Tatuaggi in Giappone
I tatuaggi in Giappone hanno radici antiche, tradizionalmente è utilizzata la tecnica tebori, molto dolorosa, in cui gli aghi vengono messi su una bacchetta che poi viene mossa avanti e indietro nella pelle dove si fissa il colore.
I giovani giapponesi raramente si tatuano, soprattutto per non essere confusi con i membri della Yakuza, anche se pian piano le cose stanno cambiando.
Creative Commons elmimmo
Indice
Viaggio in Giappone con tatuaggi
Se siete tatuati potete andare in Giappone e siccome siete stranieri non si scandalizzeranno più di tanto se avete una maglietta a maniche corte o pantaloncini e si vede il vostro corpo tatuato, ma magari per correttezza e per evitare che il vostro tatuaggio possa non piacere anche solo a una persona su cento cercate di nasconderlo.
Soprattutto in dogana al vostro arrivo mettetevi qualcosa per coprire i tatuaggi per evitare fraintendimenti.
Se avete tatuaggi molti onsen non vi faranno entrare, ma sono sempre di più quelli tattoo friendly o che vi accettano se coprite il tatuaggio con un cerotto.
Onsen, piscine e palestre
Il divieto per chi ha tatuaggi nasce proprio dalla paura della Yakuza: molti gestori non vogliono mettere a disagio gli altri clienti e lo applicano a tutti, stranieri compresi, senza fare distinzioni.
I sento di città, i bagni pubblici di quartiere, sono di solito molto più tolleranti degli onsen nelle località turistiche. Nei ryokan potete invece prenotare una camera con bagno privato, oppure usare i bagni kashikiri, che si riservano per sé, e lì nessuno vi chiederà niente.
Lo stesso discorso vale anche per piscine e palestre: molte vietano l’ingresso a chi ha tatuaggi visibili, o vi chiedono di coprirli con maniche lunghe o cerotti. Anche su alcune spiagge, per esempio a Zushi nella prefettura di Kanagawa, mostrare i tatuaggi è vietato dal regolamento.
Creative Commons ehnmark
Yakuza e tatuaggi
Come ho scritto sopra i membri della Yakuza hanno spesso enormi tatuaggi che mostrano la loro appartenenza al gruppo. Potete vedere alcuni di questi tatuaggi durante il Sanja Matsuri, ad Asakusa. Durante la festa, a maggio, alcuni portatori dei mikoshi si tolgono la giacca e mostrano tatuaggi integrali su schiena, braccia e cosce, che lasciano libera una striscia al centro del petto: è lo stile tipico della Yakuza, pensato per restare nascosto sotto i vestiti.
Irezumi, dai pompieri di Edo al divieto
Nel periodo Edo i grandi tatuaggi sul corpo, gli irezumi, erano di moda tra pompieri, facchini e artigiani, che li mostravano con orgoglio. Le figure si ispiravano spesso alle stampe ukiyo-e, soprattutto agli eroi del Suikoden disegnati da Utagawa Kuniyoshi: draghi, carpe, tigri e guerrieri che si vedono ancora oggi.
Con l’epoca Meiji il governo, che voleva sembrare moderno agli occhi degli occidentali, nel 1872 vietò i tatuaggi, e il divieto restò fino al 1948. In quegli anni i tatuatori lavorarono quasi di nascosto e il tatuaggio diventò sempre più legato alla malavita: è da qui che nasce la cattiva fama che ha ancora oggi.
Il vostro nome in giapponese
Tutti i nomi stranieri i giapponesi li scrivono con l’alfabeto katakana, che fa molto schifo per un tatuaggio. Motivo per cui è bene evitare di chiedere “il mio nome in giapponese” a chi conosce il giapponese.
Italiani e tatuaggi sbagliati
Molti italiani hanno un tatuaggio con un simbolo giapponese. Nonostante la buona fede, moltissimi tatuatori italiani non conoscono il giapponese in modo decente e quindi molte persone hanno tatuati kanji che nella migliore delle ipotesi non significano niente o hanno significati totalmente diversi da quelli previsti.
Se desiderate tatuarvi un kanji prima fatevelo scrivere da un giapponese su un foglio e poi andate a farvelo tatuare e controllate che sia corretto.
Coprire un tatuaggio in Giappone
Capita spesso che in Italia si faccia la cavolata di farsi tatuare da un incapace. La copertura di un tatuaggio è possibile anche in Italia, ma se siete in Giappone forse vi può interessare il fatto che ci sono abili tatuatori che possono nascondere il pasticcio fatto in passato facendo un ulteriore tatuaggio, bellissimo e di impatto. E’ una pratica molto diffusa che vi consiglio nel caso non siate soddisfatti del vostro tattoo.
Creative Commons Ha-Wee
Tatuatori in Giappone e legge
Per anni in Giappone i tatuatori hanno lavorato in una zona grigia: alcune procure consideravano il tatuaggio un atto medico, e quindi possibile solo con la laurea in medicina. Il caso di Taiki Masuda, un tatuatore di Osaka multato per questo, è arrivato fino alla Corte Suprema, che gli ha dato ragione e ha stabilito che tatuare non è medicina.
Gli studi infatti non hanno quasi mai insegne in strada: si trovano in appartamenti o ai piani alti dei palazzi e si lavora su appuntamento, spesso dopo un primo colloquio. Molti maestri del tebori hanno liste d’attesa lunghissime e lavorano a un grande pezzo per mesi, una seduta dopo l’altra.

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).