sappia stare a galla con maschera e boccaglio. Non serve essere sub esperti per godersela.

Da Mahe il punto di riferimento è il parco marino di Sainte Anne, la prima area marina protetta di questa parte dell’Oceano Indiano.

Ci si va con escursioni in barca che partono da Victoria, con una o più soste per lo snorkeling, e tra i pesci si possono avvistare anche le mante, che frequentano la zona da aprile a dicembre.

Un paio di consigli maturati sul campo:

  • Portatevi la vostra maschera se potete, perché quelle a noleggio non sempre calzano bene e una buona aderenza cambia tutto sott’acqua.
  • Mettete crema solare resistente all’acqua e una maglietta leggera, perché il sole qui brucia molto più di quanto ci si aspetti stando in mare.
  • Chiedete sul posto le condizioni del mare del giorno, perché a seconda del vento certi punti rendono e altri sono torbidi.

Cosa si mangia

La cucina creola delle Seychelles è un incrocio di sapori, e a me piace proprio perché mescola cose che di solito non stanno insieme. Nasce dall’unione di antiche ricette africane e altre arrivate dall’India, costruite su pochi ingredienti di base come pesce, riso, lenticchie, curry, manioca, patate dolci e frutta.

Il piatto simbolo è il curry di pesce con riso al cocco, e il pesce lo trovate ovunque, freschissimo, cucinato in mille modi. Si va dal pesce grigliato a quello al curry con latte di cocco, passando per polpi, granchi, tonno e aragoste.

Per chi cerca il sapore locale c’è anche la birra Seybrew, che accompagna bene una cena vista mare.

Vi dico sinceramente che mangiare bene qui costa: i prodotti importati fanno salire il conto e i ristoranti non sono economici. Il modo migliore per spendere il giusto è puntare sui posti creoli semplici, dove il pesce del giorno è quello vero e i prezzi restano più umani.

Quando andare

Alle Seychelles fa caldo tutto l’anno, senza sbalzi. Le temperature sulle isole principali sono costanti quasi sempre, con minime intorno ai 24-25 gradi e massime tra i 28 e i 31, quindi la scelta del periodo dipende dal vento e dalla pioggia, non dal freddo.

Il ritmo lo danno gli alisei. I venti da nord-ovest soffiano da novembre ad aprile e sono più leggeri e umidi, mentre quelli da sud-est vanno da maggio a ottobre e sono più intensi e freschi.

Nei periodi di calma tra i due venti, ad aprile-maggio e ottobre-novembre, il mare è più tranquillo e diventa perfetto per lo snorkeling e le immersioni.

Se dovete incastrare le Seychelles con il Giappone, tenete conto anche di quest’ultimo: la parte giapponese rende molto in primavera con i ciliegi o in autunno con i colori, e sono proprio i periodi in cui le isole offrono un mare calmo. Le due cose combaciano meglio di quanto immaginiate.

Come dividere i giorni

Per un primo viaggio che chiude la parte giapponese, io terrei le Seychelles su cinque o sei notti, spalmate su due isole. Fare le valigie ogni due giorni sull’oceano non ha senso, si perde solo tempo nei trasferimenti.

Una divisione che consiglio spesso:

  • Una o due notti su Mahe all’arrivo, per riprendersi dal volo, vedere Victoria e organizzarsi con calma.
  • Tre o quattro notti tra Praslin e La Digue, usando una delle due come base e visitando l’altra in giornata con il traghetto.
  • L’ultima notte di nuovo vicino all’aeroporto di Mahe, se il volo di rientro parte presto, così evitate corse all’ultimo con il traghetto.

Sul budget mettete le mani avanti. Tra volo, alloggi e ristoranti le Seychelles sono care per gli standard di un viaggio al mare, e conviene controllare i prezzi aggiornati prima di partire per non avere sorprese.

Se è un viaggio di nozze

È la combinazione che mi chiedono più spesso per il viaggio di nozze, e capisco perché: c’è la parte da raccontare a tutti e quella in cui sparite dal mondo. Se è il vostro caso, tenete la parte giapponese un po’ più morbida del solito, con meno tappe e qualche mattina senza sveglia, perché arrivare all’oceano già distrutti sarebbe un peccato.
Sulle isole invece non riempite niente, una sola escursione al giorno e il resto lasciatelo vuoto. Il bello di questo abbinamento sta proprio lì, nel passare da due settimane in cui avete visto tutto a qualche giorno in cui l’unica decisione è dove fare colazione.

Il mio consiglio

Alla fine è un viaggio di contrasti, e forse è per questo che funziona così bene: dal caos ordinato delle stazioni giapponesi alle biciclette di La Digue non c’è quasi niente in mezzo, e il salto lo senti tutto.

Se avete già in mano un viaggio in Giappone e vi avanza una settimana, io le Seychelles le metterei in coda senza pensarci troppo. Voi come chiudereste un viaggio del genere?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).