Bagno di foresta in Giappone

Pochi luoghi sono sinceri come un sentiero nel bosco giapponese. Quando si parla di bagno di foresta in Giappone sembra quasi di entrare in un mondo a parte, fatto di silenzio, muschio, tronchi altissimi e aria che profuma di resina. Per molti è una moda del benessere, per altri è una pratica spirituale. Per me è, semplicemente, un modo concreto per rimettere a posto la testa quando la vita in città comincia a consumare energie e buonumore.

Negli ultimi anni la parola shinrin-yoku è comparsa ovunque: libri, documentari, tour organizzati, pacchetti benessere. Ma dietro questa parola elegante c’è una cosa elementare: passare qualche ora in una foresta, senza fretta, lasciandosi lavorare dalla natura. In questo articolo vi racconto come la vedo io, perché in Giappone è diventata così importante, dove farlo e soprattutto come trasformarla in un’abitudine, non in un evento eccezionale che capita una volta nella vita.

Serviva la scienza?!?

Passiamo le giornate chiusi tra cemento, schermi, rumore di fondo continuo. Inquinamento acustico, visivo, atmosferico sono diventati lo sfondo normale della vita di tantissime persone, al punto che non ce ne accorgiamo quasi più.

E la cosa assurda è questa: c’è voluta la scienza per dimostrare che stare qualche ora nel bosco fa bene. Studi, grafici, misurazioni della pressione, del cortisolo, della qualità del sonno per dire una cosa che chiunque abbia passato un’estate in montagna conosce da sempre: il corpo si rilassa, la testa si schiarisce, il respiro cambia.

Io vengo dal Trentino, e quando ho iniziato a sentire parlare di bagno di foresta in Giappone la prima reazione è stata: “ma davvero servono ricerche per spiegare che una passeggiata nel bosco ti rimette al mondo?”. In montagna lo facciamo da sempre, senza etichette. Vivi in un posto pieno di smog e stress, vai in mezzo agli alberi e ti rigeneri. Semplice.

Quello che mi ha colpito del Giappone però è un’altra cosa: qui hanno preso questa intuizione antica e l’hanno trasformata in una pratica strutturata, con percorsi, linee guida, perfino foreste “certificate” come luoghi particolarmente adatti al rilassamento. È come se il Paese avesse ammesso apertamente che la vita moderna ti logora e che serve un antidoto. Il bagno di foresta è proprio questo: un antidoto semplice, alla portata di tutti, ma che va “imparato” di nuovo.

Bagno di foresta

In giapponese si dice shinrin-yoku: shinrin significa “foresta”, yoku significa “bagno”. L’idea è “fare il bagno nell’atmosfera del bosco”, non nell’acqua. Il termine è stato coniato negli anni Ottanta in Giappone per invitare le persone, sempre più chiuse negli uffici e nelle città, a tornare nei boschi non per lavorare ma per stare, respirare, percepire.

La differenza rispetto a un trekking classico è enorme. Non è una gara, non è allenamento, non è “portare a casa” un numero di chilometri o una vetta. Il bagno di foresta è l’opposto: si cammina piano, ci si ferma spesso, si ascoltano i suoni, si osservano le foglie, ci si siede su una roccia ad ascoltare il torrente. A volte si chiudono gli occhi per qualche minuto e basta.

Quello che conta è coinvolgere i sensi: l’odore della resina, il vento sulla pelle, il rumore delle foglie, il contrasto tra luce e ombra. Nessuno vi chiederà di meditare in posizioni strane o di “sentire l’energia degli alberi” se non vi interessa. Vi consiglio però di concedervi il lusso di fare una cosa rarissima nella vita di tutti i giorni: non fare niente di produttivo per qualche ora, se non essere presenti.

Per molti è quasi scioccante scoprire quanto sia difficile camminare nel bosco senza tirare fuori il telefono ogni due minuti. Io onestamente credo che anche solo imparare a stare scollegati per mezza giornata sia uno dei risultati più preziosi del bagno di foresta in Giappone.

Benefici concreti

Dietro al fascino delle parole giapponesi ci sono anche risultati misurabili. Diversi studi condotti in Giappone hanno mostrato che, dopo qualche ora passata nel bosco, molte persone hanno:

  • pressione sanguigna più bassa
  • frequenza cardiaca ridotta
  • livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) più bassi
  • miglioramento dell’umore e della capacità di concentrarsi
  • sensazione di maggiore energia e sonno più profondo nelle notti successive.

Una parte di questi effetti sembra legata ai famosi phytoncidi, le sostanze aromatiche emesse dagli alberi che respiriamo senza accorgercene. Al di là dei dettagli tecnici, quello che conta per me è il risultato: il corpo entra in modalità “mi posso rilassare davvero”, non nel solito mezzo riposo davanti a una serie tv.

Molti viaggiatori mi dicono che dopo una mattina in foresta si sentono meno irritabili, più pazienti, come se si fosse abbassato il volume di tutti i pensieri. Io vi direi che funziona bene soprattutto per chi:

  • vive in città molto dense e rumorose
  • lavora tanto con lo schermo e fatica a “staccare” anche in vacanza
  • si sente spesso sotto pressione, con la testa piena anche quando è in Giappone per rilassarsi.

Non è una medicina miracolosa, non sostituisce terapie o cure mediche, ma può diventare un pezzo importante di igiene mentale, come lavarsi i denti o fare un minimo di attività fisica.

Marco Togni in foresta di muschio vicino al Lago Shirakoma a Nagano.
Sotto Shirakoma il muschio non è un dettaglio, è il pavimento di tutto. Resti fermo un attimo e capisci che qui l’umidità fa da custode al bosco.
Persona in un sentiero nebbioso del Monte Mitake, circondato da alberi alti.
Sul Mitake le radici diventano gradini e ti obbligano a guardare dove metti i piedi. La nebbia taglia il resto e ti lascia solo sentiero e respiro.

Come si fa

La cosa bella del bagno di foresta è che non servono attrezzature complicate. Vi basta scegliere un bosco sicuro, avere scarpe comode e lasciare a casa l’ansia da prestazione. Io di solito organizzo la giornata in modo molto semplice.

Un bagno di foresta “base” può funzionare così:

  • scegliete un sentiero facile, possibilmente ad anello, senza dislivelli esagerati
  • controllate il meteo e portate un abbigliamento a strati, perché nel bosco la temperatura cala
  • mettete il telefono in modalità aereo o, almeno, disattivate notifiche e messaggi
  • camminate piano, più lentamente di quanto vi verrebbe spontaneo
  • ogni tanto fermatevi, chiudete gli occhi e ascoltate tutti i suoni che riuscite a riconoscere
  • toccate la corteccia degli alberi, le foglie, il muschio, senza strapparli o danneggiarli
  • cercate un punto tranquillo vicino a un ruscello o a una radura e state seduti in silenzio per qualche minuto, senza aspettarvi nulla di speciale.

Vi consiglio di dedicare almeno due ore solo al bosco, meglio tre o quattro se avete tempo. Il trucco è non trasformare il bagno di foresta in una maratona fotografica. Le foto va benissimo farle, ma cercate di lasciarvi almeno una parte del tempo senza macchina fotografica in mano, solo con gli occhi e il respiro.

Portate sempre acqua, un piccolo snack, una giacca leggera e, se siete in zone più isolate, una mappa offline o un’app affidabile. Non servono tappetini da yoga, candele, strumenti particolari: qui l’unica “attrezzatura” importante è la disposizione mentale a rallentare.

Da soli o guida

In Giappone, ma anche in Italia, ormai esistono tour, associazioni e guide certificate dedicate al bagno di foresta. Alcune foreste sono state riconosciute come Forest Therapy Base, cioè zone dove è stato dimostrato scientificamente l’effetto rilassante dell’ambiente e dove vengono proposte passeggiate guidate, esercizi di respirazione, momenti di ascolto.

Io vedo il bagno di foresta un po’ come la corsa o lo yoga. Ci sono i gruppi che si trovano con un istruttore, con orari, programmi, esercizi. E poi c’è chi si infila un paio di scarpe e va a correre da solo, perché gli basta così. Entrambe le cose hanno pro e contro.

Un percorso guidato può essere utile se:

  • è la prima volta che provate il bagno di foresta
  • vi sentite più tranquilli ad avere qualcuno che conosce bene il posto
  • volete capire alcuni esercizi specifici di respirazione o consapevolezza
  • preferite una struttura chiara, con orari e tappe definite.

Andare da soli, con amici o in famiglia, secondo me è perfetto quando:

  • volete gestire i tempi in totale libertà
  • avete bisogno di silenzio vero, senza dover parlare con sconosciuti
  • vi basta un sentiero semplice e sicuro, senza particolari spiegazioni.

Io onestamente credo che la soluzione migliore sia provare entrambe. Una volta con una guida per capire la filosofia e qualche tecnica, e poi molte volte da soli, trasformando il bagno di foresta in una vostra abitudine personale, senza dipendere sempre da orari e gruppi.

Dove in Giappone

Il Giappone è coperto per circa due terzi da foreste, dalle montagne di Hokkaido alle isole subtropicali del sud. Vuol dire che, teoricamente, potreste fare un bagno di foresta quasi ovunque, anche relativamente vicino alle grandi città.

Per scegliere dove andare vi consiglio di considerare tre cose:

  • quanto tempo avete a disposizione
  • quanto volete allontanarvi dai centri abitati
  • che tipo di atmosfera cercate: boschi di cedri profondi, sentieri panoramici, foreste sacre con santuari, isole coperte di vegetazione.

Nei paragrafi successivi vi do qualche idea concreta, senza trasformare l’articolo in un catalogo infinito di nomi: l’obiettivo è capire che tipo di foresta cercare, poi ognuno può adattare in base al proprio itinerario.

Vicino a Tokyo

Se avete base a Tokyo e non volete passare ore sul treno, la zona di Okutama è, secondo me, una delle scelte più interessanti. È stata la prima area della capitale riconosciuta ufficialmente come luogo di “forest therapy”, con sentieri pensati proprio per chi vuole camminare tranquillo, ascoltare i ruscelli, vedere grandi cedri e tornare in città in giornata.

Qui trovate:

  • gole come la Hatonosu Gorge, con percorsi facili lungo il fiume e pareti verdi che sembrano chiudersi sopra la testa
  • sentieri che salgono verso santuari di montagna, tra cedri secolari e case tradizionali
  • piccoli villaggi dove fermarsi a bere qualcosa dopo la passeggiata.

Un’altra zona accessibile è l’area di Monte Mitake e Monte Takao, dove potete combinare la visita a santuari antichi con brevi tratti di sentiero immersi nel bosco. I tratti più famosi possono essere affollati, ma basta spostarsi un po’ dai percorsi principali per trovare angoli silenziosi dove sedersi ad ascoltare il vento tra gli alberi.

Se vi fermate qualche giorno a Tokyo e sentite che il rumore vi sta stancando, io vi consiglio di regalarvi almeno una giornata intera a Okutama. È uno dei modi più rapidi per fare un bagno di foresta in Giappone senza stravolgere l’itinerario.

Montagne centrali

Appena ci si sposta verso il centro del Paese, la densità di boschi cresce in modo impressionante. Le prefetture di Nagano e Gifu, con le Alpi giapponesi, sono un paradiso per chi ama foreste fresche, torrenti, prati d’alta quota.

In alcune valli di Nagano ci sono percorsi riconosciuti come Forest Therapy Base, con sentieri di varia difficoltà, dal giro semplice nella zona umida fino ai camminamenti tra betulle e larici. Qui il bagno di foresta si può combinare facilmente con:

  • soggiorni in onsen ryokan, le pensioni tradizionali con sorgente termale
  • piccole escursioni tra villaggi di montagna
  • giornate più sportive per chi vuole anche fare trekking vero.

Questa zona, per chi viene da regioni alpine come il Trentino, ha qualcosa di familiare e allo stesso tempo diverso. I boschi sono fittissimi, il verde quasi aggressivo d’estate, e la presenza di templi, santuari e piccoli cimiteri nascosti tra gli alberi aggiunge quel tocco di spiritualità che in Giappone si sente ovunque.

Se cercate un bagno di foresta che non sia solo rilassante ma anche leggermente “intenso” dal punto di vista dei paesaggi, la montagna centrale è, secondo me, una delle scelte migliori.

Foreste sacre

Un altro modo di vivere il bagno di foresta in Giappone è seguire antichi percorsi di pellegrinaggio. La zona del Kumano Kodo, nella penisola di Kii, è famosa proprio per questo: sentieri di pietra che attraversano boschi profondi di cedri e cipressi, con salite tranquille ma continue e piccoli santuari lungo la strada.

Qui la foresta non è solo un luogo “naturale”, è uno spazio sacro. Camminare piano, fermarsi davanti a un torii nel mezzo degli alberi, ascoltare il rumore lontano di una cascata fa parte di un rituale che esiste da secoli. Non serve essere credenti per apprezzarlo: basta il rispetto, il silenzio e la disponibilità a non trasformare tutto in un set fotografico.

Ci sono poi altri luoghi, come l’area intorno a Koyasan, dove i sentieri passano accanto a cimiteri antichi e foreste di cedri altissimi. Anche qui il bagno di foresta assume un tono diverso: meno “benessere” e più riflessione tranquilla, quasi un dialogo muto con chi è passato prima di noi.

Se sentite il bisogno non solo di rilassarvi ma anche di mettere ordine dentro, queste foreste sacre possono essere una scelta molto potente.

Isole verdi

Quando si parla di foreste giapponesi, prima o poi spunta sempre il nome di Yakushima. È una piccola isola al largo di Kyushu, coperta quasi interamente da boschi umidi, famosa per i suoi cedri antichissimi, gli yakusugi, alcuni dei quali hanno migliaia di anni. È patrimonio naturale dell’UNESCO e ha ispirato anche film d’animazione famosi.

Fare un bagno di foresta qui è diverso rispetto al resto del Giappone:

  • l’aria è più umida, quasi tropicale
  • il terreno è coperto di muschio, radici, rocce scivolose
  • si incontrano spesso scimmie e cervi che si muovono tranquilli tra gli alberi.

Non è la scelta più semplice per chi è alle prime armi, perché i percorsi possono essere lunghi e il meteo cambia in fretta. Ma, se organizzato bene, secondo me è uno dei luoghi dove il corpo capisce davvero cosa significa essere un ospite in mezzo alla natura, non il protagonista.

Anche altre isole del sud del Giappone, meno famose, offrono foreste subtropicali dove il bagno di foresta assume un sapore diverso: più caldo, più umido, più “selvatico” rispetto ai boschi di conifere del centro e del nord.

Quando andare

Il bello del bagno di foresta è che si può fare quasi in tutte le stagioni, ma ogni periodo ha il suo carattere. Vi faccio una panoramica veloce, così potete incastrarlo meglio nel vostro viaggio.

  • Primavera (marzo–fine maggio): l’aria è ancora fresca, il verde esplode poco a poco, i ruscelli sono pieni di acqua di scioglimento. È uno dei momenti che vi consiglio di più, soprattutto da fine aprile in poi, quando le temperature sono gradevoli ma non afose.
  • Inizio estate (giugno): entra la stagione delle piogge, ma i boschi diventano di un verde quasi irreale. Se non vi dà fastidio qualche acquazzone, è un periodo bellissimo per ascoltare la pioggia sulle foglie e respirare un’aria super pulita.
  • Estate piena (luglio–agosto): nelle città fa caldo e umido, ma in montagna e nelle gole d’alta quota il bagno di foresta diventa una fuga perfetta dal caldo. Bisogna solo fare attenzione agli insetti e all’idratazione.
  • Autunno (settembre–novembre): foglie che cambiano colore, aria secca, cieli limpidi. Per molti è la stagione ideale: temperature miti, luce morbida, colori incredibili.
  • Inverno: nei luoghi innevati il bagno di foresta richiede attrezzatura adeguata e un po’ di esperienza. Può essere affascinante camminare tra alberi carichi di neve, ma secondo me ha senso soprattutto per chi è già abituato alla montagna invernale.

Io onestamente trovo che il bagno di foresta renda al massimo quando non siete né stanchi morti dal viaggio né in ansia per i tempi dell’itinerario. Se potete, infilatelo in una giornata relativamente vuota, magari in mezzo a tappe cittadine intense.

Vale la pena?

Per me la risposta è sì, ma non perché il bagno di foresta in Giappone sia una moda da spuntare dalla lista. Vale la pena se lo usate come occasione per rimettere in discussione il vostro ritmo di vita, non solo come attività carina da vacanza.

In un mondo dove dobbiamo farci spiegare da uno studio scientifico che passare tre ore nel bosco fa bene, forse il problema non è la foresta, ma il modo in cui viviamo il resto del tempo. E qui torniamo al punto iniziale: se l’umanità sta “finendo”, nel senso di perdere pezzi della propria umanità, uno dei modi per resistere è ricordarsi che siamo anche corpo, respiro, silenzio, non solo notifiche e cemento.

Non serve trasformarsi in eremiti o trasferirsi in montagna. Ma vi giuro che mezza giornata in una foresta giapponese, fatta con calma e presenza, può cambiare il modo in cui guardate il resto del viaggio. E magari, al ritorno a casa, vi farà venire voglia di cercare il vostro piccolo “bagno di foresta” dietro l’angolo, senza aspettare il prossimo volo per il Giappone.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).