
Akabane
Akabane è uno di quei quartieri che i turisti saltano quasi sempre e che chi vive a Tokyo si tiene stretto. Sta all’estremità nord della città, ultima fermata prima di sconfinare in Saitama, e ha una fama precisa: è il posto dove si beve tanto, si spende poco e si sta bene.
Le vie strette e i portici coperti pieni di izakaya raccontano una Tokyo vecchio stile, di quelle che dalle parti di Shibuya non trovate più. Qui la gente comincia a bere a metà pomeriggio senza che nessuno alzi un sopracciglio, e a me piace proprio per questo: portarci qualcuno vuol dire mostrargli una faccia più ruvida e sincera della capitale. Vi racconto come muovervi e cosa aspettarvi davvero.
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Treni e uscite
Ci si arriva senza pensarci troppo, ed è metà del suo bello. Akabane è un nodo della rete JR con diverse linee, tra cui la Saikyo e la Keihin-Tohoku, e da Ikebukuro, Shinjuku o Ueno ci mettete davvero poco.
La stazione ha due lati che cambiano completamente faccia, e sceglierlo bene vi risparmia un giro a vuoto. Fuori dall’uscita ovest ci sono le fermate degli autobus, due grandi magazzini e, dietro, comincia una zona residenziale tranquilla.
L’uscita est è quella che interessa a voi. Appena fuori parte l’arcata di Akabane Ichibangai, la via coperta dove si stringono decine di locali. Se scendete per mangiare e bere, andate dritti a est senza esitare; l’ovest tenetelo per lo shopping o se dormite in zona.
Bere di giorno
Akabane è conosciuta come la mecca del senbero, la parola con cui a Tokyo si indica il bere spendendo intorno ai mille yen fra un bicchiere e due o tre bocconi. Questo stretto vicolo è occupato da diverse decine di bar, molti dei quali aperti anche di giorno, e vedere gente al bancone con il boccale in mano mentre fuori c’è il sole pieno fa parte del gioco.
Il centro di tutto è l’arcata di Ichibangai, e da lì si infila OK Yokocho, un vicolo strettissimo dove si sta in piedi gomito a gomito. Prima di buttarvi dentro, tenete a mente qualche cosa:
- Spazi minuscoli: con pochi sgabelli o solo il bancone in piedi, si entra e si beve.
- Prezzi bassi: ma date sempre un’occhiata a com’è composto il set prima di ordinare.
- Insegne storiche: alcune non fanno entrare chi è già brillo, quindi conviene farne la prima tappa.
- Di sera cambia tutto: si riempie di gente uscita dal lavoro e il vociare cresce parecchio.
Non venite qui cercando negozi eleganti o vedute da cartolina. Ad Akabane si viene per stare in mezzo alla gente, e il consiglio è semplice: arrivateci con appetito e senza fretta di ripartire.
La chiusa rossa
C’è un motivo se Akabane è cresciuta così, e lo capite camminando una ventina di minuti verso nord, fino al fiume. Lì scorre l’Arakawa, e proprio a Iwabuchi, all’inizio del Novecento, in risposta alle grandi alluvioni del 1910 il governo avviò un progetto per deviare parte del fiume in un canale artificiale e togliere Tokyo dall’acqua.
A segnare quel punto c’è la vecchia chiusa di Iwabuchi, che tutti chiamano Akasuimon, la porta d’acqua rossa. Oggi il vecchio cancello rosso è puramente decorativo, ma affacciarsi da quell’argine spiega bene perché la zona è nata intorno all’acqua e ai vecchi capannoni.
Se vi avanza un’ora dopo il giro tra i banconi, io vi direi di farvela a piedi fino al fiume. L’aria aperta dopo i vicoli chiusi ci sta, e chiude bene un pomeriggio ad Akabane senza doversi rimettere sui treni.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).


