Tramonto tropicale con palma e oceano a Tokoriki Island, Fiji.

Viaggio in Giappone e Isole Fiji

Unire il Giappone e le Fiji in un solo viaggio è una delle idee migliori se avete voglia di spezzare la vacanza in due mondi opposti.

Da una parte le città, i treni puntuali e i templi, dall’altra il mare piatto, le capanne di paglia sulla spiaggia e un ritmo che rallenta appena scendete dall’aereo.

Il bello è che i due Paesi sono collegati meglio di quanto si pensi, e da Tokyo si arriva in mezza giornata di volo. Qui vi racconto come metterli insieme senza impazzire, cosa fare una volta arrivati alle Fiji e le cose che secondo me fanno davvero la differenza.


Perché unirli

Le Fiji stanno dall’altra parte del mare rispetto al Giappone, ma non sono lontane come sembra sulla mappa. Chi organizza un viaggio lungo in Asia spesso non pensa al Pacifico del Sud, e invece è proprio da Tokyo che il collegamento è più comodo che partendo dall’Europa.

Il motivo per cui ha senso incastrarli è semplice: sono due esperienze opposte. Dopo giorni passati a camminare tra Shibuya, Kyoto e i mercati, una settimana in mezzo all’acqua trasparente è il contrappeso perfetto.

Io vi direi di mettere il Giappone all’inizio, quando avete ancora energia per le città, e le Fiji alla fine, come premio finale prima di tornare a casa. In questo modo chiudete il viaggio sdraiati su una spiaggia invece che in coda a una biglietteria.

Il volo da Tokyo

C’è un volo diretto tra Tokyo e Nadi, il principale aeroporto delle Fiji, operato dalla compagnia di bandiera fijiana.

Si parte dall’aeroporto di Narita e il volo dura poco più di nove ore, senza scali e senza notti passate in un terminal di transito. Per raggiungere il Pacifico del Sud è una comodità rara, perché dall’Europa la stessa tratta significa quasi sempre due voli e almeno uno scalo lungo.

Una cosa importante da tenere a mente è il fuso orario e la linea del cambio di data. Volando verso est si perde un giorno, e questo va calcolato quando prenotate resort e trasferimenti alle isole.

Vi consiglio di non incastrare l’arrivo a Nadi con una barca per le isole nello stesso giorno se atterrate nel pomeriggio: meglio dormire una notte vicino all’aeroporto e ripartire con calma la mattina dopo.

Veduta panoramica notturna della Tokyo Tower illuminata che svetta tra i grattacieli del quartiere di Minato.
La struttura reticolare della Tokyo Tower domina la notte di Minato. Osservare i grattacieli illuminati aiuta a calibrare il fuso orario appena atterrati.
Un aereo di linea ANA parcheggiato sulla pista dell'aeroporto di Haneda visto attraverso l'ampia vetrata del terminal.
Guardando i jet ANA dalle vetrate di Haneda si capisce che il salto dal Pacifico alle metropoli è breve. Tenete sempre il passaporto a portata di mano.

Arrivare a Nadi

Nadi è la porta d’ingresso delle Fiji e quasi tutti passano da qui, anche solo per una notte.

Non è una città da cartolina: sta in mezzo ai campi di canna da zucchero, è polverosa e caotica, con un tempio indù colorato e un mercato che vale una passeggiata. La maggior parte dei viaggiatori la usa come base di passaggio per saltare subito verso le isole, e ci sta.

Se avete qualche ora libera prima o dopo il mare, un paio di cose in zona meritano davvero:

  • Il mercato di Nadi: frutta tropicale e il banco della kava.
  • Il Garden of the Sleeping Giant: giardino di orchidee, comodo come mezza giornata.
  • Denarau: isola artificiale collegata alla terraferma, porto di partenza per le isole.

Ve lo dico sinceramente: Nadi non è il motivo per cui si va alle Fiji, ma è un buon posto per ambientarsi e riprendersi dal volo prima di sparire in mezzo all’oceano.

Le isole vicine

Il cuore della vacanza alle Fiji sono le isole che stanno a ovest della terraferma, i due gruppi delle Mamanuca e delle Yasawa.

Sono quelle delle foto: acqua turchese, sabbia bianca, resort piccoli su isolotti minuscoli. Si raggiungono in barca partendo dal porto di Denarau, con catamarani veloci che fanno da spola più volte al giorno.

Le Mamanuca sono le più vicine e facili, spesso a meno di un’ora di navigazione. Ci trovate resort per famiglie, isole per soli adulti e punti buoni per il surf, quindi la scelta è ampia.

Le Yasawa sono più lontane e selvagge, con spiagge nascoste, colline aguzze e villaggi veri. Sono il posto giusto se volete fare island hopping, cioè spostarvi da un’isola all’altra con la stessa barca giornaliera che carica e scarica passeggeri lungo la rotta.

Se dovessi scegliere per un primo viaggio, io punterei sulle Mamanuca per la comodità e terrei le Yasawa per chi ha più giorni e voglia di muoversi. Snorkeling e immersioni sono ovunque di buon livello, e nella stagione giusta si vedono anche le mante.

La Coral Coast

Non tutto si gioca sulle isolette: la costa sud della terraferma, la Coral Coast, è una lunga fila di spiagge, baie e villaggi tra Nadi e la capitale.

È la scelta di chi non vuole prendere la barca ogni volta e preferisce avere una base sulla terraferma, con la strada principale a portata di mano. Ci sono resort grandi ma anche sistemazioni più semplici a gestione locale.

Poco più a sud c’è Pacific Harbour, che qui chiamano la capitale dell’avventura delle Fiji. Da lì partono rafting sul fiume, zip line nella foresta e le immersioni più famose, comprese quelle con gli squali nella laguna di Beqa.

Chi ama muoversi la trova più viva delle isole, dove dopo qualche giorno il programma è sostanzialmente mare, cibo e riposo.

Suva e l’interno

Suva è la capitale e sta sul lato opposto rispetto a Nadi, sulla costa sud-est, quella più piovosa e verde.

È una città vera, con palazzi coloniali, un mercato enorme, musei e una vita notturna che a Nadi non trovate. Non è una meta da spiaggia, ma se volete capire com’è davvero la vita alle Fiji vale il viaggio.

Per arrivarci si attraversa mezza isola grande, e il tragitto lungo la costa sud è bello quanto la meta.

Ci si può andare in autobus di linea, che è economico e permette di vedere il Paese da vicino, oppure noleggiando un’auto e prendendosela con calma su due o tre giorni. L’interno dell’isola, con le sue colline e i villaggi tradizionali, è la parte che quasi nessun turista vede e che invece regala i panorami più belli.

Kava e i villaggi

La kava è la bevanda nazionale, e prima o poi ve la offriranno di sicuro.

Si ricava dalla radice di una pianta, pestata e mescolata con acqua, e dà un leggero effetto di intorpidimento sulla lingua e una sensazione di calma. Il sapore è terroso e non piace a tutti, ma rifiutare del tutto sarebbe un peccato, perché il rito conta più del gusto.

Se visitate un villaggio, c’è una regola che va rispettata sempre: non si entra senza il sevusevu, cioè il dono di kava che si presenta al capo del villaggio.

È il modo in cui si chiede il permesso di essere ospiti, e senza quel gesto in un villaggio tradizionale non vi faranno entrare. Di solito ci si arriva con una guida o un abitante del posto, che vi spiega come comportarvi.

Un paio di accortezze che vi risparmiano figuracce:

  • Spalle e ginocchia coperte quando entrate in un villaggio, sia uomini che donne.
  • Cappello e occhiali via in segno di rispetto davanti al capo.
  • Le bure: capanne di paglia, ci si tolgono le scarpe prima di entrare.

A me piace proprio perché è uno di quei momenti in cui non sei un turista che guarda, ma un ospite dentro casa di qualcuno.

Quando andare

Le Fiji hanno due stagioni ben distinte, e la scelta cambia parecchio la vacanza.

La stagione secca va grosso modo da giugno a ottobre: cielo limpido, poca pioggia, mare calmo e umidità più bassa. È il periodo migliore per snorkeling, immersioni e surf, ed è anche quello in cui si vedono meglio le mante nelle Yasawa.

La stagione umida va da novembre ad aprile, con acquazzoni forti ma spesso brevi, temperature alte e prezzi più bassi.

Il mare resta caldo tutto l’anno, quindi anche fuori dai mesi secchi si nuota senza problemi. Il punto delicato è che è anche la fase dei cicloni, per cui chi va in quel periodo dovrebbe tenere d’occhio le previsioni e scegliere sistemazioni solide. Per incastrare bene il viaggio col Giappone, io vi direi che l’estate settentrionale, tra giugno e settembre, mette d’accordo bel tempo alle Fiji e clima gestibile in Giappone se restate al nord.

Migliaia di azalee in fiore coprono il pendio del Giardino delle Azalee al tempio Nezu, con persone che passeggiano.
I cespugli fioriti del santuario Nezu creano una fitta trama di colori. Portate batterie di scorta per la macchina fotografica perché si scatta di continuo.
Fiori di ciliegio in piena fioritura su un albero in un ambiente urbano durante i Sakura in Giappone.
I petali di ciliegio contrastano con il cemento dei palazzi sullo sfondo. Durante la fioritura conviene muoversi leggeri per farsi spazio tra la folla.

Quanto si spende

Le Fiji non sono low cost, ma nemmeno solo per portafogli gonfi: dipende molto da come le fate.

I resort sulle isolette hanno prezzi medio-alti, perché tutto arriva in barca e siete su un fazzoletto di terra in mezzo al mare. Sulla terraferma, tra Coral Coast e Suva, si trovano sistemazioni molto più economiche, e mangiando dove mangiano i fijiani si spende poco.

Qualche riferimento generico, tenendo presente che conviene controllare i prezzi aggiornati prima di partire:

  • Una notte vicino a Nadi: sistemazione semplice, costo contenuto.
  • Il traghetto da Denarau: prezzo medio, cresce con la distanza.
  • Un pasto locale: economico sulla terraferma, caro nei resort.

La spesa grossa resta il volo e le isole. Se volete tenere i costi sotto controllo, alternate isola e terraferma: il colpo d’occhio del mare ce l’avete comunque, ma il conto scende sensibilmente.

Marco Togni osserva con stupore le sfere luminose sospese nella stanza delle lanterne a teamLab Borderless Tokyo.
Rimango spiazzato davanti ai riflessi infiniti della stanza delle lanterne al TeamLab Borderless. In questi spazi interattivi è meglio indossare scarpe basse e comode.
Parte superiore del tempio Kiyomizudera con un arcobaleno nel cielo sopra la struttura in legno e la collina verde.
Il cielo dopo la pioggia regala un arcobaleno nitido sopra i tetti rossi del Kiyomizudera. I gradini in legno bagnato richiedono attenzione scendendo.

Come muoversi

Alle Fiji si guida a sinistra, come in Giappone del resto, quindi da questo punto di vista non dovete riabituarvi.

Sulla terraferma le opzioni sono l’autobus di linea, i taxi e l’auto a noleggio. Gli autobus sono il modo più economico per spostarsi tra Nadi, la Coral Coast e Suva, sono affidabili e vi mettono in mezzo alla gente del posto. I taxi spesso non hanno il tassametro, perciò mettetevi d’accordo sul prezzo prima di salire.

Per le isole il discorso cambia: lì ci si muove solo in barca.

I catamarani veloci partono da Denarau con più corse al giorno e collegano sia le Mamanuca sia le Yasawa, caricando e scaricando passeggeri isola per isola. Se il vostro resort è lontano o piccolo, a volte il trasferimento finale si fa con un gommone. Verificate sempre come si arriva davvero alla sistemazione quando prenotate, perché l’ultimo tratto può costare quasi quanto la traversata principale.

Cosa mettere in valigia

Dopo giorni in Giappone la valigia è piena di cose sbagliate per il Pacifico, quindi vale la pena riorganizzarsi.

Alle Fiji serve poco, ma quel poco fa la differenza tra una vacanza serena e una passata a cercare una farmacia su un’isola dove non c’è.

Le cose che secondo me non devono mancare:

  • Crema solare alta protezione e una maglietta per lo snorkeling.
  • Scarpette di gomma per scogli e corallo.
  • Abbigliamento sobrio, spalle e ginocchia coperte per i villaggi.
  • Repellente per zanzare e le medicine abituali.

Portatevi anche un po’ di contanti in dollari fijiani: nei villaggi e nei posti più piccoli la carta spesso non passa, e vi servono soldi veri anche solo per comprare la kava del sevusevu.

Il mio consiglio

Se avete la fortuna di poter allungare un viaggio in Giappone fino al Pacifico, fatelo senza pensarci troppo.

Il contrasto tra i due mondi è la cosa più bella di tutto il viaggio, e vi resta addosso più di qualsiasi singolo posto. Io chiuderei con qualche giorno su un’isola piccola, di quelle che si girano a piedi in venti minuti, con niente da fare se non guardare l’acqua cambiare colore. Voi da che parte comincereste?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).