A 638 metriParco di NaraA 638 metri
Con i famosi cervi giapponesi.
©000zzz - DreamstimeAi piedi del monte Kasuga-yama, a est di Nara e circondato da un’antichissima foresta, si trova il santuario shintoista di Kasuga Taisha, dichiarato insieme alla zona circostante Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Se vi trovate a Nara non potete perdervelo: è un raffinato esempio di architettura kasuga-zukuri che con le sue lanterne in bronzo e il colore rosso acceso cattura lo sguardo, e il cuore, dei visitatori. In questo luogo sacro, dove la quiete regna sovrana, troverete l’atmosfera ideale per una giornata di totale tranquillità.
Dalla stazione di Kintetsu Nara ci vogliono circa 30 minuti a piedi: si attraversa il parco dei cervi e si imbocca il lungo viale fiancheggiato dalle lanterne di pietra, ed è la passeggiata più bella, perché fa già parte della visita. Da JR Nara il cammino si allunga a una quarantina di minuti.
Se preferite risparmiare le gambe, da entrambe le stazioni partono i bus che costeggiano il parco: scendendo alla fermata Kasuga Taisha Honden vi restano tre minuti a piedi fino alla porta del santuario, mentre alla fermata Kasuga Taisha Omotesando arrivate all'imbocco del viale e fate l'ultimo tratto nel bosco.
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Kasuga Taisha
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Il santuario Kasuga Taisha fu costruito nel 768 dalla potente famiglia Fujiwara e si sviluppò di pari passo con la prosperità di questa ricca dinastia. In origine fu realizzato semplicemente con lo scopo di proteggere l’antica città di Heijo-kyo, ma ben presto il santuario crebbe di importanza fino a diventare oggi uno dei tre santuari più importanti del paese. Per secoli le figlie dei Fujiwara andarono spose agli imperatori, garantendo al clan un’influenza enorme a corte, e questo legame con il potere si riflesse sul prestigio del santuario. Oltre a commemorare gli antenati della famiglia Fujiwara, il santuario venera quattro divinità molto importanti della religione shintoista: Takemikazuchi, arrivato qui dal santuario di Kashima, Futsunushi da quello di Katori, e Ame-no-Koyane insieme alla dea Himegami dal santuario di Hiraoka. Il santuario venne demolito e ricostruito ogni 20 anni fino al 1863, in rispetto del principio shintoista della purezza. Durante il periodo Heian il santuario Kasuga venne unito al tempio buddista Kofuku-ji e questa unione durò fino al periodo del rinnovamento Meiji quando il governo riconobbe la religione shintoista come una religione a sé stante e separata dal Buddismo.
Il fatto che la scuola shintoista sia strettamente legata alla natura lo si deduce dalla posizione del santuario Kasuga Taisha e dal lungo sentiero attraverso la vegetazione che è necessario percorrere per raggiungere il santuario; secondo la religione shintoista, camminare in mezzo alla natura è il modo migliore per preparare la mente alla meditazione e alla preghiera. Il sentiero si snoda attraverso il Parco dei Cervi, dove, come suggerisce il nome, potrete avere la fortuna di avvistare alcuni esemplari di questi animali che vivono in libertà nel loro habitat naturale. Il cervo è un animale sacro per la religione shintoista in quanto è considerato il messaggero delle divinità e il legame tra il santuario e questo animale è stato fonte di ispirazione per tantissimi artisti del periodo Nambokucho che hanno spesso ritratto nei loro dipinti il santuario Kasuga Taisha con accanto la figura del cervo. Il legame nasce dalla leggenda della fondazione: Takemikazuchi sarebbe arrivato qui da Kashima in groppa a un cervo bianco, e da allora gli animali che vivono ai piedi del monte sono considerati shinroku, i cervi divini del santuario. Per secoli ucciderne uno è stato un reato gravissimo, punito con pene durissime, e ancora oggi non sono semplice fauna del parco ma animali protetti legati al culto.
Questo percorso vi condurrà all’entrata principale, la Minami-mon o porta del sud e, dopo aver oltrepassato la porta, vi imbatterete nella Temizuya, una fontana in cui è tradizione lavarsi le mani.
Il tratto distintivo e il simbolo del santuario Kasuga Taisha sono, oltre al colore rosso acceso, le 3000 lanterne in bronzo e pietra che in passato venivano accese ogni sera regalando a questo luogo un’atmosfera magica e suggestiva; oggi vengono accese solo in alcune occasioni speciali, come eventi e festival. Queste lanterne sono un dono dei visitatori e dei fedeli che con questo regalo esprimono la propria fede e la propria gratitudine. Un’altra bellezza del santuario che sicuramente vale la pena visitare è il bellissimo giardino botanico Man’yo, con i suoi splendidi glicini, alcuni dei quali hanno centinaia di anni. Questo fiore è molto simbolico e rappresentativo del santuario poiché il nome “Fujiwara” può significare anche “campo di glicini”. Questo fiore elegante è usato anche per adornare i capelli delle ragazze che lavorano al santuario. Il momento giusto per il giardino è tra fine aprile e maggio, quando il pergolato si copre di una ventina di varietà di glicine diverse e l’aria si riempie di profumo. Dentro al santuario cercate invece il Sunazuri-no-Fuji, il glicine secolare che cresce accanto al corridoio e i cui grappoli si allungano fino a sfiorare la ghiaia: il nome significa proprio questo, glicine che struscia la sabbia.
Se siete curiosi di sapere cosa vi riserva il futuro, acquistate un omikuji, un bigliettino di carta che vi svelerà il vostro destino; se la predizione non è positiva potete sempre allontanare la sfortuna legando il bigliettino al ramo di un albero. Una volta entrati al santuario potete ammirare gli edifici che lo compongono, tra cui la sala delle preghiere, Haiden, la sala delle offerte, Heiden e la sala principale, l’Honden.
Se avete tempo e siete amanti della natura, vi consiglio un’escursione nella Foresta di Kasugayama, che regala al santuario una cornice suggestiva il cui fascino è rimasto immutato nel corso degli anni. Questa foresta situata accanto al santuario e sulla montagna omonima, vi incanterà con la grande varietà di specie vegetali e di animali che la popolano; pensate che si contano oltre 175 specie di alberi, 60 specie di uccelli e 1.180 specie di insetti. Si tratta di un luogo molto importante e sacro che ha un forte legame con il santuario: qui i monaci e i fedeli vengono spesso a pregare e a meditare. Per questo motivo questa foresta viene protetta ed è vietata sia la caccia che il disboscamento.
Le lanterne non sono tutte uguali e vale la pena fermarsi a guardarle. Quelle di pietra, circa duemila, sono allineate lungo i viali e moltissime risalgono al periodo Muromachi: qui si conserva la maggior parte di quelle sopravvissute in tutto il Giappone. Le altre, in bronzo, pendono a centinaia dai corridoi del santuario e portano incisi i nomi di chi le ha donate: tra loro ci sono condottieri come Naoe Kanetsugu e Todo Takatora e perfino lo shogun Tokugawa Tsunayoshi.
Su una quindicina di lanterne di pietra, poi, invece della solita dicitura è inciso il nome Kasuga Daimyojin, e la leggenda dice che chi riesce a trovarne tre in una notte diventerà ricco. Di notte è impresa quasi impossibile, ma la caccia funziona benissimo anche di giorno e vi costringe a leggere le iscrizioni una per una: è il modo migliore per accorgersi di quanti secoli abbia ogni singola pietra.
Se il santuario vi ha conquistato, il Kokuhoden è il posto dove capire quanto sia ricco il suo tesoro: qui sono custoditi 354 beni classificati come tesori nazionali e oltre 2.500 beni culturali importanti, arrivati nei secoli come offerte dei fedeli. Molti pezzi risalgono al periodo Heian e in diversi casi non esistono altrove, tanto che il santuario viene chiamato lo Shosoin dell’epoca Heian.
Tra armature, spade e oggetti di corte, la sala che colpisce di più è quella dei da-daiko, i tamburi giganti decorati con fiamme dorate che accompagnano le danze bugaku. Le esposizioni cambiano più volte l’anno, quindi non trovate sempre gli stessi pezzi in mostra. I da-daiko, comunque, sono alti sei metri e mezzo e restano i più grandi del Giappone: su uno è scolpito il drago, sull’altro la fenice, entrambi dentro una raggiera di fiamme dorate. Sono i tamburi che scandiscono le danze bugaku, la musica di corte che a Nara si tramanda da secoli.
Se volete vivere un’esperienza unica e indimenticabile, recatevi al santuario quando le lanterne vengono accese, ovvero durante il Setsubun Mantoro, che si tiene nel giorno del setsubun, di solito il 3 febbraio, e durante l’Obon Mantoro del 14 e 15 agosto. Il 13 marzo si svolge invece il festival Kasuga Matsuri, durante il quale potrete divertirvi ad assistere a numerosi spettacoli di danza tradizionale. La festa più grande, però, è l’On-Matsuri del santuario di Wakamiya, dal 15 al 18 dicembre: si ripete senza interruzioni dal 1136 e per qualche giorno trasforma Nara in una città d’altri tempi. Il giorno da segnare è il 17, quando la processione dell’Owatari attraversa il centro con circa mille figuranti in costume storico e una cinquantina di cavalli. Di notte la divinità viene invece accompagnata al santuario provvisorio e poi riportata indietro, al buio e in silenzio.
Dentro il recinto sacro, oltre ai quattro dèi principali, si contano sessantadue santuari più piccoli, e quelli raccolti intorno al Wakamiya formano un percorso a sé, il giro dei quindici santuari. L’idea è semplice: ogni tappa protegge da una difficoltà della vita, dalla crescita dei figli alla salute, dal lavoro alla vecchiaia, e si passa da tutte una dopo l’altra.
Si parte dal Meoto Daikokusha, l’unico santuario del Giappone dove si venera una coppia di divinità: lì si ritira il mazzetto di tavolette da lasciare in offerta a ogni sosta e lì si torna alla fine del giro. È un anello corto, all’ombra dei cedri e molto più tranquillo del piazzale principale: se davanti all’Honden vi sembra ci sia troppa gente, è qui che il santuario torna a essere un bosco.
Kasuga Taisha - lì vicino trovate:
A 638 metriCon i famosi cervi giapponesi.
A 900 metriRistorante tradizionale.
A 1091 metriBello, nel centro di Nara.
Il più importante tempio di Nara.
A 1487 metriNon lontano dal Todai-ji.
Ristorante di solo tonno.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).