
Cosa vedere ad Enoshima
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Enoshima è una piccola isola situata alla foce del fiume Katase, che termina nella baia di Sagami: l’isola è collegata alla terra ferma mediante il ponte Enoshima-Ohashi, lungo 600 metri.
L’isola ospita negozi, ristoranti e molti luoghi di richiamo culturale e turistico, come ad esempio il Santuario di Enoshima, dimora delle tre divinità preposte a protezione del trasporto terrestre, marittimo e della pesca. Nelle giornate particolarmente limpide è persino possibile scorgere la cima del monte Fuji.
Da non perdere anche il giardino botanico tropicale, il faro di Enoshima, il porto turistico e le grotte Iwaya, create dall’attività erosiva del mare circa 6.000 anni fa.
Il fiume Katase è scelto da molti pescatori della zona, grazie ai numerosi punti dove poter pescare, mentre le spiagge dell’isola sono meta ambita nei mesi di luglio e agosto.
Se da un lato il porticciolo di Enoshima è facilmente accessibile con diversi mezzi di trasporto, dall’altro l’isola presenta una collina boschiva che può essere esplorata esclusivamente a piedi e all’interno della quale sorge la maggior parte delle attrazioni turistiche.

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Il complesso del santuario di Enoshima è in realtà costituito da tre distinti santuari che si trovano in luoghi diversi sparsi per l’isola: il complesso principale comprende un edificio ottagonale che ospita una delle tre statue più venerate del Giappone, ossia la statua della dea Benten, protettrice di Enoshima, una delle divinità più famose di tutto il Giappone, la dea di fortuna, ricchezza e conoscenza, colei che, secondo la leggenda, creò l’isola prima di sconfiggere un drago a cinque teste che stava terrorizzando la zona. Il santuario è oggi meta di moltissimi turisti, visitatori e persino celebrità, che qui giungono proprio per chiedere fortuna alla divinità. Per propiziarsi fortuna e ricchezza, i visitatori sono soliti bagnare le proprie monete nell’acqua dello stagno del santuario. I tre santuari si incontrano uno dopo l’altro salendo lungo la dorsale dell’isola: prima l’Hetsunomiya, il complesso principale con l’edificio ottagonale, poi il Nakatsunomiya a metà strada e infine l’Okutsunomiya, il più lontano, quasi sopra le grotte Iwaya.
Ognuno custodisce una delle tre divinità sorelle che la tradizione ha finito per identificare con Benten: per questo il santuario non si visita in un punto solo, ma si attraversa a piedi da un capo all’altro dell’isola.
Queste grotte, facilmente raggiungibili a piedi, si trovano lungo la costa meridionale dell’isola: una ospita alcune statue buddiste, mentre l’altra è dedicata al drago leggendario che si dice avesse terrorizzato la zona, prima di essere sconfitto dalla dea Benten. All’ingresso viene consegnata una piccola candela, perché la prima grotta si spinge per oltre 150 metri dentro la roccia e il tratto finale è al buio, tra altari di pietra e statue consumate dall’umidità: si racconta che il fondo arrivi fino alle grotte del monte Fuji.
La seconda è molto più corta e si chiude davanti alla statua del drago, illuminata di viola in fondo al corridoio. Quando il mare è mosso l’accesso può restare chiuso, perché il camminamento corre a filo d’acqua.
Immerso in un bellissimo parco, il faro, alto 60 metri, funge anche da torre di osservazione e fu costruito sul vecchio sito della dimora di Samuel Cocking, un commerciante britannico che nel tardo XIX secolo aveva acquistato una parte considerevole dell’isola, costruendovi inoltre un giardino botanico.
Da fine novembre a fine febbraio l’isola cambia completamente faccia: è il periodo dello Shonan no Hoseki, la grande illuminazione che accende il giardino botanico, la torre panoramica e il pendio che scende verso il mare.
La vista dall’alto della torre è il motivo per cui in molti salgono proprio in questa stagione: l’aria d’inverno è più tersa e si abbraccia tutta la costa dello Shonan.
Sono anche le sere in cui l’isola è più affollata, soprattutto nei fine settimana, ed è l’unico periodo dell’anno in cui il giardino resta aperto dopo il tramonto.
Si tratta di un tempio buddista della setta Shingon, che ospita una statua alta sei metri rappresentante Fudomyo, uno dei protettori del Buddismo.
La costa meridionale di Enoshima è composta da scogliere frastagliate che cadono ripidamente verso l’oceano sottostante, formando ampie lastre di pietra sopra le quali le persone possono sostare durante la bassa marea, per godersi il sole o per pescare. Qui approdano inoltre le piccole barche Bentenmaru, che collegano questo lato dell’isola con la terraferma. Quelle lastre non ci sono sempre state: sono un vecchio fondale sollevato dal terremoto del Kanto del 1923, che alzò di colpo tutta questa fascia di costa. È anche il lato dell’isola rivolto a ovest, quello dove nelle giornate limpide il sole cala in mare con la sagoma del Fuji sullo sfondo: al tramonto gli scogli si riempiono di gente seduta ad aspettare.
Per chi è alla ricerca di relax e benessere, può essere piacevole una sosta presso la Enoshima Island Spa, un resort con centro benessere costruito lungo la costa rocciosa di Enoshima, il luogo perfetto per bagni termali e relax nelle varie piscine, alcune delle quali all’interno di grotte artificiali.
Questo tempio sorge nel luogo dove Nichiren, fondatore dell’omonima setta buddista, fu sul punto di essere giustiziato: secondo la leggenda, un lampo di luce e un tuono convinsero il boia ad interrompere l’esecuzione. I visitatori possono ammirare una bella pagoda a cinque piani risalente al periodo Meiji e la grotta dove Nichiren fu imprigionato.
L’Acquario di Enoshima è un grande e moderno acquario che sorge lungo la spiaggia nei pressi del ponte di Enoshima: al suo interno è possibile ammirare la vita marina che caratterizza la baia di Sagami, oltre a diversi spettacoli con pinguini e foche. La vasca più grande riproduce il fondale della baia, con un banco di ottomila sardine che ruota su se stesso sotto luci e onde artificiali.
Accanto c’è la sala delle meduse, una stanza tenuta al buio con una vasca sferica al centro e una decina di specie allevate qui dall’acquario.
Se c’è una cosa che a Enoshima si mangia più che altrove è lo shirasu, i minuscoli avannotti di sardina che le barche del porto di Katase sbarcano ogni mattina a pochi metri dal ponte. Lo trovate praticamente ovunque lungo la via in salita che porta al santuario: crudo sul riso nel classico shirasu-don, oppure sbollentato, fritto in tempura o dentro le frittelle.
Un dettaglio che cambia la giornata: quello crudo non si trova tutto l’anno, perché da gennaio a metà marzo la pesca è chiusa, e anche nel resto dell’anno basta una giornata di mare mosso perché nei locali resti solo lo shirasu bollito.
L’altra specialità è il tako senbei, il cracker di polpo schiacciato al momento in una pressa rovente: esce grande come un piatto e croccantissimo, e le code davanti ai banchetti che lo preparano fanno parte dell’esperienza.
Da Tokyo il modo più comodo è la linea Odakyu fino al capolinea di Katase-Enoshima: da lì bastano dieci minuti a piedi, si attraversa il ponte e si è sull'isola.
Se invece arrivate da Kamakura conviene l'Enoden, che vi lascia alla stazione di Enoshima, da cui si scende verso il mare lungo una strada piena di negozi, sempre una decina di minuti.
Da Ofuna c'è la monorotaia Shonan, che vola sospesa sopra le case e arriva a Shonan-Enoshima, a due passi dalle altre due stazioni. Una volta sull'isola si prosegue solo a piedi.
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Isola di Enoshima
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).