Strada urbana nel quartiere di Ningyocho a Tokyo con edifici in stile tradizionale e insegne in giapponese.©Tang Yan Song - Shutterstock

Ningyocho

Ningyocho è una di quelle zone di Tokyo dove il ritmo cala di colpo appena esci dalla metro.
Siamo dentro Nihonbashi, a due passi dai grattacieli degli uffici, eppure qui trovi botteghe di tofu, negozianti che ti salutano e insegne che sembrano ferme a decenni fa. Non c’è stata quasi nessuna grande ricostruzione, e per questo il vecchio tessuto del quartiere si è mantenuto, con botteghe artigiane e ristoranti storici che vanno avanti da generazioni.
È una zona da vivere a piedi, senza fretta, buona per una mezza giornata quando vuoi vedere una Tokyo più tranquilla e meno da cartolina. Io la consiglio a chi ha già visto i posti grossi e cerca qualcosa di più vissuto.

Ristoranti

Hamburger con patatine fritte e anelli di cipolla su un piatto bianco.

Quartieri vicini

Vista notturna di Tokyo, dall'alto, in una foto fisheye fatta da Roppongi Hills.

Yaesu

Uscite, negozi sotterranei e terminal autobus.

Giorno o sera

Ningyocho cambia parecchio a seconda dell’ora in cui ci vai, e vale la pena saperlo prima.
Di giorno la strada dei negozi è il cuore di tutto. È una via piena di botteghe storiche, dove trovi cose come i cracker di riso, il tofu, il sushi da asporto e i dolci tradizionali, buona per fare la spesa o comprare qualche souvenir. Il nome di questa via viene da una vecchia storia: si chiama così per via di un famoso negozio di amazake, l’Owariya, che stava proprio qui.
Da queste parti si mangia camminando: i ningyoyaki, dolcetti caldi ripieni di pasta di fagioli dolci che hanno la forma dei sette dèi della fortuna, un bicchiere di amazake caldo. Roba semplice e a buon mercato.

La sera cambia registro e si accendono le izakaya.
Qui trovi ancora quei localini stretti a bancone, dove ci si siede gomito a gomito e si beve sake mentre arrivano piattini uno dopo l’altro. Non è la zona da grandi luci o locali alla moda, ed è proprio per questo che a me piace.
Per una cena in izakaya con qualche piatto e da bere metti in conto sui 3.000–4.000 yen a testa, prezzi normali per una serata così. Conviene comunque dare un’occhiata ai prezzi aggiornati prima di andare.

Perché si chiama così

Il nome vuol dire più o meno città delle bambole, e non è un’etichetta inventata per i turisti. Nel Seicento questa era la zona dei teatri: qui c’erano i palcoscenici in cui prese piede il kabuki di Edo e gli spettacoli di burattini, e intorno vivevano artigiani e burattinai che le bambole le costruivano e le riparavano.
Sempre da queste parti, prima del grande incendio del 1657, stava anche il quartiere dei piaceri di Yoshiwara, che poi venne spostato dietro Asakusa.

Di quel mondo oggi resta poco da vedere, ma qualcosa è rimasto: il Meijiza, il teatro storico del quartiere, tira avanti con drammi in costume, musical e spettacoli popolari, e nelle vetrine delle botteghe le bambole tradizionali le trovate ancora.

Verso Nihonbashi

Ningyocho da sola si gira in fretta, per cui vi direi di abbinarla a quello che ha intorno.
La prima tappa naturale è il santuario di Suitengu, che sta a pochi minuti dalla stazione. È il posto dove si viene a pregare per il concepimento e per un parto sereno, e nei fine settimana incroci tante donne in dolce attesa e molti bambini. Anche se non è il vostro caso, ci mettete cinque minuti e capite subito che tipo di quartiere è.
C’è poi un giro che piace a chi cammina volentieri: quello dei sette dèi della fortuna, che partendo da Suitengu porta in giro tra vari santuari vicini e si fa in circa una-due ore.

Da qui in poi ti conviene spingerti verso Nihonbashi vera e propria, che è a pochi minuti a piedi. È la zona che nel periodo Edo faceva da punto di partenza delle cinque grandi strade e da centro del commercio, ed è pieno di grandi magazzini e botteghe fondate secoli fa.
Per dormire, onestamente, non è la prima zona che sceglierei: ci sono hotel d’affari comodi e ben collegati, ma per la vita serale e la varietà preferisco stare più al centro e venire a Ningyocho di giorno.
Non aspettatevi monumenti da spuntare in lista o grandi attrazioni. Qui il senso è un altro: camminare piano, entrare in una bottega, mangiare qualcosa in strada. Voi che tipo di Tokyo state cercando?

Come arrivare

La porta d'ingresso è la stazione di Ningyocho: dall'uscita A1 vi trovate subito all'incrocio da cui parte Amazake Yokocho, la via delle botteghe che in cinque minuti porta fino al teatro Meijiza. Se arrivate con la linea Asakusa uscite dalla A3 o dalla A4 e il giro cambia di poco.
Se puntate dritti al santuario di Suitengu conviene scendere a Suitengumae, che vi lascia a due passi dall'ingresso. Occhio se cambiate linea qui: le due stazioni distano circa 500 metri e non sono collegate sottoterra, quindi si esce in strada e si cammina cinque o sei minuti.

Informazioni utili

Nome: Ningyocho
Durata visita: Un paio d'ore per il quartiere, mezza giornata abbinando Suitengu e Nihonbashi
Consigli utili: Sulla via principale ci sono due torri meccaniche con l'orologio: allo scoccare dell'ora, tra le 11 e le 19, si animano per un piccolo teatrino sui pompieri di Edo e sul rakugo. Conviene calcolare i tempi e passarci giusto prima.
Trasporti:
  • Stazione Ningyocho (metro Hibiya, Toei Asakusa): uscita A1 per Amazake Yokocho, A3 o A4 dalla Asakusa
  • Stazione Suitengumae (metro Hanzomon): la più comoda per il santuario di Suitengu
  • Stazione Hamacho (Toei Shinjuku): utile solo se andate al teatro Meijiza

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Ningyocho

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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