A 77 metriTempio Daitoku-jiA 77 metri
Splendido complesso di templi.
Il Daisen-in è uno dei giardini zen più celebri di Kyoto. Si trova dentro il Daitoku-ji, il grande complesso classificato tra i più importanti edifici della scuola Rinzai della città e formato da tanti piccoli templi, tra i quali il Daisen-in è quello che spicca di più.
Fu costruito da Kogaku Soko tra il 1509 ed il 1513 e mantiene la forma originale, con i suoi giardini di sabbia e rocce che raccontano in modo metaforico il percorso della vita. È uno dei templi zen del periodo Muromachi più conosciuti di Kyoto, un posto dove conviene fermarsi con calma.
Il Daisen-in si trova nella parte nord del grande complesso del Daitoku-ji, quindi il tragitto finisce davvero solo quando siete già dentro le mura: dalla fermata Daitokuji-mae vi restano meno di 10 minuti a piedi lungo i vialetti che passano tra i templi minori.
Dalla stazione di Kyoto la scelta più comoda è l'autobus diretto, che impiega circa mezz'ora. Se invece siete già in centro, la metropolitana è più rapida: scendete a Kitaoji e camminate una quindicina di minuti verso ovest lungo Kitaoji-dori, oppure coprite l'ultimo tratto con un bus.
Questo posto è su MarcoMaps
Tempio Daisen-in
La mia mappa del Giappone: oltre 4.000 luoghi provati da me, ognuno con foto, voto e orari. Filtri per categoria e voto, veg friendly, e i posti vicino a te col GPS. Senza registrazione, dal telefono.


Si narra che i suoi giardini interni e i dipinti furono curati dal grande Soami, famoso paesaggista dell’epoca e monaco zen. In realtà non esistono prove certe del suo contributo in tal senso, anche perché non era di certo un giardiniere. La creazione di questi ambienti esterni, a differenza di quanto si racconta, non è partita da uno spirito religioso, bensì un’esplosione di arte miniaturista.
Per quanto riguarda la cura ed i dettagli dei dipinti all’interno del tempio, è necessario conoscere la storia e la fama di Soami, noto per la sua tecnica di inchiostro diluito, tramite la quale riusciva a creare paesaggi eterei e delicati, quasi impalpabili. Era un seguace della setta del Budda Amida, e per molti è stato l’emblema della pittura zen per tutto il periodo Muromachi.
Per respirare la filosofia buddista Zen non c’è niente di meglio che visitare i cinque piccoli giardini tra loro collegati del tempio Daisen-in, che narrano in modo metaforico il percorso della vita visto dagli occhi del buddismo.
Il giardino principale presenta una forma ad L larga neanche 4 metri con un paesaggio che ricorda le montagne, una cascata, mentre piccoli alberi tagliati e vari arbusti rappresentano la foresta, ma si nota anche un fiume che arriva da una parte, quella sinistra, fino al mare, mentre l’altro ramo, a destra, sfocia in un oceano, creato con della sabbia bianca.
Lungo questo fiume sono posizionate delle rocce simboliche; va sottolineato che nella cultura giapponese, le rocce hanno una vita propria ed alcune possono valere moltissimo; si intravede una di queste che assomiglia ad un’imbarcazione che si muove assecondando la corrente, un’altra assomiglia molto ad una tartaruga, che simboleggia, a quanto pare, le delusioni della vita, che sta cercando di scalare la montagna, mentre un’altra, sempre simile ad una tartaruga, sembra che stia nuotando contro il flusso di corrente.
Il mare e l’oceano si collegano mediante un altro passaggio di ghiaia chiarissima ad ovest dell’edificio. Si ritiene che sia il mare che l’oceano siano stati aggiunti in un momento successivo, e non fossero presenti nel disegno originale dei giardini. Nel giardino che rappresenta l’oceano non c’è quasi nulla: solo ghiaia rastrellata e due coni di sabbia modellati alla perfezione. È l’elemento che divide di più i visitatori, perché ognuno ci vede qualcosa di suo: due montagne, il ritorno alla purezza, il vuoto da cui tutto ricomincia. Il contrasto è voluto con il giardino affollato di rocce dal quale arrivate.
Si potrebbe interpretare questo meraviglioso giardino zen come un viaggio metaforico attraverso la vita di ognuno di noi: la cascata, il fiume ed il mare potrebbero simboleggiare rispettivamente la giovinezza, la maturità e la vecchiaia, mentre le rocce potrebbero essere i vari ostacoli del vivere quotidiano, l’oceano potrebbe rappresentare una sorta di ritorno alla vita eterna.
La storica francese Danielle Elisseeff descrive questo emblematico giardino come se fosse virtualmente suddiviso in quattro sezioni distinte: il primo corrisponde alla vita che inizia in modo impetuoso, la cascata; il secondo rappresenterebbe i passaggi della vita, con la porta, la tartaruga e la barca che lottano con la corrente, il terzo è il mare, il quarto la calma e serenità dell’oceano.
Gunter Nitschke, un noto autore tedesco, vede la barca come la rappresentazione delle esperienze che ci arricchiscono durante la vita, mentre la tartaruga è il tentativo, vano, di ritornare giovani (tentando di nuotare contro corrente).
E’ davvero incantevole inoltrarsi in questi giardini Zen, arricchiti da tanta storia e da numerose interpretazioni filosofiche. Curati nel dettaglio, sono il fiore all’occhiello del tempio Daisen-in.
Generalmente tutti i giardini giapponesi mirano a fondere le caratteristiche dei luoghi circostanti, con i loro tanto amati fiumiciattoli, montagne e boschi e si riconosce in essi il tentativo di riprodurre ciò che la mente ed il cuore racchiudono come tesori preziosissimi.
Il Daisen-in non è solo giardini: l’edificio principale, l’hojo, è arrivato fino a noi così com’era nel 1513 ed è uno dei rarissimi esempi di architettura del periodo Muromachi rimasti in piedi, tanto da essere Tesoro Nazionale. Al suo interno si trovano quelli che vengono considerati il tokonoma e il genkan più antichi del Giappone, cioè la nicchia decorativa e l’ingresso formale che poi sono diventati lo standard della casa giapponese.
Guardate bene anche i dipinti sui fusuma, le porte scorrevoli: i paesaggi attribuiti a Soami, i fiori e gli uccelli delle quattro stagioni di Kano Motonobu e le scene di lavoro nei campi di Kano Yukinobu. Diversi originali sono oggi conservati al Museo Nazionale di Kyoto, ma quello che resta qui vale comunque la sosta.
Il Daisen-in è uno dei pochi templi di Kyoto dove potete provare lo zazen, la meditazione seduta, insieme ai monaci: ci sono sessioni periodiche e altre organizzate su richiesta, con una spiegazione per principianti prima di cominciare.
Anche se non ve la sentite di meditare, potete comunque fermarvi per una tazza di matcha accompagnata da un dolcetto, servita in una sala che si affaccia sul giardino. È il momento in cui il tempio cambia ritmo e si capisce perché i monaci passano ore a guardare la sabbia.
Tempio Daisen-in - lì vicino trovate:
A 77 metriSplendido complesso di templi.
A 1524 metriA pranzo donburi, la sera kaiseki.
A 1619 metriVasto e completo.
A 1627 metriIl celebre Kinkakuji.
A 1742 metriDue dei più antichi santuari di tutto il Giappone.
A 1846 metriCelebre santuario, dove trovare anche un mercato delle pulci.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).