Vista su un giardino zen attraverso una porta scorrevole al Daitoku-ji.

Tempio Daitoku-ji

Se volete respirare la vera cultura Zen, o se siete appassionati di giardini giapponesi, non potete perdervi il complesso del Daitoku-ji, che racchiude al suo interno una ventina di templi, tra cui il Daisen-in, il Ryogen-in e lo Zuiho-in, aperti tutto l’anno e mantenuti perfettamente nel corso dei secoli.
Circondato da alte mura, per una superficie di oltre 23 ettari, è stato il tempio principale della setta Rinzai Daitokuji e ancora oggi sembra un mondo a se stante dentro Kyoto: una delle mete più pregne di cultura antica giapponese che si possano visitare in città.

Il tempio Daitoku-ji

L’omonimo tempio Daitoku-ji si trova sul lato ad est del grande parco, ed ha sperimentato, nei secoli, momenti di grande gloria alternati ad altri di miseria e noncuranza. E’ stato fondato nel 1319 ma successivamente, come la maggior parte degli edifici della città, ha subito gravi danneggiamenti durante la guerra Onin, tra il 1467 ed il 1477. E’ stato ricostruito nel 16° secolo, diventando piuttosto importante, diventando strettamente legato a Sen no Rikyu, noto maestro della cerimonia del tè giapponese, trasformandosi quindi nel regno di questo tipo di cerimoniali.
Nello stesso periodo, il grande tempio fu sostenuto anche da tanti membri della struttura militare, che lo sponsorizzarono elargendo grandi quantità di denaro, per la costruzione di tutti i sotto-templi come luoghi di preghiera e di culto dei morti, anche per farne delle tombe di famiglia, in modo da poter adorare i defunti in un luogo pertinente ed importante. La rinascita dopo la guerra Onin si deve a un personaggio fuori dagli schemi: Ikkyu Sojun, il monaco poeta che frequentava taverne e locande e detestava l’ipocrisia dei religiosi del suo tempo, e che proprio qui divenne abate. Fu lui, con l’aiuto dei ricchi mercanti di Sakai, a rimettere in piedi il Daitoku-ji, e da quel legame tra monaci e mercanti nacque anche la vocazione del tempio per la cerimonia del tè.

In effetti, anche Oda Nobunaga, “signore della guerra” e sostenitore della cerimonia del tè, fu seppellito nel Soke-in, uno dei templi all’interno del complesso, ma ad oggi non è aperto al pubblico.
Se andrete a visitare questo particolare ed affascinante gruppo di edifici, noterete che pochi templi sono aperti ai visitatori, tre o quattro in genere, anche se spesso vengono istituite delle aperture speciali in qualche periodo dell’anno. Bisogna solo capitare nel giorno giusto!

Come arrivare

Il Daitoku-ji si trova nel nord di Kyoto, defilato rispetto ai grandi itinerari turistici, ma è comodo da raggiungere in autobus: dalla stazione di Kyoto i bus 205 e 206 vi lasciano alla fermata Daitokuji-mae, davanti all’ingresso, in 35-45 minuti a seconda del traffico.
Se volete evitare gli ingorghi, prendete la metropolitana Karasuma fino a Kitaoji e camminate una quindicina di minuti verso ovest lungo Kitaoji-dori.

Se arrivate dal Kinkaku-ji siete vicinissimi: lo stesso bus 205 collega le due zone in una decina di minuti, ed è l’abbinamento più naturale per una giornata nel nord della città.

Informazioni utili

Nome: Tempio Daitoku-ji
Orario: Dalle 9 alle 17 (alcune zone chiudono alle 16)
Costo a persona: Area principale: ingresso gratuito - Daisen-in: 500 yen - Ryogen-in: 400 yen - Zuiho-in: 400 yen - Aperture speciali: in genere 600 yen a tempio
Durata visita: Vi suggerisco 1,5 ore per i complessi principali; dedicateci almeno 3-4 ore se volete esplorare con calma i numerosi sotto-templi e i giardini privati.
Giorni di chiusura: Il Koto-in, il sotto-tempio famoso per gli aceri, è chiuso al pubblico a tempo indeterminato: la riapertura non è ancora stata annunciata.
Consigli utili: Nel giardino sul retro dello Zuiho-in le pietre sono disposte a formare una croce nascosta, ricordo del daimyo cristiano che fondò il tempio: quasi nessuno la cerca, quindi fate il giro completo dell’edificio prima di uscire.
Trasporti:
  • Fermata Daitokuji-mae (bus 205, 206): a pochi passi dall’ingresso
  • Stazione Kitaoji (metro Karasuma): 15 minuti a piedi verso ovest
Indirizzo: 53 Murasakino Daitokujichō, Kita Ward, Kyoto, 603-8231, Japan
Sito Internet: Tempio Daitoku-ji
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Gli edifici più importanti all’interno del complesso visitabili dai turisti:

Ryogen-in – il più antico

Aperto al pubblico, è la sede della Scuola del Sud di Daitokuji. E’ stato fondato nel 1502, e costruito in tipico stile Zen. Si narra che sia uno dei primi edifici all’interno del Daitoku-ji. E’ corredato e decorato da cinque giardini di sabbia bianca, che rappresentano l’universo. Nel tempio si possono ammirare anche delle porte scorrevoli tipiche giapponesi (quelle che si vedono sempre nei film ma anche nei cartoni animati!) con dei dipinti di draghi ed eremiti, molto caratteristici. Tra i cinque giardini cercate soprattutto il Totekiko, un rettangolo di ghiaia largo pochi metri incastrato tra due muri: passa per essere il giardino zen più piccolo del Giappone e merita qualche minuto di sosta in silenzio. La sala principale, invece, è considerata l’edificio più antico rimasto in piedi nel complesso, ed è il motivo per cui il Ryogen-in viene sempre citato come il capostipite dei sotto-templi.

Koto-in – le foglie colorate

Famoso per i suoi alberi di acero che formano una sorta di baldacchino a volta sull’entrata, ma anche all’interno del giardino, fu eretto nel 1601 da un comandante di grande successo, Hosokawa Tadaoki. Verso la metà di novembre si possono apprezzare le coloratissime foglie che raggiungono il culmine della loro spettacolarità autunnale. Nel cimitero riposano Hosokawa Tadaoki e la moglie Gracia, e ci sono anche le tombe attribuite a Okuni, la fondatrice del kabuki, e al suo compagno. Il Koto-in però è chiuso al pubblico e la riapertura non è stata annunciata: informatevi prima di contarci.

Zuihoin – il più piccolo

E’ il più piccolo degli edifici visitabili nel grande complesso di Daitoku-ji, ma non per questo meno importante. E’ stato costruito nel 1535 da un signore della guerra che successivamente si convertì al cristianesimo e fu chiamato Daimyo Christian.

Il bellissimo e curato giardino di sabbia bianca rappresenta le onde del mare, con alcune pietre aguzze che simboleggiano le isole, e del muschio in lontananza, spesso utilizzato in queste splendide composizioni miniaturizzate. Anche qui potrete respirare spirito Zen a pieni polmoni.

Daisen-in – i suoi 5 giardini di sabbia

Il più celebre tra tutti i templi all’interno del complesso è sicuramente il Daisen-in, aperto ai visitatori tutto l’anno, apprezzato soprattutto per i dipinti al suo interno e per i cinque giardini meravigliosi in perfetto stile Zen, con sabbia bianca per simboleggiare sia il mare che l’oceano, rocce simboliche che rappresentano un’imbarcazione e due tartarughe, ma è presente anche una cascata, un ponte e le isole in mezzo all’oceano. Un vero spettacolo in miniatura, sul quale, nel corso dei secoli, sono state dispensate miriadi di interpretazioni filosofiche. Ammirare questi giardini stimola davvero la curiosità e si può provare una sensazione di vera pace.

Anche in questo edificio si possono trovare le porte scorrevoli decorate che rappresentano proprio le tipicità giapponesi. Delicati e dal tocco leggero, i dipinti all’interno delle mura sono un esempio di arte del pittore, nonché monaco Zen, Soami.

Il Sanmon e la statua che costò la vita a Sen no Rikyu

Entrando dal lato sud vi trovate davanti il Sanmon, il grande portale a due piani legato alla vicenda più drammatica del tempio, quella di Sen no Rikyu. Fu il maestro del tè a pagare di tasca sua la costruzione del secondo piano, e i monaci per ringraziarlo ci sistemarono dentro una statua lignea che lo raffigurava in piedi, con tanto di sandali.
Per Toyotomi Hideyoshi fu un affronto insopportabile: passando sotto il portale si sarebbe ritrovato sotto i piedi di Rikyu. L’episodio è considerato una delle scintille che nel 1591 portarono il signore della guerra a ordinare al suo maestro del tè il suicidio rituale. Il piano superiore non è visitabile, ma conoscere questa storia mentre ci passate accanto cambia la visita.

Foto

By: Kzaral

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La cucina dei monaci e il natto del Daitoku-ji

Dentro il complesso si mangia, ed è una delle esperienze da abbinare ai giardini: nel sotto-tempio Daiji-in c’è Izusen, che serve shojin ryori, la cucina vegetariana dei monaci zen. Le portate arrivano in una serie di ciotole rosse laccate a forma di scodella da questua, che alla fine si impilano una dentro l’altra: piccole, delicate, tutte a base di verdure, tofu e fu.
L’altra specialità nata proprio qui è il Daitokuji natto, che con il natto filante a cui state pensando non c’entra quasi nulla: sono chicchi di soia fermentati e poi essiccati, neri, asciutti e molto salati, usati come condimento o serviti con il tè. Nelle botteghe storiche accanto al tempio ve li fanno assaggiare: sono un gusto forte, o piacciono o si detestano.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).