Folla davanti al Santuario di Enoshima in Giappone.

Santuario di Enoshima

Il Santuario di Enoshima è uno dei tre grandi santuari giapponesi dedicati a Benten (o Benzaiten), dea della fortuna e protettrice di artisti e persone dello spettacolo. Il santuario di Enoshima comprende in realtà tre santuari, collocati in punti diversi dell’isola e collegati tra loro da un percorso che si snoda in mezzo alla foresta. Ciascuno di questi luoghi presenta differenti atmosfere, rituali e caratteristiche che è bello scoprire mentre si esplora la natura e si ammirano i paesaggi dell’isola.

L’accesso al santuario

Arrivati ad Enoshima la prima cosa che vedrete è il ponte Enoshima Benten Bridge, lungo quasi 400 metri e riservato ai pedoni, affiancato dal ponte carrabile costruito in occasione delle Olimpiadi di Tokyo del 1964. Passeggiando sul ponte cogliete l’occasione per soffermarvi ad ammirare l’azzurro intenso del mare su ambo i lati.

Dal ponte già potrete intravedere la porta torii che segnala l’accesso all’area sacra del santuario shintoista, che si distingue dalle tipiche torii di altri santuari in quanto è fatta in bronzo, sebbene inizialmente fosse in legno. Quello che vedete oggi fu rifatto nel 1821 e da allora se ne sta li’ a prendersi la salsedine del mare. Prima di passare oltre avvicinatevi ai due pilastri: sono coperti dai nomi dei donatori incisi nel metallo, mercanti e negozianti di Edo che finanziarono l’opera e perfino qualche cortigiana famosa dei quartieri di piacere della capitale.

Oltrepassato il torii in bronzo vi ritroverete a passeggiare lungo Nakamise Dori, un viale affiancato da piccole botteghe di souvenir e dolcetti, ristorantini di specialità locali e locande tradizionali. La strada termina di fronte ad una seconda porta torii, questa volta in legno e di colore rosso, che precede la terza, e più famosa, porta Zuishinmon.

Zuishin-mon

Una scalinata conduce all’enorme porta Zuishin-mon, che venne realizzata ispirandosi al “palazzo del drago” Ryugu-jo, un castello sottomarino descritto nella popolare novella giapponese “Urashima Taro”. Il drago è un’immagine ricorrente al santuario di Enoshima e nei luoghi dedicati a Benten, in quanto la leggenda narra di una storia d’amore tra la dea e un drago a cinque teste. Il nome Zuishin-mon significa però “rinfrescare, rigenerare” ed è un invito ai visitatori di fermarsi a pregare in questo luogo per purificare l’anima e la mente, preparandosi così ad accedere al santuario.

Non perdetevi i decori e gli intagli che decorano le pareti e il soffitto della porta Zuishin-mon, in cui potete riconoscere figure di leoni ed elementi floreali.

La leggenda del drago a cinque teste

La storia che sta dietro a tutto il santuario e’ quella raccontata nell’Enoshima Engi, la cronaca medievale dell’isola. Si narra che al largo della costa vivesse un drago a cinque teste, il Gozuryu, che terrorizzava i villaggi e divorava i bambini, finche’ una scossa lunga giorni non fece emergere dal mare l’isola di Enoshima: su di essa scese la dea Benten, accompagnata da quindici fanciulli.
Il drago se ne innamoro’ all’istante e le chiese di sposarlo, ma la dea rifiuto’ per via di tutto il male che aveva fatto. Per meritarsela il Gozuryu smise di terrorizzare le persone e si mise a proteggere gli abitanti della costa, fino a trasformarsi nella collina che ancora oggi si vede davanti all’isola, quella su cui sorge il tempio Ryuko-ji.
Ecco perche’ a Enoshima i draghi sono ovunque: sui portali, sulle lanterne, sui soffitti e perfino nei nomi degli edifici.

Santuario Hetsunomiya

La prima tappa del percorso è rappresentata dal santuario Hetsunomiya, quello più affollato e popolare, complice anche il fatto che si trova più in basso degli altri ed è quindi più facilmente accessibile dai visitatori. Qui, oltre alla dea Benten, si venera Tagitsuhime-no-Mikoto, considerata la guardiana del mare, che vedrete raffigurata in una statua esposta nella sala principale. Accanto all’edificio noterete un grande cerchio, chiamato “chinowa” fatto con paglia ed erba dell’isola, che viene usato per rituali di purificazione: si dice che attraversare il cerchio prima di pregare liberi da ogni errore e impurità d’animo. È importante seguire però la giusta combinazione, ovvero passare attraverso il cerchio e poi dirigersi verso sinistra ritornando al punto di partenza e poi attraversare nuovamente il cerchio ma questa volta ritornando indietro da destra e infine passare un’ultima volta attraverso il cerchio: in questo modo si dà vita ad un “8”, simbolo dell’eternità.

Alla sinistra del santuario si erge l’attrazione principale del complesso, l’Hoanden, una sala a pianta ottagonale realizzata sulla base della sala Yumedono (Sala dei Sogni) del Tempio Horyu-ji di Nara. Qui sono custodite due statue di Benten, una, chiamata Happi-Benzaiten, in cui la divinità è raffigurata con otto braccia, e la seconda, chiamata Myoon-Benzaiten, in cui invece la divinità viene raffigurata semi nuda. Poiché Benten è una figura legata anche alla ricchezza e al denaro, vi capiterà di vedere alcuni visitatori che effettuano il rituale “lavaggio delle banconote” presso lo stagno del santuario, un rito portafortuna che si dice faccia moltiplicare il denaro lavato.

Santuario Nakatsumiya

A pochi minuti di cammino da Hetsumiya si raggiunge il santuario Nakatsumiya, caratterizzato da una sala principale di colore rosso vivo, ristrutturata negli anni ’90, che al suo interno custodisce una statua di Ichikishimahime-no-Mikoto, sorella di Tagitsuhime-no-Mikoto, un’altra divinità femminile legata al mare e alle tempeste. Un’altra particolarità di questo santuario sono le numerose lanterne in pietra che punteggiano i giardini attorno agli edifici: sono frutto di doni fatti da musicisti, mercanti e artisti del Periodo Edo. Lungo il sentiero che conduce al santuario potrete inoltre vedere alcune impronte di mani lasciate da tanti attori famosi del teatro kabuki.
Accanto agli edifici si apre anche un piccolo giardino con il suikinkutsu, una giara sepolta sotto le pietre che trasforma l’acqua che cade in un suono da campanella: versatene un po’ con il mestolo e avvicinate l’orecchio. Sempre qui potete pescare uno degli omikuji d’acqua, i responsi che restano bianchi finche’ non li immergete nella vasca e lasciano affiorare le parole.

Santuario Okutsumiya

L’ultima tappa è il santuario Okutsumiya, dedicato alla più anziana delle tre divinità sorelle, Tagirihime-no-Mikoto. Accanto alla sala principale si può ammirare una lanterna sulla quale è dipinta la principessa Otohime, un personaggio della novella “Urashima Taro”, e una seconda in cui è raffigurato Urashima Taro, il protagonista del racconto, ritratto sul dorso di una tartaruga. La stessa tartaruga è dipinta anche sul soffitto della sala principale.

A pochi passi dalla sala principale si trova un altro edificio, Wadatsumi-no-miya, dove è esposta una statua di Ryujin, il Dio Drago, a cui è dedicato un festival annuale che si svolge in questo santuario il 9 di settembre.

In una decina di minuti a piedi dal Santuario Okutsumiya potete raggiungere le sacre Grotte Iwaya, dove un tempo monaci e fedeli pregavano.

Il santuario e Minamoto no Yoritomo

Enoshima non e’ sempre stata una gita al mare: nel 1182 Minamoto no Yoritomo, il fondatore dello shogunato di Kamakura, fece celebrare qui una lunga cerimonia dal monaco Mongaku per ottenere la vittoria in battaglia, e da allora l’isola divenne un luogo di preghiera anche per i guerrieri.
Di quel passato resta una traccia concreta proprio all’Okutsumiya: il torii in pietra che precede la sala principale viene tradizionalmente indicato come una donazione di Yoritomo ed e’ uno degli elementi piu’ antichi dell’intero complesso.

Come arrivare

Si arriva quasi sempre dalla stazione di Katase-Enoshima, capolinea della linea Odakyu che parte da Shinjuku: uscite, attraversate il fiume e in una quindicina di minuti siete all'imbocco del ponte pedonale che porta sull'isola.
Chi arriva da Kamakura scende invece alla stazione di Enoshima del trenino Enoden e cammina per una ventina di minuti tra i negozi fino allo stesso ponte.

Dal ponte in poi si prosegue solo a piedi e in salita: superato il torii in bronzo i tre santuari si raggiungono per scalinate, ma accanto ai gradini c'e' anche l'Enoshima Escar, la scala mobile a pagamento che accorcia parecchio la fatica.

Informazioni utili

Nome: Santuario di Enoshima
Orario: Lunedì - Domenica: Aperto 24 ore
Costo a persona: Area del santuario: gratuito - Hoanden: adulti 200 yen, studenti delle medie e superiori 100 yen, bambini delle elementari 50 yen
Durata visita: Circa 1,5 - 2 ore. Considerate 3 ore se volete salire fino alla torre panoramica e visitare le grotte.
Consigli utili: All'Okutsumiya alzate lo sguardo prima di ripartire: la tartaruga sul soffitto e' dipinta in modo da fissarvi da qualunque punto la guardiate, ed e' per questo che la chiamano la tartaruga che guarda in otto direzioni. E' il dettaglio che quasi tutti si perdono.
Trasporti:
  • Stazione Katase-Enoshima (Odakyu Enoshima Line): la piu' comoda, circa 15-18 minuti a piedi
  • Stazione Enoshima (Enoshima Electric Railway): circa 20 minuti a piedi, pratica arrivando da Kamakura
  • Ferma in zona anche la Shonan Monorail, alla stazione di Shonan-Enoshima
Indirizzo: 2-chōme-3-8 Enoshima, Fujisawa, Kanagawa 251-0036, Japan
Sito Internet: Santuario di Enoshima
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).