Trekking in Giappone
Il Giappone è uno dei paesi migliori al mondo per chi ama camminare. Trekking in Giappone può voler dire tante cose: sentieri panoramici sopra i 2.000 metri, antiche vie dei pellegrini tra villaggi di legno, passerelle di legno sopra le paludi, boschi umidi pieni di muschi. Io vengo da una terra di montagne, il Trentino, e sono abituato a vedere cime tutto l’anno: vi confesso che non sono il tipo che vive solo per le salite, però ci vado spesso e proprio qui ho trovato un modo diverso di vivere la montagna. In queste righe voglio raccontarvi come scegliere i trekking giusti, dove andare e cosa aspettarsi davvero in termini di mezzi pubblici, rifugi e difficoltà.
Indice
Perché camminare
Un’altra ragione è che qui il trekking è vissuto in modo molto “ordinato”. I sentieri famosi sono ben tenuti, la segnaletica di solito è chiara, e nei punti più gettonati trovate rifugi, bagni, mappe e aree di sosta già pronte. Diciamocelo: per chi non è abituato alla montagna, poter iniziare da percorsi ben organizzati toglie parecchia ansia. Allo stesso tempo, spostandovi un po’ fuori dai giri più noti, trovate posti molto tranquilli, in cui camminate per ore incontrando pochissima gente.
Come muoversi
Il discorso cambia quando iniziate a guardare montagne meno famose, magari vicine a Tokyo ma fuori dalle guide turistiche. Io ho fatto parecchie camminate di questo tipo partendo da piccoli paesi con un unico bus al mattino e uno nel pomeriggio. Si può fare, ma bisogna pianificare bene gli orari e tenere sempre un margine, perché se perdete l’ultimo bus siete in mezzo al nulla. Per questo, nella mia vita quotidiana, vi dico che vado quasi sempre in macchina quando so che il sentiero non è tra i classici: non perché sia impossibile con treni e bus, ma perché l’auto vi dà una libertà enorme sugli orari.
Se siete in viaggio e non avete voglia di entrare nel labirinto degli orari dei bus locali, io vi consiglierei di restare sugli itinerari più noti, dove i collegamenti sono pensati anche per chi viene da fuori. Avete comunque moltissima scelta, senza complicarvi la vita.
Trekking in giornata
Per la maggior parte dei viaggiatori la soluzione più comoda è un trekking in giornata: partite la mattina presto, camminate qualche ora e la sera siete di nuovo in città o in un ryokan comodo. È il modo migliore per spezzare un itinerario fatto di templi, quartieri e treni veloci.
- valli come Kamikochi con sentieri facili lungo il fiume
- parchi naturali con passerelle, come Oze
- zone di montagna con gole e cascate, come Nasu Shiobara
In tutti questi casi potete regolare la durata del giro in base alle gambe: c’è il percorso brevissimo per chi vuole solo assaggiare l’atmosfera e ci sono varianti più lunghe per chi vuole camminare sul serio. Io onestamente trovo che, in un viaggio “normale”, sia più sensato dedicare una sola giornata intera a una zona e farla bene, piuttosto che incastrare tre camminate diverse di corsa.
Più giorni e rifugi
Se invece vi piace davvero la montagna, in Giappone potete organizzare anche trekking di più giorni con pernottamento in rifugio. Succede soprattutto sulle Alpi giapponesi, dove esistono lunghe dorsali con una rete di strutture in quota. La logica è simile alle Alpi italiane: si sale dalla valle, si dorme in rifugio, il giorno dopo si prosegue verso un’altra cima o si scende da un altro versante.
I rifugi giapponesi sono spesso grandi edifici in legno o cemento, con camerate, cena e colazione semplici ma sostanziose. Di solito si dorme su futon uno accanto all’altro, quindi serve un po’ di spirito di adattamento. In alta stagione e nei weekend conviene prenotare: non è come salire in una malga sperando nel posto libero.
Non esistono solo i percorsi di cresta. Se preferite qualcosa di più “tranquillo”, anche alcune vie di pellegrinaggio, come il Kumano Kodo o certi tratti della via dei 88 templi, possono essere gestite come cammini di più giorni, con pernottamento in minshuku e ryokan invece che in rifugi d’alta quota.
Da Magome a Tsumago
Il percorso da Magome a Tsumago è probabilmente uno dei trekking più amati dai viaggiatori che vogliono un assaggio di Giappone rurale senza affrontare grandi dislivelli. In realtà è più una camminata di qualche ora che una vera “scalata”, ed è proprio questo il suo punto forte: è alla portata di molti, ma dà una sensazione autentica.
Si cammina su un tratto dell’antica Nakasendo, la strada che collegava Kyoto a Edo. Il sentiero passa tra boschi, campi e piccole case di campagna, con la vista sui villaggi di posta all’inizio e alla fine. La distanza è moderata, il tracciato è ben segnato, e non ci sono passaggi tecnici. Di solito chi è abituato a fare passeggiate non ha problemi.
Dal punto di vista pratico, il collegamento è comodo: treno fino alle stazioni della zona e poi bus locali che portano a Magome o Tsumago. Molte persone scelgono di lasciare il bagaglio grosso in una delle due località e farselo trasportare all’altra, così si cammina leggeri. Ve lo dico sinceramente: per chi vuole un trekking facile, panoramico e con un tocco storico, questo è uno dei percorsi che consiglio più spesso.
Scalare il Monte Fuji
Qui però vi dico solo l’essenziale: non è una passeggiata, anche se la salita non è tecnica, e bisogna informarsi bene su orari, rifugi, permessi e percorsi. Proprio perché il discorso è lungo e pieno di dettagli, c’è un articolo dedicato solo al Fuji in cui ho raccolto tutto: i diversi versanti, i pro e contro delle salite notturne, come funzionano i rifugi e le accortezze da avere.
Se vi interessa davvero salire, vi consiglio di leggere quello e decidere con calma se è la scelta giusta per il vostro viaggio.
Kamikochi e Alpi
Kamikochi è una delle porte più famose delle Alpi giapponesi del Nord. Dal punto di vista scenico è uno dei luoghi che colpiscono di più: una valle ampia, il fiume color ghiaccio, ponti di legno e cime alte tutto intorno. L’accesso è regolato: le auto private non possono entrare, quindi si arriva con bus o taxi autorizzati e poi ci si muove a piedi.
La parte bassa della valle è perfetta per camminate facili: ci sono sentieri ben tracciati che seguono il fiume, con pochissimo dislivello e molti punti panoramici. Qui basta anche mezza giornata per respirare davvero aria di montagna senza complicarsi la vita. Per chi invece vuole di più, da Kamikochi partono i sentieri che salgono verso cime importanti e lunghe traversate di cresta, con pernottamento in rifugio.
Io vi consiglierei almeno una giornata intera a Kamikochi se amate la natura. È uno di quei posti in cui il trekking non è solo “fatica”: anche chi non vuole salire in alto trova un sacco di spunti per camminare, fotografare e semplicemente sedersi a guardare il paesaggio.
Oze National Park
Il parco nazionale di Oze è uno dei luoghi che consiglio di più a chi cerca un trekking facile ma particolare. Qui il protagonista non è la cima, ma una vasta zona di paludi e prati d’alta quota, attraversata da lunghe passerelle di legno. Si cammina letteralmente in mezzo a un mare di erbe, fiori stagionali e specchi d’acqua, con montagne sullo sfondo.
Per arrivare a Oze dalla zona di Tokyo si prende il treno fino alle stazioni principali più vicine e poi un bus di montagna fino ai punti di accesso, come Hatomachi-toge. Le combinazioni non sono complicatissime, ma i bus non passano ogni dieci minuti: conviene pianificare. Una volta sul posto, però, i sentieri ad anello sulle passerelle sono molto chiari e potete scegliere giri più brevi o più lunghi in base alle gambe.
Dal punto di vista della fatica, Oze è ideale se volete camminare parecchio senza affrontare grandi salite. Il terreno è facile ma attenzione al meteo: la zona può essere umida, e con la pioggia alcuni tratti si fanno scivolosi. A me piace perché è un tipo di trekking diverso dal solito, più orizzontale che verticale, ma comunque immerso nella natura.
Nasu Shiobara
La zona di Nasu e Shiobara è un classico per chi vive a Tokyo e vuole scappare in montagna senza fare viaggi lunghissimi. Qui trovate un mix di montagne, gole, cascate e onsen, con sentieri di difficoltà variabile. Il Monte Nasudake è una delle cime più conosciute, con un paesaggio quasi vulcanico in alcuni punti, mentre le gole di Shiobara offrono camminate più tranquille lungo il fiume.
Dal punto di vista logistico, la combinazione di solito è treno veloce fino alle stazioni principali della zona, poi bus locali verso i punti di partenza. Anche in questo caso gli orari non sono infiniti: secondo me ha senso scegliere un’area specifica (una cima o una gola) e dedicare a quella tutta la giornata, invece di voler fare tutto.
Il bello di Nasu Shiobara è che potete costruire una giornata molto equilibrata: camminata al mattino o nel primo pomeriggio e bagno caldo in onsen a chiudere. Vi giuro che, dopo una giornata passata sui sentieri, infilarsi in una vasca all’aperto con vista sulla montagna cambia completamente la percezione della fatica.
Karamatsu Dake
Tra le montagne che mi hanno colpito di più c’è Karamatsu Dake, sopra la zona di Hakuba. È una vetta delle Alpi giapponesi del Nord che si presta bene a chi vuole un trekking più serio senza entrare subito nel mondo delle salite più impegnative. Un vantaggio importante è che gli impianti di risalita permettono di guadagnare quota rapidamente: si sale con gondola e seggiovie fino all’area di Happo-ike, un laghetto d’alta quota molto scenografico.
Da lì inizia la parte più “montanara”: il sentiero prosegue verso la cima con un dislivello che si sente nelle gambe, ma senza passaggi estremamente tecnici. Serve comunque un minimo di allenamento, scarponi seri e attenzione al meteo, perché in quota il tempo cambia velocemente. Io onestamente trovo che Karamatsu Dake sia un ottimo compromesso per chi ha già camminato sulle Alpi e vuole provare una vetta giapponese senza esagerare.
Se programmate questa salita, ha senso prevedere una giornata intera, partire presto e tenere sempre d’occhio gli orari degli impianti in discesa, in modo da non correre all’ultimo minuto.
Yakushima
Yakushima è il paradiso di chi ama le foreste. È un’isola coperta quasi ovunque da boschi fittissimi, muschi, corsi d’acqua e rocce levigate. I trekking più famosi portano a grandi alberi millenari come Jomon Sugi o seguono vallate come Shiratani Unsuikyo, con sentieri che alternano radici, rocce e scalini naturali.
Qui i mezzi pubblici ci sono, ma non sono pensati per micro-spostamenti perfetti come in città. Per alcuni trailhead si usano bus speciali in alta stagione, con orari limitati alla mattina presto per la salita e al pomeriggio per il rientro; in altri casi può essere più comodo un taxi o un’auto a noleggio. La lunghezza di certi trekking, soprattutto quelli verso Jomon Sugi, richiede una buona forma fisica e la capacità di camminare per molte ore.
Yakushima, secondo me, ha senso se volete dedicare almeno due o tre giorni pieni all’isola e costruire un viaggio centrato sulla natura. Se invece avete un itinerario molto tirato, rischia di diventare complicata da incastrare. A me piace perché è un mondo a sé: basta spostarsi di pochi chilometri e vi sembra di essere in un’altra epoca.
Kumano Kodo
Il Kumano Kodo è una rete di antiche vie di pellegrinaggio nella penisola di Kii. Non è il classico trekking di vetta, ma un cammino tra monti, villaggi e santuari. I percorsi più battuti, come la Nakahechi, collegano l’interno della regione ai grandi santuari di Kumano Hongu, Kumano Nachi e Kumano Hayatama.
Dal punto di vista pratico, di solito si arriva in treno fino a città come Tanabe, poi si prende un bus verso l’inizio del sentiero. Lungo il percorso si dorme in strutture piccole, spesso a conduzione familiare: minshuku e ryokan dove si cena e si fa colazione tutti insieme. Le tappe hanno saliscendi che impegnano, ma in generale non ci sono passaggi tecnici estremi; la vera fatica sta nella durata e, spesso, nell’umidità.
Io vi consiglio il Kumano Kodo se vi attira l’idea di camminare lentamente per un paio di giorni, più che “fare una cima”. Funziona bene anche in un viaggio non esclusivamente di montagna, perché combina natura, spiritualità e piccoli paesi dove ci si ferma a mangiare e dormire in modo semplice.
Shikoku 88 templi
La via dei 88 templi di Shikoku è forse il cammino più famoso del Giappone. Si tratta di un grande anello intorno all’isola, con 88 templi principali e molti altri punti sacri legati alla figura di Kobo Daishi. Il percorso completo a piedi richiede settimane di cammino, quindi è qualcosa che va oltre il classico “trekking” da inserire in un viaggio di due settimane.
Detto questo, nulla vieta di prendere solo alcuni tratti e usarli come trekking di una o più giornate: scegliete un’area di Shikoku, identificate un gruppo di templi relativamente vicini e vi muovete a piedi tra uno e l’altro, usando treni e bus per gli spostamenti più lunghi. Si cammina su strade secondarie, sentieri collinari, tratti rurali: è un paesaggio estremamente vario.
Per chi è interessato alla dimensione spirituale, questo cammino è molto forte, ma a livello pratico va ricordato che le distanze possono essere importanti e non sempre è facile fermarsi quando si vuole. A me piace l’idea di prenderne un pezzetto, più che pensare subito al giro completo, che è un impegno enorme.
Consigli pratici
Per rendere i trekking in Giappone più semplici e piacevoli, vi lascio qualche consiglio concreto che nasce un po’ dall’esperienza e un po’ dal buon senso:
- Scegliete la stagione giusta: primavera e autunno sono di solito le stagioni migliori per camminare. In estate fa caldo e umido, soprattutto nelle parti basse, mentre in inverno molti percorsi diventano neve e ghiaccio.
- Studiate orari e ritorni: nei posti meno famosi i bus sono pochi. Io vi consiglio di appuntare subito gli orari dell’ultimo bus e di impostare la giornata su quello, lasciando un margine di sicurezza.
- Equipaggiamento essenziale: non serve portarsi dietro mezza casa, ma uno zaino leggero, scarpe buone, uno strato impermeabile e acqua a sufficienza sono indispensabili anche per i percorsi facili.
- Pernottamenti in quota: se prevedete rifugi o minshuku lungo il cammino, abituatevi all’idea che si cena presto e ci si alza presto. Prenotare in anticipo è quasi sempre una buona idea, soprattutto nei weekend.
- Rispetto dei sentieri: in Giappone c’è molta attenzione a non lasciare tracce. Si porta a valle la propria spazzatura, si rimane sul sentiero, si evita di fare rumore e di disturbare gli altri camminatori.
A me piace proprio perché l’ambiente è vissuto con un rispetto quasi automatico: finisci per adeguarti anche tu e dopo un po’ camminare in silenzio, salutare chi incroci e lasciare tutto pulito ti viene naturale.
Vale la pena?
Se state organizzando un viaggio e vi chiedete se inserire un trekking in Giappone vale lo sforzo, la mia risposta è sì, quasi sempre. Non dovete per forza puntare al Monte Fuji o programmare una settimana di cammino: basta un percorso come Magome–Tsumago, una giornata a Oze o una valle come Kamikochi per vedere un lato del paese che, restando solo in città, non appare.
Io onestamente penso che qualche ora sui sentieri cambi il modo in cui guardate il resto del viaggio. Dopo aver camminato tra boschi, villaggi minuscoli e foreste umide, tornare in una stazione piena di gente fa un effetto diverso. Vi rendete conto che il Giappone non è solo treni puntuali e luci al neon, ma anche silenzio, legno, acqua e fatica dolce nelle gambe.
Alla fine non conta quanti metri di dislivello fate. Conta se alla sera, seduti davanti a una ciotola di ramen o a un onsen caldo, avete quella sensazione di stanchezza buona che ti fa dire “oggi abbiamo davvero vissuto il paesaggio”. Se vi piace quell’idea, un trekking in Giappone, grande o piccolo, secondo me è da mettere in lista.
Ti consiglio di venire in Giappone con GiappoTour! Il viaggio di gruppo in Giappone con più successo in Italia, organizzato da me! Ci sono pochi posti disponibili, prenota ora!
Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).