Draghi in Giappone
La tradizione dei draghi in Giappone è molto antica. I draghi sono creature leggendarie della mitologia e del folklore giapponese, e questa tradizione incorpora sia storie originali nipponiche sia racconti arrivati dalle vicine Cina, Corea e India.
In Giappone i draghi sono una figura legata all’acqua: sono divinità della pioggia, dei fiumi e del mare, descritte quasi sempre come enormi serpenti senza ali, con zampe e artigli pericolosi.
Il giapponese moderno ha moltissime parole che significano “drago”: tatsu, che viene dal giapponese antico, ryu o ryo dal cinese, naga dal sanscrito e doragon dall’inglese.
Indice
I draghi originali giapponesi
Il Kojiki, completato nel 712, e il Nihongi, del 720, contengono i primi riferimenti testuali che ci parlano dei draghi giapponesi. Negli annali più antichi i draghi vengono menzionati in vari modi ma soprattutto come divinità dell’acqua o come serpenti acquatici.
Il Kojiki e il Nihongi citano alcuni antichi draghi.
- Yamata no Orochi: serpente gigante, è stato un drago a 8 teste e 8 code ucciso dal dio del vento e del mare Susanoo, che ha scoperto la Kusanagi-no-Tsurugi (una spada leggendaria appartenente ai Tre tesori sacri del Giappone) in una delle sue code.
- Watatsumi: il dio del mare o Ryujin, dio drago, è stato il re dei mari e degli oceani, può mutare il suo aspetto diventando umano. Visse nel Ryugu-jo, una sorta di regno sommerso, dove aveva in custodia dei preziosi gioielli detti “magici gioielli delle maree”.
- Toyotama-hime: la principessa Luminous Pearl, figlia di Ryujin, antenata dell’imperatore Jimmu, il primo imperatore leggendario del Giappone.
- Wani: era un mostro marino, il suo nome vuol dire sia squalo che coccodrillo. Kuma-Wani (che vuol dire orso) e Wani sono menzionati in due antiche leggende. Si dice che il dio del mare Kotoshiro-nushi-no-kami si sia trasformato in un Kuma-Wani e che da lui sia nata Toyotama-hime, altri dicono che Kuma-Wani ha guidato le navi dell’imperatore Chuai e della sua imperatrice Jingu.
- Mizuchi era un drago che viveva nei fiumi ed era divinità delle acque.
- Il mito che vuole l’imperatore Jimmu discendente da Toyotama-hime evidenzia come nel folklore giapponese gli imperatori si inventavano una discendenza dai draghi. Di fatti è possibile confrontare le antiche leggende dei draghi cinesi con le dinastie di imperatori cinesi. Di fatti il folklore legato ai draghi è stato proprio introdotto in parte da tradizioni cinesi ed indiane.
- Kiyohime: Principessa della purezza, era una cameriera di una sala da tè che si innamorò di un giovane prete buddista. Dopo che fu respinta studiò l’antica arte della magia e si trasformò in un drago per vendicarsi.
- Nure-onna: ovvero la donna bagnata, era un drago con le sembianze di una donna. Aveva infatti la testa e i capelli di donna che lavava in riva al fiume e quando si infuriava si scatenava uccidendo gli esseri umani.
- Zennyo Ryuo: era il dio della pioggia, raffigurato sia come un drago con un serpente sulla testa, sia come un essere umano con la coda di un serpente.
- Nel Tawara Toda (favola della tradizione popolare), il Ryuo, il re drago del lago Biwa chiede all’eroe Tawara Toda di uccidere un mostro dalle sembianze di un millepiedi gigante.
In una leggenda il pescatore Urashima Taro salva una tartaruga che lo porta al Ryugu-jo e si trasforma nella figlia del dio dell’oceano Ryujin. - Inari, il dio della fertilità e dell’agricoltura, è stato talvolta raffigurato come un drago o piuttosto come un serpente.

By: Everjean
Draghi di tradizione cino-giapponese
La mitologia cinese è fondamentale per quelli che sono i draghi giapponesi. Di fatti si è detto che si uniscono elementi autoctoni con elementi cinesi. Questo connubio è presente già nella lingua. Parole giapponesi per dire “drago” sono scritte in caratteri cinesi. I nomi di molti draghi giapponesi sono scritti con caratteri cinesi. Si veda ad esempio i nomi dei simboli dell’astrologia che provengono dalla Cina.
Si tratta di Seiryu, il drago azzurro, insieme a Suzaku, Byakko e Genbu.
Alcuni autori di storie leggendarie avevano differenziato i draghi giapponesi da quelli cinesi per il numero di artigli sulle zampe. In Giappone si è sempre pensato che il drago avesse tre artigli. In Cina invece ne ha 4 o 5 a seconda che si tratti di un normale drago o di uno stemma imperiale. Visto che gli imperatori facevano discendere le loro origini proprio dai draghi tantissimi sono gli stemmi che raffigurano queste creature.
Una curiosità sui draghi di provenienza cinese è il fatto che durante la seconda guerra mondiale l’esercito giapponese diede il nome di alcuni draghi cinesi agli armamenti. Si veda ad esempio Koryu che era il nome di un drago cinese affibbiato ad un sommergibile, oppure lo Shinryu che era stato un aereo kamikaze. La divisione di un esercito imperiale, la 56a Divisione, venne chiamata Divisione Drago. Per uno scherzo del destino la divisione Drago fu sconfitta nella città cinese di Longling, il cui nome significa la “tomba del drago”. Mai nome più adatto!

By: kimubert

By: Cyril Bèle
Draghi giapponesi di tradizione indiana
Quando in Giappone si inizia a diffondere il buddhismo i primi monaci asiatici portarono con se anche le tradizioni che riguardavano i draghi. Trasmisero infatti draghi e leggende legate alla mitologia buddhista ed indù. Gli esempi più notevoli sono il Naga, la divinità pioggia, protettore del Buddismo ed il Nagaraja, il re drago. Alcuni dei draghi di derivazione indiana sono in realtà filtrati attraverso la Cina. Di fatti ci sono molti elementi cinesi fusi con elementi indiani. Si veda ad esempio nella leggenda di Naga, il palazzo sottomarino dove viveva si chiamava Ryugu che viene direttamente dal cinese.
Alcuni esempi di draghi giapponesi di derivazione buddhista sono:
Hachidai Ryuo, 8 creature generate per ascoltare il Buddha esporre il Lotus Sutra. Questi draghi si trovano in tantissimi motivi artistici.
Mucharinda era il re naga che ha protetto il Buddha quando ha raggiunto bodhi, ed è spesso rappresentato come un cobra gigante.
Benzaiten è il nome giapponese della dea Saraswati, che ha ucciso Vritra, serpente a 3 teste nel Rigveda. Secondo l’Engi Enoshima, Benzaiten generò l’isola di Enoshima nel 552 d. C, al fine di contrastare il drago.
Kuzuryu è venerato al santuario di Togakushi, nella prefettura di Nagano.
Templi dedicati ai draghi
Le tradizioni dei draghi sono generalmente associate ai templi buddhisti. Di fatti sono diffusissime le leggende di draghi che vivono a contatto con l’acqua o vicino ai laghi. Esistono tantissimi templi dedicati ai draghi. Eccone alcuni: Shitenno-ji a Osaka, il santuario sul Monte Haku dove la Genpei Josuiki (libro di leggende) racconta che qui un prete Zen vide un drago a 9 teste trasformarsi nella dea Kannon e il tempio Gogen di Hakone, Kanagawa. Al giorno d’oggi presso il Santuario di Fujiyoshida vicino al lago Saiko, nella prefettura di Yamanashi, si tiene un festival annuale ed uno spettacolo pirotecnico.
La setta Rinzai ha Tenryu-ji ovvero il tempio del drago celeste, il Ryutaku-ji, tempio del drago della palude, il Ryoan-ji, il tempio del drago della pace. Secondo la leggenda quando il Hoko-ji o il tempio buddista di Asuka-dera è stato dedicato a Nara nel 596, una nube viola è entrata nella sala dove c’era la statua di Buddha poi la nube è diventata di 5 colori ed ha assunto la forma di un drago. Anche il nome del Tenryu-ji, del resto, arriva da un sogno: il fratello di Ashikaga Takauji vide un drago d’oro risalire il fiume Oi che scorre lì accanto, e il tempio venne chiamato per questo tempio del drago celeste. È un esempio perfetto di come funzionano queste storie: il drago compare quasi sempre vicino a un corso d’acqua, mai in mezzo alla campagna.
Il Kinryu-no-Mai è una danza del drago effettuata in maniera annuale al Senso-ji, un tempio buddista in Asakusa. I ballerini vestiti da drago circondano il tempio e girano per le strade. Secondo la leggenda, il tempio Senso-ji è stato fondato nel 628 dopo che due pescatori hanno trovato una statuetta d’oro raffigurante Kannon nel fiume Sumida. La Danza del drago d’oro celebra la fondazione del tempio e viene praticata presumibilmente per augurare buona fortuna e prosperità.
I draghi dipinti sui soffitti dei templi
Se volete vedere i draghi da vicino, i posti giusti sono i soffitti delle sale zen. A Kyoto il Kennin-ji ha i suoi due draghi gemelli che occupano l’intero soffitto della sala delle predicazioni, mentre al Tenryu-ji il drago dipinto sembra seguirvi con lo sguardo da qualunque punto della stanza lo guardiate.
Lo stesso effetto lo trovate al Myoshin-ji, dove il drago è famoso proprio perché fissa in tutte le direzioni. Sono opere enormi e bisogna alzare la testa e restare lì qualche minuto: è il modo più diretto per capire quanto questa creatura sia legata al buddhismo zen giapponese.
I santuari dei draghi
Oltre ad essere associati ai templi buddhisti i draghi giapponesi vengono associati a santuari shintoisti. Si è creduto che il santuario di Itsukushima a Miyajima, isola del Giappone nel mare interno di Seto, fosse la dimora della figlia del dio del mare Ryujin. Secondo il Gukansho e le Storie di Heike, l’imperatore Antoku, legato alla figura del drago del mare, salì al trono perché il nonno Taira no Kiyomori aveva pregato a Itsukushima offrendogli un santuario. Quando Antoku annegò dopo essere stato sconfitto nella battaglia di Dan-no-ura del 1185, perse la spada imperiale Kusanagi (che, come citato prima, secondo la leggenda proveniva dalla coda di un drago) in mare. In un’altra versione la spada è stata ritrovata e si dice che venga custodita nel santuario di Atsuta.
Il grande terremoto del 1185 è stato attribuito agli spiriti vendicativi Heike, in particolare ai poteri del drago Antoku.
Ryujin Shinko è il nome di una forma di credenza religiosa scintoista che adora i draghi come divinità (kami) dell’acqua.
Il drago delle fontane per purificarsi
Non serve andare a caccia di leggende per incrociare un drago in Giappone: ne trovate uno quasi a ogni ingresso di tempio o santuario. È la bocca da cui esce l’acqua della fontanella per purificarsi, il temizuya, molto spesso modellata come un drago di bronzo o di pietra.
Il motivo è coerente con tutto il resto: il drago è il signore dell’acqua, quindi tocca a lui versarvela sulle mani prima che entriate. Una volta che ci fate caso non smettete più di notarlo, ed è probabilmente il modo più quotidiano in cui questa creatura è ancora presente nella vita giapponese.
I draghi nella cultura moderna
Ovviamente molti conoscono i famosi tatuaggi a forma di drago, diffusi sia in Giappone che nel resto del mondo.
Oltre ad essere dei simboli religiosi e si folklore, i draghi hanno anche ispirato l’architettura, l’arte, la letteratura e la cultura popolare. Se ne possono fare alcuni esempi.
- Gosei Sentai Dairanger è una serie di storie fantastiche basate sui draghi
- I Chunichi Dragons sono una squadra professionistica di baseball giapponese.
- Manda è il nome di un drago serpentino che custodiva una dimora sommersa ma è anche uno degli antagonisti principali di una pellicola del 1963, appare anche in ruoli secondari nella serie tv dedicata a Godzilla.
- King Ghidorah è un drago d’oro a tre teste, ma è anche un rivale di Godzilla nella serie tv.
- Dragon Ball è un famosissimo manga creato nel 1984 da Akira Toriyama, rappresentato con le sfere mistiche o sfere del drago.
- Dragon Quest è una popolare serie di videogiochi che ha debuttato nel 1986. I disegni sono opera dello stesso Akira Toriyama.
- Kamen Rider Ryuki è uno spettacolo nella serie Kamen Rider.
- Si è ispirata ai draghi la serie tv della Gekiranger, serie tv a noi nota con il nome di Power Rangers.
- Nasu è un robot drago nella serie Ultraman.
- Ryu Dragon: the Old Potter’s Tale è un racconto di Akutagawa Ryunosuke
- Il gioco Breath of Fire IV si presenta una storia di Ryu e Fou-Lu che possiede la capacità di trasformarsi in draghi antichi.
- Nei film di avventura o anime di Hayao Miyazaki vi è uno spirito del fiume la cui vera forma è quella di un drago giapponese.
- Nel videogioco Dojin, della serie Touhou, vi è un drago venerato come Dio creatore.
- Nel videogioco Monster Hunter compare Amatsumagatsuchi, il drago anziano del Sacro Monte.
Foto

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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).