
Akabane
Akabane è uno di quei quartieri che i turisti saltano quasi sempre e che chi vive a Tokyo si tiene stretto. Sta all’estremità nord della città, ultima fermata prima di sconfinare in Saitama, e ha una fama precisa: è il posto dove si beve tanto, si spende poco e si sta bene.
Le vie strette e i portici coperti pieni di izakaya raccontano una Tokyo vecchio stile, di quelle che dalle parti di Shibuya non trovate più. Qui la gente comincia a bere a metà pomeriggio senza che nessuno alzi un sopracciglio, e a me piace proprio per questo: portarci qualcuno vuol dire mostrargli una faccia più ruvida e sincera della capitale. Vi racconto come muovervi e cosa aspettarvi davvero.
Indice
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Bere di giorno
Akabane è conosciuta come la mecca del senbero, la parola con cui a Tokyo si indica il bere spendendo intorno ai mille yen fra un bicchiere e due o tre bocconi. Le vie intorno alla stazione sono occupate da diverse decine di bar, molti dei quali aperti anche di giorno, e vedere gente al bancone con il boccale in mano mentre fuori c’è il sole pieno fa parte del gioco.
Il centro di tutto è l’arcata di Ichibangai, e da lì si infila OK Yokocho, un vicolo strettissimo dove si sta in piedi gomito a gomito. Prima di buttarvi dentro, tenete a mente qualche cosa:
- Spazi minuscoli: con pochi sgabelli o solo il bancone in piedi, si entra e si beve.
- Prezzi bassi: ma date sempre un’occhiata a com’è composto il set prima di ordinare.
- Insegne storiche: alcune non fanno entrare chi è già brillo, quindi conviene farne la prima tappa.
- Di sera cambia tutto: si riempie di gente uscita dal lavoro e il vociare cresce parecchio.
Non venite qui cercando negozi eleganti o vedute da cartolina. Ad Akabane si viene per stare in mezzo alla gente, e il consiglio è semplice: arrivateci con appetito e senza fretta di ripartire.
Dal mercato nero ai vicoli di oggi
Tutto questo bere non è nato per caso. Dopo la guerra, davanti alla stazione si allargò un mercato nero, e da quelle bancarelle è venuta fuori la trama di vicoli che percorrete adesso: Ichibangai è poco meno di mezzo chilometro con un centinaio di insegne, mentre OK Yokocho è un budello di cento metri scarsi dove ne stanno una trentina.
Se vi sembra che i locali siano incastrati a forza, è perché le misure sono rimaste quelle di allora: due metri di bancone, la cucina alle spalle e basta. Le taverne più vecchie hanno passato i settant’anni, e si vede da come sono messe.
La chiusa rossa
C’è un motivo se Akabane è cresciuta così, e lo capite camminando una ventina di minuti verso nord, fino al fiume. Lì scorre l’Arakawa, e proprio a Iwabuchi, all’inizio del Novecento, in risposta alle grandi alluvioni del 1910 il governo avviò un progetto per deviare parte del fiume in un canale artificiale e togliere Tokyo dall’acqua.
A segnare quel punto c’è la vecchia chiusa di Iwabuchi, che tutti chiamano Akasuimon, la porta d’acqua rossa. Oggi il vecchio cancello rosso è puramente decorativo, ma affacciarsi da quell’argine spiega bene perché la zona è nata intorno all’acqua e ai vecchi capannoni. A tirarne le linee fu Aoyama Akira, l’unico giapponese che aveva lavorato al canale di Panama, e quando la chiusa fu finita nel 1924 era il pezzo grosso di tutta l’opera. Il rosso, tra l’altro, non è nemmeno il colore originale: arrivò con una riverniciatura molto dopo, e il soprannome se l’è portato dietro. A tenere l’acqua adesso ci pensa la chiusa nuova, azzurra e molto meno fotogenica, mentre la vecchia se ne sta lì come un monumento.
Se vi avanza un’ora dopo il giro tra i banconi, io vi direi di farvela a piedi fino al fiume. L’aria aperta dopo i vicoli chiusi ci sta, e chiude bene un pomeriggio ad Akabane senza doversi rimettere sui treni.
Cosa finisce nel bicchiere
Il rito da non saltare è il dashiwari: ai banconi dell’oden si ordina uno shochu o un sake e poi ci si fa allungare il bicchiere con il brodo bollente delle pentole. Costa pochissimo, scalda parecchio ed è una cosa che qui fanno tutti, mentre altrove vi guarderebbero storto.
Per il resto si mangia roba da bancone: spiedini di frattaglie, oden, fritti di pesce. Nelle taverne storiche trovate anche carpa e anguilla, piatti di fiume che raccontano da soli quanto l’acqua abbia contato da queste parti.
Come arrivare
Si arriva in treno senza pensarci troppo: da Ikebukuro sono una decina di minuti, da Shinjuku o Ueno poco più di un quarto d'ora, tutto su linee JR.
Alla stazione di Akabane prendete l'uscita est: l'ingresso di Akabane Ichibangai si apre a un paio di minuti dai tornelli e da lì partono i vicoli dei banconi. Sul lato ovest trovate il piazzale degli autobus e una zona residenziale tranquilla.
Se puntate dritti alla vecchia chiusa rossa sull'Arakawa, conviene la metro Namboku fino ad Akabane-Iwabuchi: da lì sono un quarto d'ora a piedi, contro i venti minuti buoni dalla stazione JR.
Informazioni utili
- Stazione di Akabane (JR Keihin-Tohoku, Saikyo, Shonan-Shinjuku, Utsunomiya, Takasaki): uscita est per i vicoli dei locali
- Stazione di Akabane-Iwabuchi (metro Namboku): la più comoda per la chiusa sul fiume
- Dal piazzale ovest della stazione JR partono anche gli autobus urbani
Mappa
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Akabane
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).


