Vicolo stretto e suggestivo a Kamata, Tokyo, illuminato da insegne al neon e lanterne durante la notte.©JAPAN_SKYLINE - Shutterstock

Kamata

Kamata è uno di quei quartieri che quasi nessun turista mette in programma, e secondo me è un peccato. Sta all’estremo sud di Tokyo, dentro il municipio di Ota, a due passi dall’aeroporto di Haneda, con un’aria da città che lavora davvero: gallerie coperte piene di gente, piccole officine, bagni pubblici e ristoranti di quartiere.
Ci vengo volentieri quando ho voglia della Tokyo normale, quella dove la sera si mangia e si beve senza fare la coda per un tavolo. Non è un posto da cartolina, ma ha un carattere suo, e per chi parte o atterra a Haneda diventa una sosta intelligente.

Ristoranti

Esterno di un punto vendita Doutor Coffee presso una stazione di servizio in autostrada in Giappone con menu esposti.

Negozi

Quartieri vicini

Veduta stradale urbana vicino alla stazione di Gotanda a Tokyo con numerosi cartelloni pubblicitari e edifici moderni.

Shinagawa

Shinkansen, hotel spaziosi e 47 ronin.

Haneda

Villaggio di pescatori e aerei.

Le due Kamata

La prima cosa da sapere è che di stazioni ce ne sono due, e non è un dettaglio da poco. Le due grandi stazioni della zona, Kamata e Keikyu Kamata, distano circa 800 metri l’una dall’altra, e passare da una all’altra richiede una decina di minuti a piedi. Sono servite da compagnie diverse, quindi conviene capire prima quale vi serve, per non ritrovarvi a camminare con la valigia dalla parte sbagliata.

Dal lato ovest della stazione JR si aprono subito due gallerie commerciali coperte, una di fianco all’altra. Uscendo dall’uscita ovest si trovano l’arcade Sunrise sulla destra e la Sunroad sulla sinistra, e i passaggi coperti rendono comodo girare anche quando piove. È lì che vedete la vera faccia di Kamata, tra negozi piccoli e gente del posto che fa la spesa.

La Bourbon Road

Se volete capire come si beve davvero da queste parti, la sera puntate ai binari sopraelevati sul lato ovest della stazione JR: lungo la ferrovia corre una fila di locali minuscoli che tutti chiamano Bourbon Road. Una sessantina di insegne una attaccata all’altra, izakaya, yakitori, banconi cinesi e bar da quattro sgabelli, con quell’aria da Giappone di cinquant’anni fa che in centro è ormai quasi sparita.
Ci si sta stretti e spesso si ordina indicando, ma in una serata potete fare tre o quattro tappe senza camminare più di cinquanta metri. È il vicolo dove il quartiere si toglie la cravatta: rumoroso, cordiale, pieno di gente del posto, e per me è il modo migliore di chiudere una giornata a Kamata.

L'acqua nera

Kamata è una delle capitali dei bagni pubblici di Tokyo, e la particolarità è che qui l’acqua è nera. Non è sporca, anzi: è la cosiddetta kuroyu, un’acqua fossile che viene pompata da oltre cento metri di profondità e ha un colore che va dal marrone scuro al nero. La prima volta spiazza, poi capite che è proprio quello il bello di venire fin qui.
Il colore arriva dalle sostanze organiche antiche disciolte nell’acqua, e la sensazione sulla pelle è morbida, con un calore che resta addosso a lungo. In alcuni di questi bagni l’acqua termale non viene diluita, così ci si immerge direttamente in quella che sgorga dalla sorgente.
Molti di questi bagni sono a conduzione familiare, aperti fino a tardi, e costano poche centinaia di yen: è una delle esperienze più economiche che potete togliervi a Tokyo. Vi consiglio di portarvi un piccolo asciugamano, anche se al banco di solito si affitta o si compra tutto, e di andarci a fine giornata, quando dentro trovate soprattutto anziani del quartiere e l’atmosfera è quella vera di un sento di paese in mezzo alla città. Vale la pena provarne più di uno, perché il nero non è mai lo stesso: ogni bagno pesca dal proprio pozzo, e c’è chi ha un’acqua color tè carico e chi la tira su quasi come inchiostro. Ota è il municipio con più bagni pubblici di tutta Tokyo, quindi il giretto da un sento all’altro riuscite a farlo anche in una sera sola.

Gyoza e Haneda

Se c’è un motivo di gola per fermarsi a Kamata, sono i gyoza. Qui la specialità sono gli hanetsuki gyoza, i ravioli con l’aletta croccante: cuocendoli, un velo di acqua e farina steso nella padella forma un merletto sottile e croccante che li tiene attaccati. Sono nati proprio in zona da alcuni ristoranti cinesi, ricordati insieme come i tre grandi dei gyoza con l’aletta, e da qui si sono diffusi. Io li abbino sempre a una birra, la sera, in uno di quei locali stretti dove ci si siede gomito a gomito.
La sera è il momento in cui Kamata dà il meglio: le gallerie restano vive, le izakaya si riempiono di gente che esce dal lavoro, e i prezzi sono quelli di un quartiere popolare, non da centro.
C’è anche un motivo pratico per dormire qui, e lo dico soprattutto a chi ha voli scomodi. Con Haneda a pochi minuti di treno, Kamata è una base intelligente per la notte prima di un volo all’alba o dopo un atterraggio a tarda ora, con hotel a prezzi più bassi rispetto alle zone centrali. Non aspettatevi monumenti o viste da fotografare: qui si viene per mangiare, per un bagno caldo e per stare comodi vicino all’aeroporto, e per me è già più che abbastanza.

Il quartiere del cinema

C’è un pezzo di storia che qui non ti aspetti: per una quindicina d’anni, a partire dal 1920, Kamata è stata la capitale del cinema giapponese, con i grandi studi della Shochiku piantati in mezzo al quartiere e gli attori che giravano per queste strade tra un ciak e l’altro. Poi la produzione si è spostata a Ofuna e degli studi non è rimasto quasi niente: sull’area sorge la sala concerti di Ota, e nella hall si vede ancora un pilastro del ponte che portava all’ingresso.
Il ricordo però arriva prima all’orecchio che agli occhi: alla stazione JR il motivetto che annuncia la partenza dei treni è la marcia di Kamata, la canzone nata proprio in quegli anni. È un dettaglio piccolo, ma racconta tutto di un quartiere che è stato molto più famoso di quanto sembri oggi.

Come arrivare

Dal centro di Tokyo si arriva alla stazione JR di Kamata con la linea Keihin-Tohoku: poco più di venti minuti da Tokyo, una decina da Shinagawa. Uscite dal lato ovest e vi ritrovate subito davanti alle gallerie coperte.
Se invece venite da Haneda, la linea Keikyu vi lascia a Keikyu Kamata in meno di dieci minuti: è la stazione giusta se avete la valigia e un volo in programma.

Attenzione a non sbagliare stazione: le due distano circa 800 metri e per passare dall'una all'altra si cammina una decina di minuti lungo le strade del quartiere.

Informazioni utili

Nome: Kamata
Durata visita: Un paio d'ore per le gallerie, mezza giornata se ci aggiungete cena e bagno pubblico
Consigli utili: Tenetevi libera la sera: prima i gyoza con l'aletta croccante in uno dei locali storici, poi un bagno nell'acqua nera di un sento di quartiere. Cercate quelli dove il kuroyu non viene diluito: è l'esperienza per cui vale la pena arrivare fin qui.
Trasporti:
  • Stazione Kamata (JR Keihin-Tohoku, Tokyu Ikegami, Tokyu Tamagawa): uscita ovest per le gallerie coperte
  • Stazione Keikyu Kamata (linea Keikyu, linea Keikyu Airport): la più comoda per Haneda

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Kamata

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).