MandarakeA 194 metri
Anime e manga usati.

Un chiosco di taiyaki a Daimyo, la zona di negozi a due passi da Tenjin, uno di quelli che campano su un prodotto solo tirato fuori come si deve. Hakata Hiiragi cuoce la pasta piano, per una mezz’ora abbondante, e la riempie di anko dalla testa fino alla coda.
La cosa che vi tornerà utile è che qui non usano né uova né latticini: se siete vegani o avete allergie, potete mangiarne senza girarci intorno. Ci venite per una merenda al volo o per portare via una scatola da regalare.
Il menu è corto per scelta: un solo tipo di anko, niente crema, niente fagioli bianchi, si ordina dicendo quanti pezzi volete e basta. Ecco cosa trovate:
Il taiyaki singolo costa pochi spiccioli, e anche prendendone un paio più il gelato si resta sui 200–700 yen a testa. Economico davvero, di quelli dove il conto non ve lo ricordate nemmeno.
Due avvertenze da chi lo mangia lì. Appena sfornato scotta parecchio, la pasta trattiene il calore a lungo: se lo azzannate subito vi bruciate, meglio aspettare un attimo. E l’anko è poco zuccheroso, sa di fagiolo più che di sciroppo, per cui se cercate il dolce che riempie la bocca di zucchero il taiyaki normale vi delude; in quel caso puntate sul Taiyaki-kun, che col gelato vira decisamente sul dolce.
Il bello del guscio è che resta croccante e non diventa mai gommoso, cosa rara nei taiyaki dove spesso la pasta è spessa e molliccia. Qui è tirata fine e l’anko fa il grosso del lavoro. Il merito è anche della pastella che esce dallo stampo: cuocendo si asciuga e diventa una crosticina sottile tutto intorno al pesce, quella che scrocchia al primo morso. Per lo stesso motivo il taiyaki qui va mangiato appena preso: dopo un po’ nel sacchetto il guscio si ammorbidisce e vi restano solo i fagioli.
Quando sono dalle parti di Tenjin e mi va qualcosa di dolce ma non stucchevole, ci passo perché con pochi spiccioli mi ritrovo in mano un taiyaki appena fatto, croccante e pieno fino in fondo, che in giro allo stesso prezzo è difficile da battere.
È un posto piccolo, con l’ingresso di pochi metri sul marciapiede: se non guardate l’insegna e la tendina rischiate di passarci davanti senza vederlo. Se siete in zona per lo shopping, ci passate davanti quasi per forza, e vale la deviazione per il prezzo a cui portate a casa un dolce fatto sul momento.
L’anko se lo fanno in casa tutti i giorni, con azuki di Hokkaido e zucchero grezzo di Okinawa: per questo sa di fagiolo e non di sciroppo, e resta denso senza diventare pastoso.
La pastella è ancora più spartana: farina, acqua, sale e un pizzico di bicarbonato, punto. Niente uova, niente burro, niente latte, e infatti quello che vi resta in bocca è il gusto dei fagioli, non l’aroma della merenda confezionata. Ogni pesce cuoce nel suo stampo di ferro sulla lunga fila di piastre, girato a mano uno alla volta, ed è il motivo per cui davanti al banco si aspetta qualche minuto.
Si vende solo da portare via, non c’è sala. Fuori però ci sono un paio di sedie e una panchina, così il taiyaki caldo ve lo mangiate lì davanti senza aspettare che si raffreddi.
Attenzione a una cosa: chiudono quando finiscono i pezzi, per cui verso fine giornata rischiate di trovare tutto esaurito. Se avete in mente di andarci, non tiratela troppo per le lunghe.
Nelle ore di punta un po’ di fila si forma, ma gira in fretta, si tratta di aspettare pochi minuti. Se lo prendete come regalo c’è la scatola da cinque pezzi a pochi yen in più, e ve lo incartano anche in un sacchetto pulito così non vi sporca la borsa.
Se il pesce non vi basta, sul banco c’è anche la serie dei manju mochi mochi, impastati lì ogni mattina: il classico al kinako, quello allo yomogi e le versioni che girano con le stagioni, tipo il sakura in primavera.
Costano quanto un taiyaki, sui 180 yen l’uno, e hanno il vantaggio di reggere meglio il viaggio: se dovete portare qualcosa in albergo o a casa di qualcuno, sono la scelta più furba. Anche qui niente uova né latticini, quindi la regola della casa vale per tutto il bancone.
Pro:
Contro:
Ideale per: una merenda veloce mentre girate tra i negozi di Daimyo, o un pensiero da regalare da portare via.
Atmosfera: un banchetto di quartiere sulla strada grande, con la panchina fuori dove la gente del posto si ferma a mangiare il pesce ancora caldo.
Quello che mi resta in testa uscendo è il rumore del guscio che si rompe al primo morso, sottile come una cialda, e il fagiolo che sa di fagiolo. Prendetene due: uno all’anko liscio da mangiare subito sulla panchina fuori, l’altro appoggiato sul gelato soft, perché il contrasto tra il pesce bollente e il freddo è la cosa che vi ricorderete di questo posto.
Aspettate un attimo prima di azzannarlo, il calore dentro resta a lungo. Fermatevi mentre girate tra i negozi di Daimyo, anche se dovete tornare indietro di qualche strada: di taiyaki a Fukuoka se ne trovano tanti, con questo guscio e senza uova né latte molto meno.
Il chiosco è a Daimyo, sulla Meiji-dori, la strada grande: dalla stazione della metropolitana di Akasaka sono due minuti a piedi, e siccome l'ingresso sul marciapiede è di pochi metri conviene cercare l'insegna e la tendina.
Da Tenjin ci arrivate anche tutto a piedi, meno di dieci minuti lungo la stessa strada, comodo se state già girando tra i negozi.
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Hakata Hiiragi Taiyaki
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).