Dimensione delle stanze in Giappone
In Giappone le camere d’albergo sono piccole, ma non è un problema. Quando aprite per la prima volta la porta della vostra stanza a Tokyo o a Osaka è probabile che vi troviate subito con le ginocchia contro il letto: chiunque organizzi un viaggio sente parlare di questo dettaglio, e nella stragrande maggioranza dei casi è la pura verità.
Il Giappone ha però un rapporto diverso con lo spazio, e una volta capito come funziona il loro sistema di accoglienza vi renderete conto che una stanza piccola è solo una caratteristica del viaggio. Serve solo sapere esattamente cosa prenotate.
Indice
- I business hotel
- Le catene con le stanze più grandi
- Il problema delle valigie
- Il trucco del letto matrimoniale
- Il bagno a capsula
- Controllare i metri quadri
- L'hotel a capsula
- Stanze grandi? Le alternative
- Se viaggiate in famiglia
- L'illusione di spazio dei ryokan
- Come vivono davvero i giapponesi
- Meglio lo spazio o la posizione?
- Video: Dormo al capsule hotel
I business hotel
Il novanta per cento dei turisti che vengono in Giappone finisce per dormire in un business hotel. È una categoria di hotel gestita da grandi catene dai nomi più vari, diffuse ovunque, spesso vicinissime alle stazioni ferroviarie. Sono nate per ospitare i “salaryman”, gli impiegati giapponesi in trasferta o quelli che hanno fatto troppo tardi la sera e hanno perso l’ultimo treno per tornare a casa.
L’obiettivo di queste strutture non è offrirvi una suite per rilassarvi il pomeriggio. L’obiettivo è darvi un posto pulitissimo, silenzioso e iper-funzionale per dormire e lavarvi.
In una stanza di un business hotel lo spazio è calcolato al millimetro. Non ci sono armadi veri e propri, ma di solito trovate tre o quattro grucce appese a un binario sul muro o in una minuscola nicchia all’ingresso. Il letto occupa quasi tutta la superficie calpestabile. La scrivania è stretta, incastrata in un angolo, con sopra il bollitore, la tv e un purificatore d’aria.
Eppure, a me piace proprio perché dentro quella scatola non manca niente. Trovate il pigiama, le ciabatte, gli spazzolini, i rasoi, lo shampoo di ottima qualità. Siete circondati dalla comodità pratica, anche se non potete ballare il valzer tra la porta e la finestra.
Le catene con le stanze più grandi
Se volete andare sul sicuro, conviene ragionare per catene, perché ognuna tiene uno standard abbastanza fisso in tutto il Giappone. APA e Toyoko Inn stanno sul fondo della scala, con singole e semi-doppie che ballano tra gli undici e i quindici metri quadri: perfette per dormire, dure da vivere in due con i bagagli.
Salendo un gradino trovate Dormy Inn e Sotetsu Fresa Inn, dove i metri quadri sono simili ma spesso c’è il bagno pubblico interno che vi cambia la serata. Richmond Hotel e Mitsui Garden Hotels sono la fascia in cui le camere si allargano davvero, intorno ai diciotto metri quadri o più, con scrivanie vere e lo spazio per aprire una valigia.
Non fidatevi però del nome della catena e basta: anche dentro lo stesso marchio le strutture più vecchie hanno stanze più piccole di quelle nuove. Guardate sempre i metri quadri della camera specifica che state prenotando.
Il problema delle valigie
Questo è lo scoglio vero. Se viaggiate in due, con due valigie rigide da venticinque o trenta chili, in un business hotel avrete un problema logistico. Semplicemente, non c’è lo spazio fisico sul pavimento per tenerle aperte entrambe.
Molti viaggiatori finiscono per fare i salti a ostacoli sul letto per arrivare in bagno. Non è il massimo.
Il trucco è sfruttare le altezze e i volumi. Le catene più moderne hanno iniziato a rialzare i letti, lasciando uno spazio vuoto sotto il materasso per infilarci le valigie aperte o chiuse. In alternativa, si tiene una valigia aperta sul letto durante il giorno, o si usa il portavaligie pieghevole, incastrandolo nell’unico metro quadro libero all’ingresso.
Se volete viaggiare comodi, portate valigie morbide o zaini capienti. Oppure usate il Takkyubin, il servizio di spedizione bagagli giapponese, per far viaggiare le valigie pesanti da una città all’altra, tenendo con voi solo uno zainetto per i giorni intermedi. Vi cambia la vita.
Il trucco del letto matrimoniale
Fate molta attenzione quando prenotate. In Giappone la definizione di “letto matrimoniale” è molto più flessibile della nostra.
Spesso le offerte più economiche sui portali propongono la dicitura “letto matrimoniale francese” o “semi-double”. Dietro queste parole si nasconde un materasso largo 120, massimo 140 centimetri.
Se siete una coppia e siete abituati a dormire larghi, in un semi-double giapponese vi toccherete per tutta la notte. E siccome lo spazio intorno al letto è nullo, la sensazione di chiusura aumenta. Se per voi il sonno è sacro, cercate esplicitamente una stanza “Twin”, cioè con due letti separati. Paradossalmente, le stanze Twin nei business hotel sono sempre leggermente più grandi delle matrimoniali standard. Per orientarvi tenete a mente le larghezze standard: il semi-double è 120 centimetri, il double 140, il queen 160. Gli hotel giapponesi le scrivono quasi sempre nella descrizione della camera, quindi controllatele prima di prenotare.
Nelle Twin, poi, il vantaggio non è solo dormire larghi: lo spazio tra i due letti diventa il posto perfetto dove aprire una valigia senza bloccare il passaggio.
Il bagno a capsula
Un’altra cosa che disorienta chi non è abituato al Giappone è il “unit bath“. È un blocco prefabbricato in plastica, inserito in blocco dentro la stanza.
Per entrarci si fa uno scalino. All’interno c’è un lavandino minuscolo collegato alla vasca da bagno, e l’immancabile water elettronico con la tavoletta riscaldata. Le dimensioni sono quelle del bagno di un aereo, solo un po’ più lunghe per farci stare la vasca.
È piccolo? Sì. Ma vi garantisco che la pressione dell’acqua della doccia è sempre perfetta, l’acqua calda arriva in due secondi netti e la pulizia è maniacale. Non troverete mai un filo di muffa. Molti business hotel compensano il bagno piccolo in camera offrendo i bagni pubblici, i famosi sento od onsen, gratuiti per gli ospiti al piano terra o all’ultimo piano.
Controllare i metri quadri
Questa è la regola d’oro per chi prenota. Non guardate solo le foto. I fotografi degli hotel usano grandangoli spinti che fanno sembrare un ripostiglio grande come una sala da ballo.
Cercate il numero dei metri quadri. È l’unico dato che non mente. Attenzione però a come si legge quel numero: nelle camere giapponesi comprende quasi sempre anche il bagno e l’ingresso, non solo la parte dove camminate. Per questo una stanza da quindici metri quadri con l’unit bath incastrato dentro può risultare più stretta di una da quindici con il bagno separato.
Se i metri quadri non sono indicati, l’altro indizio utile è la larghezza del letto dichiarata: da lì capite quanti centimetri restano liberi davvero.
- Tra gli 11 e i 13 metri quadri: siete nella categoria minima. C’è il letto, il bagno, e forse quaranta centimetri per camminare. Vanno benissimo se viaggiate da soli, sono estreme per due persone.
- Tra i 14 e i 16 metri quadri: è lo standard accettabile per una coppia in un business hotel. Siete stretti, ma ci si organizza.
- Tra i 18 e i 22 metri quadri: in Giappone, per un hotel di fascia media, questa è una stanza molto spaziosa. Riuscite a muovervi senza scontrarvi.
- Oltre i 25 metri quadri: siete nel lusso urbano, o in un appartamento.
L’hotel a capsula
Se il discorso spazio vi incuriosisce invece di spaventarvi, il gradino più basso della scala è l’hotel a capsula. Qui non si ragiona più in metri quadri: la vostra stanza è un guscio lungo due metri, alto poco più di uno, con dentro il materasso, una presa e poco altro. Si chiude con una tendina o un pannello, non con una porta.
Il punto è che la capsula funziona proprio perché tutto il resto è fuori: le valigie restano in un armadietto, ci si lava nel bagno comune e quasi sempre c’è una sala relax dove si sta molto meglio che dentro una camera da undici metri quadri.
Ha senso per una notte o due, magari quando avete già spedito i bagagli nella città successiva. Per due settimane di viaggio, con la valigia sempre chiusa in un locker e niente stanza dove rientrare di giorno, diventa più scomoda che economica.
Stanze grandi? Le alternative
Se l’idea della stanza piccola vi rovina l’attesa del viaggio, ci sono soluzioni. I metri quadri in Giappone esistono, basta pagarli o spostarsi.
Le grandi catene internazionali o gli hotel a cinque stelle a Tokyo e Kyoto offrono stanze dalle metrature occidentali, partendo da trenta metri quadri in su. Il problema è che i prezzi lievitano vertiginosamente. Se il vostro budget lo permette, avrete tutto lo spazio che volete, enormi vetrate e bagni in marmo.
Se non volete spendere un patrimonio, l’alternativa è allontanarsi dal centro. Se accettate di dormire a quaranta minuti di treno da Shinjuku o da Shibuya, magari in prefetture vicine come Chiba o Saitama, troverete hotel molto più spaziosi allo stesso prezzo di un buco in pieno centro a Tokyo.
Io onestamente eviterei questa seconda opzione. In un viaggio in Giappone il tempo è prezioso. Fare i pendolari tutti i giorni per avere dieci metri quadri in più per dormire non ha molto senso. Siete qui per vivere la città, in hotel ci state solo con gli occhi chiusi.
Se viaggiate in famiglia
Il problema dello spazio esplode quando siete in tre o in quattro. Nei business hotel la camera è tarata sul numero esatto di ospiti: non potete prenotare una doppia e aggiungere un figlio, perché la capienza è dichiarata e al check-in ve lo faranno notare.
Le vie d’uscita sono sostanzialmente tre. Ci sono le camere Triple o Family, che esistono ma sono poche e vanno prenotate con largo anticipo. Ci sono gli apart-hotel, appartamenti con angolo cottura e lavatrice: costano di più a notte, ma in quattro il conto torna quasi sempre.
E poi c’è la stanza in stile giapponese, quella con il tatami e i futon. Lì lo spazio si moltiplica: di giorno l’ambiente è vuoto, la sera si stendono i materassi sul pavimento e in quattro ci si dorme senza calpestarsi i piedi.
L’illusione di spazio dei ryokan
Le locande tradizionali giapponesi meritano un discorso a parte. Quando aprite la porta scorrevole di un ryokan, l’impatto visivo è completamente diverso.
La stanza vi sembrerà enorme. Questo succede per un motivo molto semplice: non ci sono mobili. C’è solo il pavimento in tatami, un tavolino basso al centro e magari due sedie senza gambe.
L’assenza del letto matrimoniale fisso cambia la percezione dell’ambiente. Durante il giorno usate tutta la stanza per prendere il tè, rilassarvi o guardare fuori dalla vetrata. Solo la sera, mentre siete a cena o alle terme, il personale entrerà per spostare il tavolo e srotolare i futon sul pavimento.
I ryokan si misurano in “jo”, cioè in numero di tatami. Una stanza da 8 o 10 tatami offre uno spazio calpestabile reale molto superiore a quello di un normale hotel. È un’esperienza che vi consiglio di fare almeno una volta, anche per capire l’eleganza del vuoto nell’architettura tradizionale giapponese.
Come vivono davvero i giapponesi
Spesso chi viene in Giappone passa da una camera d’albergo minuscola a un ristorante con otto posti al bancone, e si convince che i giapponesi vivano tutti in buchi microscopici. È un falso mito, o meglio, è una mezza verità che riguarda solo le aree più centrali delle grandi metropoli.
Se vivete nel cuore di Tokyo, Shibuya o Minato, le case sono effettivamente minuscole. Molti single o giovani coppie affittano appartamenti chiamati 1K (una stanza e una micro-cucina) di venti metri quadri. Il costo dei terreni lì è folle, e lo spazio è un lusso per pochi. Lì dentro le lavatrici sono incastrate sui balconi e gli armadi quasi non esistono.
Ma il Giappone non è solo il centro di Tokyo. Basta prendere la linea Chuo e allontanarsi un po’, verso zone periferiche come Hachioji, o uscire dalle grandi metropoli, e il paesaggio cambia.
Nelle periferie e in provincia i giapponesi abitano in normalissime case monofamiliari. Strutture indipendenti su due piani, magari con un piccolo pezzo di terra, il posto per l’auto, ampie zone giorno e stanze da letto al piano superiore. Non sono le ville americane, ma sono case grandi, spaziose e pensate per crescere famiglie senza calpestarsi i piedi a vicenda.
In queste case il bagno è un capolavoro di comodità. La zona per svestirsi, dove si trova il lavandino e la lavatrice, è grande. La stanza del bagno vera e propria è un ambiente umido sigillato in cui ci si lava prima fuori dalla vasca, seduti su uno sgabello, e poi ci si immerge nell’acqua calda pulita per rilassarsi. Un mondo lontanissimo dal prefabbricato di plastica del business hotel.
Meglio lo spazio o la posizione?
Arriviamo al punto pratico. Quando dovete prenotare il vostro viaggio, vi troverete spesso davanti a questo bivio: una stanza decente ma fuori mano, o una cabina minuscola nel cuore pulsante della città.
Il mio consiglio è sempre lo stesso: scegliete la posizione.
Il Giappone è una destinazione che si vive camminando, esplorando e stando fuori dall’alba a notte fonda. Uscirete la mattina presto per prendere i treni e tornerete la sera distrutti, magari dopo aver mangiato un ramen o aver fatto due passi tra le luci al neon.
In stanza ci tornerete solo per fare una doccia bollente e collassare a letto. Avere trenta metri quadri per guardarvi in faccia prima di dormire non vi cambierà il viaggio. Avere la fermata della Yamanote Line a tre minuti a piedi, invece, vi cambierà le giornate. Vi risparmierà chilometri, vi permetterà di tornare in hotel a lasciare degli acquisti senza perdere due ore di mezzi, e vi farà vivere il viaggio con molta meno fatica.
Accettate la stanza piccola come parte dell’avventura giapponese. Organizzate le valigie con intelligenza, usate i servizi di spedizione, non portate cose inutili e godetevi tutto quello che c’è fuori dalla porta. Vi assicuro che, alla fine del viaggio, del metro quadro mancante accanto al letto non vi ricorderete nemmeno.
Video: Dormo al capsule hotel
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).