Taiko

Se partecipate a un festival o a un evento speciale in Giappone, prima o poi vi capiterà di assistere a uno spettacolo di taiko, il tamburo giapponese realizzato principalmente in legno, con una lavorazione così complessa che a volte richiede diversi anni. In Giappone la parola taiko indica genericamente qualunque tamburo, mentre all’estero si usa per i tamburi tradizionali giapponesi e per le esibizioni di gruppo, chiamate kumi-daiko.
Ma il taiko non è semplicemente uno strumento musicale: ha radici antiche e profonde nella storia e nella cultura del paese e fin dai tempi antichi accompagna le feste, i riti religiosi e gli spettacoli teatrali, ed è oggi uno dei simboli più riconoscibili della tradizione giapponese.

Le origini

Come già anticipato, ci sono molte ipotesi sulla nascita del taiko. Secondo alcuni racconti storici, nel 588 d.C. un giovane ragazzo giapponese si sarebbe recato in Corea per studiare un tipo di tamburo di origine cinese denominato kakko e dai suoi studi sarebbe poi nato il taiko. In base ad alcuni rilevamenti archeologici, invece, si ritiene che il taiko fosse già in uso nel VI secolo in Giappone; il ritrovamento nella zona di Sawa di alcune statuine haniwa risalenti al periodo Kofun, raffiguranti dei suonatori di tamburi confermerebbe questa teoria. Ad oggi si tratta della testimonianza più antica legata all’uso del taiko. Comunque sia è certo che la tradizione giapponese abbia subito delle influenze dalla cultura cinese e coreana per quanto riguarda l’impiego del taiko: alcuni stili musicali e di danze tradizionali, come il gigaku e il gagaku, che solitamente venivano eseguiti a corte dell’imperatore o presso i templi e i santuari durante le cerimonie buddiste,  sono stati importati proprio da questi due paesi.

Nell’ambito della mitologia invece, in uno dei libri più antichi del Giappone si narra una leggenda molto affascinante sulla nascita del taiko: la divinità Amaterasu, che si era ritirata in una grotta, decise di uscire dal suo rifugio perché attratta dal ballo della dea Ame-no-Uzume la quale, dopo aver svuotato un barile di sakè, salì su di esso e iniziò a danzare. Da questa storia mitologica nacque la musica taiko.

Com’è fatto un taiko

La cassa dei tamburi più pregiati viene ricavata da un unico tronco, di solito di keyaki, la zelkova giapponese, che una volta scavato deve stagionare per anni prima di essere lavorato: è questo il motivo per cui la costruzione di un taiko può richiedere tanto tempo e costare parecchio.
Le pelli sono di bovino e dividono i tamburi in due grandi famiglie: nei byo-uchi-daiko sono fissate alla cassa con delle borchie e non si possono più regolare, mentre negli shime-daiko sono tese con corde o tiranti, così l’accordatura si può cambiare ogni volta.

Sul palco trovate quasi sempre il nagado-daiko, il classico tamburo a barile che porta avanti la parte principale, gli shime-daiko piccoli e acuti che tengono il tempo e, quando c’è, l’odaiko: il tamburo gigante, largo anche più di un metro, il cui colpo si sente nel petto prima che nelle orecchie.

Gli spettacoli

Esistono vari generi di spettacoli musicali realizzati con i taiko e si differenziano tra loro per il repertorio, la scelta degli strumenti e il numero dei componenti che suonano e cantano. Alcuni musicisti del passato fecero da apripista ad alcuni generi musicali che ancora oggi sono molto diffusi sia in Giappone che all’estero. Tra questi, il celebre Daihachi Oguchi che dopo essersi a lungo dedicato alla musica jazz decise di realizzare uno spettacolo che prevedesse la presenza in contemporanea di un gruppo di suonatori di taiko; l’influsso di alcune sonorità e ritmi del jazz e il suono di un gruppo taiko diedero vita ad un nuovo genere, conosciuto oggi come kumi-daiko. Oggi le band che suonano i taiko sono molto numerose in Giappone (se ne contano circa 5.000) e  una delle più famose a livello internazionale e nazionale si chiama Kodo. I componenti dei Kodo vivono e si allenano insieme sull’isola di Sado, in una specie di villaggio-scuola dove i nuovi allievi passano due anni di disciplina durissima, tra corse, lavoro nei campi e ore e ore di tamburo. Ogni anno, di solito ad agosto, il gruppo organizza sull’isola l’Earth Celebration: tre giorni di concerti all’aperto e laboratori con musicisti arrivati da tutto il mondo, ed è l’occasione più semplice per vedere il taiko ai massimi livelli.

Le esibizioni di taiko richiedono un grande impegno e studio poiché nulla è lasciato al caso; non si tratta solamente di saper suonare il tamburo, ma esistono delle regole ben precise, come la postura del corpo e i movimenti, che è necessario rispettare. Alcuni movimenti o posizioni del corpo prendono ispirazioni dalle arti marziali e sono fattori molto importanti per giudicare la qualità di una performance. Oltre alle arti marziali, gli spettacoli di taiko sono guidati dai principi del buddismo zen, che regolano i rapporti tra i componenti del gruppo e con il pubblico sulla base del rispetto, della comunicazione e dell’armonia. Dal vivo, poi, non conta solo il suono: durante l’esecuzione i musicisti lanciano delle grida secche, i kiai, che servono a tenere il ritmo e a caricare tutto il gruppo. La preparazione fisica è quella di un atleta, perché suonare un tamburo grande per un’ora intera richiede forza e resistenza, e ogni gesto fa parte della coreografia, compresi i movimenti delle braccia a vuoto: una performance di taiko si guarda quanto si ascolta.

In alcuni concerti il suono dei taiko si accompagna ad altri strumenti, come il gong o gli strumenti  a fiato, spesso utilizzati negli spettacoli teatrali. Anche l’abbigliamento è studiato nel minimo dettaglio e esistono vari generi di costumi tradizionali indossati dai musicisti durante le esibizioni, tra cui quello forse più famoso è l’happi, un soprabito leggero e decorato, al quale si abbina una fascia tradizionale per i capelli chiamata hachimaki.

Dove vedere il taiko in Giappone

Non serve cercare un concerto: d’estate il taiko lo trovate in quasi ogni matsuri di quartiere, suonato dall’alto dello yagura, la torre di legno attorno a cui si balla il bon odori. Nei grandi festival il ruolo dei tamburi è ancora più evidente, come al Nebuta di Aomori, dove i suonatori accompagnano i carri illuminati, o nelle processioni dei santuari, dove è il taiko ad annunciare l’arrivo del mikoshi.
Se invece volete provare a suonarlo, diverse scuole di Tokyo e Kyoto organizzano lezioni di prova di un’ora aperte anche ai principianti, spesso con spiegazioni in inglese: bastano pochi minuti per capire quanta forza serva davvero.

Galleria Foto

Video: Tamburi tradizionali a Shibuya

0:00 / 7:15
Ti consiglio di venire in Giappone con GiappoTour! Il viaggio di gruppo in Giappone con più successo in Italia, organizzato da me! Ci sono pochi posti disponibili, prenota ora!
Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).