Tramonto tropicale con palma e oceano a Tokoriki Island, Fiji.©Cammeraydave - Dreamstime

Viaggio in Giappone e Isole Fiji

Unire il Giappone e le Fiji in un solo viaggio è una delle idee migliori se avete voglia di spezzare la vacanza in due mondi opposti. Da una parte le città, i treni puntuali e i templi, dall’altra il mare piatto, le capanne di paglia sulla spiaggia e un ritmo che rallenta appena scendete dall’aereo.
I due Paesi sono collegati meglio di quanto si pensi, e da Tokyo si arriva in mezza giornata di volo. Per metterli insieme senza impazzire bastano poche scelte giuste: l’ordine delle tappe, quanti giorni dare al mare e quali isole puntare una volta arrivati alle Fiji.

Perché unirli

Le Fiji stanno in mezzo al Pacifico del Sud, ma dal Giappone non sono lontane come sembra sulla mappa. Chi organizza un viaggio lungo in Asia spesso non ci pensa, e invece da Tokyo il collegamento è molto più comodo che partendo dall’Europa.
Il motivo per incastrarli è semplice: sono due esperienze opposte. Dopo giorni passati a camminare tra Shibuya, Kyoto e i mercati, una settimana in mezzo all’acqua trasparente è proprio quello che serve al corpo e alla testa.

Vi consiglio di mettere il Giappone all’inizio, quando avete ancora energia per le città, e le Fiji alla fine, come premio prima di tornare a casa. In questo modo chiudete il viaggio sdraiati su una spiaggia invece che in coda a una biglietteria.

Come dividere i giorni

Tutto dipende da quanto dura il viaggio nel suo insieme.
Sotto le due settimane non ci proverei nemmeno: tra il volo dall’Italia, le nove ore in più per il Pacifico e il fuso da smaltire due volte, rischiate di passare più tempo in aereo che sulla sabbia. Con tre settimane invece il conto torna: una decina di giorni in Giappone, che bastano per le città principali e una tappa più lenta in mezzo, e cinque o sei giorni pieni alle Fiji.
Con meno di quattro giorni sulle isole si fa poco, perché uno se ne va per arrivare e uno per tornare indietro verso Nadi. Se avete giornate in più, allungate sulle Fiji e non sul Giappone: le città si girano anche a ritmo alto, il mare delle Fiji si gode solo rallentando davvero.

Il volo da Tokyo

C’è un volo diretto tra Tokyo e Nadi, il principale aeroporto delle Fiji, operato dalla compagnia di bandiera fijiana. Si parte dall’aeroporto di Narita e il volo dura poco più di nove ore, senza scali e senza notti passate in un terminal di transito.
Per raggiungere il Pacifico del Sud è una comodità rara, perché dall’Europa la stessa tratta significa quasi sempre due voli e almeno uno scalo lungo.

Occhio al fuso orario: le Fiji sono tre ore avanti rispetto al Giappone e restano dalla stessa parte della linea del cambio di data, quindi il giorno del calendario non cambia. Quello che cambia è l’orario in cui atterrate, e va calcolato quando prenotate resort e trasferimenti alle isole.
Se atterrate nel pomeriggio, non incastrate l’arrivo a Nadi con una barca per le isole nello stesso giorno: meglio dormire una notte vicino all’aeroporto e ripartire con calma la mattina dopo.

Veduta panoramica notturna della Tokyo Tower illuminata che svetta tra i grattacieli del quartiere di Minato.
La struttura reticolare della Tokyo Tower domina la notte di Minato. Osservare i grattacieli illuminati aiuta a calibrare il fuso orario appena atterrati.
Un aereo di linea ANA parcheggiato sulla pista dell'aeroporto di Haneda visto attraverso l'ampia vetrata del terminal.
Guardando i jet ANA dalle vetrate di Haneda si capisce che il salto dal Pacifico alle metropoli è breve. Tenete sempre il passaporto a portata di mano.

Arrivare a Nadi

Nadi è la porta d’ingresso delle Fiji e quasi tutti passano da qui, anche solo per una notte. Non è una città da cartolina: sta in mezzo ai campi di canna da zucchero, è polverosa e caotica, con un tempio indù colorato e un mercato che vale una passeggiata.
La maggior parte dei viaggiatori la usa come base di passaggio per saltare subito verso le isole, e ci sta. Se avete qualche ora libera prima o dopo il mare, un paio di cose in zona meritano davvero:

  • Il mercato di Nadi, con la frutta tropicale e il banco che vende la radice di kava, la bevanda tradizionale fijiana.
  • Il Garden of the Sleeping Giant, un giardino di orchidee che si visita bene in mezza giornata.
  • Denarau, un’isola artificiale collegata alla terraferma da cui partono le barche per le isole.

Ve lo dico sinceramente: Nadi non è il motivo per cui si va alle Fiji, ma è un buon posto per ambientarsi e riprendersi dal volo prima di sparire in mezzo all’oceano.

Le isole vicine

Il grosso della vacanza alle Fiji si passa sulle isole a ovest della terraferma, i due gruppi delle Mamanuca e delle Yasawa. Sono quelle delle foto: acqua turchese, sabbia bianca, resort piccoli su isolotti minuscoli.
Si raggiungono in barca partendo dal porto di Denarau, con catamarani veloci che fanno da spola più volte al giorno.

Le Mamanuca sono le più vicine e facili, spesso a meno di un’ora di navigazione. Ci trovate resort per famiglie, isole per soli adulti e punti buoni per il surf, quindi la scelta è ampia.
Le Yasawa sono più lontane e selvagge, con spiagge nascoste, colline aguzze e villaggi veri. Sono il posto giusto se volete fare island hopping, cioè spostarvi da un’isola all’altra con la stessa barca giornaliera che carica e scarica passeggeri lungo la rotta.
Per un primo viaggio io punterei sulle Mamanuca per la comodità e terrei le Yasawa per chi ha più giorni e voglia di muoversi. Snorkeling e immersioni sono ovunque di buon livello, e nella stagione giusta si vedono anche le mante.

Per le mante il posto è il canale tra Drawaqa e Naviti, nelle Yasawa, dove arrivano a nutrirsi con l’alta marea. Nei resort intorno c’è sempre qualcuno che tiene d’occhio l’acqua e quando le avvista batte il lali, il tamburo di legno: da lì si sale in barca e si entra in acqua con maschera e pinne.
La corrente vi trascina in fretta e il passaggio dura pochi minuti, ma è la cosa che vi resta più impressa.

La Coral Coast

Non tutto si gioca sulle isolette: la costa sud della terraferma, la Coral Coast, è una lunga fila di spiagge, baie e villaggi tra Nadi e la capitale. È la scelta di chi non vuole prendere la barca ogni volta e preferisce avere una base sulla terraferma, con la strada principale a portata di mano.
Ci sono resort grandi ma anche sistemazioni più semplici a gestione locale.

Poco più a est c’è Pacific Harbour, che qui chiamano la capitale dell’avventura delle Fiji. Da lì partono rafting sul fiume, zip line nella foresta e le immersioni più famose, comprese quelle con gli squali nella laguna di Beqa.
Chi ama muoversi la trova più viva delle isole, dove dopo qualche giorno il programma è sostanzialmente mare, cibo e riposo.

Suva e l'interno

Suva è la capitale e sta sul lato opposto rispetto a Nadi, sulla costa sud-est, quella più piovosa e verde. È una città vera, con palazzi coloniali, un mercato enorme, musei e una vita notturna che a Nadi non trovate.
Non è una meta da spiaggia, ma se volete capire com’è davvero la vita alle Fiji vale il viaggio.

Per arrivarci si attraversa mezza isola grande, e il tragitto lungo la costa sud è bello quanto la meta. Ci si può andare in autobus di linea oppure noleggiando un’auto e prendendosela con calma su due o tre giorni.
L’interno dell’isola, con le sue colline e i villaggi tradizionali, è la parte che quasi nessun turista vede e che invece regala i panorami più belli.

Kava e i villaggi

Prima o poi la kava ve la offriranno di sicuro. Si ricava dalla radice di una pianta, pestata e mescolata con acqua, e dà un leggero intorpidimento sulla lingua e una sensazione di calma.
Il sapore è terroso e non piace a tutti, ma rifiutare del tutto sarebbe un peccato, perché il rito conta più del gusto.

Se visitate un villaggio, c’è una regola che va rispettata sempre: non si entra senza il sevusevu, cioè il dono di kava che si presenta al capo del villaggio. È il modo in cui si chiede il permesso di essere ospiti, e senza quel gesto in un villaggio tradizionale non vi faranno entrare.
Di solito ci si arriva con una guida o un abitante del posto, che vi spiega come comportarvi. Un paio di accortezze vi risparmiano figuracce:

  • Tenete spalle e ginocchia coperte quando entrate in un villaggio, sia uomini che donne.
  • Togliete cappello e occhiali in segno di rispetto davanti al capo.
  • Nelle bure, le capanne di paglia tradizionali, ci si toglie le scarpe prima di entrare.

A me piace proprio perché è uno di quei momenti in cui non sei un turista che guarda, ma un ospite dentro casa di qualcuno.

Quando andare

Le Fiji hanno due stagioni ben distinte, e la scelta cambia parecchio la vacanza. La stagione secca va grosso modo da giugno a ottobre: cielo limpido, poca pioggia, mare calmo e umidità più bassa.
È il periodo migliore per snorkeling, immersioni e surf, ed è anche quello delle mante nelle Yasawa. La stagione umida va da novembre ad aprile, con acquazzoni forti ma spesso brevi, temperature alte e prezzi più bassi.
Il mare resta caldo tutto l’anno, quindi anche fuori dai mesi secchi si nuota senza problemi. Il punto delicato è che quella è anche la fase dei cicloni, per cui chi va in quel periodo dovrebbe tenere d’occhio le previsioni e scegliere sistemazioni solide.

Sulla carta l’estate settentrionale, tra giugno e settembre, è il periodo che si incastra meglio col Giappone, ma ha i suoi limiti. A giugno gran parte del Giappone è dentro la stagione delle piogge, che solo l’Hokkaido si risparmia, mentre tra fine agosto e settembre arrivano i tifoni e qualche spostamento può saltare.
Luglio e agosto restano i mesi più sicuri per il mare fijiano, con il rovescio della medaglia del caldo umido giapponese, più sopportabile se restate al nord. Il mese che va bene a entrambi non esiste: decidete a quale dei due Paesi volete dare la priorità.

Migliaia di azalee in fiore coprono il pendio del Giardino delle Azalee al tempio Nezu, con persone che passeggiano.
I cespugli fioriti del santuario Nezu creano una fitta trama di colori. Portate batterie di scorta per la macchina fotografica perché si scatta di continuo.
Fiori di ciliegio in piena fioritura su un albero in un ambiente urbano durante i Sakura in Giappone.
I petali di ciliegio contrastano con il cemento dei palazzi sullo sfondo. Durante la fioritura conviene muoversi leggeri per farsi spazio tra la folla.

Quanto si spende

Le Fiji non sono low cost, ma nemmeno solo per portafogli gonfi: dipende molto da come le fate. I resort sulle isolette hanno prezzi medio-alti, perché tutto arriva in barca e siete su un fazzoletto di terra in mezzo al mare.
Sulla terraferma, tra Coral Coast e Suva, si trovano sistemazioni molto più economiche, e mangiando dove mangiano i fijiani si spende poco. Qualche riferimento generico, tenendo presente che conviene controllare i prezzi aggiornati prima di partire:

  • Una notte in una sistemazione semplice vicino a Nadi ha un costo contenuto.
  • Il traghetto da Denarau ha un prezzo medio, che cresce con la distanza dell’isola.
  • Un pasto locale costa poco sulla terraferma, mentre nei resort diventa caro.

Le spese grosse restano il volo e le isole. Se volete tenere i costi sotto controllo, alternate isola e terraferma: il colpo d’occhio del mare ce l’avete comunque, ma il conto scende sensibilmente.

Marco Togni osserva con stupore le sfere luminose sospese nella stanza delle lanterne a teamLab Borderless Tokyo.
Rimango spiazzato davanti ai riflessi infiniti della stanza delle lanterne al TeamLab Borderless. In questi spazi interattivi è meglio indossare scarpe basse e comode.
Parte superiore del tempio Kiyomizudera con un arcobaleno nel cielo sopra la struttura in legno e la collina verde.
Il cielo dopo la pioggia regala un arcobaleno nitido sopra i tetti rossi del Kiyomizudera. I gradini in legno bagnato richiedono attenzione scendendo.

Come muoversi

Alle Fiji si guida a sinistra, come in Giappone, quindi da questo punto di vista non dovete riabituarvi. Sulla terraferma le opzioni sono l’autobus di linea, i taxi e l’auto a noleggio.
Gli autobus sono il modo più economico per spostarsi tra Nadi, la Coral Coast e Suva, sono affidabili e vi mettono in mezzo alla gente del posto. I taxi spesso non hanno il tassametro, perciò mettetevi d’accordo sul prezzo prima di salire.

Per le isole il discorso cambia: lì ci si muove solo in barca. I catamarani veloci partono da Denarau con più corse al giorno e collegano sia le Mamanuca sia le Yasawa, caricando e scaricando passeggeri isola per isola.
Se il vostro resort è lontano o piccolo, a volte il trasferimento finale si fa con un gommone. Verificate sempre come si arriva davvero alla sistemazione quando prenotate, perché l’ultimo tratto può costare quasi quanto la traversata principale.

Il Fiji time

Dopo giorni passati a inseguire orari al minuto, alle Fiji dovete rimettere l’orologio a zero. Qui c’è il Fiji time, che non è una battuta da depliant: la barca parte quando è pronta, il trasferimento in gommone slitta di mezz’ora e nessuno intorno a voi se ne fa un problema.
All’inizio spiazza, soprattutto se venite da un Paese dove il ritardo di un treno fa notizia. Poi vi accorgete che è esattamente il motivo per cui siete venuti fin qui.

L’unico modo per farselo andare bene è non riempire le giornate: una cosa al giorno e il resto libero. Se provate a incastrare snorkeling, visita al villaggio e giro in barca nello stesso pomeriggio vi innervosite e basta, e vi perdete la parte migliore, che è non avere un programma.

Cosa mettere in valigia

Dopo giorni in Giappone la valigia è piena di cose sbagliate per il Pacifico, ed è il momento di riorganizzarsi. Alle Fiji serve poco, ma quel poco fa la differenza tra una vacanza serena e una passata a cercare una farmacia su un’isola dove non c’è.
Le cose che secondo me non devono mancare:

  • Una crema solare ad alta protezione e una maglietta da tenere addosso durante lo snorkeling.
  • Delle scarpette di gomma per camminare su scogli e corallo senza tagliarvi.
  • Qualche capo sobrio che copra spalle e ginocchia, per le visite ai villaggi.
  • Il repellente per zanzare e le medicine che prendete abitualmente.

Portatevi anche un po’ di contanti in dollari fijiani: nei villaggi e nei posti più piccoli la carta spesso non passa, e vi servono soldi veri anche solo per comprare la kava del sevusevu.

Il mio consiglio

Se avete la fortuna di poter allungare un viaggio in Giappone fino al Pacifico, fatelo senza pensarci troppo. Passare in mezza giornata dai tornelli di Shinjuku a un pontile di legno sull’acqua è il ricordo che vi porterete a casa più di qualsiasi singolo posto.
Al vostro posto chiuderei con qualche giorno su un’isola piccola, di quelle che si girano a piedi in venti minuti, con niente da fare se non guardare l’acqua cambiare colore. Voi da che parte comincereste?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).