A 757 metriMaruiA 757 metri
Catena di grandi magazzini.

Distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, dell’originale castello della dinastia Tokugawa è rimasto davvero poco ma quanto basta per percepire ancora l’antico splendore di questo luogo, in attesa che rinasca dalle sue ceneri attraverso un grande progetto di ricostruzione in legno che non ha ancora una data di conclusione.
Le origini del Castello di Nagoya risalgono infatti al 1612, agli inizi del periodo Edo, che per molti è sinonimo di epoca Tokugawa dal nome del clan che regnò sul paese in questo periodo. E fu Tokugawa Ieyasu in persona a ordinarne la costruzione, imponendo l’opera ai signori feudali di mezzo Giappone e affidando poi il castello al figlio Yoshinao, capostipite del ramo Owari della famiglia, che da qui governò per oltre due secoli sulla città di Nagoya. Il legame con una delle famiglie più prestigiose della storia giapponese spiega l’importanza e l’imponenza del Castello, uno dei più grandi e famosi del paese, attorno al quale si sviluppò la quarta città più grande del Giappone.
Purtroppo, come altri luoghi giapponesi, il Castello di Nagoya fu gravemente danneggiato da un raid della Seconda Guerra Mondiale e gran parte delle strutture furono distrutte. Il torrione principale e altre strutture furono ricostruite nel 1959 e convertite in un museo che racconta la storia del castello attraverso una collezione di opere e reperti. Attualmente, però, il torrione principale, l’edificio centrale del complesso, è stato chiuso nel 2018 come parte dell’ambizioso progetto della città di Nagoya di ricostruire interamente il castello in legno e con le tecniche tradizionali per offrire una riproduzione più autentica e fedele. Il simbolo del castello di Nagoya, che si può vedere ai due lati del torrione, è una coppia di shachi dorati, una creatura mitologica dalla testa di tigre e il corpo di carpa. Quella coppia dorata è il simbolo della città ancora oggi: le originali andarono distrutte nell’incendio del 1945 e le attuali, rifatte insieme al torrione, sono rivestite con quasi 88 chili d’oro. Se le osservate bene noterete che non sono identiche: quella rivolta a nord è il maschio, quella a sud la femmina, leggermente più piccola.
Se il torrione, con il suo museo, è attualmente chiuso, è invece aperto al pubblico il palazzo Honmaru Goten, ricostruito da zero in dieci anni di lavori e inaugurato nel 2018. A più di settant’anni dalla sua distruzione, il palazzo accoglie i visitatori in un’atmosfera suggestiva, offrendo un maestoso e raffinato esempio di architettura e tecniche tradizionali. All’interno si possono visitare varie stanze, tra cui la sala dei ricevimenti e altre sale private usate per accogliere ospiti di spicco dove lo sguardo cade immediatamente sulle magnifiche porte scorrevoli (fusuma) decorate da dipinti, uno dei pochi elementi originali ad essere sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale.
Se vi state chiedendo cosa sia davvero sopravvissuto alle bombe, la risposta sono tre torrette d’angolo e un paio di porte, sparse lungo il perimetro e regolarmente ignorate da chi punta dritto al centro del complesso. La più grande è quella di nord-ovest, tirata su riutilizzando il legno del torrione del castello di Kiyosu, smontato e portato qui pezzo per pezzo.
Sul fossato asciutto si affacciano invece le torrette di sud-ovest e di sud-est, che fiancheggiano la porta Omote Ninomon rivestita di ferro. Sono tutti beni culturali importanti e, anche se di norma non si visitano all’interno, da fuori vi raccontano meglio di qualsiasi ricostruzione com’era il castello dei Tokugawa: guardate le feritoie e le aperture sporgenti da cui si facevano piombare pietre su chi provava ad avvicinarsi alle mura.
Oltre che per gli edifici, il castello è particolarmente visitato per i suoi magnifici giardini dove si possono ammirare imponenti mura, gli antichi fossati e una ricca vegetazione. In primavera, nel periodo della fioritura dei ciliegi, i giardini del castello si affollano di persone del posto e turisti che si riuniscono per il tradizionale hanami, facendo un picnic all’ombra dei ciliegi e godendosi gli scorci romantici del castello avvolto dalle sfumature delicate dei fiori. Proprio per la splendida cornice, i giardini ospitano un importante festival estivo che prevede spettacoli, rivisitazioni storiche e mercatini; in questa occasione il castello viene illuminato alla sera. Se avete tempo spingetevi fino al giardino Ninomaru, voluto dal primo signore del ramo Owari e oggi uno dei pochi giardini di castello arrivati fino a noi: grandi rocce disposte a comporre paesaggi in miniatura, un boschetto di susini che fiorisce a fine inverno e una casa da tè dove concedersi una pausa lontano dalla folla.
Lungo il cammino tenete d’occhio anche il masso di Kiyomasa, la pietra più imponente di tutte le mura, che la tradizione lega al signore Kato Kiyomasa e al lavoro immane dei clan chiamati a costruire il castello.
Dalla stazione di Nagoya la strada più comoda è la metropolitana: linea Sakuradori fino a Hisayaodori, poi linea Meijo fino alla stazione Nagoyajo, poco più di dieci minuti in tutto. Uscite dall'uscita 7 e in cinque minuti a piedi siete alla porta est.
Se invece arrivate con la linea Tsurumai, scendete a Sengencho e camminate una dozzina di minuti fino alla porta principale, sul lato opposto del complesso.
In alternativa c'è il bus turistico Me-guru, che parte dalla stazione di Nagoya, tocca i principali punti di interesse della città e ferma proprio davanti al castello: comodo se pensate di visitare anche il resto della zona.
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Castello di Nagoya
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Colazioni sostanziose.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).