A 860 metriOharai MachiA 860 metri
Edifici tradizionali, antichi negozi e ristoranti.

Tra le migliaia di santuari shintoisti in Giappone, Ise Jingu, nella penisola Iseshima, è considerato quello più sacro e questo lo rende una delle mete di pellegrinaggio più popolari in Giappone e un luogo assolutamente da non perdere per coloro che sono interessati alla cultura e alla religione del paese. Immerso nella vegetazione rigogliosa di una foresta secolare, il Santuario di Ise ha una storia antichissima e sorprende per la sua architettura bellissima nella sua semplicità e purezza. Il complesso del Santuario Ise Jingu comprende in realtà 125 santuari sparsi per la regione, sebbene i due più importanti siano Naiku (santuario interno) e il Santuario Geku (santuario esterno) situati entrambi nella città di Ise a pochi chilometri l’uno dall’altro. Tradizionalmente, e per avere una percezione completa dell’importanza di questi due santuari, si dovrebbe visitarli entrambi, partendo dal santuario esterno e poi quello interno.
Il Santuario di Ise (Naiku) è consacrato alla dea del sole, Amaterasu-Omikami, la divinità più venerata dal culto shintoista.
La visita del santuario comincia presso il Ponte Uji, una struttura in legno di cipresso lunga 100 metri che attraversa il fiume Isuzugawa: il ponte viene considerato simbolicamente la connessione tra due mondi, quello mortale e quello divino. Oltrepassato il ponte, infatti, si ha proprio la sensazione di accedere a un’altra dimensione e si passeggia nel silenzio della foresta, all’ombra di imponenti cedri secolari che conducono al complesso sacro.
Superata una classica porta torii, è possibile per chi lo desidera prendere parte al rituale di purificazione, che viene eseguito in un punto lungo il fiume, usando proprio le acque sacre del fiume Isuzugawa. Mentre ci si avvicina al complesso, si passa accanto all’edificio Kaguraden, dove acquistare amuleti e altri oggetti a tema religioso.
Un’ultima scalinata conduce al cuore del santuario. L’atmosfera è solenne e tranquilla e si resta affascinati dalle linee semplici degli edifici, che sono perlopiù strutture in legno con pochi fronzoli e qualche nota appena di colore. La principale sala di preghiera è visibile solo parzialmente e custodisce lo specchio sacro, simbolo della dea del Sole; ad essa si aggiungono altre piccole strutture sparse nell’area, dedicate ad altre divinità shintoiste. Tra gli edifici colpisce anche la presenza di un antico granaio usato come magazzino del riso.
Chi ha visitato altri santuari shintoisti in Giappone sicuramente noterà un’architettura un po’ atipica e differente, in quanto mostra poche influenze dallo stile cinese che solitamente caratterizza buona parte dei luoghi sacri. Questo lo si deve principalmente alle antiche origini del Santuario di Ise, nato circa 2mila anni fa, prima dell’introduzione del Buddismo in Giappone.
Gli edifici, pur dando l’impressione di essere molto antichi, sono una ricostruzione del 2013: secondo la tradizione shintoista, i santuari devono essere completamente ricostruiti ogni 20 anni. La storia e la spiegazione di questa pratica, che richiede una conoscenza approfondita delle tecniche architettoniche e artigianali del passato, è illustrata all’interno del Museo Sengukan, presso il santuario Geku.
Il Geku è dedicato a Toyouke-Omikami, la divinità del cibo e dei raccolti, chiamata qui proprio per preparare i pasti ad Amaterasu. Ancora oggi, due volte al giorno, i sacerdoti cucinano e offrono il cibo alle divinità in una piccola cucina sacra: è uno dei riti più antichi celebrati senza interruzione in Giappone.
L’impianto è lo stesso del Naiku, con la sala principale nascosta dietro gli steccati di legno, ma l’atmosfera è più raccolta e si trova quasi sempre meno gente.
Vale la pena allungare la passeggiata fino ai tre santuari minori sulla collinetta, il Taka-no-miya, il Tsuchi-no-miya e il Kaze-no-miya, dove quasi nessuno sale. Lungo il percorso si passa accanto allo stagno Magatama, a forma di gioiello ricurvo, che a inizio estate si riempie di iris in fiore ed è anche il punto dove sorge il Museo Sengukan.
Conviene cominciare dal santuario esterno: dalla stazione di Iseshi sono 10 minuti a piedi lungo il viale di negozi che porta al torii del Geku.
Il santuario interno si trova invece a qualche chilometro dal centro e si raggiunge solo in autobus: 15-20 minuti dalla fermata davanti al Geku oppure dalle stazioni di Iseshi e Ujiyamada, con corse molto frequenti.
Chi arriva sulla linea per Toba può scendere anche a Isuzugawa, ma qui gli autobus sono molto più rari e a piedi ci vuole una buona mezz'ora di camminata.
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Santuario di Ise - Ise Jingu
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Accanto alla sala principale, sia al Naiku che al Geku, noterete uno spiazzo di ghiaia bianca perfettamente vuoto e recintato: è il terreno gemello su cui sorgeranno gli edifici successivi. Ogni vent’anni il santuario viene ricostruito da zero sul lotto accanto e quello vecchio viene smontato, così che il cuore del santuario si sposta ogni volta avanti e indietro tra i due spiazzi.
Non si rifanno solo gli edifici: si rifanno anche i tessuti, le armi e le centinaia di oggetti sacri custoditi all’interno, riprodotti a mano con le stesse tecniche di secoli fa. È il modo in cui il Giappone ha tenuto viva un’architettura vecchia di duemila anni: non conservando il legno, ma rifacendolo per sempre. La ricostruzione successiva a quella del 2013 è in programma per il 2033.
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).